giovedì 14 maggio 2026

R Extra Brut Cantina Rotaliana Trentodoc “La montagna che diventa bollicina”

Ci sono vini che parlano piano, e altri che invece sussurrano con eleganza. Questo R Extra Brut Trentodoc appartiene alla seconda categoria: non alza mai la voce e conquista con una precisione quasi alpina, come l’aria sottile che scende dai pendii del Trentino.

È un vino che già visivamente promette freschezza, verticalità, autenticità. Il colore è un giallo paglierino luminoso, attraversato da un perlage fine e continuo, segno di una rifermentazione in bottiglia ben condotta e di un affinamento che ha fatto il suo dovere.

Al naso si apre con note di: mela verde croccante, agrumi freschi, soprattutto lime e cedro, fiori bianchi, un accenno di crosta di pane e mandorla, tipico del Metodo Classico. È un profilo aromatico pulito, nitido, senza fronzoli: la montagna si sente.

L’attacco al palato è teso, vibrante, con una freschezza che allunga immediatamente il sorso. La bollicina è cremosa ma incisiva, perfettamente integrata. La struttura è snella, elegante, con un finale sapido e minerale che invita al secondo bicchiere. La dicitura Extra Brut è rispettata in pieno: zero dolcezze superflue, solo precisione e carattere.

Perfetto con: crudi di pesce e tartare, fritture leggere, formaggi freschi, piatti vegetariani a base di verdure croccanti. Ma dà il meglio di sé anche come calice da aperitivo, soprattutto nelle giornate luminose.

Il R Extra Brut Trentodoc è una bollicina che racconta il Trentino con sincerità: fresca, verticale, essenziale, ma capace di emozionare con la sua finezza. Un Metodo Classico che non cerca di stupire con effetti speciali, ma conquista con la sua pulizia, precisione e anima montana.

By Mario

Voto LVDF: 8.5

Costo: 22 euro

mercoledì 13 maggio 2026

La Calabria in Tavola: piatti, vini e olio raccontati da I Belcastro

Ci sono serate che non nascono per caso, ma perché un luogo ha una storia da raccontare. La cena dedicata alla Calabria a tavola, guidata da Roberta Marchese Ragona, Wine Ambassador, è stata una di queste: un incontro pensato per riportare al centro una terra che, nei sapori come nelle persone, ha sempre qualcosa da dire. E questa volta, a parlare, non sono stati solo i piatti, ma anche i vini e l’olio, veri ambasciatori di una Calabria schietta, luminosa, profondamente identitaria.

Siamo da I Belcastro, un locale che non si limita a servire piatti: custodisce e valorizza la cultura calabrese, perché calabresi sono i proprietari, calabrese è la memoria che li accompagna, calabrese è l’energia che si respira entrando. Una storia che parte da lontano, da Mario Belcastro, “il più piccolo di quattro fratelli”, cresciuto tra imprenditorialità istintiva e quella ricetta che non lo ha mai abbandonato: pizza e passione. Dopo anni all’estero — Londra, Madrid, Santo Domingo, Miami — Mario torna in Italia con un’idea precisa: portare dentro il suo lavoro le culture, gli odori e i sapori che ha incontrato. Nasce così prima El Munta, poi, nel 2018, I Belcastro, insieme al cognato Dottor Giovanni Mazzei noto dentista romano. Un luogo dove tradizione e raffinatezza si incontrano, e dove la pizza diventa un ponte tra radici e visione.

In questo contesto, la cena dedicata alla Calabria non poteva che trovare la sua casa naturale. Roberta ha guidato gli ospiti attraverso un percorso fatto di ingredienti, storie e ricordi, costruendo un racconto che univa cucina, territorio e memoria. Accanto ai piatti, i vini di Russo & Lungo hanno portato nel bicchiere la stessa schiettezza della loro terra: vini diretti, puliti, capaci di accompagnare ogni portata con un carattere preciso. E poi l’olio dell’Azienda Agricola Fratelli Renzo, un extravergine che parla di ulivi, lavoro e famiglia: un olio che non fa da contorno, ma dà voce narrante, capace di aprire la serata con profumi verdi e chiuderla con quella sensazione di autenticità che solo un grande olio sa lasciare.

La prima portata — pipi e patate, melanzane ripiene, un fagottino con ’nduja e macinato, e una frittatina di cipolla di Tropea e caciocavallo silano — ha trovato nel rosato Alma Risa 2025, Gaglioppo in purezza, un compagno fresco e luminoso, capace di sostenere la sapidità e la morbidezza del piatto. La seconda, una serie di polpettine morbide e profumate, è stata accompagnata dal bianco Malvasia e Sauvignon 2025, un sorso agile, pulito, perfetto per riportare equilibrio. Poi è arrivato il momento delle pizze, servite con Serra Barbara — Gaglioppo e Sangiovese — e con Barak, uva Magliocco lavorata con la tecnica dell’appassimento: due vini diversi, uno più verticale, l’altro più avvolgente, entrambi capaci di raccontare un’altra sfumatura della Calabria nel bicchiere.

Tra una portata e l’altra, un collegamento con Miami con Mario Belcastro, e poi l’assaggio guidato da Cesare di due oli dell’Azienda Agricola Fratelli Renzo: il Dolce di Rossano, presidio Slow Food, e un blend di Coratina, Nocellara e Dolce di Rossano. L’assaggio è stato fatto con la tecnica dello strippaggio, quella piccola aspirazione d’aria che permette all’olio di aprirsi e portare gli aromi verso il naso. Note verdi, mandorla, pomodoro, un piccante elegante: l’olio, quando è buono, parla da solo.

Un finale che ha rimesso al centro ciò che aveva aperto la serata: la Calabria raccontata attraverso i suoi sapori, dal primo assaggio all’ultimo filo d’olio. Una serata che non si è limitata a celebrare una cucina, ma ha dato voce a una terra intera — nei piatti, nei calici, nell’olio — con la naturalezza di chi quella terra la porta dentro ogni giorno.

By Antonello














R Extra Brut Cantina Rotaliana Trentodoc “La montagna che diventa bollicina”

Ci sono vini che parlano piano, e altri che invece sussurrano con eleganza. Questo R Extra Brut Trentodoc appartiene alla seconda categoria...