lunedì 27 aprile 2026

Vinitaly 2026: quattro giorni tra territori, storie e calici

Per il terzo anno “La dura vita del Foodie” è tornato a Vinitaly, la più grande fiera del

vino in Italia, con circa 4.000 aziende, 18 padiglioni e migliaia di operatori del settore

arrivati da tutto il mondo. Nei quattro giorni a Verona ho avuto modo di parlare con

molti produttori e consorzi. Anche quest’anno il percorso è stato un mosaico di

territori, stili e personalità diverse.

Il percorso è partito con le bollicine. Dalla Franciacorta Il Satèn Brut di Ricci

Curbastro si è confermato elegante e morbido, con la giusta cremosità. Poi

l’Oltrepò Pavese, dove il Consorzio ha riportato alla luce la parola “Classese” per

identificare il Metodo Classico DOCG a base Pinot Nero. Un nome nato negli anni

’80 come crasi tra “classico” e “pavese”, rimasto in ombra per decenni e oggi

rilanciato per raccontare con chiarezza l’identità delle bollicine del territorio.

Il viaggio oltrepadano è iniziato con lo Zero Classese Roccapietro di Scuropasso,

pas dosé, Blanc de Noirs, sessanta mesi sui lieviti: una bolla diretta, essenziale, che

punta alla sostanza. Quaquarini ha portato il suo Classese Pinot Nero Brut 2018,

paglierino scarico, profumi fruttati e un sorso pieno, persistente, che evolve nel

bicchiere. Sempre Quaquarini ha mostrato il lato rosato del territorio con il Cruasé

2018, rosa acceso con sfumature ramate, profumi di crosta di pane e frutto elegante,

perlage fine e persistente.

Da Finigeto, Aldo ha presentato la gamma di Metodo Classico “2005”, l’anno di

nascita dell’azienda. Il Brut 2022 ha sentori di lievito, crosta di pane, fiori bianchi e

gheriglio di noce, con un palato equilibrato e carezzevole, chiuso da una bella nota

minerale. Il Pas Dosé 2022, più affilato, ha mostrato complessità e freschezza,

mentre il Cruasé 2022 ha mostrato sentori di fiori e frutti, buona sapidità e mineralità.

Dai Metodo Classico ai Riesling Renano il passo è stato naturale. Lo Spavaldo

Superiore 2024 ha riflessi verdolini, note balsamiche, pesca acerba, foglia di

pomodoro e un finale con idrocarburi tipici. La Riserva 2021 ha aggiunto intensità,

rosa, bergamotto e una mineralità elegante che si ritrova anche al palato.

Tra le bollicine, l’Erbamatt 100% di Berlucchi è stato un assaggio curioso e fuori

dagli schemi. Sentori freschi, buona acidità, profilo aromatico delicato, note

agrumate, floreali bianche, accenni erbacei e una mineralità molto netta.


Poi un salto in Piemonte con il Boca 2021 di Davide Carlone, presentato da

Michela: un vino che ricorda quanto l’Alto Piemonte sappia essere vibrante. Granato

vivido, profumi di frutti scuri, arancia sanguinella, erbe officinali, fiori appassiti e

spezie; un sorso fresco, sapido, teso, con tannini che promettono longevità. Nel

Roero, la Riserva Le Coste 2022 di Cascina Ca’ Rossa ha mostrato un Nebbiolo

pieno e caldo, ricco di ciliegia, prugna, lampone, violetta, frutti di bosco, tabacco,

liquirizia, vaniglia e spezie, con una bocca equilibrata e ben costruita.

La parentesi toscana è stata un viaggio nel viaggio. Con Nico del Consorzio

Chianti Rufina, ho confrontato due cantine: Colognole con un Chianti 2022 fresco

e lineare e una Terraelectae Riserva 2022 più profonda; i Marchesi Gondi con un

Chianti Rufina 2024 immediato e una Terraelectae 2022 più meditativa. In

Maremma, nello stand del Consorzio Maremma Toscana, Cristina ha presentato la

bollicina Perlapo 2022 di Santa Lucia, ansonica in purezza, ricca e sapida, mentre il

Vermentino Superiore Belguardo V di Marchesi Mazzei ha mostrato sapidità e una

bella impronta minerale.

Poi il ciliegiolo. Quello di Girasasso è fresco e immediato, giocato su frutta rossa

croccante e una beva scorrevole. Quello di Sassotondo è più profondo e speziato,

con una materia più scura e un carattere deciso che riflette i suoli di tufo.

Infine, il Cabernet Sauvignon di Vedetta 2022 de La Cura, prodotto solo nelle annate

importanti si presenta con un rubino profondo, profuma di mora e ribes nero con un

tocco di spezie dolci. In bocca è pieno, caldo, con tannini levigati e un finale lungo di

frutto scuro.

Dalla Maremma a Cortona, terra di Syrah, Giulio Giogli, Responsabile del Gruppo

Servizi della Delegazione AIS Arezzo, ha guidato l’assaggio e tra i tanti vini

assaggiati ne spiccano due. Il Bocca di Selva 2022 di Tenuta Angelici, un Syrah

fresco e pulito, con profumi di frutta scura e un tocco di spezie, scorrevole e ben

equilibrato al sorso. E il Castagno 2022 di Fabrizio Dioniso, Syrah intenso e subito

riconoscibile, ricco di frutta scura e spezie con il classico accento pepato del vitigno,

energico e pieno in bocca, con un finale persistente.

Poi Poggio Bonelli e il Chianti Classico Gran Selezione 2021: un rubino intenso,

profumi ampi e fini, e un sorso armonioso, avvolgente, sostenuto da tannini morbidi

e da una freschezza ben calibrata, con un finale lungo ed equilibrato. A seguire il

Poggiassai 2019, Cabernet Sauvignon e Sangiovese, dal rubino vivo e un naso

caldo di frutta rossa, mirtillo e cuoio; in bocca emergono erbe mediterranee e un

buon tannino elegante, destinato a evolvere nel tempo. Chiude il percorso il Petit

Verdot in purezza Tramonto d’Oca, nato da un errore tipografico trasformato in

auspicio. Doveva essere infatti Tramonto d’Ocra dal colore del tramonto di queste

terre. Rubino con sfumature granate, profumi complessi con confetture di frutti rossi,

spezie, tabacco e cacao, con una persistenza profonda.


Infine, da Carpineto, storica azienda con cinque tenute in Toscana, Anton e Laura

mi hanno aperto le porte a una degustazione di annate importanti. Il viaggio è

iniziato con il Vino Nobile di Montepulciano Toscana DOCG Vigneto Poggio

Sant’Enrico 2015, Sangiovese in purezza, dal colore intensissimo e fitto. Al naso è

potente, ricco di frutti di bosco, chiodi di garofano e noce. In bocca conferma la

complessità del profilo aromatico, morbido e persistente. Si è poi passati al Farnito

Cabernet Sauvignon 2000, rubino con leggere sfumature aranciate, complesso e

intenso nei profumi di spezie, liquirizia, vaniglia e marasca. Il sorso è pieno, ricco,

elegante, con una struttura che regge magnificamente il tempo.A chiudere, il Vino

Nobile di Montepulciano Riserva 1997. Ciliegia matura, cuoio, catrame, fichi e

tabacco sono i sentori che colpiscono. Esprime alla perfezione la maturità del

Sangiovese dopo quasi trent’anni di vita.

In Campania, da Cantina Lonardo, Antonella, Enza e Giuseppe hanno presentato

una gamma solida e identitaria. Il Grecomusc, nome ufficiale del Rovello bianco, si è

mostrato paglierino intenso, ricco di note minerali, fiori gialli, pesca sciroppata e

vaniglia, con un sorso secco, caldo e sapido, sostenuto da una freschezza che ne

allunga la vita. Il Grecomusc in anfora 2022, dorato con riflessi ambrati, ha portato

profumi di frutta secca, miele, spezie e la pietra focaia, con una persistenza ampia e

un profilo ancora più materico. L’Irpinia Aglianico 2021, rubino e trasparente, ha

offerto frutto maturo, balsamicità e spezie, con tannini austeri e buona persistenza. Il

Taurasi 2019, più profondo, ha un naso di frutta rossa croccante, fiori, grafite e una

lieve speziatura; al palato è caldo, con tannini morbidi e una freschezza che ne

sostiene la longevità, chiudendo su note aromatiche e balsamiche. A completare il

percorso, il Coste 2018, Taurasi proveniente da vigne a 325 metri su suoli di argilla e

calcare: brillante e denso, con profumi intensi di rabarbaro, cenere e terra, e un

sorso caldo e molto persistente.

Da Antico Castello, Patrick ha presentato un Fiano Orfeo 2024, paglierino chiaro,

fine all’olfatto con note di margherite, nocciola e camomilla, mela ed erba fresca.

Equilibrato e persistente. Poi una Falanghina Demetra 2021, colore paglierino e al

naso sentori di mela acerba, mandorla ed erba tagliata. Equilibrato al gusto, buona

acidità, sapidità e persistenza. Per finire i bianchi con un Greco di Tufo Ermes 2024,

dorato, complesso all’olfatto con mela golden, salvia e talco. Persistente e armonico

al palato. E infine i rossi: l’Aglianico Magis 2019, colore rubino, olfatto con la

componente varietale importate. Al gusto complesso ed equilibrato, un bel tannino,

persistente. Il Taurasi 2017, rubino, complesso, persistente e merita

l’invecchiamento. Per finire il Taurasi Riserva Massale 2014, rubino, olfatto con

spezie e balsamicità che si notano. Fresco, caldo e persistente.

Nello stand Cuzziol Grandi Vini, l’Hermitage La Chapelle 2007 ha aperto un

capitolo francese memorabile. L’Hermitage La Chapelle Syrah è uno dei vini-

simbolo della Valle del Rodano settentrionale, prodotto da Paul Jaboulet Aîné sulle

terrazze granitiche che circondano la celebre cappella di Saint-Christophe. Nel calice

mostra un rubino profondo; al naso si apre con mora, ribes nero e mirtillo, intrecciati


a cardamomo, spezie scure e leggere note tostate, un insieme che restituisce un

profilo maturo e persistente.

Da Champagne Mandois, Stefania ha guidato tra Chouilly Grand Cru 2020, Vertus

1er Cru 2019 e il Victor Brut 2013, profondo e complesso. In Alsazia, Marie-Helene

di Marcel Deiss ha brillato con l’Altenberg de Bergheim Grand Cru, morbido, sapido,

persistente. In Borgogna, Vincent Girardin ha mostrato Chardonnay luminosi e

Pinot Noir eleganti, dal Volnay 2021 al Pommard 2020.

Tra le sorprese, il Pinot Noir di Verus dalla Slovenia orientale ha portato freschezza

e sincerità, senza imitazioni.

Il viaggio è tornato in Italia con Carlo, che dopo una bella introduzione alla cantina

abruzzese Rosarubra e una degustazione degli entry level, mi ha fatto assaggiare il

Rosarubra Shaman, Montepulciano d’Abruzzo ottenuto da uve scrupolosamente

selezionate a mano, un vino complesso e di ottima struttura. Il Ruché L’Accento di

Montalbera ha portato le sue note floreali e speziate, mentre dalla Liguria l’Ostatìro

Passito di Costa Tirolo ha mostrato una dolcezza ricca di frutta matura e miele. Con

Ester ho degustato il Soave Classico de I Campi, fresco e agrumato, e con Chiara il

Malanotte 2020 di De Stefani, intenso di marasca e spezie scure.

Di Dal Maso, con Sara ho assaggiato il Tai Rosso Montemitorio e il Recioto di

Gambellara Riva dei Perari, prodotto solo nelle migliori annate: due espressioni

diverse ma complementari, il primo più fresco e fruttato, il secondo dolce e

avvolgente. Con Marco ho esplorato il Friularo del Dominio di Bagnoli nelle sue

diverse versioni – Metodo Classico, Fermo, Vendemmia Tardiva e Passito – che

alternano frutta rossa croccante, toni più maturi e accenti dolci.

Il Tantei Timorasso Riserva di Mandirola, si è presentato giallo paglierino, con un

profumo intenso, persistente e floreale, morbido ed elegante, con sentori di vaniglia.

Al palato è caldo e morbido, con richiami di mandorle e pere. Enrico mi ha anche

mostrato una lettera del vecchio proprietario che racconta la storia della vigna

Fornace: una vera chicca.

Da Capitoni, Antonella ha guidato l’assaggio tra il Troccolone 2024, fragrante e

diretto, l’Orcia Riserva 2022 più profondo e speziato, il Frasi 2022, il cui nome deriva

dalle frasi originali scritte su ogni etichetta, elegante e saporito e il Rustio 2024

fresco e scorrevole.

Quattro giorni intensi, ma ricchi di spunti e incontri. Un viaggio attraverso l’Italia, e

non solo fatto di storie, accenti e vini diversi. Un arrivederci al prossimo anno!

By Antonello












venerdì 24 aprile 2026

Bruno Ceci 1938 – Il rosso che arriva in moto e conquista il bicchiere

Ci sono vini che entrano in scena in punta di piedi… e poi c’è lui, il Bruno Ceci 1938, che si presenta direttamente in moto sull’etichetta, come a dire: “mettiti comodo, ci penso io a portare un po’ di carattere alla serata”. È uno di quei rossi che non si prendono troppo sul serio, ma che quando li versi nel calice mostrano subito di avere personalità da vendere. Un vino che strizza l’occhio alla tradizione emiliana, ma con un’estetica moderna e un piglio rock’n’roll che lo rende immediatamente riconoscibile.

Perfetto per una cena informale, per un tagliere improvvisato o per accompagnare un piatto di pasta saporito, è quel tipo di bottiglia che apri “per vedere com’è” e finisci per raccontare agli amici.

Il Colore Rosso intenso, profondo, con riflessi violacei che tradiscono gioventù e vivacità.

Al naso è un’esplosione di frutta rossa matura: ciliegia, mora, prugna. Si aggiungono leggere note speziate e un accenno di violetta che lo rendono più elegante di quanto l’etichetta ribelle lasci immaginare.

In bocca è morbido, rotondo, con tannini gentili e una piacevole freschezza che lo rende scorrevole. Il sorso è pieno ma non pesante, con un finale fruttato che invita al secondo bicchiere senza pensarci troppo.

Abbinamenti consigliati: Taglieri di salumi e formaggi, Lasagne, ragù, paste al forno, Hamburger gourmet, Pizza con salumi o funghi, Piatti della tradizione emiliana. È un vino versatile, conviviale, perfetto per chi ama i rossi morbidi e immediati.

Il Bruno Ceci 1938 è un rosso che punta al piacere più che alla meditazione. È accessibile, divertente, ben fatto e con un’identità visiva che lo rende memorabile. Una bottiglia che funziona sempre: a cena, in compagnia, o anche solo per concedersi un momento di relax con un calice che non delude.

Voto LVDF: 6.5

Costo: 9 euro

Vinitaly 2026: quattro giorni tra territori, storie e calici

Per il terzo anno “La dura vita del Foodie” è tornato a Vinitaly, la più grande fiera del vino in Italia, con circa 4.000 aziende, 18 padigl...