lunedì 23 marzo 2026

Untold: la guida che racconta il vino in modo diverso

Nel corso della manifestazione Paestum Wine Fest ho avuto il piacere di conoscere Luigi D’Acunto, coordinatore editoriale, che mi ha presentato Untold – Quello che non è ancora stato detto del vino, il secondo volume della guida di Decanto dedicata ai distretti del vino italiano.

Quello che colpisce subito della guida è la leggibilità: una guida chiara, essenziale, costruita per essere davvero utilizzata. Tra le sezioni più interessanti c’è “On Tour”, che propone 96 itinerari enogastronomici suddivisi per regione, con 516 cantine da visitare e 183 ristoranti selezionati per la qualità della carta dei vini e premiati con il riconoscimento Cellar Door. Un aspetto raro nelle guide tradizionali, ma estremamente utile per chi viaggia tra le cantine e vuole trovare ristoranti affidabili nella stessa zona.

La parte dedicata ai vini nasce invece da confronti alla cieca tra etichette dello stesso vitigno e dello stesso distretto: un metodo che restituisce un quadro più autentico, comparabile e libero da condizionamenti.

I territori più iconici sono approfonditi in un Focus con commento dei giurati e video‑intervista accessibile tramite QR code. Per ogni area vengono indicati il vino con il miglior rapporto qualità‑prezzo, il miglior vino gastronomico, quello da evoluzione e quello più originale. Seguono poi le cantine del territorio, con il voto assegnato a ogni vino attraverso il simbolo del cavatappi.

All’interno del volume trovano spazio:

  • 1.136 vini selezionati sugli 1.800 assaggiati
  • 385 premiati con i Tre Cavatappi
  • 159 vitigni autoctoni rappresentati
  • 55 approfondimenti dedicati ai terroir più iconici, con video‑interviste ai giurati

La guida è affiancata da un’app gratuita (Apple e Google Play), che ospita la componente più enciclopedica e aggiornata in tempo reale, rendendo il progetto ancora più completo

Il libro, pubblicato da Trenta Editore e disponibile da novembre 2025 nelle principali librerie italiane e sul sito di Decanto, è un volume importante: 528 pagine, interamente a colori, in copertina rigida.

Una guida che non si limita a elencare vini, ma costruisce percorsi, racconta territori e offre strumenti concreti per chi ama viaggiare nel mondo del vino con curiosità e consapevolezza.

By Antonello












giovedì 19 marzo 2026

Tra calici e incontri: il mio Paestum Wine Fest

Il Paestum Wine Fest Business ha cambiato passo ed è tornato dall’1 al 3 marzo 2026 nella nuova sede dell’Hotel Ariston di Paestum. Una XV edizione che ha segnato una vera svolta: da festival è diventato una fiera internazionale del vino. Un’evoluzione naturale per il più grande salone del Centro Sud, che ha rafforzato la sua vocazione B2B e si è confermato punto d’incontro per innovazione, internazionalizzazione e relazioni commerciali tra cantine, consorzi e operatori del settore.

Tante le cantine e i produttori incontrati, sempre con confronti piacevoli e istruttivi. Di seguito un resoconto del percorso fatto.

Ho iniziato da Muratori, in Franciacorta. Federico mi ha guidato tra le etichette in degustazione: il Brut 2022 mostrava note fresche di mela verde, agrumi e un tocco di crosta di pane; il Satèn era più morbido, con profumi di fiori bianchi e mandorla; il Pas Dosé, affinato trenta mesi sui lieviti, rivelava una trama più asciutta e precisa, con richiami di lievito, gesso e agrumi maturi.

Poi Friuli, da Zorzon a Cormons, dove Giorgio e Petra mi hanno fatto offerto una Ribolla 2023 con profumi di pera, fiori bianchi e una vena citrina. Il Friulano era più pieno, con mandorla fresca e note erbacee tipiche. Il Pinot Grigio ricordava mela, pesca e una leggera sfumatura salina. Il nuovo Chardonnay Vitanova, dedicato ai nipoti Gaja e Diego, era giovane, con frutta gialla, una vaniglia appena accennata e un tocco di burro fresco. Sono tornato più tardi per il Merlot, ricco di ciliegia e prugna, e per il Cabernet Franc, più speziato, con pepe verde e piccoli frutti rossi.

Sempre a Cormons, da Drius, ho degustato con Mauro. Per il Collio, il Friulano 2024 (20% botte) mostrava complessità equilibrata tra frutta matura, mandorla e una lieve vaniglia; il Sauvignon offriva foglia di pomodoro, lime e sambuco. Per l’Isonzo, la Malvasia era aromatica, con pesca, salvia e fiori gialli. A chiudere, Vignis di Siris 2021, blend di Friulano, Pinot Bianco e Sauvignon: frutta bianca, erbe fresche e una mineralità elegante. “Vignis” significa vigneto in friulano, Siris è la campagna a sud‑ovest di Cormons.

In Piemonte, ai Poderi Vaiot, Daniele mi ha fatto assaggiare il Roero Arneis “Franco”, nitido, con pera, camomilla e una lieve nocciola fresca. Sono poi tornato per Lupestre, Barbera d’Alba succosa e diretta, con ciliegia matura, spezia e una freschezza che allungava il sorso.

Nel Lazio, da Gaffino, Gabriele ha proposto Sospiro 2025, blend di tre Malvasie dal profilo aromatico intenso, con fiori bianchi, pesca e un tocco di miele. Fojetta 2024, a base Viognier, mostrava albicocca, fiori gialli e morbidezza avvolgente. Il Roma DOC Malvasia Puntinata era più sapido, con agrumi, erbe mediterranee e frutta bianca.

Tappa marchigiana con Antonio, direttore vendite di Tenute Cesaroni a Poggio San Marcello. Il Verdicchio Le Barbatelle era fresco e verticale, con mela verde, mandorla e vena minerale. Poggio Novo 2016 aggiungeva profondità e maturità.

Di nuovo in Piemonte, Monferrato, da All’Insù, “per guardare le costellazioni”. La loro filosofia è raccolta nel sito ufficiale.  “Una notte d’estate, con il naso all’insù, cosa accade nel vigneto all’arrivo della notte? La fotosintesi si blocca, le temperature si abbassano inizia la sintesi dei tannini grigi e blu come la luna asciutti e freddi come la notte i tannini sono siderali è nell’oscurità che si decidono la struttura e l’eleganza di un vino rosso”. Marina mi ha fatto degustare Pegasus 2020, Barbera d’Asti Superiore intensa, con frutti rossi maturi, spezie e nota balsamica. Berenices 2021, Albugnano DOC, era più fine, con lampone, rosa e freschezza vibrante.

In Toscana, a Piancastagnaio, con Luca ho assaggiato i vini di Poderi I Chiostri. L’Gatto 2024, omaggio al sommelier Nazzareno Conti, è un Sangiovese in purezza da viti giovani. V D F 2023, sempre Sangiovese, è dedicato a Giovanni Furzi, detto Franco, che acquistò il podere nel 1970.

A Cortona, regno dello Syrah, Lavinia ci ha accolto con Smeriglio, Syrah in purezza affinato dodici mesi in barrique: frutto scuro, spezie leggere e morbidezza ben integrata. Poi Ardito, Syrah e Cabernet Sauvignon con ventiquattro mesi in barrique nuove: più profondo, strutturato, con frutta matura, cacao e una trama più fitta.

In Alto Adige, da St. Quirinus a Caldaro, con Michael ho degustato il Pinot Bianco Solt, minerale e tonico, con agrumi, lime e mela. Il Sauvignon mostrava struttura minerale e aromi di agrumi, uva spina, maracuja ed erbe. Sono poi tornato per il Pinot Nero, elegante, con tannini presenti, acidità fresca e aromi di ciliegie mature, frutti di bosco, rovere e tostatura. Il Kalterersee Classico Superiore Quirinus (Schiava) era rubino intenso, elegante, fresco, con ciliegie, frutti di bosco e mandorla amara.

Da Girlan, a Cornaiano, Philipp ha presentato un Pinot Bianco 2021 pulito e floreale, con mela e fieno, e uno Chardonnay 2021 più cremoso, con frutta gialla e lieve nocciola. Sono poi tornato per il Pinot Nero Trattmann, nitido e preciso: ciliegia, lampone, spezia fine, tannino morbido e buona freschezza.

Da Weingut Gottardi, con Lukas, splendida verticale di Pinot Nero 2021, 2019 e Riserva 2019: vini profondi, con lampone, ribes nero, spezie fini e trama elegante. La Riserva mostrava maggiore complessità, con sottobosco, liquirizia e finezza straordinaria.

In Sicilia, sull’Etna, con Salvo Neri ho assaggiato tre Etna Rosso dell’omonima Cantina Neri. Il base 2024 mostrava frutti rossi croccanti e freschezza scura, quasi lavica. Contrada Arrigo 2024 aggiungeva profondità, trama più fitta e spezie nate dalla sabbia nera. Borrigliona 211 (2022) chiudeva con un profilo più austero e complesso, tra frutta, erbe, grafite e lunga mineralità.

A chiudere, Bulgarini, realtà familiare tra lago di Garda e Valpolicella, nota per i suoi Lugana ma attiva anche su rossi strutturati. Presentato dall’amico sommelier Carmine Pino, l’Amarone 2018 ha mostrato prugna matura, ciliegia sotto spirito, cacao e spezie dolci, con morbidezza e un finale caldo e persistente.

Un percorso ricco, fatto di incontri, assaggi e storie diverse, che conferma quanto il Paestum Wine Fest Business sia ormai un punto di riferimento per chi vive e lavora nel mondo del vino. Un grazie all’organizzazione, ai produttori e a tutto il team del festival per l’accoglienza, la cura e la qualità di un evento che continua a crescere senza perdere la sua identità. Un grazie particolare a Lucia e Valentina dell’Ufficio Stampa.

By Antonello















Untold: la guida che racconta il vino in modo diverso

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