Ci sono serate che non nascono per caso, ma perché un luogo ha una storia da raccontare. La cena dedicata alla Calabria a tavola, guidata da Roberta Marchese Ragona, Wine Ambassador, è stata una di queste: un incontro pensato per riportare al centro una terra che, nei sapori come nelle persone, ha sempre qualcosa da dire. E questa volta, a parlare, non sono stati solo i piatti, ma anche i vini e l’olio, veri ambasciatori di una Calabria schietta, luminosa, profondamente identitaria.
Siamo da I Belcastro, un locale che non si limita a
servire piatti: custodisce e valorizza la cultura calabrese, perché calabresi
sono i proprietari, calabrese è la memoria che li accompagna, calabrese è
l’energia che si respira entrando. Una storia che parte da lontano, da Mario Belcastro, “il più piccolo di quattro
fratelli”, cresciuto tra imprenditorialità istintiva e quella ricetta che non
lo ha mai abbandonato: pizza e passione. Dopo anni all’estero — Londra,
Madrid, Santo Domingo, Miami — Mario torna in Italia con un’idea precisa:
portare dentro il suo lavoro le culture, gli odori e i sapori che ha
incontrato. Nasce così prima El Munta, poi, nel 2018, I Belcastro,
insieme al cognato Giovanni. Un luogo dove
tradizione e raffinatezza si incontrano, e dove la pizza diventa un ponte tra
radici e visione.
In questo contesto, la cena dedicata alla Calabria non
poteva che trovare la sua casa naturale. Roberta ha guidato gli ospiti
attraverso un percorso fatto di ingredienti, storie e ricordi, costruendo un
racconto che univa cucina, territorio e memoria. Accanto ai piatti, i vini
di Russo & Lungo hanno portato nel bicchiere la stessa schiettezza
della loro terra: vini diretti, puliti, capaci di accompagnare ogni portata con
un carattere preciso. E poi l’olio dell’Azienda Agricola Fratelli Renzo,
un extravergine che parla di ulivi, lavoro e famiglia: un olio che non fa da
contorno, ma dà voce narrante, capace di aprire la serata con profumi verdi e
chiuderla con quella sensazione di autenticità che solo un grande olio sa
lasciare.
La prima portata — pipi e patate, melanzane ripiene,
un fagottino con ’nduja e macinato, e una frittatina di cipolla di Tropea e
caciocavallo silano — ha trovato nel rosato Alma Risa 2025, Gaglioppo in
purezza, un compagno fresco e luminoso, capace di sostenere la sapidità e la
morbidezza del piatto. La seconda, una serie di polpettine morbide e profumate,
è stata accompagnata dal bianco Malvasia e Sauvignon 2025, un sorso
agile, pulito, perfetto per riportare equilibrio. Poi è arrivato il momento
delle pizze, servite con Serra Barbara — Gaglioppo e Sangiovese — e con Barak,
uva Magliocco lavorata con la tecnica dell’appassimento: due vini diversi, uno
più verticale, l’altro più avvolgente, entrambi capaci di raccontare un’altra
sfumatura della Calabria nel bicchiere.
Tra una portata e l’altra, un collegamento con Miami con Mario Belcastro, e poi l’assaggio guidato da
Cesare di due oli dell’Azienda Agricola Fratelli Renzo: il Dolce di Rossano,
presidio Slow Food, e un blend di Coratina, Nocellara e Dolce di Rossano.
L’assaggio è stato fatto con la tecnica dello strippaggio, quella
piccola aspirazione d’aria che permette all’olio di aprirsi e portare gli aromi
verso il naso. Note verdi, mandorla, pomodoro, un piccante elegante: l’olio,
quando è buono, parla da solo.
Un finale che ha rimesso al centro ciò che aveva aperto la
serata: la Calabria raccontata attraverso i suoi sapori, dal primo
assaggio all’ultimo filo d’olio. Una serata che non si è limitata a celebrare
una cucina, ma ha dato voce a una terra intera — nei piatti, nei calici,
nell’olio — con la naturalezza di chi quella terra la porta dentro ogni giorno.













