Per il terzo anno “La dura vita del Foodie” è tornato a Vinitaly, la più grande fiera del
vino in Italia, con circa 4.000 aziende, 18 padiglioni e migliaia di operatori del settore
arrivati da tutto il mondo. Nei quattro giorni a Verona ho avuto modo di parlare con
molti produttori e consorzi. Anche quest’anno il percorso è stato un mosaico di
territori, stili e personalità diverse.
Il percorso è partito con le bollicine. Dalla Franciacorta Il Satèn Brut di Ricci
Curbastro si è confermato elegante e morbido, con la giusta cremosità. Poi
l’Oltrepò Pavese, dove il Consorzio ha riportato alla luce la parola “Classese” per
identificare il Metodo Classico DOCG a base Pinot Nero. Un nome nato negli anni
’80 come crasi tra “classico” e “pavese”, rimasto in ombra per decenni e oggi
rilanciato per raccontare con chiarezza l’identità delle bollicine del territorio.
Il viaggio oltrepadano è iniziato con lo Zero Classese Roccapietro di Scuropasso,
pas dosé, Blanc de Noirs, sessanta mesi sui lieviti: una bolla diretta, essenziale, che
punta alla sostanza. Quaquarini ha portato il suo Classese Pinot Nero Brut 2018,
paglierino scarico, profumi fruttati e un sorso pieno, persistente, che evolve nel
bicchiere. Sempre Quaquarini ha mostrato il lato rosato del territorio con il Cruasé
2018, rosa acceso con sfumature ramate, profumi di crosta di pane e frutto elegante,
perlage fine e persistente.
Da Finigeto, Aldo ha presentato la gamma di Metodo Classico “2005”, l’anno di
nascita dell’azienda. Il Brut 2022 ha sentori di lievito, crosta di pane, fiori bianchi e
gheriglio di noce, con un palato equilibrato e carezzevole, chiuso da una bella nota
minerale. Il Pas Dosé 2022, più affilato, ha mostrato complessità e freschezza,
mentre il Cruasé 2022 ha mostrato sentori di fiori e frutti, buona sapidità e mineralità.
Dai Metodo Classico ai Riesling Renano il passo è stato naturale. Lo Spavaldo
Superiore 2024 ha riflessi verdolini, note balsamiche, pesca acerba, foglia di
pomodoro e un finale con idrocarburi tipici. La Riserva 2021 ha aggiunto intensità,
rosa, bergamotto e una mineralità elegante che si ritrova anche al palato.
Tra le bollicine, l’Erbamatt 100% di Berlucchi è stato un assaggio curioso e fuori
dagli schemi. Sentori freschi, buona acidità, profilo aromatico delicato, note
agrumate, floreali bianche, accenni erbacei e una mineralità molto netta.
Poi un salto in Piemonte con il Boca 2021 di Davide Carlone, presentato da
Michela: un vino che ricorda quanto l’Alto Piemonte sappia essere vibrante. Granato
vivido, profumi di frutti scuri, arancia sanguinella, erbe officinali, fiori appassiti e
spezie; un sorso fresco, sapido, teso, con tannini che promettono longevità. Nel
Roero, la Riserva Le Coste 2022 di Cascina Ca’ Rossa ha mostrato un Nebbiolo
pieno e caldo, ricco di ciliegia, prugna, lampone, violetta, frutti di bosco, tabacco,
liquirizia, vaniglia e spezie, con una bocca equilibrata e ben costruita.
La parentesi toscana è stata un viaggio nel viaggio. Con Nico del Consorzio
Chianti Rufina, ho confrontato due cantine: Colognole con un Chianti 2022 fresco
e lineare e una Terraelectae Riserva 2022 più profonda; i Marchesi Gondi con un
Chianti Rufina 2024 immediato e una Terraelectae 2022 più meditativa. In
Maremma, nello stand del Consorzio Maremma Toscana, Cristina ha presentato la
bollicina Perlapo 2022 di Santa Lucia, ansonica in purezza, ricca e sapida, mentre il
Vermentino Superiore Belguardo V di Marchesi Mazzei ha mostrato sapidità e una
bella impronta minerale.
Poi il ciliegiolo. Quello di Girasasso è fresco e immediato, giocato su frutta rossa
croccante e una beva scorrevole. Quello di Sassotondo è più profondo e speziato,
con una materia più scura e un carattere deciso che riflette i suoli di tufo.
Infine, il Cabernet Sauvignon di Vedetta 2022 de La Cura, prodotto solo nelle annate
importanti si presenta con un rubino profondo, profuma di mora e ribes nero con un
tocco di spezie dolci. In bocca è pieno, caldo, con tannini levigati e un finale lungo di
frutto scuro.
Dalla Maremma a Cortona, terra di Syrah, Giulio Giogli, Responsabile del Gruppo
Servizi della Delegazione AIS Arezzo, ha guidato l’assaggio e tra i tanti vini
assaggiati ne spiccano due. Il Bocca di Selva 2022 di Tenuta Angelici, un Syrah
fresco e pulito, con profumi di frutta scura e un tocco di spezie, scorrevole e ben
equilibrato al sorso. E il Castagno 2022 di Fabrizio Dioniso, Syrah intenso e subito
riconoscibile, ricco di frutta scura e spezie con il classico accento pepato del vitigno,
energico e pieno in bocca, con un finale persistente.
Poi Poggio Bonelli e il Chianti Classico Gran Selezione 2021: un rubino intenso,
profumi ampi e fini, e un sorso armonioso, avvolgente, sostenuto da tannini morbidi
e da una freschezza ben calibrata, con un finale lungo ed equilibrato. A seguire il
Poggiassai 2019, Cabernet Sauvignon e Sangiovese, dal rubino vivo e un naso
caldo di frutta rossa, mirtillo e cuoio; in bocca emergono erbe mediterranee e un
buon tannino elegante, destinato a evolvere nel tempo. Chiude il percorso il Petit
Verdot in purezza Tramonto d’Oca, nato da un errore tipografico trasformato in
auspicio. Doveva essere infatti Tramonto d’Ocra dal colore del tramonto di queste
terre. Rubino con sfumature granate, profumi complessi con confetture di frutti rossi,
spezie, tabacco e cacao, con una persistenza profonda.
Infine, da Carpineto, storica azienda con cinque tenute in Toscana, Anton e Laura
mi hanno aperto le porte a una degustazione di annate importanti. Il viaggio è
iniziato con il Vino Nobile di Montepulciano Toscana DOCG Vigneto Poggio
Sant’Enrico 2015, Sangiovese in purezza, dal colore intensissimo e fitto. Al naso è
potente, ricco di frutti di bosco, chiodi di garofano e noce. In bocca conferma la
complessità del profilo aromatico, morbido e persistente. Si è poi passati al Farnito
Cabernet Sauvignon 2000, rubino con leggere sfumature aranciate, complesso e
intenso nei profumi di spezie, liquirizia, vaniglia e marasca. Il sorso è pieno, ricco,
elegante, con una struttura che regge magnificamente il tempo.A chiudere, il Vino
Nobile di Montepulciano Riserva 1997. Ciliegia matura, cuoio, catrame, fichi e
tabacco sono i sentori che colpiscono. Esprime alla perfezione la maturità del
Sangiovese dopo quasi trent’anni di vita.
In Campania, da Cantina Lonardo, Antonella, Enza e Giuseppe hanno presentato
una gamma solida e identitaria. Il Grecomusc, nome ufficiale del Rovello bianco, si è
mostrato paglierino intenso, ricco di note minerali, fiori gialli, pesca sciroppata e
vaniglia, con un sorso secco, caldo e sapido, sostenuto da una freschezza che ne
allunga la vita. Il Grecomusc in anfora 2022, dorato con riflessi ambrati, ha portato
profumi di frutta secca, miele, spezie e la pietra focaia, con una persistenza ampia e
un profilo ancora più materico. L’Irpinia Aglianico 2021, rubino e trasparente, ha
offerto frutto maturo, balsamicità e spezie, con tannini austeri e buona persistenza. Il
Taurasi 2019, più profondo, ha un naso di frutta rossa croccante, fiori, grafite e una
lieve speziatura; al palato è caldo, con tannini morbidi e una freschezza che ne
sostiene la longevità, chiudendo su note aromatiche e balsamiche. A completare il
percorso, il Coste 2018, Taurasi proveniente da vigne a 325 metri su suoli di argilla e
calcare: brillante e denso, con profumi intensi di rabarbaro, cenere e terra, e un
sorso caldo e molto persistente.
Da Antico Castello, Patrick ha presentato un Fiano Orfeo 2024, paglierino chiaro,
fine all’olfatto con note di margherite, nocciola e camomilla, mela ed erba fresca.
Equilibrato e persistente. Poi una Falanghina Demetra 2021, colore paglierino e al
naso sentori di mela acerba, mandorla ed erba tagliata. Equilibrato al gusto, buona
acidità, sapidità e persistenza. Per finire i bianchi con un Greco di Tufo Ermes 2024,
dorato, complesso all’olfatto con mela golden, salvia e talco. Persistente e armonico
al palato. E infine i rossi: l’Aglianico Magis 2019, colore rubino, olfatto con la
componente varietale importate. Al gusto complesso ed equilibrato, un bel tannino,
persistente. Il Taurasi 2017, rubino, complesso, persistente e merita
l’invecchiamento. Per finire il Taurasi Riserva Massale 2014, rubino, olfatto con
spezie e balsamicità che si notano. Fresco, caldo e persistente.
Nello stand Cuzziol Grandi Vini, l’Hermitage La Chapelle 2007 ha aperto un
capitolo francese memorabile. L’Hermitage La Chapelle Syrah è uno dei vini-
simbolo della Valle del Rodano settentrionale, prodotto da Paul Jaboulet Aîné sulle
terrazze granitiche che circondano la celebre cappella di Saint-Christophe. Nel calice
mostra un rubino profondo; al naso si apre con mora, ribes nero e mirtillo, intrecciati
a cardamomo, spezie scure e leggere note tostate, un insieme che restituisce un
profilo maturo e persistente.
Da Champagne Mandois, Stefania ha guidato tra Chouilly Grand Cru 2020, Vertus
1er Cru 2019 e il Victor Brut 2013, profondo e complesso. In Alsazia, Marie-Helene
di Marcel Deiss ha brillato con l’Altenberg de Bergheim Grand Cru, morbido, sapido,
persistente. In Borgogna, Vincent Girardin ha mostrato Chardonnay luminosi e
Pinot Noir eleganti, dal Volnay 2021 al Pommard 2020.
Tra le sorprese, il Pinot Noir di Verus dalla Slovenia orientale ha portato freschezza
e sincerità, senza imitazioni.
Il viaggio è tornato in Italia con Carlo, che dopo una bella introduzione alla cantina
abruzzese Rosarubra e una degustazione degli entry level, mi ha fatto assaggiare il
Rosarubra Shaman, Montepulciano d’Abruzzo ottenuto da uve scrupolosamente
selezionate a mano, un vino complesso e di ottima struttura. Il Ruché L’Accento di
Montalbera ha portato le sue note floreali e speziate, mentre dalla Liguria l’Ostatìro
Passito di Costa Tirolo ha mostrato una dolcezza ricca di frutta matura e miele. Con
Ester ho degustato il Soave Classico de I Campi, fresco e agrumato, e con Chiara il
Malanotte 2020 di De Stefani, intenso di marasca e spezie scure.
Di Dal Maso, con Sara ho assaggiato il Tai Rosso Montemitorio e il Recioto di
Gambellara Riva dei Perari, prodotto solo nelle migliori annate: due espressioni
diverse ma complementari, il primo più fresco e fruttato, il secondo dolce e
avvolgente. Con Marco ho esplorato il Friularo del Dominio di Bagnoli nelle sue
diverse versioni – Metodo Classico, Fermo, Vendemmia Tardiva e Passito – che
alternano frutta rossa croccante, toni più maturi e accenti dolci.
Il Tantei Timorasso Riserva di Mandirola, si è presentato giallo paglierino, con un
profumo intenso, persistente e floreale, morbido ed elegante, con sentori di vaniglia.
Al palato è caldo e morbido, con richiami di mandorle e pere. Enrico mi ha anche
mostrato una lettera del vecchio proprietario che racconta la storia della vigna
Fornace: una vera chicca.
Da Capitoni, Antonella ha guidato l’assaggio tra il Troccolone 2024, fragrante e
diretto, l’Orcia Riserva 2022 più profondo e speziato, il Frasi 2022, il cui nome deriva
dalle frasi originali scritte su ogni etichetta, elegante e saporito e il Rustio 2024
fresco e scorrevole.
Quattro giorni intensi, ma ricchi di spunti e incontri. Un viaggio attraverso l’Italia, e
non solo fatto di storie, accenti e vini diversi. Un arrivederci al prossimo anno!
By Antonello











