venerdì 30 ottobre 2026

Napoli Food Hub: incontri, visioni e storie di artigiani tra tradizione ed evoluzione

Quando il cibo diventa racconto, le persone si incontrano e le tradizioni trovano nuove possibilità per guardare al futuro.

Ci sono luoghi in cui il cibo smette di essere soltanto un prodotto e diventa un racconto. Un racconto fatto di persone, territori, tradizioni e nuove possibilità.

La mia esperienza al primo Napoli Food Hub è stata soprattutto questo: un’occasione per incontrare realtà diverse, ascoltare storie e scoprire il valore di chi, attraverso il proprio lavoro, contribuisce a custodire e rinnovare il patrimonio enogastronomico italiano.

A fare da cornice all’evento, Villa Guerra, una location di grande fascino che ospita il José Restaurant, insignito di una stella Michelin. In questo luogo suggestivo sono confluiti artigiani e produttori provenienti da tutta Italia, portando con sé prodotti, esperienze e identità differenti, accomunati dalla passione per il proprio lavoro.

Dietro la nascita di Napoli Food Hub c’è l’incontro di due mondi professionali che hanno scelto di unire le forze. Da una parte Luca Esposito, Marcello D’Auria e Luigi Di Colandrea, di Sapori di un Tempio; dall’altra Carmine De Cristofaro e Franco Guidone, attivi nel mondo della rappresentanza. Dall’incontro delle loro esperienze è nata l’idea di creare uno spazio di relazione e confronto, capace di mettere in connessione persone, aziende e visioni.

Evento, incontri, visioni. Storie di artigiani tra tradizione ed evoluzione.

È questa la sintesi che mi porto a casa.

C’è chi della propria passione ha fatto il lavoro di una vita. Lo capisci dai gesti, dalle parole e, qualche volta, semplicemente da uno sguardo.

Luca Esposito mi accoglie con uno sguardo pieno d’orgoglio per ciò che ha contribuito a realizzare e con una gentilezza sincera, che si percepisce subito. Nei suoi occhi leggo la passione di chi crede profondamente in ciò che fa e il piacere autentico di condividere con gli altri qualcosa in cui ha investito idee, energie e cuore. È lui a introdurmi alla serata, accompagnandomi dentro un progetto nel quale si percepiscono l’entusiasmo e il desiderio di creare connessioni. Ed è proprio da questo incontro che comincia il mio racconto: dalla consapevolezza che, dietro ogni iniziativa, ci sono persone che hanno scelto di credere in un’idea e di dedicarle tempo, energie e competenze.

Durante la serata, il mio percorso tra i produttori mi ha portata a incrociare diverse realtà: Romagna Terre, Francaterra,  Torreón Ibericos, Donna Francesca, Nustràn, Passarè, Caseificio Levante, Faiello Casearia, Nobile Dolci Castellammare, Mosaico con Reserva e Coda Nera, Panaro, Agnoni e Antichi Sapori.

Nomi e storie che rappresentano un primo sguardo su un panorama produttivo ricco e variegato, nel quale il saper fare artigiano incontra la volontà di far conoscere e valorizzare il proprio lavoro.

Ogni prodotto porta con sé qualcosa che va oltre il gusto: un territorio, una scelta, una ricerca, una memoria familiare o saperi e sapori, costruito nel tempo. È questo che rende interessante incontrare direttamente chi produce: la possibilità di andare oltre ciò che arriva sulla tavola e conoscere ciò che lo rende unico.

Il patrimonio enogastronomico italiano vive proprio in questo equilibrio. Da una parte ci sono le tradizioni, le tecniche tramandate, il legame con la terra e con le comunità; dall’altra, la necessità di evolversi, trovare nuovi mercati, creare collaborazioni e parlare a un pubblico sempre più attento alla qualità e all’autenticità.

La tradizione, infatti, non è qualcosa da conservare immobile. È una storia viva, che continua quando incontra persone capaci di riconoscerne il valore e di immaginarne il futuro.

Ed è qui che un evento come Napoli Food Hub può trovare il suo significato: non soltanto nella possibilità di presentare prodotti ed eccellenze, ma nella creazione di relazioni. Perché le opportunità nascono anche dal confronto, dalla curiosità, dalla disponibilità ad ascoltare e dal desiderio di costruire qualcosa insieme.

In fondo, il cibo è anche un linguaggio. Ci parla di identità, appartenenza e memoria, ma sa raccontarci anche il cambiamento. Ci ricorda che dietro ogni prodotto ci sono mani, volti e storie che meritano attenzione.

E forse è proprio questo ciò che mi piace degli incontri: la possibilità di scoprire il bello e il buono che esistono nelle persone e nei loro progetti, lasciandosi sorprendere da ciò che ancora non si conosce.

Napoli Food Hub diventa così un punto di partenza: un incontro tra storie diverse, unite dalla passione per il proprio lavoro e dalla possibilità di costruire nuove visioni.

Perché il futuro del gusto non nasce soltanto dalle nuove idee. Nasce anche dalle radici che sappiamo custodire, dalle relazioni che sappiamo coltivare e dalle storie che scegliamo di raccontare.

Rossella Santoro











giovedì 29 ottobre 2026

Chablis Domaine Michaut, Chablis 2024: l'eleganza della Borgogna in un calice

Ci sono vini che conquistano con la potenza e altri che seducono con la loro finezza. Lo Chablis Domaine Michaut 2024 appartiene alla seconda categoria: un bianco che racconta il territorio con precisione, freschezza e una raffinata essenzialità.

Fin dal primo sguardo si presenta con una veste giallo dorato tenue, luminosa e invitante. Nel calice emerge immediatamente l'anima autentica dello Chardonnay coltivato nelle terre calcaree di Chablis, una delle zone vitivinicole più celebri della Borgogna.

Al naso si apre con profumi delicati ma ben definiti: agrumi freschi, mela verde, fiori bianchi e leggere sfumature minerali che richiamano la pietra focaia e il gesso, firma inconfondibile di questa denominazione. Con l'ossigenazione emergono note più complesse che donano profondità senza compromettere l'equilibrio.

L'assaggio è ciò che rende questo vino particolarmente interessante. L'attacco è fresco e vibrante, sostenuto da una piacevole acidità che accompagna il sorso dall'inizio alla fine. La componente minerale dona tensione e carattere, mentre la struttura rimane snella ed elegante. Il finale è lungo, pulito e sapido, lasciando una sensazione di grande piacevolezza e invitando immediatamente al secondo sorso.

Lo Chablis Domaine Michaut 2024 si rivela un compagno ideale per crudi di mare, ostriche, crostacei, tartare di pesce e formaggi freschi, ma sa accompagnare con grande efficacia anche piatti più elaborati a base di pesce bianco e verdure.

Questo Chablis convince per autenticità e coerenza stilistica. Non cerca effetti speciali né eccessi aromatici: punta tutto sull'equilibrio, sulla freschezza e sulla straordinaria capacità di esprimere il terroir da cui nasce. Un vino che rappresenta perfettamente lo spirito di Chablis e che saprà soddisfare tanto l'appassionato esperto quanto chi desidera avvicinarsi ai grandi bianchi francesi.

In conclusione, è un bianco elegante, minerale e gastronomico, capace di trasformare anche un aperitivo informale in un piccolo viaggio nel cuore della Borgogna.

By Mario

Voto LDVF: 9

Costo: 20 euro

Napoli Food Hub: incontri, visioni e storie di artigiani tra tradizione ed evoluzione

Quando il cibo diventa racconto, le persone si incontrano e le tradizioni trovano nuove possibilità per guardare al futuro. Ci sono luoghi...