venerdì 26 giugno 2026

Vino X Roma 2026: due giorni tra calici, cucina e storie di territorio

Il complesso monumentale del Pio Sodalizio dei Piceni ha ospitato, a fine maggio, la sesta edizione di “Vino X Roma”, un appuntamento dedicato alla cultura enogastronomica italiana organizzato da Excellence Events, che ha riunito 25 espositori tra cantine, produttori di distillati e realtà alimentari del territorio laziale. L’evento ha offerto un percorso pensato per raccontare eccellenza, cultura e innovazione.

Accanto ai banchi d’assaggio era presente anche una tasting area animata da una serie di cooking show che hanno portato in scena cuochi e ristoranti della Capitale e non solo. A condurre e dare ritmo agli interventi, con il suo stile narrativo e coinvolgente, Elvia Gregorace – alias Il Tritagonista – che ha accompagnato il pubblico tra piatti, storie e curiosità dei protagonisti. Si sono alternati, tra gli altri, Ardit Arizaj e Matteo Lucchetti dell’Aroma Restaurant, Antonio Covuccia del Circolo Ufficiali delle Forze Armate d’Italia, Giovanni Cappelli de Le Tamerici, e il duo di Gelato X Roma, Eugenio Morrone e Rosario Nicodemo, con una proposta dedicata al mondo del gelato d’autore.

Nella giornata successiva hanno preso parte agli show cooking anche Fundim Gjepali dell’Antico Arco, Marco Ciccottelli del VICI Bistrot & Ristorante, Davide Mandarino di Molo 29 e Danilo Mancini di Anavà, ognuno con una propria interpretazione gastronomica pensata per dialogare con i vini in degustazione.

Tra i banchi, la Quota Rosa di Rosy Serpolli ha portato una selezione di vini naturali che raccontano un approccio artigianale e rispettoso della vigna: Bosco delle Betulle 2024, Trebbiano Verde, e Macchia Grande 2024, Cabernet Sauvignon, etichette che confermano la sua attenzione per varietà territoriali e vinificazioni pulite.

Da Genzano, Paolo di Tenuta Iacoangeli ha presentato il Petit Verdot in purezza e il 1571 Selezione di Famiglia, due interpretazioni che mettono in luce la vocazione del territorio e la ricerca di precisione stilistica della cantina.

Tommaso Spaziani, dell’omonima Azienda Agricola, mi ha condotto idealmente in Ciociaria con La Sculca, una passerina del frusinate vinificata e affinata in acciaio, fresca e diretta, e con Austreco, un blend di Cabernet Sauvignon 70% e Merlot 30%, più strutturato e avvolgente, che racconta un’altra anima della zona.

Infine, al banco Bollizine di Tommaso Caporale, spazio alle bollicine. Tommaso è l’ideatore dell’approccio inedito di valutazione dei vini spumante attraverso l'analisi frequenziale (metodo Caporale). Ho degustato il metodo classico Ferdinando 1938 Brut di Statti, da uve Greco, e il millesimato 2017 Don Lorenzo di Marrelli, da Greco Bianco e Mantonico, due interpretazioni che mostrano come anche il Sud possa esprimere spumanti di carattere e identità.

Per l’olio, da San Vito Romano, La Rosciola ha portato la sua agricoltura eroica raccontata da Desirée, che mi ha guidato nella degustazione dei loro ottimi olii, espressione autentica di un territorio che richiede cura, dedizione e rispetto.

Un ringraziamento sentito va a tutte le cantine e ai produttori che hanno condiviso vini, olii e storie, contribuendo a rendere Vino X Roma un percorso ricco e autentico. Un grazie particolare anche a Excellence Events, per la cura e l’attenzione nell’organizzazione.

By Antonello










giovedì 25 giugno 2026

Alta Langa: il tempo che parla - Masterclass “Lunghi Affinamenti”

All’interno della terza edizione di Alta Langa Roma, il programma prevedeva tre masterclass. L’ultima della giornata — quella a cui ho preso parte — è stata condotta da Marco Reitano, sommelier del ristorante Tre Stelle Michelin La Pergola, e dedicata al tema dei Lunghi Affinamenti.

In apertura Reitano ha introdotto Giovanni Minetti, presidente del Consorzio Alta Langa. Quest’ultimo ha offerto una lettura ampia e profonda del territorio, preparando così il terreno alla degustazione che sarebbe seguita.

Ci sono degustazioni che insegnano, altre che emozionano, e poi ci sono quelle che rivelano. La masterclass dedicata all’Alta Langa “Lunghi Affinamenti” appartiene a quest’ultima categoria: un percorso che non si limita a raccontare un territorio, ma lo fa vivere attraverso il tempo, le altitudini, le scelte stilistiche dei produttori.

Calice dopo calice, l’Alta Langa si è mostrata per ciò che è davvero: un Metodo Classico di profondità, capace di unire rigore piemontese e finezza assoluta. Dai 60 mesi di Gancia ai 100 mesi di Banfi, dalla precisione tagliente di Contratto alla nobiltà del Pinot Nero di Fontanafredda, ogni vino ha aggiunto un tassello a un mosaico complesso e affascinante.

Questa non è stata una semplice degustazione. È stata una narrazione liquida, un viaggio attraverso quattro interpretazioni che parlano la stessa lingua ma con accenti diversi. E proprio per questo meritano di essere raccontate.

Gancia Cuvée 60 Mesi – Riserva 2011

Un inizio che è già un manifesto. La lunga sosta sui lieviti si sente: note di crosta di pane, nocciola, un tocco di miele scuro. In bocca è ampio, maturo, quasi “dorato”, ma con una freschezza che tiene tutto in equilibrio. Un Alta Langa che parla la lingua della tradizione, con un’eleganza senza tempo.

Fontanafredda Vigna Gatinera – 72 Mesi Riserva

Il più aristocratico del gruppo. Blanc de Noirs, 72 mesi, Pas Dosé: un trittico che crea un vino profondo, serio, quasi meditativo. Note di frutta secca, spezie leggere, un tocco balsamico. In bocca è ampio ma rigoroso, con una chiusura lunga e minerale. Un Alta Langa che racconta la nobiltà del Pinot Nero in purezza.

Contratto Special Cuvée – Riserva Pas Dosé 2016

La lama della serata. Il Pas Dosé mette a nudo il territorio: gesso, limone, fiori bianchi, una verticalità quasi tagliente. La bollicina è finissima, il sorso è puro, scolpito, essenziale. Un vino che non fa sconti e non cerca di piacere: pretende attenzione, e la ripaga con una precisione straordinaria.

Banfi Cuvée Aurora 100 Mesi – Riserva 2013

Qui il tempo diventa protagonista assoluto. 100 mesi sono un atto di fede, e il risultato è un vino profondo, complesso, stratificato. Profumi di pasticceria secca, agrumi canditi, fiori appassiti. Il sorso è cremoso, avvolgente, ma sorprendentemente vivo. Un Alta Langa che guarda dritto negli occhi i grandi Metodo Classico europei.

Questi quattro vini, messi uno accanto all’altro, hanno mostrato l’essenza dell’Alta Langa: tempo, altitudine, precisione, identità. Non un territorio che vuole imitare, ma un territorio che vuole esprimersi.

E’ stato un viaggio attraverso quattro modi diversi di interpretare la stessa terra. E tutti, a modo loro, hanno lasciato un segno.

Un grazie sentito al presidente Minetti, al Consorzio Alta Langa, a Federica Reitano e alla Reitano Consulting per un’organizzazione attenta e curata e a Marco Reitano per una conduzione precisa, appassionata e di grande chiarezza. Una masterclass che ha raccontato un territorio in movimento e un metodo classico che continua a crescere, annata dopo annata.

By Mario











Vino X Roma 2026: due giorni tra calici, cucina e storie di territorio

Il complesso monumentale del Pio Sodalizio dei Piceni ha ospitato, a fine maggio, la sesta edizione di “Vino X Roma ”, un appuntamento dedic...