venerdì 6 novembre 2026

Derthona a Roma: il racconto del territorio attraverso i produttori

Il 12 ottobre, negli spazi del WEGIL di Roma, i banchi d'assaggio hanno affiancato la masterclass dedicata al Derthona nell'ambito del Derthona Tour Roma, promosso dal Consorzio Tutela Vini Colli Tortonesi e organizzata da Vinòforum, offrendo l'occasione di incontrare direttamente i produttori dei Colli Tortonesi e approfondire le molteplici espressioni del Timorasso. Da ogni calice è emersa una storia fatta di vigne, annate, scelte in cantina e sensibilità personali, ma accomunata dalla volontà di valorizzare l'identità di un vitigno capace di cambiare volto in base al territorio, all'andamento climatico e al tempo trascorso in bottiglia.

Il confronto tra vendemmie differenti, le riflessioni sugli effetti del cambiamento climatico, l'attenzione ai suoli e l'assaggio di annate più evolute hanno contribuito a delineare il profilo di un vino che continua a distinguersi per personalità, complessità e capacità di evolvere nel tempo.

Annate ed evoluzione

Davico Stefano Wines

Tra gli incontri più interessanti della giornata c'è stato quello con Stefano di Davico Stefano Wines, piccola realtà dei Colli Tortonesi che affianca al Timorasso altri vitigni storici del territorio come Barbera e Croatina. Il confronto si è concentrato soprattutto su annate differenti, offrendo uno spunto concreto per comprendere quanto le condizioni climatiche possano incidere sul profilo del vino.

Nel calice i Timorasso 2023 e 2024 hanno mostrato personalità distinte. Il produttore ha evidenziato come il 2023 sia stato favorito da una maturazione più completa delle uve, traducendosi in maggiore struttura e profondità espressiva. Il 2024 porta invece il segno di una stagione più complessa, caratterizzata da piogge persistenti che hanno richiesto grande attenzione in vigneto per preservare la qualità delle uve.

Al di là delle differenze legate alle singole vendemmie, il filo conduttore resta l'acidità, indicata come cifra distintiva dei vigneti aziendali situati tra Monleale e Montemarzino. Una caratteristica che sostiene il vino nel tempo e che, secondo il produttore, trova ulteriore garanzia nella scelta del tappo a vite, adottato negli ultimi anni anche per favorire una lunga evoluzione in bottiglia.

Vigneti Repetto

Al banco di Vigneti Repetto con Gian Paolo il tema centrale è stato quello dell'evoluzione del Timorasso nel tempo. Nel calice era presente Origo in una versione Magnum con circa otto anni di affinamento alle spalle, capace di mostrare come il vitigno sappia sviluppare complessità senza perdere tensione e identità territoriale.

Il vino nasce da un vigneto caratterizzato da suoli calcarei a prevalenza sabbiosa. Dopo la raccolta manuale delle uve alla giusta maturazione, la fermentazione avviene in vasche di acciaio inox a temperatura controllata, dove si svolge anche la fermentazione malolattica. L'affinamento prosegue per 12-15 mesi in acciaio e per ulteriori 24-30 mesi in bottiglia prima della commercializzazione, un percorso che contribuisce a definire il profilo evolutivo del vino.

Non è mancato un riferimento agli abbinamenti gastronomici. La vicinanza con la Liguria è stata richiamata come naturale punto d'incontro gastronomico, evidenziando la versatilità di un vino capace di accompagnare preparazioni molto diverse grazie all'equilibrio tra struttura e freschezza.

Suoli, vigneti e identità territoriali

Terre di Sarizzola

Al banco di Terre di Sarizzola è stato Mattia a guidare il percorso attraverso diverse interpretazioni del Timorasso, partendo dall'etichetta aziendale ottenuta dall'assemblaggio di più vigne vinificate separatamente e riunite solo prima dell'imbottigliamento.

L'azienda lavora in biologico e coltiva vigneti prevalentemente su suoli di marna bianca di origine marina, poveri di argilla e ricchi di componente calcarea. Secondo Mattia è proprio questa matrice geologica a definire il profilo dei vini aziendali, caratterizzati da sapidità, sviluppo verticale ed eleganza.

Anche il confronto tra annate ha offerto spunti interessanti. Il 2023, più siccitoso, è stato descritto come un vino di maggiore concentrazione e struttura, pur seguendo lo stesso protocollo produttivo basato sul lungo affinamento in acciaio sulle fecce fini e sull'assenza di legno.

Particolarmente interessante è stato l'assaggio di Biancornetto, cru aziendale e Riserva ottenuta da una singola vigna. Qui la vinificazione prevede una breve macerazione pre-fermentativa sulle bucce, modulata anno dopo anno in funzione della maturazione delle uve. Nell'assaggio di un'annata evoluta sono emerse note di pietra focaia, zafferano e idrocarburo, sostenute dalla spinta minerale tipica dei terreni di Sarizzola.

Vigneti Giacomo Boveri

Tra i banchi più stimolanti anche quello di Giacomo Boveri, che ha proposto una riflessione sul rapporto tra vigneto e interpretazione del Timorasso.

Nel racconto di Giacomo è emerso il ruolo centrale di suoli ed esposizioni. Alcuni vigneti si sviluppano su terreni caratterizzati dalla presenza di argilla e sabbia, mentre altri occupano vallate con orientamenti differenti. Elementi che si riflettono nel bicchiere attraverso profili distinti, pur mantenendo una comune matrice territoriale.

Il confronto tra le diverse espressioni di Timorasso ha mostrato quanto ogni vigneto riesca a offrire una lettura personale del territorio, con differenze legate non soltanto all'andamento dell'annata ma anche al microclima e alla composizione del terreno.

A chiudere l'incontro è stata una gradita sorpresa fuori programma: l'assaggio di Lacrima del Bricco 2017, occasione per osservare l'evoluzione del Timorasso dopo anni di bottiglia e per ritrovare una delle caratteristiche più affascinanti del Derthona, la capacità di trasformarsi nel tempo senza perdere identità.

Vigneti Massa

Al banco di Vigneti Massa il percorso di degustazione, guidato da Filippo, nipote di Walter Massa che insieme al gemello Edoardo affianca lo zio in vigneto e in cantina, ha messo a confronto Montecitorio 2023 e Sterpi 2022, due interpretazioni del Derthona nate da vigneti differenti, accanto a Pertichetta 2015, storica espressione aziendale della Croatina. Un assaggio che ha offerto l'occasione di riflettere sul rapporto tra vitigno, vigneto e tempo, temi che da sempre accompagnano il racconto dei Colli Tortonesi.

Pur nella diversità delle tipologie proposte, il filo conduttore è apparso quello del legame con il territorio, capace di esprimersi attraverso vini differenti ma accomunati da una forte personalità e da una riconoscibile capacità evolutiva.

Boveri Luigi

Al banco di Luigi Boveri ho trovato Francesco. Il confronto si è concentrato soprattutto sul rapporto tra vigneto e cambiamento climatico. Per il produttore, la sfida non consiste tanto nell'intervenire in cantina quanto nel comprendere sempre meglio il comportamento delle vigne e la loro capacità di adattarsi alle nuove condizioni ambientali.

Nel corso della degustazione è emerso il ruolo determinante dell'esposizione e dell'equilibrio vegetativo. L'assaggio di vini provenienti da zone differenti della proprietà ha mostrato come suoli, esposizioni e annate possano influenzare il carattere del Timorasso, generando interpretazioni diverse pur all'interno della stessa azienda.

A guidare la produzione resta una filosofia orientata alla precisione e alla longevità. Il lavoro in riduzione e la ricerca della massima pulizia aromatica mirano a preservare l'integrità del frutto e favorire una lunga evoluzione nel tempo, accompagnando il vino lungo un percorso di maturazione naturale.

Nuovi protagonisti del Derthona

Vigneti Letizia

Tra gli incontri della giornata anche quello con Aldo Dallavalle di Vigneti Letizia, realtà approdata nei Colli Tortonesi dopo un percorso avviato nell'Oltrepò Pavese con Finigeto. L'ingresso nel territorio del Derthona risale al 2023, con l'acquisizione di alcuni ettari vitati e la decisione di confrontarsi con uno dei vitigni simbolo della zona.

Nel calice erano presenti il Piccolo Derthona "Primo Tuffo" 2025 e il Derthona "Stappasogni" nelle versioni 2024 e 2023. Sono tra le prime annate che raccontano il percorso dell'azienda nel Tortonese, realizzate a partire da vigne già in produzione al momento dell'acquisizione. Nel racconto di Aldo è emersa la volontà di valorizzare il frutto e la freschezza attraverso una vinificazione essenziale e un affinamento prolungato prima della commercializzazione. Una testimonianza che conferma come il Timorasso continui ad attrarre nuove realtà e nuovi investimenti, contribuendo all'evoluzione del territorio.

Giacomo Borgogno & Figli

Tra le realtà presenti anche Giacomo Borgogno & Figli, azienda storicamente legata alle Langhe ma presente dal 2015 nei Colli Tortonesi con circa sette ettari di vigneto a Monleale.

Maria Luisa ha proposto il confronto tra due interpretazioni del Timorasso provenienti da parcelle differenti. Pur condividendo una comune impronta territoriale, i due vini seguono percorsi di affinamento diversi: il Timorasso 2025 rappresenta una versione più giovane e immediata, mentre Scaldapulce 2021 è una selezione ottenuta da una singola vigna che permane più a lungo sui lieviti prima dell'imbottigliamento.

Nel bicchiere le differenze risultano evidenti. Se entrambe le etichette conservano freschezza, sapidità e tensione minerale, la selezione proveniente dalla vigna dedicata esprime maggiore profondità e complessità.

La Stellara

Al banco di La Stellara, guidato da Vittoria, l'attenzione si è concentrata sul Piccolo Derthona e su Surge 2024, etichetta già protagonista della masterclass dedicata al Timorasso. Accanto alle diverse interpretazioni del Timorasso erano presenti anche altre produzioni della cantina, tra cui il rosato Uainot ottenuto da Barbera in purezza, proposta che testimonia la volontà di sperimentare senza perdere il legame con il territorio. Gli assaggi hanno offerto l'occasione per riflettere sul rapporto tra gioventù ed evoluzione del vino, mettendo a confronto campioni più immediati con versioni già avviate verso una maggiore armonia espressiva. Curiosità anche per la veste grafica delle bottiglie, caratterizzate da etichette originali e riconoscibili che hanno attirato l'attenzione di molti partecipanti ai banchi d'assaggio.

Il percorso tra i banchi d'assaggio ha permesso di cogliere la ricchezza del Derthona attraverso annate differenti, identità territoriali diverse e il contributo di nuove realtà produttive che continuano a investire nei Colli Tortonesi. Un'occasione per osservare da vicino come uno stesso vitigno sappia esprimersi in modi differenti a seconda dei suoli, delle annate e delle scelte produttive. A completare l'esperienza, gli assaggi del Salame Nobile del Giarolo e del Montebore, prodotti profondamente legati alla tradizione gastronomica locale.

Un ringraziamento al Consorzio Tutela Vini Colli Tortonesi e a Vinòforum per l'invito, che ha offerto l'opportunità di incontrare i produttori e ascoltare direttamente le storie, le esperienze e le visioni che oggi contribuiscono a definire il volto del Derthona.

Antonello











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