La terza edizione di Bosco DiVino ha raddoppiato con due settimane di appuntamenti: la prima dal 17 al 20 luglio 2026, la seconda dal 23 al 26 luglio. Alla Fonte Ontanese, nel cuore del Parco dei Castelli Romani a Lariano, il festival si è confermato come un evento immersivo, gratuito e aperto a tutti — anche agli amici a quattro zampe. Organizzato dall’Associazione Ricreativa Culturale Lariano DOC, ha trasformato il bosco in un percorso sensoriale tra calici, sapori, note e natura.
Ogni sera, accanto ai banchi d’assaggio, la musica ha creato
l’atmosfera: dal jazz al pop, le band live hanno accompagnato il tramonto,
rendendo ogni serata diversa, vibrante, incantata.
L’offerta gastronomica è stata ampia e coinvolgente: dalla
pizza romana agli arrosticini, dai taglieri di salumi e formaggi alla frittura
di pesce fresco proposta dalla Pescheria da Pesciolino. Tutto pensato per
dialogare con le oltre 80 cantine presenti, protagoniste di degustazioni
che spaziavano dalle bollicine ai bianchi, dai rosati ai rossi di carattere.
Tra i banchi di assaggio ho conosciuto Emanuela della Cantina Spallotta,
supportata dal Sommelier Roberto De Saverio.
Propone di iniziare con la Malvasia Puntinata White Light, spiegando che
la sua è del 2025, mentre il Bellone Ianus è 2024. Parla delle Malvasie
con passione e invita ad assaggiarne più di una, così da confrontarle.
Si passa poi al rosato Rosè, un progetto che sta
avendo molto successo: 90% Syrah e 10% Sauvignon Blanc, una percentuale minima
ma ben percepibile. Mi racconta che il vino è stato apprezzato già prima
dell’uscita ufficiale e che rientra tra i migliori rosati d’Italia. Parlando
della cantina, spiega che producono diversi vini in purezza: Syrah, Cabernet
Sauvignon, Cesanese, Bellone. È una scelta precisa: valorizzare il singolo
vitigno, anche se esiste un blend — Verdone–Montepulciano — che completa la
gamma.
Dalla Cantina F.lli Ceracchi, con l’amica Sommelier Candida e il produttore Gianni,
ho provato il Pecorino del Lazio 2023. Gianni
spiega che nel Lazio questo Pecorino è diverso da quello abruzzese e
marchigiano: manca la parte amaricante tipica del vitigno. Racconta che negli
anni hanno estirpato i vecchi vigneti e piantato Pecorino, Chardonnay e Pinot
Nero, rinnovando completamente l’impianto. La cantina lavora con grande
attenzione: le uve vengono raccolte quando il grado Babo è intorno a 23, senza superarlo
per evitare ossidazioni. La vendemmia è notturna, scelta che preserva profumi e
freschezza. Il risultato è un Pecorino dal carattere erbaceo, fresco, con un
colore limpido e una bocca pulita e coerente, senza sbavature.
Bosco DiVino 2026 ha regalato quattro serate in cui
il vino ha saputo raccontare territori, storie e visioni. Nel fresco dei
castagni, tra musica e tramonti, ogni calice diventava un dialogo. E Roma,
distante solo pochi chilometri, sembrava lontana come un ricordo d’afa.
Un festival che cresce, coinvolge e sa emozionare. Un
brindisi al bosco, al vino e alla bellezza condivisa.
By Antonello






