Il 12 ottobre, negli spazi del WEGIL di Roma, i banchi d'assaggio hanno affiancato la masterclass dedicata al Derthona nell'ambito del Derthona Tour Roma, promosso dal Consorzio Tutela Vini Colli Tortonesi e organizzata da Vinòforum, offrendo l'occasione di incontrare direttamente i produttori dei Colli Tortonesi e approfondire le molteplici espressioni del Timorasso. Da ogni calice è emersa una storia fatta di vigne, annate, scelte in cantina e sensibilità personali, ma accomunata dalla volontà di valorizzare l'identità di un vitigno capace di cambiare volto in base al territorio, all'andamento climatico e al tempo trascorso in bottiglia.
Il confronto
tra vendemmie differenti, le riflessioni sugli effetti del cambiamento
climatico, l'attenzione ai suoli e l'assaggio di annate più evolute hanno
contribuito a delineare il profilo di un vino che continua a distinguersi per
personalità, complessità e capacità di evolvere nel tempo.
Annate ed evoluzione
Davico Stefano Wines
Tra gli
incontri più interessanti della giornata c'è stato quello con Stefano di Davico Stefano Wines, piccola realtà dei Colli Tortonesi che
affianca al Timorasso altri vitigni storici del territorio come Barbera e
Croatina. Il confronto si è concentrato soprattutto su annate differenti,
offrendo uno spunto concreto per comprendere quanto le condizioni climatiche
possano incidere sul profilo del vino.
Nel calice i Timorasso
2023 e 2024 hanno mostrato personalità distinte. Il produttore ha
evidenziato come il 2023 sia stato favorito da una maturazione più completa
delle uve, traducendosi in maggiore struttura e profondità espressiva. Il 2024
porta invece il segno di una stagione più complessa, caratterizzata da piogge
persistenti che hanno richiesto grande attenzione in vigneto per preservare la
qualità delle uve.
Al di là
delle differenze legate alle singole vendemmie, il filo conduttore resta
l'acidità, indicata come cifra distintiva dei vigneti aziendali situati tra
Monleale e Montemarzino. Una caratteristica che sostiene il vino nel tempo e
che, secondo il produttore, trova ulteriore garanzia nella scelta del tappo a
vite, adottato negli ultimi anni anche per favorire una lunga evoluzione in
bottiglia.
Vigneti Repetto
Al banco di Vigneti
Repetto con Gian Paolo il tema centrale è stato quello
dell'evoluzione del Timorasso nel tempo. Nel calice era presente Origo
in una versione Magnum con circa otto anni di affinamento alle spalle, capace
di mostrare come il vitigno sappia sviluppare complessità senza perdere
tensione e identità territoriale.
Il vino nasce
da un vigneto caratterizzato da suoli calcarei a prevalenza sabbiosa. Dopo la
raccolta manuale delle uve alla giusta maturazione, la fermentazione avviene in
vasche di acciaio inox a temperatura controllata, dove si svolge anche la
fermentazione malolattica. L'affinamento prosegue per 12-15 mesi in acciaio e
per ulteriori 24-30 mesi in bottiglia prima della commercializzazione, un
percorso che contribuisce a definire il profilo evolutivo del vino.
Non è mancato
un riferimento agli abbinamenti gastronomici. La vicinanza con la Liguria è
stata richiamata come naturale punto d'incontro gastronomico, evidenziando la
versatilità di un vino capace di accompagnare preparazioni molto diverse grazie
all'equilibrio tra struttura e freschezza.
Suoli, vigneti e identità territoriali
Terre di Sarizzola
Al banco di Terre
di Sarizzola è stato Mattia a guidare il percorso attraverso
diverse interpretazioni del Timorasso, partendo dall'etichetta aziendale
ottenuta dall'assemblaggio di più vigne vinificate separatamente e riunite solo
prima dell'imbottigliamento.
L'azienda
lavora in biologico e coltiva vigneti prevalentemente su suoli di marna bianca
di origine marina, poveri di argilla e ricchi di componente calcarea. Secondo
Mattia è proprio questa matrice geologica a definire il profilo dei vini
aziendali, caratterizzati da sapidità, sviluppo verticale ed eleganza.
Anche il
confronto tra annate ha offerto spunti interessanti. Il 2023, più siccitoso, è
stato descritto come un vino di maggiore concentrazione e struttura, pur
seguendo lo stesso protocollo produttivo basato sul lungo affinamento in
acciaio sulle fecce fini e sull'assenza di legno.
Particolarmente
interessante è stato l'assaggio di Biancornetto, cru aziendale e Riserva
ottenuta da una singola vigna. Qui la vinificazione prevede una breve
macerazione pre-fermentativa sulle bucce, modulata anno dopo anno in funzione
della maturazione delle uve. Nell'assaggio di un'annata evoluta sono emerse
note di pietra focaia, zafferano e idrocarburo, sostenute dalla spinta minerale
tipica dei terreni di Sarizzola.
Vigneti Giacomo Boveri
Tra i banchi
più stimolanti anche quello di Giacomo Boveri, che ha proposto una
riflessione sul rapporto tra vigneto e interpretazione del Timorasso.
Nel racconto di
Giacomo è emerso il ruolo centrale di suoli ed esposizioni.
Alcuni vigneti si sviluppano su terreni caratterizzati dalla presenza di
argilla e sabbia, mentre altri occupano vallate con orientamenti differenti.
Elementi che si riflettono nel bicchiere attraverso profili distinti, pur
mantenendo una comune matrice territoriale.
Il confronto
tra le diverse espressioni di Timorasso ha mostrato quanto ogni vigneto riesca
a offrire una lettura personale del territorio, con differenze legate non
soltanto all'andamento dell'annata ma anche al microclima e alla composizione
del terreno.
A chiudere
l'incontro è stata una gradita sorpresa fuori programma: l'assaggio di Lacrima
del Bricco 2017, occasione per osservare l'evoluzione del Timorasso dopo
anni di bottiglia e per ritrovare una delle caratteristiche più affascinanti
del Derthona, la capacità di trasformarsi nel tempo senza perdere identità.
Vigneti Massa
Al banco di Vigneti Massa il percorso di
degustazione, guidato da Filippo, nipote
di Walter
Massa che insieme al gemello Edoardo affianca lo zio in vigneto e in cantina, ha messo a
confronto Montecitorio 2023 e Sterpi 2022, due interpretazioni
del Derthona nate da vigneti differenti, accanto a Pertichetta 2015,
storica espressione aziendale della Croatina. Un assaggio che ha offerto
l'occasione di riflettere sul rapporto tra vitigno, vigneto e tempo, temi che
da sempre accompagnano il racconto dei Colli Tortonesi.
Pur nella diversità delle tipologie proposte, il filo
conduttore è apparso quello del legame con il territorio, capace di esprimersi
attraverso vini differenti ma accomunati da una forte personalità e da una
riconoscibile capacità evolutiva.
Boveri Luigi
Al banco di Luigi
Boveri ho trovato Francesco. Il confronto si è concentrato
soprattutto sul rapporto tra vigneto e cambiamento climatico. Per il
produttore, la sfida non consiste tanto nell'intervenire in cantina quanto nel
comprendere sempre meglio il comportamento delle vigne e la loro capacità di adattarsi
alle nuove condizioni ambientali.
Nel corso
della degustazione è emerso il ruolo determinante dell'esposizione e
dell'equilibrio vegetativo. L'assaggio di vini provenienti da zone differenti
della proprietà ha mostrato come suoli, esposizioni e annate possano
influenzare il carattere del Timorasso, generando interpretazioni diverse pur
all'interno della stessa azienda.
A guidare la
produzione resta una filosofia orientata alla precisione e alla longevità. Il
lavoro in riduzione e la ricerca della massima pulizia aromatica mirano a
preservare l'integrità del frutto e favorire una lunga evoluzione nel tempo,
accompagnando il vino lungo un percorso di maturazione naturale.
Nuovi protagonisti del Derthona
Vigneti Letizia
Tra gli
incontri della giornata anche quello con Aldo
Dallavalle di Vigneti
Letizia, realtà approdata nei Colli Tortonesi dopo un percorso avviato
nell'Oltrepò Pavese con Finigeto. L'ingresso nel territorio del Derthona
risale al 2023, con l'acquisizione di alcuni ettari vitati e la decisione di
confrontarsi con uno dei vitigni simbolo della zona.
Nel calice
erano presenti il Piccolo Derthona "Primo Tuffo" 2025 e il
Derthona "Stappasogni" nelle versioni 2024 e 2023. Sono tra le
prime annate che raccontano il percorso dell'azienda nel Tortonese, realizzate
a partire da vigne già in produzione al momento dell'acquisizione. Nel racconto
di Aldo è emersa la volontà di valorizzare il frutto e la
freschezza attraverso una vinificazione essenziale e un affinamento prolungato
prima della commercializzazione. Una testimonianza che conferma come il
Timorasso continui ad attrarre nuove realtà e nuovi investimenti, contribuendo
all'evoluzione del territorio.
Giacomo Borgogno & Figli
Tra le realtà
presenti anche Giacomo Borgogno & Figli, azienda storicamente legata
alle Langhe ma presente dal 2015 nei Colli Tortonesi con circa sette ettari di
vigneto a Monleale.
Maria Luisa ha proposto il confronto tra due
interpretazioni del Timorasso provenienti da parcelle differenti. Pur
condividendo una comune impronta territoriale, i due vini seguono percorsi di
affinamento diversi: il Timorasso 2025 rappresenta una versione più
giovane e immediata, mentre Scaldapulce 2021 è una selezione ottenuta da
una singola vigna che permane più a lungo sui lieviti prima
dell'imbottigliamento.
Nel bicchiere
le differenze risultano evidenti. Se entrambe le etichette conservano
freschezza, sapidità e tensione minerale, la selezione proveniente dalla vigna
dedicata esprime maggiore profondità e complessità.
La Stellara
Al banco di La Stellara, guidato da Vittoria, l'attenzione si è concentrata sul Piccolo Derthona e su Surge 2024, etichetta già protagonista della masterclass dedicata al Timorasso. Accanto alle diverse interpretazioni del Timorasso erano presenti anche altre produzioni della cantina, tra cui il rosato Uainot ottenuto da Barbera in purezza, proposta che testimonia la volontà di sperimentare senza perdere il legame con il territorio. Gli assaggi hanno offerto l'occasione per riflettere sul rapporto tra gioventù ed evoluzione del vino, mettendo a confronto campioni più immediati con versioni già avviate verso una maggiore armonia espressiva. Curiosità anche per la veste grafica delle bottiglie, caratterizzate da etichette originali e riconoscibili che hanno attirato l'attenzione di molti partecipanti ai banchi d'assaggio.
Il percorso
tra i banchi d'assaggio ha permesso di cogliere la ricchezza del Derthona
attraverso annate differenti, identità territoriali diverse e il contributo di
nuove realtà produttive che continuano a investire nei Colli Tortonesi.
Un'occasione per osservare da vicino come uno stesso vitigno sappia esprimersi
in modi differenti a seconda dei suoli, delle annate e delle scelte produttive.
A completare l'esperienza, gli assaggi del Salame Nobile del Giarolo e
del Montebore, prodotti profondamente legati alla tradizione
gastronomica locale.
Un
ringraziamento al Consorzio Tutela Vini Colli Tortonesi e a Vinòforum
per l'invito, che ha offerto l'opportunità di incontrare i produttori e
ascoltare direttamente le storie, le esperienze e le visioni che oggi
contribuiscono a definire il volto del Derthona.
Antonello

.jpg)





.jpg)

.jpg)
Nessun commento:
Posta un commento