giovedì 23 luglio 2026

Pizza Convention: la pizza italiana si racconta, a cura di Excellence Events

La seconda edizione di Pizza Convention ha trasformato Officine Farneto nel cuore pulsante dell’arte bianca romana: due giorni in cui pizzaioli, accademici, giornalisti e professionisti da tutta Italia si sono ritrovati per discutere il presente e il futuro di un comparto che vale oltre 15 miliardi di euro l’anno. Ideato da Pietro Ciccotti e curato editorialmente da Laura Mantovano, l’evento ha messo al centro il tema più urgente del settore: il riconoscimento professionale del pizzaiolo.

Durante la presentazione del Manifesto “Pizzaiolo: un mestiere da tutelare”, moderata da Selena Vacca, sono intervenuti la Senatrice Gisella Naturale, Antonio Pace dell’AVPN e alcuni dei nomi più autorevoli della pizza italiana – da Roberta Esposito a Franco Pepe, da Corrado Scaglione a Renato Bosco – per ribadire un paradosso ormai evidente: la pizza è un simbolo del Made in Italy, genera un indotto enorme e coinvolge migliaia di locali e addetti, eppure la figura del pizzaiolo non è ancora riconosciuta dal punto di vista giuridico. Da Pizza Convention è partito un appello chiaro: senza formazione e senza una posizione professionale definita, non può esserci futuro.

Se il convegno del 7 luglio ha acceso i riflettori sulla più grande zona d’ombra del settore, la giornata inaugurale ha celebrato invece il talento femminile con il premio Maestre della Pizza, assegnato a sei protagoniste che stanno ridefinendo ricerca, innovazione e imprenditorialità in un comparto dove la presenza delle donne davanti ai forni è ancora ferma al 2%.

Accanto ai talk, Officine Farneto ha ospitato contest, degustazioni e show cooking: dal Sorì Under 35 dedicato alla pizza tonda e in teglia, ai “fritturisti” della linea Zucchi Professional, fino al Vera Pizza Napoletana Champion che ha decretato i pizzaioli ammessi alla finale nazionale di settembre. Un programma fitto che ha confermato Pizza Convention come luogo di confronto e laboratorio di idee, ma anche come palcoscenico dove la pizza italiana mostra tutte le sue forme, le sue voci e le sue evoluzioni.

Tra gli appuntamenti della giornata, uno dei più attesi è stato la tasting dinner “Spicchi di Stelle”. Ho partecipato con piacere alla serata, che ha visto protagonisti Marzia Buzzanca, Renato Bosco e Corrado Scaglione.

La serata si è aperta con un’introduzione dedicata ai fritti gourmet di Andrea Raniele e Valentina Borsini, veri “fritti d’autore” nati da un atelier del gusto fatto di ricette sartoriali. Il team ha servito due assaggi: un supplì con riso Acquerello, carciofi, menta e pecorino, completato da una riduzione che richiamava l’involucro del supplì, e un tagliolino al limone con bisque di gamberi, gel al limone e tartare di scampi.

Sono poi entrati in scena i tre pizzaioli, definiti “rivoluzionari del gusto”: Buzzanca, Bosco e Scaglione. Tra ironia e tecnica hanno affrontato temi centrali come la necessità di riconoscere la professione del pizzaiolo e il valore della formazione, riprendendo il concetto del “non so fare il topping”, ovvero la creatività che non deve far perdere identità.

Hanno raccontato di aver improvvisato i piatti della serata: “tutto ciò che mangerete è stato pensato dieci minuti prima”. Hanno lavorato con ciò che avevano, ringraziando chi li aveva aiutati all’ultimo momento, come Callegari per il prosciutto appena affettato. Bosco ha ricordato che la pizza contemporanea rischia spesso di essere sovraccarica, mentre la serata ha dimostrato che con pochi ingredienti si possono ottenere risultati straordinari.

Bosco ha presentato il suo doppio crunch: due strati di impasto con olio extravergine all’interno, farciti con mortadella, fiordilatte e ricotta di bufala. Ha proposto anche una caprese estiva, giocata sulle consistenze. Buzzanca ha portato una focaccia con farina di segale, orzo e farina tipo 1, farcita con prosciutto cotto senza conservanti, ricotta e foglie “a fungo”, completata da una quenelle di ricotta e un fiore commestibile.

La serata è proseguita in un clima conviviale. Buzzanca ha raccontato la sua storia personale: dopo il terremoto, con il ristorante Percorsi di Gusto rimasto illeso tra le macerie, si è ritrovata a dover fare la pizzaiola seguendo le istruzioni di Simone Padoan. “Da quel giorno mi sporco sempre di farina.”

Scaglione ha ripercorso il suo percorso professionale: gli anni nelle cucine dell’Enoteca Pinchiorri, Villa d’Este e le osterie milanesi, l’arrivo alla pizza per necessità, la chiusura della pizzeria e il ritorno sui propri passi. Ha raccontato come la sua formazione da cuoco abbia influenzato il suo modo di fare pizza: organizzazione, precisione, ricerca. Ha ribadito che il pizzaiolo moderno deve essere trasversale, tra cucina, panificazione e pasticceria.

Bosco ha ricordato che la cucina non deve entrare “con prepotenza” nel mondo della pizza: l’equilibrio è fondamentale. Ha portato l’esempio della Margherita, perfetta nella sua armonia tra pomodoro acido, mozzarella dolce, basilico balsamico e olio aromatico.

La seconda edizione di Pizza Convention si è confermata come un appuntamento capace di unire visione, contenuti e qualità organizzativa. Un lavoro corale che ha dato forma a due giornate dense di confronti, idee e momenti di alta cucina.

Un ringraziamento a Pietro Ciccotti, che ha dato vita al progetto, a Laura Mantovano, che ne ha guidato l’impianto editoriale, e al team di Excellence Events, che ha curato l’organizzazione con precisione e attenzione. La loro regia ha permesso all’evento di esprimere al meglio la complessità e la vitalità del mondo della pizza italiana.

by Antonello

















Concours Mondial de Bruxelles: l’edizione romana a Palazzo Valentini

Lo scorso 6 luglio, a Palazzo Valentini, si è svolta l’edizione romana del Concours Mondial de Bruxelles – Sauvignon Selection by CMB, un appuntamento che ogni anno mette in luce le migliori espressioni del vino italiano. La cerimonia ha portato nella capitale produttori, degustatori e operatori da tutto il Paese, trasformando per un giorno le sale del palazzo in un grande laboratorio dedicato alla qualità.

L’Italia ha ottenuto risultati importanti: 475 vini premiati, con 22 Gran Oro, 172 Oro e 281 Argento. Veneto e Sicilia guidano la classifica dei riconoscimenti più prestigiosi, mentre per numero totale di medaglie svetta la Puglia, seguita da Veneto e Toscana. Un risultato che arriva dopo lunghe sessioni di assaggio condotte da 320 degustatori internazionali, e che colloca il nostro Paese al secondo posto tra le 51 nazioni partecipanti.

La giornata romana ha riunito 53 cantine e 121 vini premiati ai banchi d’assaggio, con la partecipazione di stampa e operatori. La cerimonia ha visto la presenza del Presidente del CMB Baudouin Havaux, del Vicesindaco della Città Metropolitana Pierluigi Sanna e dell’Ambasciatrice del Giappone Hikariko Ono, in occasione dei 160 anni di relazioni diplomatiche tra i due Paesi.

Uno dei temi centrali dell’edizione è stato il nuovo progetto CMB Experience Certified, pensato per creare un ponte diretto tra il concorso e il mondo della ristorazione, ma anche per dare continuità al percorso di valorizzazione delle aziende e dei territori premiati. L’iniziativa, come ha spiegato il Presidente del CMB Baudouin Havaux, nasce per generare nuove occasioni di incontro tra produttori, operatori e pubblico, rafforzando la presenza delle etichette vincitrici nei contesti di consumo più significativi. A Roma sono stati presentati i primi dieci locali che proporranno almeno cinque vini premiati, costruendo una rete di indirizzi attenti alla qualità: dal ristorante stellato Idylio by Apreda alle enoteche, bistrot e salumerie distribuite in città, grazie alla collaborazione con Divina Italia.

Non sono mancati i riconoscimenti speciali: il trofeo Vinolok per il miglior rosé è andato al Talamonti Rosé 2025, mentre la Rivelazione Vino d’Italia 2026 è Foja D’or Riserva 2019 di Emilio Franzoni, che ho particolarmente apprezzato tra i banchi di assaggio. Il miglior spumante è René 2017 di Feudo Disisa. Premi anche per la linea Calici DiVini di Pam Panorama, con un Grand Oro assegnato al Valdobbiadene DOCG Superiore di Cartizze Dry “Cilium”.

Oltre al già citato Emilio Franzoni, tra i banchi d’assaggio mi hanno colpito diverse realtà, ognuna con una storia e un calice da ricordare. Costantino e Figlio con il Quarter Bianco 2025, un blend di Zibibbo, Catarratto, Chardonnay e Müller-Thurgau dalle Terre Siciliane, fresco e sorprendente nella sua immediatezza. Dalle Marche, Fontezoppa con la Vernaccia di Serrapetrona Pepato 2022, una versione che unisce carattere e finezza. Tenuta della Cascinassa ha portato il Timorasso Ramblè 2023, espressione pulita e ben definita del vitigno. Dal Friuli, Cimolai con il Prosecco 2025 Borgo delle Rose, lineare e ben costruito. Dal Veneto, Tenute Falezza con Campo Piano Garganega Chardonnay 2025, che gioca su equilibrio e morbidezza. Il Barolo Monroj 2022 di Teo Costa ha mostrato una bella profondità, mentre dal Veneto Cantina del Commendator Pozzobon ha presentato il Montello DOCG 2021 Rosso del Commendator, intenso e strutturato. Ca’ Lufera ha portato Ottantadue 2022, Merlot in purezza, e Sergio Gozzellino il Barbera d’Asti Superiore DOCG 2022, una delle espressioni più convincenti del vitigno.

A completare la giornata, tre masterclass dedicate ai vini dolci, alle eccellenze del territorio romano e alle molte sfumature del rosé, che hanno arricchito il percorso di degustazione con approfondimenti tecnici e storie di produttori.

Antonello
















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