Quando il cibo diventa racconto, le persone si incontrano e le tradizioni trovano nuove possibilità per guardare al futuro.
Ci sono luoghi in cui il cibo smette di essere
soltanto un prodotto e diventa un racconto. Un racconto fatto di persone,
territori, tradizioni e nuove possibilità.
La mia esperienza al primo Napoli Food Hub è
stata soprattutto questo: un’occasione per incontrare realtà diverse, ascoltare
storie e scoprire il valore di chi, attraverso il proprio lavoro, contribuisce
a custodire e rinnovare il patrimonio enogastronomico italiano.
A fare da cornice all’evento, Villa Guerra, una
location di grande fascino che ospita il José Restaurant, insignito di una
stella Michelin. In questo luogo suggestivo sono confluiti artigiani e
produttori provenienti da tutta Italia, portando con sé prodotti, esperienze e
identità differenti, accomunati dalla passione per il proprio lavoro.
Dietro la nascita di Napoli Food Hub c’è l’incontro di
due mondi professionali che hanno scelto di unire le forze. Da una parte Luca
Esposito, Marcello D’Auria e Luigi Di Colandrea, di Sapori di un Tempio;
dall’altra Carmine De Cristofaro e Franco Guidone, attivi nel mondo della
rappresentanza. Dall’incontro delle loro esperienze è nata l’idea di creare uno
spazio di relazione e confronto, capace di mettere in connessione persone,
aziende e visioni.
Evento, incontri, visioni. Storie di artigiani tra
tradizione ed evoluzione.
È questa la sintesi che mi porto a casa.
C’è chi della propria passione ha fatto il lavoro di
una vita. Lo capisci dai gesti, dalle parole e, qualche volta, semplicemente da
uno sguardo.
Luca Esposito mi accoglie con uno sguardo
pieno d’orgoglio per ciò che ha contribuito a realizzare e con una gentilezza
sincera, che si percepisce subito. Nei suoi occhi leggo la passione di chi
crede profondamente in ciò che fa e il piacere autentico di condividere con gli
altri qualcosa in cui ha investito idee, energie e cuore. È lui a introdurmi alla serata,
accompagnandomi dentro un progetto nel quale si percepiscono l’entusiasmo e il
desiderio di creare connessioni. Ed è proprio da questo incontro che comincia
il mio racconto: dalla consapevolezza che, dietro ogni iniziativa, ci sono
persone che hanno scelto di credere in un’idea e di dedicarle tempo, energie e
competenze.
Durante la serata, il mio percorso tra i produttori mi ha portata a incrociare diverse realtà: Romagna Terre, Francaterra, Torreón Ibericos, Donna Francesca, Nustràn, Passarè, Caseificio Levante, Faiello Casearia, Nobile Dolci Castellammare, Mosaico con Reserva e Coda Nera, Panaro, Agnoni e Antichi Sapori.
Nomi e storie che rappresentano un primo sguardo su un
panorama produttivo ricco e variegato, nel quale il saper fare artigiano
incontra la volontà di far conoscere e valorizzare il proprio lavoro.
Ogni prodotto porta con sé qualcosa che va oltre il
gusto: un territorio, una scelta, una ricerca, una memoria familiare o saperi e
sapori, costruito nel tempo. È questo che rende interessante incontrare
direttamente chi produce: la possibilità di andare oltre ciò che arriva sulla
tavola e conoscere ciò che lo rende unico.
Il patrimonio enogastronomico italiano vive proprio in
questo equilibrio. Da una parte ci sono le tradizioni, le tecniche tramandate,
il legame con la terra e con le comunità; dall’altra, la necessità di
evolversi, trovare nuovi mercati, creare collaborazioni e parlare a un pubblico
sempre più attento alla qualità e all’autenticità.
La tradizione, infatti, non è qualcosa da conservare
immobile. È una storia viva, che continua quando incontra persone capaci di
riconoscerne il valore e di immaginarne il futuro.
Ed è qui che un evento come Napoli Food Hub può
trovare il suo significato: non soltanto nella possibilità di presentare
prodotti ed eccellenze, ma nella creazione di relazioni. Perché le opportunità
nascono anche dal confronto, dalla curiosità, dalla disponibilità ad ascoltare
e dal desiderio di costruire qualcosa insieme.
In fondo, il cibo è anche un linguaggio. Ci parla di
identità, appartenenza e memoria, ma sa raccontarci anche il cambiamento. Ci
ricorda che dietro ogni prodotto ci sono mani, volti e storie che meritano
attenzione.
E forse è proprio questo ciò che mi piace degli
incontri: la possibilità di scoprire il bello e il buono che esistono nelle
persone e nei loro progetti, lasciandosi sorprendere da ciò che ancora non si
conosce.
Napoli Food Hub diventa così un punto di partenza: un
incontro tra storie diverse, unite dalla passione per il proprio lavoro e dalla
possibilità di costruire nuove visioni.
Perché il futuro del gusto non nasce soltanto dalle
nuove idee. Nasce anche dalle radici che sappiamo custodire, dalle relazioni
che sappiamo coltivare e dalle storie che scegliamo di raccontare.
Rossella Santoro










