martedì 2 giugno 2026

Bevagna celebra il vino: il racconto del Mevania Wine Festival

Lo scorso 2 maggio si è svolto il Mevania Wine Festival, ospitato nell’antica Mevania – la Bevagna romana, bellissimo borgo umbro. Organizzato dall’Associazione Culturale Share, nel suggestivo Chiostro di San Domenico, 56 cantine hanno animato una giornata di degustazioni libere, permettendo ai visitatori di scoprire la storia enologica del territorio e il dialogo con altre realtà umbre e italiane, nel segno della filosofia Slow Wine, che promuove un approccio etico e sostenibile alla produzione.

La quarta edizione del festival è stata dedicata, grazie alla collaborazione con l’Associazione Donne del Vino dell’Umbria, a Marisa Leo e Donatella Briosi, due figure simbolo del mondo del vino tragicamente scomparse. Non sono mancati momenti di approfondimento, con due masterclass organizzate insieme ai partner Slow Wine Coalition e Donne del Vino: la prima, Ciliegiolo: la rivincita di un vitigno, condotta da Loredana Sarpe, Sommelier e Assaggiatrice ONAV; la seconda, Slow Wine Coalition: comunicare il vino oltre il calice, guidata da Stefano Tonanni e Alessandro Marra.

Nel chiostro ho avuto modo di fare varie degustazioni, spesso di vini naturali. Di seguito il racconto di alcune di queste esperienze.

Ho iniziato il mio percorso di assaggi lasciandomi guidare più dall’istinto che da una scaletta. La prima sosta è stata da Cantina Cocco, dove Ilaria Cocco ha raccontato la sua storia con la stessa naturalezza con cui ha versato il vino. Il metodo ancestrale, alla prima uscita, L’attacca bottoni 2024 ha aperto la degustazione con una freschezza immediata, seguito da L’Avventata 2024, un Trebbiano Spoletino giallo paglierino, con note agrumate e tropicali: un vino fresco e sapido che promette una bella capacità evolutiva. Il viaggio si è chiuso con Camorata 2010, un rosso complesso che unisce Sangiovese, Merlot e Sagrantino.

Da lì sono passato a un progetto che sembra più un manifesto che una cantina: Viticoltori Anonimi. Francesca racconta il recupero di un vecchio vigneto come un atto di resistenza culturale, un modo per restituire identità a un paesaggio. Qui il vino nasce senza lieviti e senza solfiti aggiunti. Ho assaggiato Trespolo 2023, un Trebbiano Spoletino macerato quindici giorni; Decoccio 2022, affinato in terracotta; e Descoccio 2021, nato da un imprevisto trasformato in opportunità. Quest’ultimo è ottenuto da uve Sagrantino con piccole parti di Sangiovese, Merlot e Montepulciano, fermentate spontaneamente e lasciate macerare 38 giorni, poi affinate 12 mesi in giara di terracotta. Tre vini diversi, accomunati da un’identità forte e da un approccio che mette al centro natura e autenticità.

Il viaggio è proseguito con Alma Raminga, il progetto di Andrea Pesaresi, dove ogni etichetta sembra avere un carattere proprio. Arbolle (“rifermenta”), un rifermentato da Trebbiano Spoletino, è un’esplosione di agrumi ed erbe di campo; Compà (“compagno, amico”), Trebbiano in purezza, è dorato e quasi mediterraneo nei profumi; Armischiu (“miscuglio”), ottenuto dall’unione di due tipologie di vino – Sangiovese 75% e un rosso autoctono umbro 25% – unisce freschezza, spezie e una vena balsamica che lo rende sorprendentemente dinamico.

Da Sapentia Wine, Tania mi ha accolto con un Metodo Charmat Brut da Falanghina in purezza. Nel calice è luminoso, con riflessi verdognoli e un perlage fine e persistente. Al naso emergono fiori bianchi, agrumi e una delicata nota di lievito. Al sorso è fresco, sapido e ben strutturato. Ho proseguito con la Falanghina del Sannio DOC 2025, più tenue nel colore ma vivace nei riflessi. Il profilo olfattivo è pulito e ampio: fiori d’arancio, biancospino, mela verde e leggere sfumature esotiche. In bocca domina un’acidità equilibrata che slancia il sorso e chiude in modo pulito e armonico, confermandone la grande versatilità.

Ho chiuso con Alfaprivativo, un progetto giovane ma già molto consapevole di Alex Calisti e Simone Manci. Chiara mi ha offerto Château Freccô, un rosso leggero, trasparente, quasi un bianco travestito, perfetto nella sua immediatezza. Tascaioso, invece, è un vino più profondo, nato da vecchi cloni di Sangiovese e arricchito da una nota inaspettata di visciola, dovuta ai lieviti degli alberi che circondano il vigneto. Un dettaglio che racconta quanto il territorio possa entrare nel bicchiere in modi imprevedibili.

Un bel percorso tra vini molto interessanti e conversazioni piacevoli con i produttori.

Ricordo infine che l’Associazione Culturale Share organizza La Sagrantina, un progetto che declina al femminile l’eccellenza del Sagrantino, valorizzando un modo di vivere il territorio più lento, consapevole e vicino alla natura.

Il 4 luglio si terrà il prossimo appuntamento: Sagrantino Slowalk, una passeggiata enogastronomica al tramonto tra borghi, vigne, cantine, ulivi e frantoi. Il percorso, di circa 10 km, partirà da Piazza Silvestri a Bevagna e prevede soste nelle cantine con degustazioni guidate da accompagnatori, sommelier e Presìdi Slow Food. La serata si concluderà con musica e festa in piazza.

Grazie a La Sagrantina per l’invito e per l’accoglienza. È sempre un piacere tornare a Bevagna. Alla prossima.

 By Antonello










Amarone, tra tradizione e contemporaneità: il racconto delle Famiglie Storiche a Vinitaly 2026

Tredici aziende e tre annate per raccontare un Amarone più attuale, versatile e gastronomico.

Tra i momenti più attesi di Vinitaly 2026, si è svolta l’ormai tradizionale masterclass organizzata dall’Associazione Famiglie Storiche dell’Amarone, un appuntamento che anche quest’anno ha saputo riunire alcune delle voci più autorevoli della Valpolicella.

Fondata nel 2009, l’Associazione Famiglie Storiche ha riunito tredici aziende – Allegrini, Begali, Bertani, Brigaldara, Guerrieri Rizzardi, Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Torre D’Orti e Zenato – accomunate da una tradizione secolare e da un impegno condiviso verso qualità, autenticità e artigianalità.

La masterclass di quest’anno ha portato un titolo denso e ambizioso: “Amarone: il tempo, la sala, la scelta – Evoluzione stilistica e versatilità gastronomica dell’Amarone attraverso il confronto tra annate, tra equilibrio, precisione e dialogo con la tavola” , anticipando il taglio dell’incontro, orientato a superare i luoghi comuni e ad aprire nuove prospettive su uno dei vini simbolo del territorio.

A condurre la degustazione è stato Roberto Anesi, sommelier trentino e Miglior Sommelier d’Italia AIS 2017, che ha intrecciato racconto professionale ed esperienza personale. Anesi ha ricordato il suo rapporto con l’Amarone, nato tra le Dolomiti, dove questo vino ha sempre occupato un ruolo centrale nelle sue carte, e ha sottolineato la reputazione internazionale conquistata negli ultimi venticinque anni. Ha quindi introdotto il filo conduttore della giornata: tre annate, tredici vini, con l’obiettivo di andare oltre il cliché che lo vuole legato esclusivamente a piatti strutturati.


Le annate in degustazione sono state 2021, 2016 e 2012, che hanno rappresentato il punto di partenza del confronto lungo tutta la masterclass.

Con il 2021 si è aperto il percorso con un vino fresco e dinamico, capace di segnare quasi uno spartiacque stilistico: un Amarone che ha puntato su maggiore bevibilità e slancio, mettendo in evidenza una nuova interpretazione più agile e contemporanea.

Passando al 2016, il racconto ha riportato indietro nel tempo verso una vendemmia complessa, caratterizzata da un inverno freddo e secco e da difficoltà nella gestione della vigna. Considerata inizialmente un’annata difficile, ha poi saputo sorprendere, smentendo le previsioni e dando vita a vini di grande eleganza. Nel calice si sono ritrovati tratti di finezza, equilibrio e precisione. Sono emerse freschezza e mineralità, elementi che hanno mostrato come le valutazioni iniziali possano rivelarsi troppo semplici rispetto alla complessità reale di un’annata.

Nel passaggio al 2012 è emersa una maggiore integrazione del tannino, diventato più morbido, meno evidente e meglio fuso con la struttura del vino, accompagnato da una chiusura lunga e piacevole.


Nel corso della masterclass sono emersi elementi di discussione molto interessanti nel dialogo tra Anesi e i rappresentanti delle tredici Famiglie Storiche, che hanno raccontato le rispettive cantine e i loro vini, rispondendo a domande su temi diversi ma centrali: dagli abbinamenti al servizio, fino alla tecnica di lavorazione e all’appassimento. Di seguito, i principali spunti emersi dal confronto.


Abbinamenti

Innovazione

Nel parlare di abbinamenti è emersa la necessità di superare un limite culturale ancora diffuso: l’idea che l’Amarone sia un vino difficile da abbinare. Al contrario, proprio grazie ai suoi tannini eleganti e a una certa verticalità, si è dimostrato capace di dialogare con piatti anche insoliti, soprattutto nel confronto con cucine diverse.

Tra gli esempi più sorprendenti è stato citato l’abbinamento con l’anguilla alla griglia, pesce grasso e intenso, capace di trovare equilibrio con un grande rosso, purché accompagnato con attenzione, evitando il pomodoro e valorizzando elementi come la salicornia. Interessanti anche le aperture verso sgombro e tonno speziato, a dimostrazione di una versatilità che può sorprendere anche i palati più abituati.

Tradizione

Accanto a queste interpretazioni più contemporanee, l’Amarone mantiene un legame fortissimo con la cucina del territorio. I riferimenti sono quelli della tradizione veronese: il brasato all’Amarone, dove il vino è protagonista sia in cottura sia nel calice, il risotto all’Amarone e le preparazioni a base di selvaggina come la lepre.

Completano il quadro i formaggi locali, come il Monte Veronese stravecchio, insieme ad altri non locali, come pecorini stagionati e gorgonzola piccante.

Formaggi

Il rapporto tra Amarone e formaggi è stato indicato come particolarmente interessante, ribaltando l’idea che i rossi siano difficili in questo ambito. La chiave sta nell’annata: un Amarone giovane si presta ad abbinamenti diversi rispetto a uno più evoluto, che trova maggiore sintonia con formaggi stagionati.

Con il passare del tempo, infatti, il tannino si ammorbidisce e la struttura, unita alla lunghezza, permette di ampliare le possibilità di abbinamento, rendendo l’Amarone un compagno di tavola estremamente versatile anche in questo contesto.

Un percorso gastronomico in Amarone

È stato anche suggerito un percorso di menù interamente accompagnato dall’Amarone, dall’antipasto fino al secondo, con una possibile estensione ardita anche al cioccolato fondente.

In questa prospettiva è stato immaginato un vero e proprio percorso gastronomico: un menù che potrebbe partire da un antipasto a base di Monte Veronese, seguito da un crostino con lardo, miele e noci. Si prosegue poi con un primo, come il risotto all’Amarone o delle tagliatelle con la lepre, per arrivare ai secondi di carne, tra brasati e guancette, sempre accompagnati dal vino.

Sul finale, il capitolo dolce resta più delicato: tradizionalmente si lascerebbe spazio al Recioto, ma per chi vuole osare si può arrivare anche a un tortino al cioccolato fondente, con percentuali dal 70 all’80%.


Servizio

Decanter

Nel corso del confronto è stato affrontato anche il tema del decanter, sottolineando come non esista una regola assoluta e come questo strumento debba essere utilizzato con sensibilità. Il decanter ha una doppia funzione: favorisce l’ossigenazione del vino, aiutandolo ad aprirsi, e permette di separare eventuali sedimenti. Tuttavia, è emerso un orientamento condiviso: è più indicato per i vini giovani, mentre per Amarone con maggiore evoluzione si preferisce evitarlo. In questi casi, infatti, si consiglia piuttosto di aprire la bottiglia con anticipo e mantenerla verticale, così da gestire i sedimenti e preservare al meglio la complessità del vino.

Calice

Grande attenzione è stata dedicata anche al calice, elemento fondamentale nel servizio dell’Amarone. Non esiste un modello unico, ma si prediligono bicchieri ampi, con fondo largo, capaci di mitigare la componente alcolica ed esaltare la finezza aromatica. Un calice adeguato permette al vino di ossigenarsi naturalmente, accompagnandone l’evoluzione direttamente nel bicchiere, spesso rendendo superfluo l’uso del decanter. Resta inoltre centrale il tema della temperatura di servizio: anche il miglior calice non può valorizzare il vino se non viene rispettato questo equilibrio.


Lavorazione e appassimento

Lavorazione

Nel corso della discussione è emerso con forza il tema della lavorazione, dove l’artigianalità nella produzione dell’Amarone ha un ruolo fondamentale, tanto da essere definito come uno dei vini italiani con il più alto livello di intervento umano. È stato sottolineato come il processo produttivo sia lungo e complesso, a partire da una vendemmia che prevede più momenti di selezione: prima in vigneto, poi nuovamente dopo la raccolta. Le uve vengono quindi poste nei fruttai, dove riposano ancora sulle arele, seguendo un percorso tradizionale profondamente legato al territorio. Questo lavoro manuale e attento rafforza la riconoscibilità del vino, rendendolo espressione autentica del luogo da cui nasce e di un savoir-faire che si tramanda nel tempo.

Appassimento

Entrando nel dettaglio della tecnica, si è spiegato come l’appassimento sia determinante nella costruzione dell’Amarone, soprattutto in relazione a tannini e polifenoli. I tannini, presenti in raspi, bucce e vinaccioli, aumentano progressivamente fino alla maturazione, evitando però la surmaturazione per garantire integrità alle uve durante il periodo in fruttaio; al contrario, quelli dei vinaccioli tendono a diminuire con la maturazione. Considerando che circa l’85% dell’Amarone è composto da Corvina, Corvinone e Rondinella, varietà naturalmente povere di polifenoli (tra 1300 e 1500 mg/l rispetto a valori fino a 3200 mg/l di altre uve), l’appassimento assume un ruolo chiave: concentra questi composti senza renderli eccessivi, dando vita a un tannino strutturato ma mai aggressivo. Lo stesso vale per gli antociani, che nelle uve della Valpolicella si attestano su livelli più contenuti (circa 260–314 mg/l rispetto a valori superiori ai 500 mg/l di altre varietà), confermando come questa tecnica sia essenziale per definire equilibrio e identità del vino. Resta però fondamentale considerare le differenze tra aziende e terroir: ogni produttore interpreta questo processo in modo unico, rendendo impossibile una generalizzazione assoluta.


In conclusione

La degustazione ha raccolto tredici vini che hanno attraversato annate, territori e storie familiari diverse, mettendo in luce la ricchezza e la varietà dell’Amarone. È emersa chiaramente la sua versatilità, non più legata soltanto a occasioni o abbinamenti tradizionali, ma capace di adattarsi a contesti molteplici, coniugando tradizione e modernità.

Il momento finale ha lasciato una parola chiave condivisa: consapevolezza. Consapevolezza del ruolo delle Famiglie Storiche, della qualità degli Amarone e della loro attualità. Un vino che si è confermato identitario, attuale e profondamente vocato alla tavola, capace di mantenere nel tempo la propria centralità.


Ringraziamenti

Un ringraziamento sentito anche ai colleghi sommelier AIS per l’ottimo servizio che ha permesso di degustare i vini a temperatura ottimale.

Un grazie all’Associazione Famiglie Storiche dell’Amarone per la splendida masterclass, aspettando con curiosità il tema e le annate del prossimo anno.

By Antonello


I vini degustati

  • Tommasi – Amarone della Valpolicella DOCG Classico (2021)
  • Torre D'Orti – Amarone della Valpolicella DOCG (2021)
  • Guerrieri Rizzardi – Calcarole, Amarone della Valpolicella DOCG Classico Riserva (2021)
  • Bertani – Amarone della Valpolicella DOCG Classico (2016)
  • Brigaldara – Amarone della Valpolicella DOCG Riserva (2016)
  • Allegrini – Amarone della Valpolicella DOCG Classico (2016)
  • Zenato – Amarone della Valpolicella DOCG Classico (2016)
  • Tenuta Sant’Antonio – Campo dei Gigli, Amarone della Valpolicella DOCG (2016)
  • Speri – Sant’Urbano, Amarone della Valpolicella DOCG Classico (2012)
  • Musella – Amarone della Valpolicella DOCG Riserva (2012)
  • Masi Agricola SPA – Costasera, Amarone della Valpolicella DOCG Classico (2012)
  • Begali – Monte Ca Bianca, Amarone della Valpolicella DOCG Classico (2012)
  • Tedeschi – Capitel Monte Olmi, Amarone della Valpolicella DOCG Classico Riserva (2012)







Bevagna celebra il vino: il racconto del Mevania Wine Festival

Lo scorso 2 maggio si è svolto il Mevania Wine Festival , ospitato nell’antica Mevania – la Bevagna romana, bellissimo borgo umbro. Organiz...