giovedì 26 marzo 2026

Due Passi in Vigna: la prima edizione 2026 firmata Vinario4 e Mercato Centrale

Il 15 marzo 2026 il Mercato Centrale Roma ha ospitato una nuova edizione di Due Passi in Vigna, il format che negli ultimi anni è diventato uno degli appuntamenti più riconoscibili per chi vive il vino nella capitale. L’evento, organizzato in collaborazione con Vinario 4 di Marco, Matteo e Riccardo, ha trasformato gli spazi del mercato in un grande banco d’assaggio diffuso, con l’incontro diretto tra produttori e appassionati. La selezione curata da Vinario 4 ha confermato una forte attenzione alla qualità, alle interpretazioni personali dei territori e agli approcci sostenibili. Accanto ai vini, le botteghe del Mercato Centrale hanno proposto piatti dedicati, rendendo l’esperienza più completa e piacevole. Due Passi in Vigna funziona per la qualità alta e, allo stesso tempo, per l’atmosfera informale che lo caratterizza. Il successo dell’edizione del 15 marzo conferma che l’appuntamento è ormai un punto fermo nel calendario romano.

Di seguito le cantine che abbiamo incontrato. Davide Borselli mi ha raccontato Podere Borselli, Castel del Piano (GR), un progetto che ha recuperato impianti abbandonati intorno alla fattoria di famiglia, investendo nella ricerca di cloni autoctoni sia di antiche viti sia di olivi secolari. Abbiamo degustato Anfiteatro, Toscana Rosso IGT (85% Sangiovese, 15% Malvasia e Trebbiano): un vino di pronta beva, fresco, con note leggere di ciliegia e piccoli frutti rossi, ideale anche come aperitivo. Il nome deriva dalla conformazione dei terreni intorno all’azienda, disposti ad anfiteatro. A seguire Marracone, Montecucco Sangiovese DOCG, Sangiovese in purezza: più con sentori di prugna, viola e una speziatura lieve. Il nome richiama il luogo dove si trovano le viti, un piccolo cru da sempre vocato al Sangiovese; si narra che Marracone fosse un cavaliere, a cui è stata dedicata l’etichetta.

Siamo poi passati in Valtellina con Le Strie, cantina nata nel 2003 per volontà di Stefano, Paolo, Luciana e Marisa, nessuno originario della valle. Stefano mi ha fatto provare Sassifraga, IGT Alpi Retiche, Nebbiolo in purezza: vinificazione e affinamento in acciaio, fermentazione spontanea con lieviti autoctoni. Un vino fragrante, con note di lampone, rosa e una chiusura fresca. Poi il Valtellina Superiore 2011, il primo vino della cantina: fermentazione spontanea in acciaio, affinamento di circa due anni in grandi botti di rovere e successivo riposo in bottiglia per sei anni. Un Nebbiolo più maturo, con profumi di frutta sotto spirito, erbe secche e un tannino fine. Infine, lo Sforzato di Valtellina DOCG 2017, Nebbiolo o meglio Chiavennasca come si chiama in Valtellina: uve raccolte in cassette da circa cinque chili e sottoposte ad appassimento naturale per tre mesi. Vinificazione in acciaio con lieviti selezionati e affinamento in grandi botti di rovere per due anni, seguito da quattro anni di bottiglia. vino di grande struttura, ma con note di frutta matura, spezie dolci e una bella persistenza.

Nel Lazio, a Genazzano, ho conosciuto Vinicola Schiavella. Due le bollicine in assaggio: Mio·Nié, uno Charmat lungo (6–9 mesi) da Cesanese vinificato in bianco, fresco, immediato, con note di fiori bianchi e agrumi; e un Metodo Classico 2018, sempre da Cesanese, sboccatura 2026, ancora troppo vicina ma già con una bella impronta di crosta di pane e frutta fresca.

Infine, un ritorno in Toscana, a Montepulciano, con Montemercurio. Andrea mi ha illustrato Petaso, Rosso di Montepulciano 2021, fragrante e diretto, con note di ciliegia e una beva molto scorrevole; e Messaggero, Vino Nobile di Montepulciano 2018, nato dalla selezione delle migliori uve Sangiovese della cantina, coltivate in una delle zone più interessanti della denominazione. Un vino più profondo, con profumi di frutti rossi maturi, violetta e una speziatura fine.

Ringraziamo Marco, Matteo e Riccardo di Vinario 4 per l’invito e per l’energia che continuano a portare in questo format, in attesa del prossimo Due Passi in Vigna.

By Antonello








mercoledì 25 marzo 2026

Un sorso di Emilia: il Lambrusco che conquista senza rumore

C’è qualcosa di irresistibile nei vini che sanno raccontare la loro terra con immediatezza, senza artifici. Il Quercioli Lambrusco di Sorbara DOC Secco di Medici Ermete appartiene proprio a questa categoria: un sorso che profuma di Emilia, di tradizione e di quella leggerezza conviviale che solo un Lambrusco ben fatto riesce a evocare.

Nel calice si presenta con un colore rosato tenue, luminoso, quasi trasparente, tipico del Sorbara più autentico. La spuma è fine, vivace, una carezza effervescente che invita subito all’assaggio.

Al naso è un piccolo giardino primaverile: fragoline di bosco, melograno, un accenno di rosa canina, e quella nota agrumata fresca che pulisce e ravviva. È un bouquet essenziale ma elegante, diretto, senza sovrastrutture.

In bocca il Quercioli è secco, asciutto, con una freschezza che domina la scena. La bolla è sottile e piacevole, mai invadente. Il sorso è scattante, lineare, con un finale sapido che richiama immediatamente un altro bicchiere.

È un vino che non cerca di stupire con complessità inutili: punta tutto sulla bevibilità, sulla pulizia e su quella tipica verticalità del Sorbara che lo rende unico nel panorama dei Lambruschi.

Perfetto con: salumi emiliani (ovviamente), fritture leggere, pizza margherita, crudi di pesce dal gusto delicato, o semplicemente come aperitivo, quando vuoi qualcosa di fresco e immediato.

In definitiva, questo Lambrusco Sorbara si conferma un vino che unisce tradizione e modernità con una naturalezza disarmante. La sua freschezza verticale, il colore luminoso e la beva agile lo rendono un compagno ideale della cucina emiliana, ma anche un calice sorprendente per chi cerca un rosso leggero e vibrante fuori dagli schemi. Un sorso che racconta la Food Valley con sincerità e carattere, lasciando la voglia di tornare subito al bicchiere.

By Mario

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