Il 29 marzo è tornato ViniAmo, l’evento firmato Minelli Wine Events che ogni anno riunisce il meglio del Made in Italy del vino. Un appuntamento che cresce, si evolve e continua a sorprendere chi ama scoprire cantine di nicchia, produzioni limitate e storie che meritano di essere ascoltate. Quest’edizione ha portato con sé più di ottanta espositori e oltre trecentocinquanta etichette in degustazione, un vero viaggio attraverso l’Italia del vino, dai territori più celebri a quelli meno battuti
Come sempre, il percorso non si è fermato ai calici. Accanto ai produttori c’erano oli extravergine d’oliva di altissima qualità, primi piatti espressi, pizza, miele, birre artigianali, distillati, caffè
Tra una masterclass e l’altra ho iniziato il mio giro tra i banchi. Il primo è stato quello della Cantina Mascarello Michele & Figli, con il loro Alta Langa 2021. Un metodo classico DOCG che colpisce subito per la finezza del perlage e per quella sapidità delicata che lo accompagna dal primo sorso. Una particolarità affascinante dell’Alta Langa è che il disciplinare impone un solo requisito: i vigneti devono trovarsi ad almeno 250 metri di altitudine. Un dettaglio che racconta molto del carattere di queste bollicine. Nel calice il vino è luminoso, con sfumature paglierine; al naso emergono frutta bianca, agrumi e un accenno di crosta di pane. Al palato è fresco, equilibrato. Un blend di Pinot Nero (70%) e Chardonnay (30%) che funziona alla perfezione.
Restando in Piemonte, ma cambiando completamente stile, mi sono fermato da La Scolca, dove Roberto portava in degustazione il Soldati La Scolca Brut 2019. Quarantotto mesi sui lieviti e un Cortese in purezza che si mostra subito con un colore brillante. Il profumo è intenso, prima fruttato, poi più delicato, quasi floreale. In bocca è secco, pieno, fresco, con una nota di mandorla.
Il momento più alto della degustazione è arrivato con la Riserva D’Antan 2013, sempre La Scolca, premiata con 94 punti AIS. Qui il tempo diventa protagonista: dieci anni di maturazione sui lieviti trasformano il Cortese in qualcosa di complesso. Il colore vira verso un oro luminoso; il profumo si apre su frutti esotici, miele, spezie, morbido. In bocca è pieno, fresco, ricco di sfumature: mandorla, brioche, pane, lievito.
Poi sono passato in Francia con Flavio e il suo Petitvigneron. Flavio importa vini francesi con un’attenzione particolare ai vini bio e senza solfiti, sempre nel rispetto della natura e delle tradizioni. È uno di quei banchi dove ti fermi per curiosità e finisci per restare perché ogni calice racconta qualcosa di diverso.
Ho assaggiato l’intera gamma, iniziando dalle bollicine dei due Champagne, entrambi brut nature. Il primo, quello di De Lozey, un 70% Pinot Nero e 30% Chardonnay, ha una freschezza croccante e un accenno di frutta bianca che si apre lentamente. L’altro, di Alexandre Rat, Pinot Meunier in purezza, è più morbido, con una nota delicata quasi di pera matura che lo rende immediato e piacevole. Da lì sono passato al Crémant de Bourgogne Brut di Domaine Verret, Pinot Nero in purezza, più essenziale, con una bolla fine e un sorso asciutto che pulisce il palato.
Tra i bianchi, sempre in Borgogna, il Macon Davayé 2024 di Damien Martin, Chardonnay in purezza, mi ha colpito per la sua semplicità luminosa: un tocco di agrume, un soffio di fiori bianchi, tutto molto lineare. In Alsazia, il Gewurztraminer 2022 di Paul Schneider porta invece un profumo più aromatico, appena speziato, ma senza eccessi. Infine, nella Loira, il Sauvignon Gris 2024 della Domaine de L’Epinay gioca su note leggere di erbe e frutta fresca.
Un salto tra i rosati mi ha portato in Languedoc, con Château du Donjon e il Rosé P’tit Coup 2024, fresco, con fragranza lieve di piccoli frutti rossi.
Infine, i rossi. Di nuovo Damien Martin, con un Pinot Nero 2024 di Borgogna, sottile e delicato, con un accenno di ciliegia fresca. E poi Bordeaux, con Château Hourbanon 2016 nel Médoc, un taglio classico di Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot, profondo, con una sfumatura di frutti scuri e di spezia. A chiudere, Château Fredignac con il Le Canon de La Goulue 2023, Malbec e Cabernet Sauvignon, più diretto e più fruttato.
Poi è arrivata la Liguria, con Tenuta Maffone, nell’entroterra di Imperia. Qui Eliana ha presentato il Giuanò 2023, Pigato Superiore dedicato al nonno di famiglia e premiato con 90 punti AIS. Le uve provengono da vigne oltre i 500 metri, e nel calice il vino si apre in un giallo paglierino che vira al dorato. Al sorso è secco, di buon corpo, con una persistenza pulita, fresco.
Nel Lazio ho assaggiato il Sauvignon 2024 di Omnia Mater, un vino che conquista subito per il suo profilo elegante. Le note di maracujà e pesca emergono con naturalezza, rinfrescate da tocchi erbacei. Un sorso immediato e pulito.
Ho incontrato con piacere, dopo averli conosciuti al Paestum Wine Fest, gli amici di Decanto con la loro guida Untold, presenti con una gamma di vini premiati con i loro Tre Cavatappi.
Infine, il cibo. Primotto ha presentato la sua gamma di prodotti: una soluzione perfetta per chi vuole mangiare bene senza perdere tempo. Grazie a una tecnologia innovativa si conserva fino a dodici mesi senza frigorifero e senza conservanti. In due minuti è pronto: basta scaldarlo e portarlo in tavola. È pratico, veloce e sorprendentemente gustoso. Un modo nuovo di vivere la cucina quotidiana, senza rinunciare alla qualità.
Un grazie a Stefano Minelli per l’invito e arrivederci al prossimo evento ViniAmo.
By Antonello







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