giovedì 22 ottobre 2026

Champagne Experience 2026: un viaggio tra territori, stili e produttori


Champagne Experience è tornata a Bologna per due giornate dedicate alla celebre denominazione francese, riunendo produttori, operatori del settore e appassionati. Un'occasione per confrontare stili e interpretazioni diverse, passando dai grandi nomi della regione ai produttori legati al mondo dei vigneron.

L'edizione 2026 ha visto la partecipazione di 125 Maison, affiancate da un ricco programma di approfondimenti. Accanto alle degustazioni ai banchi, le masterclass hanno permesso di esplorare temi legati ai territori, alle tecniche produttive e alle dinamiche del mercato.

Nel corso delle due giornate ho avuto modo di degustare diverse etichette presenti ai banchi e di partecipare a due masterclass dedicate ad aspetti differenti del mondo dello Champagne.

Tra le tante degustazioni, ricordo con particolare piacere Encry Veuve Blanche Estelle, Côte des Blancs, con Nadia Nicoli ed Enrico Baldin, due italiani in Francia. Nadia ha spiegato come la filosofia della maison sia improntata all'essenzialità: vinificazioni prevalentemente in acciaio, senza ricorso al legno, per preservare l'espressione del terroir e valorizzare mineralità, sapidità ed eleganza. L'Extra Brut nasce dall'assemblaggio di uve provenienti da tre villaggi diversi, mantenendo una comune impronta fatta di verticalità e coerenza. In cantina la malolattica viene utilizzata solo quando necessario e gli interventi sono ridotti al minimo. Tra le etichette presentate, Nadia ha illustrato il Rosé Extra Brut, primo rosé della maison, composto per il 95% da Chardonnay e per il 5% da Pinot Nero. Particolare attenzione è stata dedicata anche al millesimato 2017 Révélation du Terroir, nato da un'annata inizialmente non ritenuta adatta a una versione millesimata ma rivalutata nel tempo grazie agli assaggi. Da qui la scelta del nome, perché considerato la rivelazione di un terroir, di un momento e di una vendemmia.

Rimanendo in Côte des Blancs, uno degli incontri più interessanti è stato quello con Delphine Cazals di Claude Cazals, maison legata a Mesnil-sur-Oger da generazioni. Nel raccontare la storia di famiglia, nata dal trasferimento di Ernest Cazals in Champagne per amore di una ragazza del luogo e del territorio stesso, è emersa una visione produttiva che punta a esaltare l'identità delle vigne senza inutili sovrastrutture. Nel calice questa visione prende forma nell’Extra Brut Le Chapelle du Clos Grand Cru 2018, Blanc de Blancs da Chardonnay in purezza affinato 72 mesi sui lieviti. Uno Champagne che ha ben rappresentato la filosofia produttiva della maison.

Tra gli Chardonnay che ho apprezzato maggiormente c'è stato il Mesnillésime Les Coullemets Blanc de Blancs Grand Cru Extra Brut 2016. I lunghi affinamenti sui lieviti rappresentano uno degli elementi caratterizzanti di questa etichetta. A raccontarmi questa realtà è stata Justine Charlemagne di Guy Charlemagne, maison attiva dalla fine dell'Ottocento e profondamente legata a Mesnil-sur-Oger, uno dei villaggi simbolo della Côte des Blancs. Un legame con il territorio che si riflette in vini giocati più sulla freschezza e sulla sapidità che sulla potenza.

Tra gli incontri più interessanti c'è stato anche quello con Margoux di Champagne Franck Bonville, realtà profondamente legata alla Côte des Blancs e ai suoi Chardonnay. Oggi la proprietà può contare su 15 ettari, tutti classificati Grand Cru, coltivati nel cuore di questo territorio vocato. In cantina prevalgono le vinificazioni in acciaio, affiancate dall'utilizzo di alcune tradizionali pièces, mentre particolare attenzione viene riservata ai lunghi affinamenti sui lieviti. Tra le etichette degustate, Unisson Brut Grand Cru Blanc de Blancs, Chardonnay in purezza affinato per almeno 48 mesi sui lieviti.

In Côte des Bar ho avuto modo di conoscere Amélie Morel di Champagne Morel Père & Fils, maison giunta alla quinta generazione di gestione familiare e profondamente legata a Les Riceys, nel sud della Côte des Bar. Un territorio meno conosciuto rispetto ad altre zone della Champagne, ma capace di esprimere una forte identità, soprattutto attraverso il Pinot Nero, vero protagonista della produzione aziendale. Tra gli assaggi più convincenti c'è stato Histoire de Rosé Brut, ottenuto da Pinot Nero in purezza. Un rosé che abbina freschezza, carattere e personalità, sostenuto da una riserva perpetua avviata nel 2000, capace di aggiungere complessità senza appesantire il sorso. Una degustazione che ha confermato il legame della maison con il vitigno simbolo di Les Riceys.

Restando in Côte des Bar, ho avuto modo di conoscere Letizia di Champagne Cottet-Dubreuil, affiancata da Mauro dell'importatore Ceretto. La maison può contare su sei ettari suddivisi in una ventina di parcelle caratterizzate da suoli marnosi, calcarei e argillosi. Una realtà che punta a essere espressione autentica del proprio territorio, con una gestione del vigneto improntata al minimo interventismo e certificata HVE3. Tra le etichette che ho trovato più interessanti c'è stata Tradition, assemblaggio di 70% Pinot Noir e 30% Chardonnay affinato 60 mesi sui lieviti.

Tra le degustazioni più interessanti ricordo il Son Naturel Optimiste, assemblaggio di 90% Pinot Noir e 10% Chardonnay, affinato per 36 mesi sui lieviti. A presentarlo è stato Maxime Blin, rappresentante di una maison familiare della Montagne de Reims che affonda le proprie radici nel secondo dopoguerra. I vigneti sono distribuiti in numerose parcelle, caratterizzate in gran parte da suoli sabbiosi, mentre dal 2021 l'azienda è certificata biologica.

Dalla Montagne de Reims mi sono poi spostato nella Vallée de la Marne, fermandomi allo stand di Roulot Fournier, dove ho avuto modo di confrontarmi con Richard e Nathalie. La maison ha sede a Festigny e lavora principalmente con il Pinot Meunier, vitigno simbolo di questa parte della Champagne. Nel corso della chiacchierata è emersa la volontà di mantenere uno stile il più possibile legato all'espressione del territorio, con vinificazioni in acciaio e lunghi affinamenti sui lieviti. Tra le etichette che mi sono rimaste maggiormente impresse c'è il Cuvée Brut Millésimé 2012, composto da Chardonnay, Pinot Noir e Pinot Meunier. Dopo 120 mesi sui lieviti, è stato uno degli assaggi che ho apprezzato maggiormente.

Rimanendo nella Vallée de la Marne, ho avuto il piacere di incontrare nuovamente Olivier Collard di Champagne Collard-Picard, una maison relativamente giovane, nata nel 1996, che nel tempo si è ritagliata uno spazio ben riconoscibile grazie a una ricerca costante della qualità. I vigneti sono distribuiti tra Côte des Blancs e Vallée de la Marne, mentre in cantina convivono tecniche moderne e pratiche tradizionali come l'utilizzo del legno per alcune vinificazioni. Tra i vini che ho trovato più interessanti c'è stato l'ADN Blanc de Noirs Extra Brut, assemblaggio di Pinot Meunier e Pinot Noir. Degno di nota anche l'Essentiel Millésimé Zero Dosage 2015, sostenuto da un lunghissimo affinamento sui lieviti. Un vino che unisce complessità ed energia senza perdere slancio e freschezza.

A rappresentare al meglio lo stile di Champagne Paul Goerg è stato l'Absolu Extra Brut, Blanc de Blancs da Chardonnay in purezza. A guidarmi nella degustazione è stata Alexandra Liebart, che ha raccontato la storia della maison nata a Vertus negli anni Cinquanta e fortemente legata allo Chardonnay, vitigno che rappresenta ancora oggi il cuore della produzione aziendale. Nel tempo l'azienda ha ampliato il proprio patrimonio viticolo fino a raggiungere numerosi cru della Champagne, mantenendo però uno stile basato su vinificazioni in acciaio, lunghi affinamenti e dosaggi contenuti.

In Montagne de Reims ho avuto modo di confrontarmi con Céline di Champagne Jacques Rousseaux, maison le cui origini risalgono alla fine del Settecento e che ancora oggi mantiene un forte legame con i vigneti di Verzenay. In questa parte della Champagne il Pinot Nero trova una delle sue espressioni più riconoscibili, dando vita a vini capaci di unire struttura, equilibrio e una piacevole vena speziata. Tra le etichette che meglio hanno espresso il carattere della maison c'è stato il Noir de Vigne Grand Cru Extra-Brut, Pinot Nero in purezza affinato per 60 mesi sui lieviti. Un vino intenso e preciso, capace di esprimere il carattere del territorio senza rinunciare a freschezza ed equilibrio. Da segnalare anche L'Autre R Grand Cru Extra-Brut, anch'esso ottenuto da Pinot Nero in purezza. Il lungo affinamento di 84 mesi sui lieviti rappresenta uno degli elementi distintivi di questa etichetta.

Tra le etichette che hanno attirato maggiormente la mia attenzione c'è stata Édition n°6 Collection Privée, un assemblaggio di Pinot Noir e Chardonnay dell'annata 2011. Il lungo affinamento di 103 mesi sui lieviti e il dosaggio contenuto di 2,8 g/l contribuiscono a delineare uno stile preciso, fatto di profondità ed equilibrio. Dietro questa cuvée c'è Sylvie Moreau, che ho avuto il piacere di ritrovare dopo l'incontro dello scorso anno. L'azienda è particolarmente legata al Pinot Meunier, protagonista di gran parte del patrimonio vitato, e porta avanti un percorso sempre più orientato alla sostenibilità, senza rinunciare alla ricerca della complessità, anche attraverso affinamenti in legno per alcune delle etichette più rappresentative.

Insieme a Karin e Nadia di Maison Masucco ho avuto modo di conoscere Jean-Philippe Trousset. Dopo l'esperienza con Trousset Guillemart, Jean-Philippe ha scelto di firmare gli Champagne con il proprio nome, sviluppando una realtà che oggi conta poco meno di 8 ettari vitati. Alle uve provenienti dai suoi vigneti è dedicata una cantina moderna, concepita per unire innovazione e tradizione: le uve vengono pressate con una storica Coquard, mentre la vinificazione si avvale di serbatoi in acciaio termoregolati e grandi botti di legno. Il filo conduttore della produzione è la ricerca di precisione ed equilibrio, accompagnata da dosaggi sempre più contenuti. Tra le cuvée che ho trovato più convincenti c'è stato il Millésime 2016, assemblaggio paritario di Pinot Noir e Chardonnay affinato per 48 mesi sui lieviti. Il dosaggio di appena 1,15 g/l contribuisce a esaltare nitidezza e tensione gustativa, valorizzando l'equilibrio tra maturità del millesimo e freschezza. Da segnalare anche Nuit Blanche, Blanc de Noirs ottenuto da Pinot Noir in purezza. I 30 mesi di affinamento sui lieviti e il dosaggio contenuto di 3,5 g/l danno vita a uno Champagne che punta sulla precisione espressiva e sulla piacevolezza di beva, mantenendo buona energia fino al finale.

Da Champagne Pierre Mignon sono arrivate due etichette che meritano una menzione particolare. Année de Madame Grand Vintage 2016, affinato 120 mesi sui lieviti, e Clos des Graviers 2011, che raggiunge addirittura i 144 mesi, hanno mostrato profondità, equilibrio e una notevole capacità di coniugare maturità e freschezza. Dietro queste etichette c'è una maison che continua a puntare su eleganza, finezza ed equilibrio, con una crescente attenzione alla sostenibilità e una parte dei vigneti coltivata secondo i principi della viticoltura biologica. Una filosofia che ho ritrovato anche nel calice, attraverso vini capaci di coniugare complessità, freschezza e precisione.

Due giornate intense che hanno confermato quanto il mondo dello Champagne sia vario e sfaccettato: territori diversi, interpretazioni produttive spesso lontane tra loro e una straordinaria capacità di raccontare il proprio luogo d'origine attraverso il vino. Dagli Chardonnay della Côte des Blancs ai Pinot Noir della Côte des Bar, passando per la Vallée de la Marne e la Montagne de Reims, Champagne Experience si è confermata un'occasione preziosa per approfondire denominazione, produttori e stili.

Un ringraziamento a Champagne Experience e Fruitcom per l'organizzazione dell'evento e a tutti i produttori che hanno dedicato tempo e disponibilità nel raccontare il proprio lavoro e i propri vini.

Antonello










De Venoge, il fascino aristocratico della Champagne degustato a Champagne Experience

Tra gli assaggi più interessanti di questa edizione di Champagne Experience, la scoperta della Maison De Venoge ha rappresentato un viaggio attraverso quasi due secoli di storia, eleganza e tradizione. Le iconiche bottiglie della linea Princes, dalla caratteristica forma a caraffa, attiravano immediatamente lo sguardo nello stand, ma è stato nel calice che questo storico produttore di Épernay ha dimostrato tutta la propria personalità. La Maison fu fondata nel 1837 da Henri-Marc de Venoge, originario del Canton Vaud in Svizzera, e oggi è considerata una delle realtà più prestigiose della Champagne.

Una storia lunga quasi due secoli

La storia di De Venoge inizia quando Henri-Marc de Venoge si trasferisce dalla Svizzera alla Champagne e fonda, insieme al figlio Joseph, la società "De Venoge & Cie". Il celebre simbolo del Cordon Bleu, ancora oggi presente sulle etichette, richiama sia il fiume Venoge che attraversa il territorio di origine della famiglia sia l'antico Ordine dello Spirito Santo della monarchia francese.

La Maison è entrata nella storia anche per un'altra ragione: nel 1838 Henri-Marc realizzò la prima etichetta illustrata della Champagne, un'autentica rivoluzione per l'epoca. Nel corso degli anni De Venoge divenne fornitore delle corti europee, conquistando una reputazione internazionale che ancora oggi rappresenta uno dei punti di forza del marchio.

Filosofia produttiva: eleganza e lunghi affinamenti

La filosofia della Maison si basa sulla ricerca dell'eleganza e della precisione stilistica. De Venoge seleziona uve provenienti da alcuni dei migliori cru della Champagne e utilizza esclusivamente la prima pressatura. I dosaggi rimangono generalmente contenuti, mentre i tempi di affinamento sui lieviti sono particolarmente lunghi rispetto agli standard minimi del disciplinare. La cantina custodisce inoltre una delle più importanti vinoteche della regione, testimonianza della grande attenzione alla maturazione e all'evoluzione delle proprie cuvée.

Il territorio: il cuore della Champagne

La Maison ha sede nella prestigiosa Avenue de Champagne di Épernay, una delle strade simbolo del vino francese. Le uve provengono da diversi villaggi classificati Premier e Grand Cru, situati nelle aree più vocate della regione. Qui i suoli gessosi, il clima fresco e l'esposizione ottimale consentono di ottenere Chardonnay, Pinot Noir e Meunier di straordinaria finezza, elementi fondamentali per lo stile della casa.

Le principali cuvée della Maison

L'offerta di De Venoge è ampia e articolata, ma alcune etichette rappresentano la vera identità della casa:

Cordon Bleu Brut, simbolo storico della Maison e interpretazione classica dello stile De Venoge.

Princes Brut, elegante assemblaggio dei tre vitigni champenois che rende omaggio alla tradizione aristocratica europea.

Princes Blanc de Blancs, prodotto esclusivamente da Chardonnay provenienti da Premier e Grand Cru, caratterizzato da note agrumate, floreali e da una raffinata mineralità.

Princes Blanc de Noirs, interpretazione intensa e strutturata del Pinot Noir.

Princesse Rosé, una delle cuvée più apprezzate della gamma, dal profilo delicato e seducente.

Louis XV, la prestigiosa cuvée millesimata dedicata al sovrano che nel 1728 autorizzò la commercializzazione dello Champagne in bottiglia, contribuendo alla nascita dello Champagne moderno.

La degustazione a Champagne Experience

Durante la manifestazione ho avuto modo di degustare alcune referenze particolarmente rappresentative della gamma, tra cui il Princes Brut, il Princesse Rosé e il Cordon Bleu Brut.

Il Princes Brut si presenta con un perlage fine e persistente. Al naso emergono profumi di frutta gialla matura, agrumi, pasticceria e leggere note floreali. In bocca colpisce per equilibrio e scorrevolezza, con una bella freschezza che accompagna il sorso fino a un finale elegante e armonioso.

Il Princesse Rosé conquista immediatamente grazie ai suoi aromi di piccoli frutti rossi, melograno e rosa fresca. La bocca è cremosa ma dinamica, con una tensione gustativa che dona grande piacevolezza alla beva e invita immediatamente al secondo calice.

Il Cordon Bleu Brut, storico emblema della Maison, esprime invece un carattere più classico. Le note di agrumi canditi, mela gialla, crosta di pane e mandorla si integrano perfettamente in una struttura equilibrata, raffinata e di grande versatilità gastronomica.

Considerazioni finali

De Venoge rappresenta alla perfezione il volto più aristocratico della Champagne. Una Maison che ha saputo conservare la propria identità storica senza rinunciare a uno stile moderno, fatto di precisione, eleganza e grande attenzione all'equilibrio. Le iconiche bottiglie della gamma Princes sono certamente un tratto distintivo, ma è soprattutto la qualità del contenuto a lasciare il segno.

La degustazione a Champagne Experience ha confermato come De Venoge continui a essere una delle case più interessanti per chi cerca Champagne capaci di coniugare prestigio, storia e piacevolezza di beva, mantenendo intatto quel fascino nobiliare che da quasi duecento anni accompagna il nome della Maison

Un ringraziamento speciale a Louis

Un sentito ringraziamento va a Louis, rappresentante della Maison De Venoge presente a Champagne Experience, che con grande disponibilità e competenza ha accompagnato i visitatori alla scoperta della storia e delle cuvée della casa. Attraverso i suoi racconti è stato possibile approfondire non solo gli aspetti tecnici legati alla produzione degli Champagne, ma anche comprendere la filosofia che anima questa storica Maison di Épernay. La passione con cui ha illustrato il patrimonio di De Venoge ha reso la degustazione ancora più coinvolgente, trasformando ogni calice in un vero viaggio nel cuore della Champagne.

By Mario









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