Il Paestum Wine Fest Business ha cambiato passo ed è tornato dall’1 al 3 marzo 2026 nella nuova sede dell’Hotel Ariston di Paestum. Una XV edizione che ha segnato una vera svolta: da festival è diventato una fiera internazionale del vino. Un’evoluzione naturale per il più grande salone del Centro Sud, che ha rafforzato la sua vocazione B2B e si è confermato punto d’incontro per innovazione, internazionalizzazione e relazioni commerciali tra cantine, consorzi e operatori del settore.
Tante le cantine e i produttori incontrati, sempre con
confronti piacevoli e istruttivi. Di seguito un resoconto del percorso fatto.
Ho iniziato da Muratori, in Franciacorta. Federico mi ha guidato tra le etichette in
degustazione: il Brut 2022 mostrava note fresche di mela verde, agrumi e
un tocco di crosta di pane; il Satèn era più morbido, con profumi di
fiori bianchi e mandorla; il Pas Dosé, affinato trenta mesi sui lieviti,
rivelava una trama più asciutta e precisa, con richiami di lievito, gesso e
agrumi maturi.
Poi Friuli, da Zorzon a Cormons, dove Giorgio e Petra mi hanno fatto offerto una Ribolla
2023 con profumi di pera, fiori bianchi e una vena citrina. Il Friulano
era più pieno, con mandorla fresca e note erbacee tipiche. Il Pinot Grigio
ricordava mela, pesca e una leggera sfumatura salina. Il nuovo Chardonnay
Vitanova, dedicato ai nipoti Gaja e Diego, era giovane, con frutta gialla,
una vaniglia appena accennata e un tocco di burro fresco. Sono tornato più
tardi per il Merlot, ricco di ciliegia e prugna, e per il Cabernet
Franc, più speziato, con pepe verde e piccoli frutti rossi.
Sempre a Cormons, da Drius, ho degustato con Mauro. Per il Collio, il Friulano 2024 (20%
botte) mostrava complessità equilibrata tra frutta matura, mandorla e una lieve
vaniglia; il Sauvignon offriva foglia di pomodoro, lime e sambuco. Per
l’Isonzo, la Malvasia era aromatica, con pesca, salvia e fiori gialli. A
chiudere, Vignis di Siris 2021, blend di Friulano, Pinot Bianco e
Sauvignon: frutta bianca, erbe fresche e una mineralità elegante. “Vignis”
significa vigneto in friulano, Siris è la campagna a sud‑ovest di Cormons.
In Piemonte, ai Poderi Vaiot, Daniele mi ha fatto assaggiare il Roero Arneis “Franco”,
nitido, con pera, camomilla e una lieve nocciola fresca. Sono poi tornato per Lupestre,
Barbera d’Alba succosa e diretta, con ciliegia matura, spezia e una freschezza
che allungava il sorso.
Nel Lazio, da Gaffino, Gabriele
ha proposto Sospiro 2025, blend di tre Malvasie dal profilo aromatico
intenso, con fiori bianchi, pesca e un tocco di miele. Fojetta 2024, a
base Viognier, mostrava albicocca, fiori gialli e morbidezza avvolgente. Il Roma
DOC Malvasia Puntinata era più sapido, con agrumi, erbe mediterranee e
frutta bianca.
Tappa marchigiana con Antonio,
direttore vendite di Tenute Cesaroni a Poggio San Marcello. Il Verdicchio
Le Barbatelle era fresco e verticale, con mela verde, mandorla e vena
minerale. Poggio Novo 2016 aggiungeva profondità e maturità.
Di nuovo in Piemonte, Monferrato, da All’Insù, “per
guardare le costellazioni”. La loro filosofia è raccolta nel sito ufficiale. “Una notte d’estate, con il naso all’insù,
cosa accade nel vigneto all’arrivo della notte? La fotosintesi si blocca, le
temperature si abbassano inizia la sintesi dei tannini grigi e blu come la luna
asciutti e freddi come la notte i tannini sono siderali è nell’oscurità che si
decidono la struttura e l’eleganza di un vino rosso”. Marina mi ha fatto degustare Pegasus 2020,
Barbera d’Asti Superiore intensa, con frutti rossi maturi, spezie e nota
balsamica. Berenices 2021, Albugnano DOC, era più fine, con lampone,
rosa e freschezza vibrante.
In Toscana, a Piancastagnaio, con Luca
ho assaggiato i vini di Poderi I Chiostri. L’Gatto 2024,
omaggio al sommelier Nazzareno Conti, è un Sangiovese in purezza da viti
giovani. V D F 2023, sempre Sangiovese, è dedicato a Giovanni Furzi,
detto Franco, che acquistò il podere nel 1970.
A Cortona, regno dello Syrah, Lavinia
ci ha accolto con Smeriglio, Syrah in purezza affinato dodici mesi in
barrique: frutto scuro, spezie leggere e morbidezza ben integrata. Poi Ardito,
Syrah e Cabernet Sauvignon con ventiquattro mesi in barrique nuove: più
profondo, strutturato, con frutta matura, cacao e una trama più fitta.
In Alto Adige, da St. Quirinus a Caldaro, con Michael ho degustato il Pinot Bianco Solt,
minerale e tonico, con agrumi, lime e mela. Il Sauvignon mostrava
struttura minerale e aromi di agrumi, uva spina, maracuja ed erbe. Sono poi
tornato per il Pinot Nero, elegante, con tannini presenti, acidità
fresca e aromi di ciliegie mature, frutti di bosco, rovere e tostatura. Il Kalterersee
Classico Superiore Quirinus (Schiava) era rubino intenso, elegante, fresco,
con ciliegie, frutti di bosco e mandorla amara.
Da Girlan, a Cornaiano, Philipp
ha presentato un Pinot Bianco 2021 pulito e floreale, con mela e fieno,
e uno Chardonnay 2021 più cremoso, con frutta gialla e lieve nocciola.
Sono poi tornato per il Pinot Nero Trattmann, nitido e preciso:
ciliegia, lampone, spezia fine, tannino morbido e buona freschezza.
Da Weingut Gottardi, con Lukas,
splendida verticale di Pinot Nero 2021, 2019 e Riserva 2019: vini
profondi, con lampone, ribes nero, spezie fini e trama elegante. La Riserva
mostrava maggiore complessità, con sottobosco, liquirizia e finezza
straordinaria.
In Sicilia, sull’Etna, con Salvo
Neri ho assaggiato tre Etna Rosso dell’omonima Cantina Neri.
Il base 2024 mostrava frutti rossi croccanti e freschezza scura, quasi
lavica. Contrada Arrigo 2024 aggiungeva profondità, trama più fitta e
spezie nate dalla sabbia nera. Borrigliona 211 (2022) chiudeva con un
profilo più austero e complesso, tra frutta, erbe, grafite e lunga mineralità.
A chiudere, Bulgarini, realtà familiare tra lago di
Garda e Valpolicella, nota per i suoi Lugana ma attiva anche su rossi
strutturati. Presentato dall’amico sommelier Carmine
Pino, l’Amarone 2018 ha mostrato prugna matura, ciliegia sotto
spirito, cacao e spezie dolci, con morbidezza e un finale caldo e persistente.
Un percorso ricco, fatto di incontri, assaggi e storie
diverse, che conferma quanto il Paestum Wine Fest Business sia ormai un punto
di riferimento per chi vive e lavora nel mondo del vino. Un grazie
all’organizzazione, ai produttori e a tutto il team del festival per
l’accoglienza, la cura e la qualità di un evento che continua a crescere senza
perdere la sua identità. Un grazie particolare a Lucia
e Valentina dell’Ufficio Stampa.
By Antonello














