Roma ha accolto ancora una volta uno degli appuntamenti più attesi della stagione: l’evento che Go Wine dedica al Nebbiolo e alle sue molteplici identità, un viaggio che dalle colline di Barolo e Barbaresco si allarga al Roero e ad altre zone del Piemonte.
Lo Starhotels Metropole ha fatto da cornice a una
giornata intensa, pensata per offrire ai professionisti e agli appassionati una
degustazione tematica di livello, capace di raccontare la complessità di uno
dei vitigni più rappresentativi d’Italia. L’idea alla base dell’evento è
semplice e ambiziosa: mostrare come il Nebbiolo cambi spostandosi di collina in
collina, e allo stesso tempo dare spazio ad altre espressioni piemontesi che
completano il quadro della Regione.
Una parte delle cantine era presente direttamente al banco
d’assaggio, permettendo un dialogo diretto con i produttori. Dalle colline di
Alba con Adriano Marco e Vittorio, ai profili più alti di Diano d’Alba
con Casavecchia e Gerlotto, passando per Treiso con Nada
Giuseppe, La Morra con San Biagio, Montà con Taliano Michele,
Piobesi d’Alba con Tenuta Carretta, fino al cuore di Barolo con G.D.
Vajra. Un percorso che già da solo basterebbe a raccontare un Piemonte vivo
e dinamico.
Accanto ai banchi dei produttori, l’area Enoteca ha ampliato
ulteriormente l’orizzonte, offrendo una selezione che attraversava Langhe,
Roero, Monferrato e altre zone del Piemonte. Barolo e Barbaresco si alternavano
a Nebbiolo d’Alba, Roero Riserva, Alta Langa, Erbaluce, Freisa, Pinot Nero,
Sauvignon di Langa, fino alle espressioni più rare come il Chatus di Dronero.
Ho iniziato Il mio percorso di degustazione con una
bollicina: l’Alta Langa Dosaggio Zero Riserva di San Biagio,
nitida, verticale, perfetta per aprire il palato. A seguire, un’altra Alta
Langa, questa volta da Casavecchia, prima di passare alla Nascetta
Elisè 2024, che ha portato una nota aromatica più morbida e solare.
Il viaggio nei bianchi è proseguito con il Roero Arneis
2023 di Tenuta Carretta, preciso e luminoso, prima di
arrivare a uno dei momenti più attesi: l’assaggio dei Barolo di G.D. Vajra condotto
da Edoardo. Il Bricco delle Viole, Coste
di Rose e Ravera, tutti 2022, hanno mostrato un’annata più difficile
rispetto alla 2021 – che nella guida AIS Vitae aveva ottenuto rispettivamente
95, 93 e 91,5 punti – ma sorprendentemente ben difesa nel bicchiere, con
equilibrio e profondità.
Da Casavecchia sono tornato sul Dolcetto, con il Diano
d’Alba Sorì Bruni e Sorì Richin: “Sorì”, in dialetto piemontese,
significa solatio, luogo esposto al sole. E qui il Dolcetto dà davvero il
meglio di sé, succoso, pieno, immediato ma non semplice. Poi un salto nel tempo
con il Barolo Piantà 2017, maturo e avvolgente.
Da Adriano Marco e Vittorio con Michela ho trovato un Barbaresco Basarin 2020
elegante, fine, con un frutto teso e vibrante. E per chiudere, il vertice della
giornata nell’enoteca: il Barolo Le Coste di Monforte 2020 di Piero
Benevelli, un vino che unisce struttura e morbidezza e persistenza. Nel
bicchiere note di ciliegia scura e rosa appassita, e una trama tannica fitta ma
gentile.
La proposta food ha completato l’esperienza con la presenza
di Loris Benacquista, da Campoli Appennino, con una selezione di
formaggi in perfetto dialogo con i vini.
È stata una giornata piacevole e ben costruita, capace di
portare a Roma il respiro delle colline piemontesi e la cura dei produttori che
le rappresentano. Un appuntamento che conferma quanto il Piemonte sappia
raccontarsi con autenticità, anche lontano da casa.
Un grazie sincero ai Produttori, ai Sommelier
e a Go Wine per l’organizzazione e l’invito e per l’attenzione dedicata
al pubblico.







