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lunedì 4 agosto 2025

Amarone in Capitale 2025: tempo, territorio e grandi storie nel calice

Nel suggestivo scenario dell’Acquario Romano, il Consorzio Tutela dei Vini della Valpolicella, nell’ambito del programma europeo Quality Heritage of Europe, ha presentato la quarta edizione di Amarone in Capitale: un evento pensato per raccontare l’eccellenza di un vino simbolo, patrimonio vivo della Valpolicella.

Ai banchi d’assaggio, i produttori presenti hanno proposto una selezione di etichette della denominazione, con l’Amarone della Valpolicella protagonista assoluto. A completare l’esperienza, anche un corner dedicato al Parmigiano Reggiano DOP, partner ufficiale della manifestazione.

La masterclass: Amarone Riserva, un dialogo tra tempo e visione

Abbiamo avuto l’onore di partecipare alla masterclass “Amarone Riserva: tempo e idee che plasmano l’eccellenza”, realizzata in collaborazione con AIS Lazio e condotta da Emanuela Di Palma, sommelier AIS appassionata del territorio e brillante comunicatrice.

Quattro Amarone della Valpolicella Classico DOCG Riserva, raccontati direttamente dai produttori, hanno offerto uno spaccato emozionante del potenziale espressivo e culturale di questo grande vino:

🍷 Fla Tio – “Riserva Mario 2015”

L’Azienda Agricola Fla Tio lega il presente (Flavio, attuale titolare) al passato (Matio, soprannome di famiglia), mentre la Riserva Mario è un omaggio al padre fondatore.

  • Uvaggio: Corvina 60%, Corvinone 30%, Rondinella 10%, con selezione manuale
  • Colore rubino intenso
  • Profumi di frutto maturo e cacao
  • Tannino elegante, vino complesso, profondo, persistente

🍷 Rubinelli Vajol – “Destinée 2011”

Famiglia storica, vigneti nel cuore della conca del Vajol. Il nome “Destinée” rimanda al destino e alla pazienza. Un vino che si racconta con stile.

  • Colore rubino vivo
  • Al naso: ciliegia sotto spirito e prugna matura
  • Sorso armonico, raffinato e continuo

🍷 Zýmē – “La Mattonara 2011”

Il nome della cantina, dal greco “lievito”, evoca fermento e vitalità. Zýmē nasce nel 1999 dal recupero di una cava di arenaria. “La Mattonara” è un cru raro, prodotto solo in annate straordinarie.

  • Appassimento tradizionale, poi 10 anni in botte di media capacità
  • Al naso: spezie scure, ciliegia matura
  • Al gusto: prugna, castagno, equilibrio tra concentrazione e freschezza

🍷 Secondo Marco – “Fumetto 2008”

Marco Speri, erede di una storica famiglia, fonda un’azienda dal nome significativo: “Secondo Marco” ovvero “come la vede Marco”. L’etichetta “Fumetto” riporta aneddoti e segni dell’annata 2008, quasi fosse una cronaca a vignette.

  • Olfatto: confettura, spezie dolci e balsamiche
  • Tannino morbido e maturo
  • Persistenza elegante e setosa, dal profilo inconfondibile

Parmigiano Reggiano DOP: quando il tempo affina l’identità

In chiusura, una verticale di Parmigiano Reggiano DOP, a mostrare come anche il formaggio possa raccontare il tempo con nobiltà:

  • 24 mesi: colore paglierino, note lattiche e di brodo leggero
  • 36 mesi: più sapido, con una sfumatura piccante accennata
  • 48 mesi: asciutto, deciso, intensa sapidità e grana ampia
  • 80 mesi: colore oro intenso, note di frutta secca, struttura asciutta e gusto profondo

Conclusione

Amarone in Capitale si conferma una manifestazione capace di unire rigore tecnico, fascino narrativo e profondità culturale. Un vino che nasce da tempo e visione, raccontato da chi lo vive ogni giorno, calice dopo calice.

By Antonello








giovedì 26 giugno 2025

Vinitaly: Famiglie Storiche Amarone 2015: l’identità dei Cru


“La dura vita del foodie” ha partecipato alla magnifica Masterclass “Amarone 2015: l’identità dei Cru” organizzata da “Famiglie storiche”, associazione nata nel 2009 dall’unione di dieci storiche cantine della Valpolicella, arrivate successivamente a tredici.

Cogliamo l’occasione per ringraziare l’Associazione che ci ha permesso di partecipare

L’evento che si è svolto all’interno di Vinitaly 2025 è stato presentato da Ian D’Agata, noto esperto enogastronomo e ha avuto come tema portante le annate 2015 di Amarone della Valpolicella che sono state prodotte da ognuna delle tredici cantine. La scelta del 2015 è stata effettuata con lo scopo di non avere vinificazioni troppo invecchiate né troppo giovani e con il fine di comparare l’evoluzione della tipologia di vino.

Abbiamo avuto la possibilità di provare eccellenze, ognuna con le proprie personali caratteristiche peculiari dovute all’aspetto pedoclimatico del vigneto e all’uvaggio. È stato evidenziato come, oltre alla Corvina e al Corvinone e in percentuale anche la Rondinella, in alcuni casi è stata recuperata la varietà del Molinara, uva che in parte era stata abbandonata e che si è valutato conferire freschezza.

Per ogni Cantina[era presente un rappresentante cha ha illustrato la storia della famiglia e le caratteristiche del vino in degustazione.

Il primo vino degustato è stato “Sant’Urbano”, vino biologico prodotto dalla cantina “Speri viticoltori”, azienda arrivata alla settima generazione: oggi vi lavorano tre generazioni. Dal 2015 la cantina ha la certificazione biologica. Il vigneto da cui viene prodotto il “Sant’Urbano” si trova nell’omonima proprietà acquistata nel 1933, con un’ esposizione ottimale e il suo terreno calcareo-cretaceo.  Il “Sant’Urbano” è composto dal 70% di Corvina Veronese e Corvinone, 25% Rondinella e 5% Molinara. L’appassimento è di 106 giorni durante i quali l’uva perde il 45% del peso iniziale.

Vino corposo, avvolgente ed elegante.

Il secondo vino in degustazione è stato “Ca’ Florian Riserva” da un’azienda nata nel 1902: “Tommasi Viticoltori”.

Proviene dal cru “Ca’ Florian”, nella zona collinare di Pedemonte. Corvina 75%, Corvinone 20% e Rondinella 5%.

Rubino intenso, sentori di frutta matura con equilibrio tra acidità e tannicità; vino elegante e persistente.

Poi è stato il turno di “Masi Agricola”, della famiglia Boscaini, La storia di Masi inizia nel 1772, data della prima vendemmia della famiglia Boscaini nei pregiati vigneti del “Vajo dei Masi”, valle nel cuore della Valpolicella Classica. “È la storia di un connubio inscindibile tra un cognome, “Boscaini”, e un toponimo, “Vaio dei Masi”, come riporta il sito ufficiale dell’azienda. È stato degustato il “Campolongo di Torbe”, con il vigneto situato nell’omonimo vigneto nel comune di Negrar, con esposizione sud-ovest e terreno collinare rosso su calcari marnosi. Corvina 70%, Rondinella 25% e Molinara 5%. Durante l’appassimento, l’attacco della "botrytis" (muffa nobile) è limitato alla Corvina. L’annata 2015 è stata ottima per la fase finale della maturazione, con raccolta di uve sane e mature ideali per la vinificazione. Il risultato è un vino complesso, elegante e bilanciato.

Siamo passati poi a “Bertani”. Nel 1957 fu assunto l’enologo Ernesto Barbero ed è stato acquistato il vigneto “Tenuta Novare”, da dove proviene l’Amarone degustato. Blend di Corvina veronese per l’80% e 20% rondinella.  Premiato con 100 punti come migliore vino del 2024 da James Suckling, si evidenziano le note di prugna, ciliegia e marasca, i sentori al palato di frutta a bacca rossa e l’equilibrio raggiunto tra tannino e acidità.

Il quinto vino è stato “Campo dei Gigli”, dell’azienda “Tenuta Sant’Antonio – Famiglia Castagnedi”. Azienda giovane, da 30 anni nel mercato, condotta da quattro fratelli. Presente tra zona Soave e Valpolicella, il “Campo dei Gigli”, è il più premiato dalle migliori Guide internazionali, come riporta il sito ufficiale dell’azienda. Al giglio, fiore simbolo di Tenuta Sant’Antonio, è dedicato il suo vigneto più antico. Il terreno è principalmente calcareo con una piccola parte limo sabbiosa. E’ un blend di Corvina e Corvinone per il 70%, Rondinella 20%, Croatina 5% e Oseleta 5%. Il colore è rosso rubino, i sentori sono di frutti selvatici, pepe nero e tabacco, al gusto un vino equilibrato, corposo e persistente.

La cantina “Musella” ha portato il Riserva. Prodotto per la prima volta nel 1993, questa annata è composta da Corvina e Corvinone per il 70%, Rondinella 20%, Oseleta 10%.  I terreni dei vigneti sono calcareo nei vigneti Il Perlar e Palazzina, e medio impasto argilloso tufaceo nel Monte del Drago. Annata speciale per l’intensa luce e sole nell’estate che ha permesso di recuperare la pioggia e la grandine dei mesi precedenti, il risultato è un vino equilibrato e corposo.

Il settimo vino è stato “Case vecie” di “Brigaldara Azienda Agricola”, nata nel 1928. L'Amarone “Case Vecie” prende il nome dall’omonimo vigneto situato nel comune di Grezzana, in Valpantena. L’esposizione permette una maturazione lenta e l’appassimento prolungato fa sviluppare aromi caratteristici. Al naso quasi tostato, è persistente al palato con tannino giovane. Questa annata è un blend di Corvina al 39%, Corvinone al 30% e Rondinella 31%.

Siamo passati poi a “Zenato Azienda Vitivinicola srl”. Fondata da Sergio Zenato, è un’azienda famigliare con la presenza della moglie Carla e i figli Alberto e Nadia. Il vigneto, collocato tra i 300-350 nt slm, si trova nella tenuta Costalunga presso S. Ambrogio di Valpolicella, in una zona collinare, con esposizione Sud-Est. Il terreno è prevalentemente cretaceo, calcareo, ricco di scheletro. Il “Classico” degustato è un mix di 85% Corvina Veronese, 10% Rondinella, 5% Oseleta e Croatina, ed è un vino avvolgente e vellutato, con colore tendente al granato con l’invecchiamento e sentori di ciliegia e marasca, speziato.

Il nono Amarone degustato è stato “Monte Cà Bianca”, classica riserva dell’“Azienda Agricola Begali Lorenzo”. L’azienda a conduzione famigliare si trova a San Pietro in Cariano. L’annata calda ma con forte escursione termica tra il giorno e la notte, ha permesso di produrre un Amarone di colore granato, di profumo speziato, equilibrato di corpo pieno.

La cantina “Allegrini” di Fumane ha presentato il “Fieramonte”Classico Riserva. L’azienda oggi è in mano alle nuove generazioni con Francesco, Giovanni, Matteo e Silvia, dopo essere stata trasformata a fine anni sessanta da Giovanni Allegrini che perfezionò l’arte della vinificazione. Dal 2017 ottiene la certificazione Biodiversity Friend, che riconosce non solo le viti ma anche la fauna che le popola. Il vigneto utilizzato per questo vino è ciottoloso, ricco di scheletro e un buon contenuto di magnesio e ferro con poca argilla. E’ composta da Corvina Veronese 45%, Corvinone 45%, Rondinella 5%, Oseleta 5%. Ottima annata per via delle escursioni termiche, al naso inizialmente si sente il frutto scuro e poi lo speziato e il caffè. Fine e armonioso al palato.

L’undicesimo vino è stato “La Fabrisiera”, Classico Riserva, della cantina “Tedeschi”. Presente nella produzione vinicola fin dal 1630, negli anni sessanta dello scorso secolo Lorenzo Tedeschi diede un impulso per una modernizzazione dell’azienda. Il vino degustato, nato dalla passione di Renzo Tedeschi, nasce nel 1983 e solo dal 2011 è un Cru. Poche le annate prodotte. Il terreno è argilloso, calcareo, ricco in scheletro ed è un mix di 40% Corvina 40% Corvinone 15% Rondinella 5% Oseleta. Rubino intenso, il risultato è un vino di struttura, elegante e persistente.

“Guerrieri Rizzardi” ha presentato “Calcarole”, Classico Riserva.  La famiglia, presente fin da inizio ‘600 nel mercato vinicolo e agricolo, nasce come azienda agricola nel 1913 con unione in matrimonio delle due famiglie. Il nome del vino è quello del vigneto, terreno calcareo con tessitura argillosa-sabbiosa. Blend di Corvina 79 %, barbera 10%, rondinella 5%, sangiovese 5%, corvinone 1%.  Dopo 12 mesi in barriques da 2,25 hl e 24 mesi in botti da 25 hl, è stato imbottigliato il 14 novembre 2019. Colore rubino, strutturato e armonioso.

Infine, l’ultimo vino provato è stato il “Brolo Camozzini” Riserva di “Torre d’Orti”. La famiglia Piona è sempre stata legata al Custoza con l’azienda “Cavalchina”, ma con Franco Piona si è passati anche al mondo della Valpolicella acquistando “Torre d’Orti”. Vigneto con esposizione nord est, a circa 300-350 m slm, ha un terreno marnoso con strati di terra rossa. Le uve utilizzate, senza indicazione delle percentuali, sono: Corvina, Corvinone, Rondinella, Oseleta Poche le bottiglie prodotte di questo Amarone che rilascia inizialmente frutto macerato, poi spezie e infine petali di rosa appassiti. Al gusto buoni tannini, sapido, potente e che può ancora evolvere.

Antonello








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