Campania Wine 2026, il vino campano si racconta nel cuore
di Napoli
Lo scorso 6 settembre ho avuto modo di partecipare alla
terza edizione di Campania Wine, ospitata nella Galleria Umberto I di Napoli,
un appuntamento che per due giorni ha riunito appassionati, operatori del
settore e produttori provenienti da tutta la regione.
Erano presenti 101 aziende provenienti da tutta la Campania,
dai territori dell'Irpinia e del Sannio fino al Vesuvio, ai Campi Flegrei, al
Cilento e alla Costiera Amalfitana. Un'opportunità per incontrare i produttori
e approfondire le diverse identità del vino campano.
Accanto al walk around tasting nella Galleria Umberto I, il
programma ha proposto masterclass, degustazioni, showcooking e incontri di
approfondimento ospitati al MUSAP, Museo Artistico Politecnico di
Napoli.
Ho partecipato con piacere alla Masterclass “Tra
classici e fuori rotta: i bianchi campani”, condotta da Othmar Kiem, Direttore di Falstaff Italia, insieme
all'archeologo Ferdinando De Simone. Un
incontro che ha permesso di approfondire i vini attraverso il racconto dei
territori di origine, dei suoli e della storia della viticoltura campana. Attraverso
un percorso tra aree vulcaniche, zone interne e differenti contesti geografici,
è emerso come la varietà del paesaggio campano contribuisca a definire
l'identità e le caratteristiche dei suoi vini bianchi.
Successivamente mi sono recato al Renaissance Naples Hotel Mediterraneo per il Lunch Experience e Wine Tasting dedicato ai vini della Campania, con il servizio dei Sommelier AIS Campania. Dalla terrazza dell'hotel si godeva di una splendida vista sul golfo di Napoli, che ha reso l'esperienza ancora più piacevole. Lo showcooking di Donna Brigida Pizzeria è stato particolarmente interessante e ha accompagnato un pranzo dai sapori tipicamente campani. Il menu proponeva parmigiana di melanzane e mozzarella, pizza fritta e, in conclusione, la tradizionale sfogliatella.
I banchi d’assaggio
Cantina Sapientia, una storia di famiglia nel Sannio
Tra gli incontri della manifestazione c'è stato anche quello
con Cantina Sapientia, realtà familiare del Sannio. A raccontare
l'azienda sono state Tania, le figlie e
soprattutto il padre Gaetano, con il quale è
stato interessante confrontarsi durante la degustazione. L'azienda produce Falanghina
e Aglianico, oltre a una linea di spumanti realizzati sia con Metodo
Classico sia con Metodo Charmat.
Fin dai primi assaggi è emerso il carattere familiare della
cantina e il ruolo dell'esperienza maturata negli anni, spesso richiamata nei
racconti di Gaetano, ancora oggi molto
coinvolto nelle scelte produttive.
La Falanghina 2025 si è distinta per i profumi
floreali, accompagnati da una componente fruttata e da un'acidità ben
equilibrata. Un vino scorrevole e piacevole da bere, nel quale freschezza ed
equilibrio procedono insieme senza risultare eccessivamente taglienti.
In degustazione anche l'Aglianico 2021, affinato per 14 mesi in botti di rovere francese di secondo passaggio. Durante il confronto è stato spiegato come questa scelta serva ad ammorbidire i tannini e a rendere il vino più armonico, senza coprirne il carattere. È emersa inoltre grande attenzione alla selezione delle uve e al lavoro svolto sia in vigneto sia in cantina.
Cantina dei Monaci, il Greco come racconto di territorio
Tra le cantine incontrate durante la manifestazione, Cantina
dei Monaci ha proposto una lettura del territorio irpino fortemente legata
al Greco. Gianluca Carpenito ha raccontato
la storia di questa realtà familiare, nata a metà degli anni Novanta, che oggi
coltiva circa otto ettari tra Santa Paolina, Tufo e Montefusco, aree che
consentono di osservare diverse espressioni dello stesso vitigno. Interessante
anche la storia del nome aziendale: "Monaci" era il soprannome della
famiglia, legato al nonno del produttore, noto nel territorio per la sua
abilità negli innesti delle viti di Greco.
Durante la degustazione è emersa la volontà di valorizzare
il territorio attraverso una gamma articolata su due livelli: la linea Flower,
composta da Falanghina, Fiano e Greco, pensata per un approccio più immediato,
e una serie di selezioni e cru dedicati alle singole vigne. Nel Greco degustato
sono emerse note di nespola, frutta gialla e una marcata componente minerale,
attribuita alla natura calcarea dei terreni.
Accanto ai cru trova spazio anche una Riserva affinata tra acciaio e barrique francesi di secondo passaggio, mentre l'azienda produce inoltre un Aglianico proveniente da Monte Marano, interpretato in uno stile orientato all'eleganza e all'equilibrio.
Vigne Guadagno, il tempo e l'identità dei vini d'Irpinia
Giuseppe Guadagno ha
raccontato una filosofia produttiva che mette al centro il tempo e il legame
con il territorio di Montefredane, in Irpinia, caratterizzato da terreni molto
calcarei e vigneti situati tra i 350 e i 550 metri di altitudine.
Durante la degustazione è emerso un approccio essenziale
alla vinificazione, con i vini bianchi lavorati prevalentemente in acciaio e
sottoposti a lunghi affinamenti prima della commercializzazione. Una scelta che
punta a preservare il carattere originario delle uve e a proporre vini capaci
di evolvere nel tempo. Particolarmente forte il legame con il Fiano, primo
vitigno vinificato dall'azienda e ancora oggi punto di riferimento della sua
identità.
Interessante anche la descrizione del Greco, definito dal produttore come "un rosso vestito di bianco" per la sua struttura e la sua presenza gustativa. Le fermentazioni spontanee e gli interventi ridotti in cantina completano una filosofia orientata alla naturale espressione delle uve.
Palmieri Domus Vinaria, il coraggio di partire da zero
nell'Alto Casertano
Tra gli incontri più interessanti della manifestazione c'è
stato quello con Andrea Palmieri, la sua
compagna Alina e Roberta,
sorella di Andrea, che mi hanno raccontato la storia di Palmieri Domus
Vinaria, una realtà nata circa undici anni fa dalla volontà di una famiglia
di costruire da zero il proprio progetto vitivinicolo nel cuore dell'Alto
Casertano. Da un terreno destinato ad altro utilizzo è nato, passo dopo passo,
un vigneto che oggi produce circa 15 mila bottiglie l'anno.
La scelta è stata quella di puntare fin dall'inizio su due
vitigni identitari del territorio, Pallagrello Bianco e Casavecchia.
Il primo vino prodotto è stato il Pallagrello Bianco, seguito successivamente
dal Casavecchia, oggi insieme al bianco protagonista della produzione
aziendale.
Durante la degustazione è emersa la volontà di costruire un'identità riconoscibile senza inseguire mode o interpretazioni già consolidate. Grande attenzione viene dedicata alla selezione delle uve, con rese contenute e una filosofia orientata alla qualità più che alla quantità. Il Pallagrello Bianco rappresenta oggi il vino simbolo dell'azienda, mentre il Casavecchia viene considerato un progetto in continua evoluzione, con interessanti prospettive di crescita.
Ringrazio Campania Wine per l'invito e per
l'opportunità di partecipare a un evento che mi ha permesso di conoscere più da
vicino la ricchezza e la varietà del panorama vitivinicolo campano, e Miriade
Partners per l'organizzazione e la gestione dei rapporti stampa.
Antonello
















