lunedì 6 luglio 2026

Elém Rosé – L’Alta Langa che seduce con finezza e personalità

Ci sono bollicine che non hanno bisogno di presentazioni: basta il colore, quel rosa tenue che vibra nel bicchiere, per capire che stai per bere qualcosa di speciale. L’Elém Special Edition Rosé – Alta Langa Metodo Classico è proprio così: elegante, luminoso, con un perlage fine che racconta cura, precisione e una mano di cantina che sa esattamente cosa vuole ottenere.

È la bollicina perfetta per chi ama i rosé non banali, quelli che uniscono freschezza e struttura, delicatezza e carattere. Un vino che si beve con piacere, ma che merita anche di essere raccontato.

Al naso si apre con un bouquet elegante e ben definito: piccoli frutti rossi (lampone, ribes), scorza di agrumi, fiori rosa delicati, una sottile nota di crosta di pane, tipica del Metodo Classico. È un profumo pulito, raffinato, che promette un sorso altrettanto preciso.

In bocca l’Elém Rosé è sorprendentemente completo: fresco, con acidità viva ma mai aggressiva, cremoso, grazie al perlage fine e persistente, fruttato, con richiami a fragolina e pompelmo rosa, sapido, con una chiusura elegante e asciutta. Un rosé che non si limita a essere piacevole: ha struttura, profondità e una personalità che lo distingue.

Perfetto per: crudi di pesce e tartare, carpacci di salmone, sushi e cucina fusion, formaggi freschi, aperitivi eleganti, piatti vegetariani profumati. È una bollicina che accompagna bene tutta la cena, non solo l’inizio.

La bottiglia comunica modernità e cura estetica: linee pulite, colori delicati, un design che richiama eleganza senza eccessi. Un rosé che si presenta bene e che mantiene le promesse nel bicchiere.

L’Elém Special Edition Rosé – Alta Langa Metodo Classico è una bollicina fine, equilibrata e sorprendentemente versatile. Perfetta per chi cerca un rosé elegante, fresco e con una personalità chiara. Un sorso di Alta Langa che conquista con discrezione e classe.

By Mario

Voto LVDF: 7.5

Costo: 30 euro

sabato 4 luglio 2026

Degustare la luce: il percorso di Chiara Giovoni a Vini d’Abbazia

Nell’ambito dell’evento Vini d’Abbazia, come descritto nel precedente articolo, ci sono state diverse masterclass. Ho partecipato a quella della domenica Tra Bianchi e Perlage: alla scoperta della luce, condotta da Chiara Giovoni, wine expert e Ambasciatrice italiana dello Champagne. Chiara ha guidato i partecipanti in un percorso tra grandi bianchi, vitigni rari e bollicine d’autore. Una selezione che ha attraversato territori identitari: dalle cantine laziali alle produzioni internazionali di Abbaye de Fontfroide e Zlati Grič, passando per Abbazia di Propezzano, il Convento Santissima Annunciata, Feudi di San Gregorio, e Livio Felluga. Un viaggio che ha permesso ad esperti e appassionati di scoprire sfumature, caratteri e particolarità di etichette provenienti da luoghi profondamente legati alla loro storia.

L’incontro si è aperto con l’invito di Chiara a vivere la degustazione con uno sguardo diverso: quello della luce. La luce dei paesaggi, delle vigne, dei monasteri, dei luoghi che custodiscono il vino e lo modellano. Nel refettorio dell’abbazia, immaginando i monaci seduti alle lunghe tavole di legno, il percorso ha preso forma come un cammino sensoriale attraverso otto calici.

Il primo è stato il pas dosé sloveno Zlate Glic Carthusiana Vintage Brut Nature, fresco e diretto, con note di mela gialla, pera Williams, limone maturo e una chiusura sapida. Un modo semplice per entrare nel tema della luce: quella chiara e nitida dei paesaggi di Konice, dove il vino nasce e dove le bottiglie affinano nella Certosa di Ottokar.

Il secondo vino ha riportato la degustazione nel Lazio, con il Pas Dosé Korì 2019 di Cincinnato, a base di Bellone, un metodo classico che unisce freschezza, tensione e una lieve nota ammandorlata sul finale. I suoli vulcanico‑argillosi, le colline ventilate e la vicinanza al mare donano al Bellone una luce diversa: una luce marina autunnale, calda ma non intensa, più ampia e avvolgente rispetto al primo calice.

Il terzo vino ha cambiato completamente scenario, portando la degustazione su Ponza con la Biancolella Faro della Guardia 2024 di Casale del Giglio. Un bianco d’isola, segnato da suoli vulcanici e stratificazioni calcaree marine, che nel bicchiere mostra una nota sulfurea, pesca bianca, agrumi maturi e una sapidità decisa. La luce evocata è una luce marina irruenta, quella degli spruzzi che si infrangono sulle scogliere alte del Tirreno: luminosa, vibrante, non confortante.

Il quarto vino ha riportato il percorso dentro un’abbazia, con il Trebbiano d’AbruzzoTab” 2022 dell’Abbazia di Propezzano, proveniente dalle colline teramane. Un bianco che unisce la protezione del Gran Sasso e l’influsso dell’Adriatico, con suoli argillosi e sassosi che donano al calice una luce più calda. Nel bicchiere emergono erbe mediterranee come elicriso e ginestra, un agrume teso e una sapidità decisa, quasi marina. La luce evocata è quella delle colline adriatiche: ampia, salmastra, regolare, capace di “pulire” il palato con precisione.

Poi la Lombardia, con il bianco Curtefranca 2023 del Convento Santissima Annunciata – Bellavista, un vino che racconta il Monte Orfano e la sua doppia anima di sabbia e argilla. Nel calice, una luce più ampia: acidità precisa, aromi che si espandono, vaniglia delicata, bergamotto, susina gialla, erbe mediterranee.

Dalla luce del Nord della Lombardia a quella del Mediterraneo, con Ocellus Corbieres 2023 dell’abbazia cistercense di Fontfroide, in Francia, Languedoc‑Roussillon: un vino caldo, materico, profumato di garrigue, mirto, agrumi e pesca tabacchiera. Una luce intensa, quasi selvatica, che richiama la terra e il vento del Sud.

Il viaggio è proseguito in Friuli con Illivio 2023 di Livio Felluga, un blend di Pinot Bianco, Chardonnay e Picolit vinificato secco. Setoso, cremoso, energico: una luce che sembra salire dal suolo di marne e arenarie, ricca di fiori, agrumi maturi, mandorla, noce, albicocca.

Infine l’Irpinia, con il Greco di Tufo Goleto 2019 di Feudi di San Gregorio – Tenute Capaldo. Un vino profondo, minerale, segnato da zolfo, pietra bagnata, vibrazioni luminose che raccontano vigne degli anni ’60 e ’70 e paesaggi selvaggi, spesso dimenticati ma ricchi di carattere.

Calice dopo calice, Chiara ha guidato il pubblico in un percorso che ha unito tecnica e immaginazione, lasciando spazio alle sensazioni e alla luce che ogni vino porta con sé. La masterclass si è chiusa con un ringraziamento sincero e con la sensazione di aver attraversato territori e storie attraverso la loro luminosità, in un racconto che ha unito luoghi, persone e vini d’eccellenza.

Un grazie sincero va a Chiara Giovoni per la sensibilità e la cura con cui ha guidato questo viaggio nella luce, e a tutte le cantine presenti per aver condiviso storie, territori e calici.

E un grazie sincero anche a Vini d’Abbazia e a SM Studio, con Stefania e Yuki, per l’organizzazione, per il loro supporto e la loro professionalità.

By Antonello








Elém Rosé – L’Alta Langa che seduce con finezza e personalità

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