Dal 9 all'11 ottobre il Salone delle Fontane dell'Eur ha ospitato la dodicesima edizione di EurHop Roma Beer Festival. Organizzata da Publigiovane Eventi e da Ma Che Siete Venuti a Fà, la manifestazione ha riunito a Roma una selezione di birrifici italiani e internazionali.
Nei tre giorni del festival il pubblico ha potuto esplorare
un ampio panorama di birre italiane e straniere, tra etichette consolidate e
nuove produzioni presentate in anteprima. Al Salone delle Fontane erano
presenti circa 85 stand, con i produttori direttamente ai banchi.
L'offerta comprendeva circa 400 spine e oltre 800 referenze in
degustazione. A completare l'offerta, l'area gastronomica e lo street food
esterno.
Nel corso della manifestazione ho degustato una selezione di
birre provenienti dai birrifici presenti al festival. Ecco il racconto degli
assaggi e delle realtà incontrate.
Una delle prime soste è stata allo stand di Foglie d'Erba,
dove una chiacchierata con Gino è stata
l'occasione per approfondire la filosofia del birrificio fondato nel 2008 a
Forni di Sopra, nelle Dolomiti Friulane. Qui nascono birre realizzate in un
impianto dalla capacità produttiva di 2.000 litri di mosto al giorno, con
particolare attenzione alla qualità delle materie prime e alla freschezza del
prodotto. Il birrificio sceglie infatti di non ricorrere a microfiltrazione,
pastorizzazione o altri trattamenti che potrebbero prolungare la conservazione
a discapito delle caratteristiche organolettiche. Tra le numerose proposte
presenti allo stand, la scelta è caduta su BABÉL, una Pale Ale da
5,0% vol., e su HOPFELIA, una West Coast IPA da 6,7% vol.
Mi sono poi fermato a parlare con Marco
del Bastian Contrario, public house nata nel 2015 nel pieno centro
storico di Parma, all'interno di una cantina del Settecento. Il locale dispone di 11 spine e 2 pompe a
rotazione dedicate a una selezione di birre artigianali italiane e straniere. Marco ha raccontato come il progetto sia nato
durante una lunga bevuta a Eurhop e come il percorso successivo non sia stato
semplice, tra la pandemia e altre difficoltà affrontate negli anni. Oggi il
birrificio dispone di una sala cottura da 1.000 litri. In degustazione ho
assaggiato Miss Matilda Blanche (4,5% vol.), birra di ispirazione belga
fresca e scorrevole, e Mica Trhoppa, presentata in anteprima, una NEIPA
da 6,0% vol.
Poi un salto in Friuli con Alessio,
Filippo e Saverio di Wild Raccoon, birrificio artigianale di
Udine nato dall'idea di Filippo, che ha
scelto di unire la passione per la birra a quella per il cinema dando vita a un
progetto dedicato a produzioni moderne e innovative. L'azienda punta su materie prime selezionate, un impianto
progettato su misura e una particolare attenzione alla fermentazione, seguita
anche attraverso un laboratorio interno che consente di monitorare ogni fase
produttiva. Una filosofia che mette al centro ricerca, qualità e cura del
dettaglio, con l'obiettivo di proporre esperienze di degustazione originali e
contemporanee. Nel bicchiere sono finite Ragioniere, Batti?, Italian
Pilsner da 5,0% vol., True Tricks, Double IPA da 8,0% vol., e Mosaic,
NEIPA da 6,6% vol.
Poi è stata la volta di Due Fusti, progetto
brassicolo dei frati TOR di San Francesco il cui nome richiama l'incontro tra
tradizione e contemporaneità: da un lato l'anfora, tra i primi contenitori
utilizzati per la birra, dall'altro il moderno fusto in PET. L'iniziativa nasce
dalla passione per la birra di quattro amici, tra cui padre Daniele, che dagli
esperimenti con un piccolo impianto domestico sono arrivati a un vero progetto
condiviso. Nel 2019 l'idea è stata fatta propria dai frati francescani del
Terzo Ordine Regolare, avviando un percorso che ha richiesto oltre quattro anni
di iter burocratici per arrivare all'attuale birrificio. L'obiettivo non è
soltanto produrre birra artigianale, ma creare un ambiente di lavoro che
favorisca l'incontro, la crescita personale e offra opportunità ai giovani del
quartiere di Primavalle. La degustazione è proseguita con Scocca Special,
una NEIPA da 6,6% vol.
Dall'Umbria sono arrivati Matteo
e Damiano di Birra dell’Eremo, realtà nata nel 2012 all'interno
di un'ex azienda manifatturiera riportata in attività da Enrico e Geltrude.
Negli anni il birrificio è cresciuto costantemente, affiancando all'espansione
produttiva un forte lavoro di ricerca, in particolare sui lieviti, e una grande
attenzione alla qualità delle materie prime, valorizzate anche dall'acqua delle
sorgenti locali. Alla base del progetto ci sono studio, sperimentazione
continua e il lavoro di una squadra che, nel tempo, ha contribuito a
trasformare un piccolo laboratorio artigianale in una realtà solida e
strutturata. Tra le birre proposte ho scelto Tuka, NEIPA da 6,2% vol.,
seguita da due anteprime presentate a EurHop: Rulleremo, collaborazione
con Brasserie de la Rulles, Belgian Ale da 6,0% vol., e Sundae, Red
Berries Pastry Sour da 5,6% vol.
Dall'Inghilterra è arrivato Daniel
Tapper di Beak Brewery. Nato come progetto itinerante, il
birrificio ha preso forma grazie alle ricette sviluppate da Tapper in
collaborazione con alcuni dei più importanti birrifici britannici. Nel 2020 il
progetto ha trovato casa a Lewes, nell'East Sussex, dove oggi dispone anche di
una taproom e di uno spazio dedicato allo street food. Pur essendo
particolarmente conosciuto per le sue IPA fortemente orientate al luppolo, il
birrificio produce una gamma ampia di stili, dalle pils ai più strutturati
imperial stout. Ad accompagnare il racconto del birrificio è stata Parrots,
una IPA da 6,5% vol.
Da Bolzano è arrivata Katia
di Batzen. In degustazione Go Sexy, una Gose da 4,3% vol., e Theresa,
originale IGA realizzata con mosto e uve di Gewürztraminer, da 6,7% vol., ultima
birra degustata nel mio percorso di assaggio. Alle spalle di queste produzioni
c'è la filosofia del birrificio Batzen dove la passione per la birra
rappresenta il motore del lavoro quotidiano. Dai classici stili tedeschi alle
interpretazioni più moderne, ogni birra nasce da una cura artigianale attenta e
dalla volontà di valorizzarne il carattere distintivo, seguendone con pazienza
tutte le fasi della maturazione.
Si chiude così il mio percorso tra gli stand di EurHop 2026,
tra assaggi, novità e incontri con i produttori presenti al festival. Un
ringraziamento a EurHop, a Ma Che Siete Venuti a Fà per la
selezione dei birrifici e a Publigiovane per l'organizzazione
dell’evento.
Antonello





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