venerdì 25 settembre 2026

Gessi diVini 2026: vitigni rari, degustazioni e la scoperta di MyVinapp

Il vino ha animato per due giorni i vicoli del centro storico di Gessopalena. Il 28 e 29 agosto 2026 il borgo ha ospitato l'ottava edizione di Gessi diVini, manifestazione dedicata ai vini rari, alla biodiversità e alle eccellenze enogastronomiche abruzzesi.

Protagonisti dell'edizione 2026 il Nero Antico di Pretalucente e la Vedovella Nera, due varietà simbolo del patrimonio vitivinicolo locale.

Alla presenza di Angelo Radica, sindaco di Tollo e presidente dell'Associazione Nazionale Città del Vino, Gessopalena ha celebrato il proprio ingresso nelle Città del Vino. Con questa adesione il borgo è diventato il 35° comune abruzzese e il 522° in Italia a farne parte.

Un traguardo che si inserisce nel percorso di valorizzazione del territorio portato avanti dal borgo attraverso la rete Cervim e le iniziative dedicate all'area di Pretalucente.

Tra gli appuntamenti in programma ho partecipato alla masterclass dedicata ai rosati d'Abruzzo, condotta da Fabio Pietrangeli, docente AIS Abruzzo. La degustazione ha evidenziato stili e personalità differenti, mettendo in luce la varietà e la ricchezza espressiva dei rosati abruzzesi.

MyVinapp

Tra i partner innovativi della manifestazione figurava anche MyVinapp, l'app ideata da Claudia Spagnolo, che ho avuto modo di provare proprio durante l'evento e che continuo a utilizzare ancora oggi. Confesso che inizialmente l'ho scaricata per curiosità, pensando al classico strumento dedicato agli appassionati di vino. Dopo averla provata nel corso della degustazione, però, ho continuato a usarla anche nei giorni successivi, trovandola semplice e immediata per annotare impressioni, preferenze e vini degustati.

La filosofia di MyVinapp è piuttosto diversa da quella di molte altre applicazioni dedicate al mondo del vino. MyVinapp aiuta ogni appassionato a costruire nel tempo una memoria personale delle proprie esperienze di degustazione, anche attraverso l'assegnazione di punteggi che restano esclusivamente privati, raccogliendo vini assaggiati, sensazioni, occasioni e ricordi legati a ogni calice.

L'app non attribuisce valutazioni ufficiali ai vini, non suggerisce cosa bere e non propone classifiche.

Come racconta Claudia, MyVinapp nasce dall'esperienza di una wine lover che, dopo degustazioni, visite in cantina ed eventi, si è resa conto di quanto fosse facile dimenticare vini apprezzati e affidarsi sempre al giudizio degli altri. Da qui l'idea di creare uno strumento capace di valorizzare il gusto personale, senza condizionamenti e senza indicare cosa sia giusto o sbagliato apprezzare.

In pratica, l'app funziona come un vero e proprio diario digitale del vino. Tra le funzioni più interessanti figurano la possibilità di creare una cantina virtuale e una wishlist dei vini preferiti e del cuore, per poterli ritrovare presso la propria enoteca di fiducia, l'organizzazione di taccuini personali, la ricerca di eventi e degustazioni filtrabili per regione e data, e una guida integrata consultabile senza uscire dall'applicazione.

L'aspetto che ho apprezzato maggiormente durante la masterclass è proprio questo approccio: invece di suggerire cosa pensare di un vino, MyVinapp invita a registrare le proprie sensazioni e a costruire, degustazione dopo degustazione, un archivio personale del gusto. Un alleato discreto che può rivelarsi particolarmente utile per chi frequenta eventi, degustazioni e cantine e desidera conservare traccia delle esperienze vissute nel tempo.

Degustazioni

Tra gli stand che ho visitato c'era anche quello di Cantine Mucci, realtà che affonda le proprie radici nel 1895.Oggi la cantina è giunta alla quinta generazione e può contare su circa 20 ettari di proprietà, di cui 16 vitati, sulle colline di Torino di Sangro. La produzione si basa prevalentemente su uve aziendali e spazia dal Montepulciano d'Abruzzo al Pecorino, passando per Cabernet Sauvignon, Merlot, Sangiovese, Trebbiano d'Abruzzo e Falanghina.

A guidare la degustazione è stata Martina, che ha illustrato alcune delle etichette simbolo dell'azienda e la filosofia produttiva che le accompagna.

Il percorso è iniziato con il Pecorino della linea Valentino, vinificato in purezza e caratterizzato da un profilo minerale accompagnato da una piacevole freschezza.

Si è poi passati alla Falanghina Terre di Chieti della linea Cantico, ottenuta per il 50% da una vinificazione in acciaio protetta da gas inerti e per il restante 50% da un affinamento in barrique. Al termine del bâtonnage le due masse vengono riunite prima dell'imbottigliamento, dando vita a un vino che unisce freschezza e complessità.

Grande attenzione è stata riservata anche al rosato della cantina, ottenuto da una breve macerazione sulle bucce di poche ore e successivamente vinificato in acciaio. Nel bicchiere mostra buona struttura e una personalità ben definita.

La degustazione è quindi proseguita con il Montepulciano d'Abruzzo Santo Stefano, prodotto in purezza da vigneti con una resa di circa 90 quintali per ettaro, ben al di sotto dei limiti previsti dal disciplinare. Una scelta orientata alla qualità e alla valorizzazione delle caratteristiche più espressive dell'uva. L'annata proposta in assaggio era la 2018, affinata per sei mesi in barrique dopo la fermentazione malolattica e successivamente lasciata maturare in bottiglia.

A seguire è stato presentato Kubbadì, termine dialettale che significa "Che mi vuoi dire?". Si tratta di un blend prodotto esclusivamente nelle annate ritenute all'altezza degli standard qualitativi della cantina. L'annata in degustazione era la 2020, caratterizzata da una predominanza di Montepulciano, accompagnato da Cabernet Sauvignon, Merlot e Sangiovese in proporzioni che variano in base all'andamento della vendemmia. L'etichetta raffigura un violino, simbolo dell'armonia ricercata tra le diverse varietà.

Il vino completa il proprio percorso con un affinamento in barrique americana, che ne arricchisce il profilo aromatico.

L'incontro si è svolto in un clima informale e conviviale, fatto di racconti, curiosità e confronti diretti con i visitatori, offrendo l'opportunità di conoscere più da vicino una realtà che continua a valorizzare il patrimonio vitivinicolo abruzzese attraverso una produzione attenta sia alla tradizione sia alla ricerca della qualità.

Dopo la degustazione con Cantine Mucci ho proseguito il percorso tra gli stand fermandomi presso quello della Famiglia Di Tommaso, dove Mariano Melchiorre mi ha accompagnato alla scoperta di alcune etichette della linea Castannove.

Tra le etichette presentate da Mariano Melchiorre, mi ha colpito il Montepulciano d'Abruzzo Dop Riserva Thamathà 2021, appartenente alla linea Vino È....

Un vino affinato in legno che unisce la ricchezza del frutto a sfumature speziate e tostate. Nel bicchiere si è rivelato strutturato ed equilibrato, con tannini morbidi e una lunga persistenza.

Nel corso dell'incontro è emerso il lavoro svolto dall'azienda nel valorizzare vitigni e territori differenti attraverso linee che spaziano dall'Abruzzo al Sud Italia. La linea Vino È..., tra le più rappresentative della produzione aziendale, racconta il territorio attraverso vini che ne esprimono identità e carattere.

Grazie all'organizzazione per la splendida iniziativa e per l'impegno nella valorizzazione del patrimonio enogastronomico abruzzese.

Antonello











mercoledì 23 settembre 2026

I “Sentieri” nei colli Tortonesi

Lo scorso agosto, nel pieno della vendemmia, ho avuto la fortunata occasione di visitare i Vigneti Massa, a Monleale, nel cuore dei colli Tortonesi.

Tra i tanti vini assaggiati, Sentieri ha lasciato un ricordo speciale. 

Racconta, senza fronzoli, la culla dei vini dei vigneti Massa. Nella sua semplicità e schiettezza è un vino che emoziona, in cui si percepisce il lavoro, la personalità, la bellezza dei colli Tortonesi, del vitigno autoctono barbera e del lavoro di Walter e dei suoi due nipoti Filippo ed Edoardo, unici e puri come lo zio.

Ma andiamo per ordine: è stato il primo rosso degustato dopo la carrellata delle meravigliose espressioni di Timorasso proposte dalla cantina che, quando raccontate dallo stesso Walter attraverso le sue parole vive, ti trasportano nel suo viaggio visionario e coraggioso.

Pur essendo un apripista del più pregiato rosso, il Monleale, Sentieri lascia il segno. 

Come in tutti i suoi vini, si percepisce il rispetto, la filosofia del minor intervento possibile sia in vigna che in produzione, un inno alla natura e a quel meraviglioso connubio che il vigneron ha creato con essa, addomesticandola senza travolgerla, onorandola e decantandola nelle sue migliori declinazioni. 

Quando si beve un vino così, le sue note di bacche rosse, ciliegia, la delicata speziatura, la freschezza e scorrevolezza, si traducono in poesia che coccola e accompagna pasti a base di salumi, carni bianche e rosse, formaggi appagando corpo e anima.

C’è un amore per la bellezza che si respira nei vini e nei luoghi di Walter Massa, non ricollegabile per certo all’estetica instagrammabile da cui siamo assuefatti, e un pò addormentati, ma a quella pienezza e armonia che ispirano un’opera d’arte: e cos’altro è il vino?

Non bisogna essere sommelier, filosofi o intellettuali per comprendere ciò. Basta abbandonarsi al piacere e farsi sorprendere. 

Una domanda sorge spontanea (più o meno): se Monleale sta a Derthona e Sentieri sta a Piccolo Derthona, perché non chiamarlo Piccolo Monleale?

Patrizia

Voto LDVF: 9.5

Prezzo: 16 euro



Gessi diVini 2026: vitigni rari, degustazioni e la scoperta di MyVinapp

Il vino ha animato per due giorni i vicoli del centro storico di Gessopalena . Il 28 e 29 agosto 2026 il borgo ha ospitato l'ottava ediz...