Il 18 giugno Roma ha ospitato, negli eleganti spazi di Palazzo Ripetta, una Wine Experience dedicata ai vini d’Abruzzo: un appuntamento promosso dal Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo e pensato per far conoscere e vivere il Cerasuolo d’Abruzzo attraverso un percorso immersivo rivolto a stampa, operatori, creator e appassionati.
La giornata si è aperta con l’incontro” Cerasuolo
d’Abruzzo DOC, un vino unico e identitario” moderato dall’attrice e
sommelier Francesca Valtorta, che ha
spiegato di essere lì non nelle vesti di attrice, ma come sommelier, pronta ad
accompagnare il pubblico in un viaggio dentro uno dei vini più rappresentativi
della regione. Valtorta ha introdotto il Cerasuolo come rosato da uve
Montepulciano, vino identitario del territorio e primo rosato italiano ad aver
ottenuto una DOC nel 2010. Ha descritto il suo colore ciliegia, vivo e
brillante, diverso dai rosati francesi più scarichi, anticipando una struttura
più intensa e incisiva. Questa ricchezza lo ha reso longevo, adatto a essere
bevuto tutto l’anno e soprattutto estremamente gastronomico, capace di abbinarsi
a carni bianche, rosse, formaggi e persino pesce.
Accanto a lei erano presenti il presidente del Consorzio, Alessandro Nicodemi, il cerimoniere di Stato Alessandro Scorsone e il sommelier del ristorante
Mirabella, Fabrizio Colaianni.
Nicodemi ha ricordato che
il Cerasuolo è sempre stato parte della tavola abruzzese: nel dopoguerra era
considerato il “vino rosso”, mentre il Montepulciano era il “vino nero”,
riservato ai pranzi più sostanziosi. Il Cerasuolo, invece, era il vino
quotidiano, capace di accompagnare anche piatti semplici come pasta e
lenticchie. Ha spiegato che oggi il Cerasuolo incontra il gusto contemporaneo,
in un momento di crisi dei rossi molto strutturati. La sua fragranza, ottenuta
da una vinificazione in bianco o con contatto minimo con le bucce, risponde
alle nuove abitudini di consumo, più veloci e meno rituali. Nicodemi ha illustrato anche la riforma dei
disciplinari abruzzesi, che oggi distinguono tre rosati: Terre d’Abruzzo IGT
rosato, Abruzzo DOC rosato e Cerasuolo d’Abruzzo DOC,
anticipando l’introduzione dell’IC – intensità di colore, parametro scientifico
che definirà con precisione l’identità del Cerasuolo.
Scorsone ha raccontato
che nelle cerimonie di Stato il rosato non viene servito: i tempi sono stretti,
si servono solo due vini e non c’è spazio per spiegare un vino che molti non
saprebbero collocare tra bianco e rosso. Ha sottolineato la necessità di
diffondere una cultura del rosato e ha invitato a bere con semplicità, a
cercare sensazioni e non tecnicismi, ricordando che il vino deve far sorridere
e non intimidire. Con la sua ironia ha riportato episodi legati alla
degustazione, alla ricerca di sentori improbabili e alla tendenza a complicare
il vino oltre il necessario, ribadendo che la vera chiave è la condivisione.
Francesca Valtorta ha poi
coinvolto Fabrizio Colaianni, sommelier del ristorante
Mirabelle, che ha raccontato come i rosati siano diventati una presenza
stabile nelle carte dei vini, non più legata alle mode del momento. Per questo
ha ampliato la selezione, includendo rosati da tutta Italia e naturalmente il Cerasuolo.
Il Cerasuolo è trasversale negli abbinamenti: dalla chitarra alla teramana al
brodetto alla vastese, dalle polpette uova e cacio ai primi piatti della cucina
romana come carbonara, amatriciana e cacio e pepe. Colaianni
ha descritto il profilo del vino: ciliegia, mora, piccoli frutti rossi,
freschezza, complessità e un finale leggermente ammandorlato. Ha spiegato che
esistono due “vite” del Cerasuolo: quello giovane, brillante e fresco, e quello
evoluto, più scuro e complesso, adatto anche a piatti più strutturati, fino
agli arrosticini d’Abruzzo.
Si è parlato anche di vini naturali, del rapporto tra
naturale e biologico, della mancanza di un disciplinare e della necessità di un
rapporto fiduciario con la cantina. Nicodemi
ha osservato come il mondo del vino abbia talvolta “spaventato” i giovani con
eccessi di tecnicismi, mentre oggi serve un linguaggio più semplice e diretto.
L’incontro si è chiuso con l’invito a esplorare le sottozone
del Cerasuolo Superiore, che raccontano la varietà del territorio
abruzzese, incastonato tra Gran Sasso, Maiella e Adriatico.
Terminato il confronto, la giornata è proseguita negli spazi
del Ripetta Palace con un walk around tasting che ha riempito saloni e
corridoi di calici, conversazioni e incontri con i produttori. Il Consorzio
Tutela Vini d’Abruzzo ha portato a Roma una selezione di venti aziende,
offrendo una panoramica ampia e rappresentativa delle diverse anime produttive
della regione:
Fontefico, Fattoria Nicodemi, Mastrangelo, Buccicatino,
Barba, Talamonti, Lidia e Amato, Torre Zambra, Giuseppe Simigliani, Marramiero,
Guardiani Farchione, Barone Cornacchia, Agricola Olivia, Citra, Casal Thaulero,
Nododivino, Colle Moro, Vini Biagi, Tenuta Terraviva, Tenuta I Fauri.
Il pubblico ha potuto muoversi liberamente tra i banchi,
assaggiando bianchi, rossi, bollicine e naturalmente il Cerasuolo d’Abruzzo,
protagonista del racconto dei produttori. La degustazione ha offerto
un’occasione per osservare da vicino la varietà del territorio, la biodiversità
dei vitigni e le diverse interpretazioni stilistiche della regione. Un percorso
che ha permesso di cogliere la ricchezza dell’enologia abruzzese.
La giornata si è conclusa nella Corte Giardino del
Ripetta Palace trasformata per l’occasione in un salotto elegante dedicato
ai profumi, ai colori e alle atmosfere dell’Abruzzo del vino.
Un sentito
ringraziamento al Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo, a Francesca Valtorta e ai suoi ospiti — Alessandro Nicodemi, Alessandro
Scorsone e Fabrizio Colaianni — per
il talk interessante e ricco di spunti, e ad Andrea
Amoruso Manzari e Serena Scarpel per
la consueta, impeccabile organizzazione.
Antonello e Lola













