venerdì 27 marzo 2026

Cavatelli Asparagi e Pecorino – Il primo piatto che sa di primavera

Ci sono piatti che non hanno bisogno di presentazioni elaborate: basta il profumo. I cavatelli con asparagi e pecorino sono uno di quei primi che raccontano la stagione in cui nascono: freschi, verdi, croccanti, con quella nota sapida e avvolgente del pecorino che lega tutto in un abbraccio irresistibile. È una ricetta veloce, semplice, ma capace di trasformare un pranzo qualunque in un momento speciale. Perfetta quando vuoi portare in tavola la primavera senza complicarti la vita.

Ingredienti per 4 persone

300 g di cavatelli

300 g di asparagi

1 scalogno

2 peperoncini (uno per la cottura, uno per decorare)

½ bicchiere di vino bianco

100 g di pecorino romano grattugiato

Olio extravergine d’oliva q.b.

Sale q.b.

Pepe q.b.

Procedimento:

Tritare finemente lo scalogno.

In una padella ampia scaldare un filo d’olio e soffriggere lo scalogno insieme a un peperoncino tagliato a pezzetti.

Pulire gli asparagi eliminando la parte finale più dura, poi tagliarli a rondelle.

Aggiungerli in padella e sfumare con mezzo bicchiere di vino bianco.

Cuocere per 6–7 minuti, finché non iniziano ad ammorbidirsi ma restano ancora leggermente croccanti.

Lessare i cavatelli in abbondante acqua salata.

Scolarli al dente e trasferirli direttamente nella padella con gli asparagi.

Aggiungere un mestolino di acqua di cottura e saltare la pasta per un minuto.

Spegnere il fuoco e mantecare con: pecorino romano, un filo d’olio extravergine, una macinata di pepe.

Decorare con peperoncino fresco tritato e, se ti piace, qualche punta di asparago tenuta da parte.

Per una versione ancora più cremosa, frulla una piccola parte degli asparagi con un cucchiaio di acqua di cottura: otterrai una crema verde brillante che avvolge i cavatelli in modo spettacolare.

by Mario

IoVino 2026: un viaggio tra Marche e Campania

Lo scorso 15 marzo è tornato a Roma IOVINO 2026, l’evento dedicato ai vitigni autoctoni di Marche e Campania, giunto ormai alla sua nona edizione e organizzato, come sempre in modo impeccabile, da Manilo Frattari insieme alla moglie Romina Lombardi. Anche quest’anno la manifestazione si è svolta nella suggestiva cornice del Courtyard by Marriott Roma Central Park.

IoVino è sempre un’occasione unica per incontrare da vicino i produttori delle due regioni, ascoltare i loro racconti e ritrovare quei territori che hanno reso Marche e Campania areali ancora autentici, spesso inesplorati, ricchi di un’ampelografia viva e intatta. Come ricorda Manilo nel sito ufficiale: “Spesso ci chiedono perché scegliamo da sempre, senza mai cambiare, Campania e Marche come uniche regioni presenti a Io Vino. A nostro avviso, sono due regioni che hanno sicuramente sempre tanto da raccontare e da far scoprire, a partire dai produttori, dai vignaioli appassionati, che confermano la presenza all’evento e alle nuove generazioni che di questo lavoro stanno scoprendo difficoltà, sudore e soddisfazione. Sono territori che amiamo particolarmente e di cui ogni anno scopriamo cose nuove attraverso un’indagine sempre più ricca e profonda”.

Di seguito alcuni degli assaggi che hanno segnato la giornata, un piccolo viaggio tra Marche e Campania.

Il percorso è iniziato con Belisario e il suo Cambrugiano 2022, 92 punti in Guida AIS: un Verdicchio che ribadisce la solidità stilistica della cantina. È un vino luminoso e equilibrato. Prima avevo assaggiato anche Vigneti B (Biologico) e il Verdicchio base, entrambi coerenti nello stile e piacevoli nella loro immediatezza.

Da Podere Mattioli è arrivata poi la bolla Dosaggio Zero 2020, 93 punti in Guida AIS: una versione asciutta e scolpita, dove la mineralità resta a lungo sul palato e costruisce quella progressione che invita naturalmente al sorso successivo. Della stessa cantina ho degustato anche Ylice, dal vigneto “La Spina”, un piccolo cru che unisce profondità e finezza aromatica, e Lauro, altro Verdicchio di casa, più ampio e avvolgente, capace di mostrare il lato maturo e mediterraneo del vitigno senza perdere precisione.

 

Ritrovare La Follonica con Lorenzo e Leonardo, dopo la visita della scorsa estate, ha aggiunto una nota personale alla degustazione. Deltogno, un blend di 60% Verdicchio, 25% Trebbiano e 15% Biancame, e Disinvolto, Verdicchio in purezza, si confermano vini sinceri e puliti, con quella trasparenza stilistica che caratterizza l’azienda. Il nome Deltogno è un omaggio al precedente proprietario, Costantino Togni, che piantò la vigna e ne custodì l’identità. A completare il quadro c’era il Barbarosa, un frizzante vivace e immediato ottenuto da Sangiovese (55%) e Montepulciano (45%), vinificato in bianco e rifermentato in bottiglia con mosto di Trebbiano: un vino agile, fresco, dal carattere schietto.

Anche Campanelli ci ha riportati alle atmosfere estive. Francesco ha presentato il nuovo La Follonica 2025, e rivedere le etichette già conosciute ha dato la sensazione di un percorso che si sta consolidando con naturalezza. In particolare, i tre cru di Verdicchio – San Nicolò, San Michele (92 punti guida AIS) e Palombare – provenienti rispettivamente da San Paolo di Jesi, Cupramontana e Sasso di Serra San Quirico, mostrano tre anime diverse del vitigno, ognuna con la propria personalità e una peculiare lettura del territorio.

Molto coinvolgente anche l’incontro con Alessandra di Cantina Gagliardi, che ha portato la nuova Selezione Verdicchio e soprattutto il Maccagnano Trentennale. È il vino simbolo dell’azienda, nato nel 1993 da un unico vigneto delimitato da pietre di arenaria affiorate durante le lavorazioni. Il nome richiama uno dei personaggi della fontana di Piazza Mattei a Matelica, un legame diretto con il territorio che si ritrova anche nel bicchiere.

Dalla Campania, Agnanum ha presentato una Falanghina vendemmia tardiva 2024 equilibrio e dolcezza naturale, insieme a un Piedirosso – Per’e Palumm – che racconta la natura vulcanica dei Campi Flegrei.

Da Cantine di Marzo è arrivata un’orizzontale affascinante dei Greco di Tufo 2023: Vigna Ortale, Vigna Serrone e Vigna Laure, tre interpretazioni diverse di un territorio rigoroso e vibrante. A chiudere, il Mulino Giardino 2022, elegante e misurato.

L’ultimo assaggio è stato il Griseo 2022 di Dryas, presentato da Stefano: un Fiano che unisce finezza aromatica e profondità, lasciando una scia lunga e pulita, perfetta come conclusione del percorso.

Anche quest’anno Io Vino si è confermato un appuntamento capace di unire territori, persone e sensibilità diverse, mantenendo intatto quello spirito di autenticità che lo contraddistingue fin dalla prima edizione. Un evento che cresce senza perdere la sua anima, grazie alla cura, alla passione e alla visione di chi lo rende possibile.

Un ringraziamento sincero va a Manilo Frattari e Romina Lombardi, che con dedizione e misura riescono ogni anno a costruire un luogo d’incontro vero, dove il vino torna a essere racconto, ascolto e condivisione. Un lavoro prezioso, che si percepisce in ogni dettaglio e che rende Io Vino un momento atteso e sempre speciale.

By Antonello










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