lunedì 18 maggio 2026

Wine List Tour: l'evento dove il Sommelier è il protagonista

Lo scorso 4 maggio si è svolto a Roma, nello splendido Palazzo Ripetta, il Wine List Tour, dopo le tappe di Ortigia e Paestum. Per la prima volta nella capitale, l’evento ha riunito 45 sommelier e 250 etichette, con professionisti selezionati tra alcuni dei migliori indirizzi del gusto di Lazio, Toscana, Emilia-Romagna, Marche, Umbria, Abruzzo, Molise e Sardegna.

Il format era chiaro e ben costruito: ogni sommelier presentava 6 vini seguendo uno schema comune. Tre etichette dedicate all’“Assaggio di Territorio”, per raccontare il luogo in cui lavora o a cui si ispira la cucina del ristorante. Una “Chicca del Sommelier”, una bottiglia scoperta durante studi o viaggi. Una proposta per “Le Bollicine”, scelta per stile e visione produttiva. E infine “Il Vino al Calice”, un vino tratto dalla selezione al calice del proprio locale, a testimoniare un modo di bere sempre più diffuso.

Ideato da MWW, a curare il tutto è stato Marco Reitano, Chef Sommelier de La Pergola (3 stelle Michelin), che ha ricordato come il sommelier sia spesso un interprete silenzioso, a metà tra chi produce e chi desidera, e come eventi così servano proprio a dare visibilità a questo ruolo.

Avrei voluto fermarmi con ogni sommelier, ma era impossibile. Così mi sono lasciato guidare dall’istinto, seguendo le sensazioni del momento e, allo stesso tempo, dando un’occhiata alle liste dei vini di ogni banco. Un mix semplice, che ha finito per costruire da sé il mio percorso.

Il viaggio è partito con Francesca Pellegrini, Assistant Sommelier da Arnolfo a Colle di Val d’Elsa. Con lei il calice si è aperto sulle bollicine del Franciacorta Brut Monterossa Cabochon Fuoriserie n.26, una partenza luminosa e precisa. Sono poi tornato per il Chianti Classico Gran Selezione 2021 – Vigneto Bellavista, Castello di Ama, un vino che porta con sé la profondità e l’eleganza del suo territorio.

Sono rimasto in Toscana con Sara Sanesi, Sommelier al Pepenero di Prato. Il suo percorso iniziava con il Verdicchio di Matelica 2022 Maccagno Trentennale di Gagliardi, un bianco che unisce freschezza e struttura, per poi passare al Sassocarlo di Fattoria Bacchereto, Malvasia e Trebbiano in una lettura toscana sincera e diretta.

Da lì il passaggio a Firenze è stato naturale. Con Clizia Zuin, Sommelier all’Atto di Villa Monica, l’Ornellaia Bianco 2022 ha mostrato un volto più ampio e raffinato del Sauvignon Blanc, mentre Hortense 2022 di Tenuta Fratini, con il suo taglio bordolese, ha portato la Toscana più contemporanea e internazionale.

Con Federico Simoncini, Head Sommelier del ristorante Santa Elisabetta, Firenze, il viaggio ha cambiato latitudine: il Domaine Briotet D’Aprigny, Côte de Beaune AOC 2023 ha portato nel bicchiere un soffio di Borgogna, senza interrompere il filo del racconto.

Fabiana Gargioli, di Armando al Pantheon, mi ha riportato alla semplicità delle cose fatte bene con il Prosecco Col Fondo “Vitale” Brut Nature 2024 di Malga Ribelle. Un Prosecco come si faceva una volta, rifermentato in bottiglia, raccontato direttamente dal produttore presente all’evento. Accanto, Silvia di Barbaglia Vini, Alto Piemonte, con il Boca DOC 2019, ha aggiunto un rosso che parla di colline, boschi e pazienza.

Con Nicola Galati, di Uliassi a Senigallia, il viaggio si è allargato ancora: prima le Azzorre con Vinha Centenaria Pico 2023, Arinto dos Açores, Verdelho e Alicante Branco; poi il ritorno nelle Marche con il Bianchello Augustus 2022 di Lucarelli Vigneti; e infine la Sicilia con Ziller 47 di Tenuta Gorghi Tondi, un assaggio fresco e lineare.

Carlo Pagano, di Existo Osteria Molisana, ha riportato il racconto al centro Italia con il Villa Cliternia Pas Dosé 2022, metodo classico di Tintilia, un vino pulito, diretto, che parla la lingua della sua terra.

Con Riccardo Nocera, Glass Hostaria, Roma, ho ritrovato il Collio Riserva 2019 di Gradis’ciutta, un blend che rimane sempre riconoscibile. Per l’assaggio del territorio, il Punto 2023, Sauvignon della famiglia Cotarella, e Vulc Num 2024, Bellone di Tenimenti Leone, hanno completato un quadro fatto di precisione e identità.

A chiudere il percorso, con Daniele Montuori, il Malbec 2018 La Fage Vp di Domaine Cosse Maisonneuve, un assaggio che ha dato un ultimo cambio di passo prima di lasciare i bicchieri.

È stato un pomeriggio di incontri brevi ma intensi, di quelli che ti arricchiscono davvero.

Il giorno successivo il progetto ha vissuto un momento di prestigio con la prima edizione del Premio Eccellenza della Sala Italiana, ospitato al Senato della Repubblica e promosso da Milano Wine Week e Wine List Italia. È stato un riconoscimento dedicato ai professionisti della sala — 30 le personalità premiate — che, con competenza, visione e rigore, hanno contribuito alla crescita della ristorazione italiana. Un passaggio che ha segnato l’avvio di un vero sistema di valorizzazione della sommellerie e del servizio, ampliando il percorso iniziato con il Wine List Tour.

Un grazie a MWW e a Federica Reitano e al Reitano Group per l’invito, e a tutti i sommelier che hanno condiviso un momento del loro lavoro. Ci si rivede il prossimo anno, con nuovi assaggi e nuove storie da ascoltare.

by Antonello









Go Wine celebra il Nebbiolo a Roma: un viaggio nelle colline piemontesi

Roma ha accolto ancora una volta uno degli appuntamenti più attesi della stagione: l’evento che Go Wine dedica al Nebbiolo e alle sue molteplici identità, un viaggio che dalle colline di Barolo e Barbaresco si allarga al Roero e ad altre zone del Piemonte.

Lo Starhotels Metropole ha fatto da cornice a una giornata intensa, pensata per offrire ai professionisti e agli appassionati una degustazione tematica di livello, capace di raccontare la complessità di uno dei vitigni più rappresentativi d’Italia. L’idea alla base dell’evento è semplice e ambiziosa: mostrare come il Nebbiolo cambi spostandosi di collina in collina, e allo stesso tempo dare spazio ad altre espressioni piemontesi che completano il quadro della Regione.

Una parte delle cantine era presente direttamente al banco d’assaggio, permettendo un dialogo diretto con i produttori. Dalle colline di Alba con Adriano Marco e Vittorio, ai profili più alti di Diano d’Alba con Casavecchia e Gerlotto, passando per Treiso con Nada Giuseppe, La Morra con San Biagio, Montà con Taliano Michele, Piobesi d’Alba con Tenuta Carretta, fino al cuore di Barolo con G.D. Vajra. Un percorso che già da solo basterebbe a raccontare un Piemonte vivo e dinamico.

Accanto ai banchi dei produttori, l’area Enoteca ha ampliato ulteriormente l’orizzonte, offrendo una selezione che attraversava Langhe, Roero, Monferrato e altre zone del Piemonte. Barolo e Barbaresco si alternavano a Nebbiolo d’Alba, Roero Riserva, Alta Langa, Erbaluce, Freisa, Pinot Nero, Sauvignon di Langa, fino alle espressioni più rare come il Chatus di Dronero.

Ho iniziato Il mio percorso di degustazione con una bollicina: l’Alta Langa Dosaggio Zero Riserva di San Biagio, nitida, verticale, perfetta per aprire il palato. A seguire, un’altra Alta Langa, questa volta da Casavecchia, prima di passare alla Nascetta Elisè 2024, che ha portato una nota aromatica più morbida e solare.

Il viaggio nei bianchi è proseguito con il Roero Arneis 2023 di Tenuta Carretta, preciso e luminoso, prima di arrivare a uno dei momenti più attesi: l’assaggio dei Barolo di G.D. Vajra condotto da Edoardo. Il Bricco delle Viole, Coste di Rose e Ravera, tutti 2022, hanno mostrato un’annata più difficile rispetto alla 2021 – che nella guida AIS Vitae aveva ottenuto rispettivamente 95, 93 e 91,5 punti – ma sorprendentemente ben difesa nel bicchiere, con equilibrio e profondità.

Da Casavecchia sono tornato sul Dolcetto, con il Diano d’Alba Sorì Bruni e Sorì Richin: “Sorì”, in dialetto piemontese, significa solatio, luogo esposto al sole. E qui il Dolcetto dà davvero il meglio di sé, succoso, pieno, immediato ma non semplice. Poi un salto nel tempo con il Barolo Piantà 2017, maturo e avvolgente.

Da Adriano Marco e Vittorio con Michela ho trovato un Barbaresco Basarin 2020 elegante, fine, con un frutto teso e vibrante. E per chiudere, il vertice della giornata nell’enoteca: il Barolo Le Coste di Monforte 2020 di Piero Benevelli, un vino che unisce struttura e morbidezza e persistenza. Nel bicchiere note di ciliegia scura e rosa appassita, e una trama tannica fitta ma gentile.

La proposta food ha completato l’esperienza con la presenza di Loris Benacquista, da Campoli Appennino, con una selezione di formaggi in perfetto dialogo con i vini.

È stata una giornata piacevole e ben costruita, capace di portare a Roma il respiro delle colline piemontesi e la cura dei produttori che le rappresentano. Un appuntamento che conferma quanto il Piemonte sappia raccontarsi con autenticità, anche lontano da casa.

Un grazie sincero ai Produttori, ai Sommelier e a Go Wine per l’organizzazione e l’invito e per l’attenzione dedicata al pubblico.

By Antonello









Wine List Tour: l'evento dove il Sommelier è il protagonista

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