Si è svolto a Roma, lo scorso 22 settembre, l'appuntamento con "Buono… non lo conoscevo!", l'evento di Go Wine dedicato al volto meno conosciuto della viticoltura italiana. L'edizione 2026 ha coinciso con il ventesimo anniversario dell'iniziativa, nata proprio nella Capitale e divenuta nel tempo un appuntamento atteso da appassionati e operatori interessati alla scoperta dei vitigni autoctoni meno noti. Oltre ottanta vitigni provenienti da tutta la Penisola hanno trasformato l'Hotel Palatino in un percorso attraverso storie, tradizioni e varietà che resistono lontano dalle logiche del mercato.
Tra gli aspetti più interessanti della manifestazione
spiccava l'Enoteca delle rarità. Una selezione di venti vini ottenuti da
vitigni coltivati da uno o pochissimi produttori, espressioni spesso difficili
da incontrare anche per gli appassionati più curiosi. Un'occasione per scoprire
come il patrimonio viticolo italiano non sia composto soltanto dalle
denominazioni più celebri, ma anche da una ricchezza di varietà che raccontano
identità locali, memoria agricola e percorsi di recupero portati avanti con
grande determinazione.
Il percorso ideale attraversava l'Italia da Nord a Sud.
Dalla Valle d'Aosta arrivava il Vuillermin de La Vrille,
testimonianza di una viticoltura di montagna che continua a preservare varietà
storiche. Dal Piemonte erano presenti interpretazioni dell'Uvalino,
mentre la Liguria si raccontava attraverso la Lumassina. Tra le proposte
del Nord-Est trovavano spazio il Gruajo veneto e il Tazzelenghe
friulano, vitigno dal nome curioso e dalla forte personalità.
Il viaggio proseguiva nel Centro Italia con il Pugnitello
toscano, il Cesenese Nero laziale e il Pampanaro del Frusinate,
esempi di come anche aree enologiche molto note continuino a custodire
patrimoni varietali meno diffusi. Dal Sud e dalle Isole arrivavano invece vini
ottenuti da uve come Aglianicone, Ottavianello, Mantonico, Nocera e
Granatza, a conferma della straordinaria ricchezza che caratterizza il
vigneto italiano.
Dietro ogni etichetta non c'era soltanto il piacere della
degustazione, ma anche il racconto di uomini e donne che hanno scelto di
investire nella salvaguardia di queste varietà. Un impegno che contribuisce a
mantenere vivo il rapporto tra vino, storia locale e cultura agricola.
In fondo, è proprio questa l'idea alla base del progetto
promosso da Go Wine. L'associazione, nata ad Alba e impegnata nella diffusione
della cultura del vino e dell'enoturismo, ha sviluppato nel tempo un percorso
dedicato alla valorizzazione delle varietà italiane meno note. Il titolo stesso
della manifestazione, "Buono… non lo conoscevo!", richiama la
sorpresa che accompagna l'incontro con un vino capace di raccontare qualcosa di
inatteso.
L'appuntamento di Roma ha infine segnato l'avvio di un nuovo
tour che nei prossimi mesi toccherà diverse città italiane. Un itinerario che continuerà a
raccontare, in diverse città italiane, vini, storie e vitigni spesso poco
conosciuti dal grande pubblico. Perché, a volte, le scoperte più interessanti
nascono proprio da un calice che invita a dire: «Buono... non lo conoscevo».
Un grazie a Go Wine per questa bella e originale
iniziativa che, attraverso la valorizzazione dei vitigni meno conosciuti,
contribuisce a far conoscere e preservare una parte importante della
biodiversità vitivinicola italiana.


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