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martedì 2 dicembre 2025

Il bianco italiano protagonista a Roma con Go Wine

Roma ha celebrato il bianco italiano in tutte le sue sfumature. Il 23 ottobre, nelle eleganti sale dello StarHotels Metropole, si è svolta la tredicesima edizione di “Tutti i colori del bianco”, evento firmato Go Wine. In degustazione oltre 70 etichette provenienti da più di 35 cantine, alcune con la stessa referenza proposta in verticale, per raccontare la straordinaria varietà e longevità del patrimonio vitivinicolo italiano. Un viaggio da Nord a Sud, tra vitigni autoctoni e internazionali.

Un incontro speciale è stato quello con Emilio e Lorena Bulfon, della cantina I Vini di Emilio Bulfon, protagonisti di un lavoro appassionato di recupero e valorizzazione di vitigni autoctoni friulani.

Il legame con il territorio si riflette anche nelle sue etichette che riprendono un dettaglio dell’affresco medievale “L’Ultima Cena”, custodito nella Chiesa di Santa Maria dei Battuti di Valeriano.

Tra le etichette in assaggio, spiccano vini che raccontano il territorio e la storia dei vitigni da cui provengono: Cividin: fresco e delicato, con note floreali e agrumate. Proviene da un vitigno autoctono friulano quasi scomparso, oggi recuperato e coltivato in aree limitate. Sciaglin: bianco secco aromatico, con sentori di mela verde, erbe e fiori di campo. È un vitigno storico friulano, noto fin dal XV secolo, oggi salvaguardato grazie a progetti di recupero. Blanc di Rugel: elegante e minerale, con buona acidità e profumi di frutta bianca. Il nome richiama un toponimo locale, e il vino è ottenuto da Ucelut. Punta Gialla: aromatico, dal colore paglierino intenso, con profumi di noce moscata ed equilibrata acidità. Deriva dal Moscato Giallo, varietà autoctona friulana coltivata in zone pedemontane, anch’essa oggetto di recupero. Ucelut: vino da dessert dolce naturale, con profumi di frutta matura e miele, perfetto con pasticceria secca. Il vitigno Ucelut un tempo quasi estinto, è oggi protagonista di una rinascita enologica grazie alla sua valorizzazione locale. Infine, il Vermut, realizzato con Piculit Neri, un vitigno autoctono friulano recuperato.

Dalla Campania, la cantina Dell’Angelo di Tufo (provincia di Avellino) ha proposto in degustazione due etichette significative: la Coda di Volpe “Del Nonno”, dal profilo fresco e autentico, e il Greco di Tufo DOCG “Miniere”, che richiama i vigneti impiantati sulle antiche miniere di zolfo della zona, un riferimento storico e geologico di grande fascino. A completare la narrazione del terroir, una suggestiva teca mostrava gli strati del terreno su cui poggiano le viti, offrendo ai visitatori una visione concreta del legame tra suolo e vino.

Dall’enoteca, tra le cantine presenti, meritano una menzione particolare:

Montecappone, azienda di Jesi, con una verticale di Utopia, Verdicchio dei Castelli di Jesi, nelle annate 2020 e 2011: un confronto che ha evidenziato la capacità evolutiva di questo vitigno, regalando emozioni e profondità.

Marisa Cuomo ha proposto una mini-verticale del suo iconico Fiorduva Furore, nelle annate 2023 e 2022, espressione autentica della Costa d’Amalfi.

Cantina Tramin, dall’Alto Adige, ha presentato Nussbaumer Gewürztraminer nelle versioni 2023 e 2018, dimostrando come l’aromaticità possa affinarsi con il tempo.

Suggestiva anche la presenza della magnum Pomedes 2020 di Scluba, Colli Orientali del Friuli Bianco, blend di 60% Pinot Bianco, 30% Friulano,10% Riesling Renano che ha colpito per struttura e finezza.

Infine, la Cantina Santadi, nel cuore di Santadi in Sardegna, ha presentato il Latinia nelle annate 2019 e 2017. Ottenuto da uve bianche tipiche del territorio, lasciate stramaturare e coltivate ad alberello nel basso Sulcis, questo vino si distingue per il suo colore ambrato e i profumi intensi di miele e caramello. Persistente e avvolgente, è stato il modo ideale per concludere questa splendida degustazione dedicata al mondo dei bianchi.

Ringraziamo Go Wine per il bellissimo evento, che ci ha permesso di scoprire nuove realtà vitivinicole, vitigni autoctoni spesso dimenticati, e territori raccontati con passione. Un’esperienza che ha unito degustazione, cultura e paesaggio, lasciando il segno in chi ama il vino come espressione autentica del luogo.

By Antonello










giovedì 27 novembre 2025

(UM + BS) × T² = Orgasmotic Wine! Vi sveliamo la formula dell’Einstein del Timorasso, Walter Massa



Lo scorso 19 ottobre, nell’ambito dell’evento “Simposio – Trionfo del gusto”, abbiamo avuto l’onore di partecipare alla Master Class “Le enoconvergenze parallele di Walter Massa”, cogliendo così l’occasione di conoscere personalmente il celebre vignaiolo. Walter ha “narrato” sette vini che raccontano il territorio dei Colli Tortonesi. La masterclass è stata presentata da Guido Stecchi, giornalista, naturalista e gastronomo italiano, noto per il suo impegno nella promozione della biodiversità agroalimentare e per essere il presidente dell’Accademia delle 5T, autore di libri su cucina e micologia, e docente di giornalismo gastronomico.

Prima di passare alla degustazione, Walter ci ha rivelato la formula dell’Orgasmotic Wine.

(UM + BS) × T² = Orgasmotic Wine

UM= Uva Matura, e non è scontato

BS= Buon Senso, e non lo vendono al supermercato e non lo insegnano a scuola

T2= Time al quadrato, il tempo!!

Ha sottolineato che nulla è garantito: né l’uva matura, né il buon senso — che non si compra né si insegna — e che tutto si gioca nel tempo, il vero ingrediente segreto del vino. Ha raccontato di quando, insieme alla mamma, hanno nascosto l’annata 1995 per un anno, circa 6.000 bottiglie. Poi dopo un anno è diventato Orgasmotic Wine!! Il fattore tempo decisivo per l’evoluzione.

Da vero ambasciatore del territorio, ha anche presentato vari prodotti dei Colli Tortonesi, tra i quali i formaggi di Agata Marchesotti con il suo “Montebore”, Marco Ravazzano dell’azienda agricola La Montemarzina con le sue   “Pesche di Volpedo sciroppate”, poi cianta “Giarolo” salume (in dialetto piemontese, “cianta” significa celebrare, i tartufi e infine Lorenzo Camerino con il suo “Romanzo di Vino” fondata nel 2024. È poi iniziata la degustazione.

La masterclass dedicata ai vini di Vigneti Massa ha offerto un viaggio sensoriale attraverso alcune delle etichette più emblematiche dei Colli Tortonesi, con un focus particolare sul vitigno autoctono Timorasso, ma anche Barbera e Croatina con finale a sorpresa.

Il Derthona 2023 è un bianco da uve Timorasso in purezza, vitigno simbolo del territorio, recuperato e valorizzato proprio da Walter. Fresco e minerale, si distingue per la sua struttura e un finale lungo e persistente. Al naso regala note floreali e agrumate, mentre al palato mostra una sapidità vibrante.

Il Derthona Montecitorio 2018, anch’esso da Timorasso, rappresenta una selezione più raffinata e profonda. Vinificato in acciaio e affinato sulle fecce fini, si apre con sentori di agrumi canditi, burro di cacao e pane grigliato. Al palato è strutturato, sapido e persistente.

Il Derthona Costa del Vento 2013, sempre Timorasso, è un vino di grande personalità. Dopo un lungo affinamento su fecce, si presenta con profumi avvolgenti di vaniglia, pesca e caramello, arricchiti da sfumature balsamiche. Al palato è profondo, fresco e persistente, con una mineralità elegante che ne esalta la finezza.

Il Monleale 2017 è un rosso di grande struttura, espressione matura del territorio. Barbera vinificata con attenzione per esprimere potenza e longevità. Il vino mostra note di frutta rossa matura, spezie e un buon tannino.

Il Monleale Bigolla 2005 è una rarità. Barbera prodotto solo in annate eccezionali, è il frutto di una selezione estrema e di un lungo affinamento, barrique circa 22 mesi e poi 12 in bottiglia. Il profilo aromatico è variegato con sentori di prugna secca, tabacco, cacao e spezie dolci. La bocca è un bel tannino e persistenza.

La Pertichetta 2015, Croatina in purezza, vitigno spesso sottovalutato, qui interpretato con rigore e ambizione. 12 mesi legno e 24 in bottiglia, il vino è intenso, con note di mora, pepe nero e violetta, tannini decisi. 

Infine, l’Anarchia Costituzionale 2024 è un vino fuori dagli schemi, classificato come mosto d’uva parzialmente fermentato. È un Moscato giallo paglierino, leggermente effervescente, è fresco e morbido, con un bouquet ampio di frutta gialla matura, erbe aromatiche e una spiccata mineralità. Un vino giocoso e provocatorio, che incarna lo spirito libero e creativo di Walter Massa. Una particolarità sul font: Anarchia ha il font della Repubblica Italiana, mentre Costituzionale ha il font di Lotta Continua

Questa selezione ha mostrato che le scelte coraggiose ripagano, unendo tradizione, innovazione e profondo rispetto per il territorio. Una masterclass che ha lasciato il segno.

By Antonello









lunedì 24 novembre 2025

Orvieto celebra l’eccellenza: premiato il Miglior Sommelier dell’Orvieto DOC

Lo scorso 18 ottobre, presso il Palazzo del Capitano del Popolo a Orvieto, si è svolta la prima edizione del concorso “Miglior Sommelier dell’Orvieto DOC”, organizzato dal Consorzio Tutela dei Vini di Orvieto, AIS Umbria e AIS Lazio. A seguire, si è tenuto un banco d’assaggio con i produttori del Consorzio presso il Palazzo del Vino.

Il concorso si è articolato in due fasi: al mattino una prova scritta con questionario e relazione, nel pomeriggio una degustazione pubblica tra i tre sommelier con il punteggio più alto. Sul palco erano presenti la Sindaca di Orvieto Roberta Tardani, il Presidente nazionale AIS Sandro Camilli, la giuria tecnica AIS (Francesco Guarcilena, Pietro Marchi, Gianluca Grimani, Maurizio Zanolla e Sandro Camilli) e la giuria del Consorzio (Giulia Di Cosimo, Chiara Giorleo, Francesca Granelli, Maurilio Chioccia e Marco Sabene).

Il vincitore è stato Filippo Lazzerini (AIS Firenze), seguito da Rebecca Pinsaglia (AIS Umbria) e Claudio Baldinelli (AIS Umbria). I premi sono stati delle ceramiche artistiche realizzate da Silvana Ceramiche di Orvieto.

La degustazione successiva è stata curata con professionalità dai sommelier AIS. Tra le etichette proposte, segnaliamo: Mare Antico 2023 della Decugnano dei Barbi Società Agricola Srl Orvieto Classico Superiore DOC. Un blend di Grechetto (55%), Vermentino (20%), Chardonnay (20%) e Procanico (5%) che viene vinificato in acciaio, con una piccola parte (5%) in barrique dove svolge la malolattica. Le uve sono selezionate con cura per ottenere un vino fresco, equilibrato e strutturato. Barberani Società Agricola Srl ha offerto il Calcaia Muffa Nobile 2022, Orvieto Doc Classico Superiore, vino dolce da muffa nobile. La raccolta avviene in più passaggi tra ottobre e dicembre, scegliendo solo i grappoli colpiti dalla Botrytis Cinerea. Colore giallo oro, profumo i miele d’acacia e zafferano. Al palato è morbido, dolce e persistente. L’ Azienda Agricola Custodi si è presentata con Pertusa Vendemmia Tardiva, Orvieto Classico Superiore DOC. La raccolta avviene a fine ottobre, la vinificazione in acciaio con fermentazione controllata. Affinamento di sei mesi in bottiglia. Colore giallo paglierino intenso, profumo di frutta matura e spezie dolci. Gusto amabile, morbido ed elegante. Produzione limitata a 3.000 bottiglie. Spes 2022 è l’Orvieto Classico Superiore DOC della Tenuta di Freddano Società Agricola Srl. Un blend di Grechetto, Malvasia e Procanico vinificato in acciaio. Al naso note di frutta matura e fiori bianchi. Al palato è fresco, aromatico. Panata, di Argillae Società Agricola Srl, Orvieto Classico Superiore DOC, è una selezione di Grechetto e Procanico, prodotto in quantità limitate. Colore giallo paglierino, profumo di pompelmo, frutti esotici, pasta di mandorla e frutta gialla. Al gusto è sapido, fresco e persistente. Il nome richiama l’antico boccale medievale “panata”, simbolo della tradizione orvietana.

Aspettando la seconda edizione di “Miglior Sommelier dell’Orvieto DOC”, vi invitiamo a visitare questa splendida cittadina e, con l’occasione, a scoprire la sua eccellente offerta vinicola e gastronomica.

By Antonello









martedì 18 novembre 2025

Doctor Wine: Presentazione della Guida Essenziale ai Vini Italiani 2026

L’undici ottobre a Roma, presso il Salone Novecento, è stata presentata la nuova edizione della Guida Essenziale ai Vini Italiani 2026 firmata Doctor Wine, alias Daniele Cernilli. La guida raccoglie circa 1.350 aziende e 3.400 vini, offrendo anche una selezione di 860 etichette segnalate per l’ottimo rapporto qualità/prezzo. Fiore all’occhiello sono le 138 Tre Stelle, riconoscimenti attribuiti con le celebri “faccine” di Cernilli, che “ci mette la faccia” nel certificare l’eccellenza dei vini premiati.

Una guida importante con un tasso del 10% di ricambio aziende, segno che si è sempre alla ricerca di novità e questo rende la guida particolarmente interessante.

Tra le cantine protagoniste, spicca Zuani. Abbiamo avuto l’onore di conoscere la Signora Patrizia Felluga, che ci ha presentato la cantina. Patrizia, figlia di Marco Felluga, ha intrapreso un percorso autonomo, fondando una realtà che riflette la sua personale visione del territorio. La cantina, situata a San Floriano del Collio, è circondata dalla tipica Ponca, una combinazione di marna e arenaria, e produce esclusivamente vini bianchi, espressione pura del terroir.

Grazie al nostro amico Andrea “Sauvignon” Pavan, che ringraziamo anche per le foto, abbiamo potuto degustare alcune etichette memorabili. Il Sodevo Pinot Grigio, vinificato in acciaio per preservare le caratteristiche varietali, si è rivelato elegante e fresco, con note fruttate e un gusto sapido e minerale. Il Collio Bianco “Vigne”, un blend paritario di Pinot Grigio, Sauvignon, Chardonnay e Friulano, ha mostrato un equilibrio armonico tra freschezza e struttura. Il Collio Bianco Riserva, frutto di uve autoctone e internazionali, ha subito una macerazione a freddo e un affinamento in piccole botti di rovere francese. Il risultato è un vino dal colore giallo paglierino, con un profumo complesso di frutta e vaniglia, e un gusto elegante e persistente.

La storica casa Ferrari ha presentato tre Trento DOC di altissimo livello. Il Giulio Ferrari Riserva del Fondatore Extra Brut 2016, 100% Chardonnay, ha incantato con la sua bollicina cremosa e le note di agrumi canditi e crosta di pane. Il Perlè Nero Extra Brut 2018, 100% Pinot Nero, sentori di piccoli frutti rossi, spezie e un tocco affumicato. Il Perlè Brut Riserva 2019, anch’esso 100% Chardonnay, vivace, con profumi di mela verde, fiori bianchi e mandorla. Tre interpretazioni del metodo classico che confermano la leadership della maison trentina.

Riccardo Isetti ci ha guidato alla scoperta di Monviert, azienda di Cividale del Friuli, dove il paesaggio si apre su colline dolci e vigneti ordinati. Il Sauvignon 2024 ha aperto la degustazione con note di maracuja e frutta bianca, un vino sapido e persistente. Il Friulano Riserva 2022, vinificato in acciaio, ha offerto sentori di ananas e albicocca, con freschezza e mineralità. Il Tricur, blend unico con 50% Riesling botritizzato, 25% Friulano e 25% Ribolla Gialla, affinato in acciaio e barrique per 24 mesi, ha chiuso la degustazione con un vino complesso, dai sentori di frutta esotica e acacia, persistente.

Nel Veneto, Giampaolo Speri della cantina Speri ci ha presentato due etichette che raccontano la tradizione e l’evoluzione della Valpolicella. Il Valpolicella Ripasso 2023 si è mostrato fresco e fruttato, con note di ciliegia e pepe nero. Il celebre Sant’Urbano Classico Superiore 2022, proveniente dal cru omonimo, ha rivelato un profilo di grande eleganza e profondità, con sentori di amarena, spezie dolci e tabacco, tannino vellutato e un finale lungo e avvolgente. Due vini che testimoniano la coerenza stilistica e la visione della famiglia Speri, custode di una delle zone più iconiche del vino italiano.

Per le Marche, la Signora Valentina Ceracchi ci ha presentato Umani Ronchi, azienda che già conoscevamo avendola visitata. Il progetto Vecchie Vigne Historical, 2020, Verdicchio dei castelli di Jesi, valorizza le parcelle più antiche dell’azienda, con vinificazioni dedicate.  Il Pelago 2021, rosso elegante e potente, è un blend di Montepulciano, Cabernet Sauvignon e Merlot, 14 mesi barrique, con note di frutti neri, spezie e cacao. Il Campo San Giorgio Conero Riserva 2020, 100% Montepulciano da vecchie vigne storiche, si è distinto per profondità, austerità e potenziale evolutivo.

Dalla Campania, Francesco ci ha illustrato la cantina Fonzone, presentando una selezione di etichette che raccontano la ricchezza dell’Irpinia. Le Mattine Falanghina 2023, vinificata in acciaio e anfora e frutto di quattro vendemmie, ha mostrato una freschezza vivace e una struttura interessante. Il Sequoia Fiano Riserva 2023 ha avuto  un interessante percorso di affinamento con dodici mesi in botte grande di rovere austriaco e barili, sei mesi in acciaio e ulteriori sei mesi in bottiglia. Elegante, ha regalato note di nocciola e fiori bianchi. L’Oikos Greco di Tufo DOCG Riserva, da un clone antico, ha subito dodici mesi in botte grande, ventiquattro in vasca di cemento e sei in bottiglia, offrendo un profilo aromatico interessante e una grande longevità.

Ringraziamo Doctor Wine per averci guidato in questo viaggio tra le eccellenze vinicole italiane, attraverso la presentazione della Guida Essenziale ai Vini Italiani 2025. Un’esperienza ricca di incontri, scoperte e degustazioni che conferma, ancora una volta, la vitalità e la qualità del panorama enologico nazionale.

By Antonello







lunedì 10 novembre 2025

Champagne Experience Bologna 2025 Masterclass Parcellari e Monovitigni: i nuovi orizzonti di Alexandre Moreau

Nell’ambito dell’ottava edizione di Champagne Experience, il principale evento italiano dedicato allo Champagne, organizzato da Excellence SIDI, abbiamo avuto l’onore di partecipare alla Masterclass “Parcellari e Monovitigni: i nuovi orizzonti di Alexandre Moreau”, grazie all’invito del Dr. Viganò di Passion France, che cogliamo l’occasione per ringraziare.

La Master Class ha messo a confronto i nuovi Champagne parcellari a base Meunier e i monovitigni da Chardonnay, Pinot Noir e Pinot Meunier della Maison Sylvie Moreau.

L’evento è stato brillantemente condotto da Chiara Giovoni, Wine Expert, Sommelier professionista e Ambassadeur du Champagne per l’Italia, che ha raccontato con competenza e passione l’evoluzione dello Champagne negli ultimi decenni e della Maison.

In particolare, per la Maison Sylvie Moreau tutto ha inizio nel 1962, quando André Moreau pianta le prime vigne a Saint-Euphraise-et-Clairizet. Le prime bottiglie arrivano nel 1973, e dal 1991 la guida passa a Sylvie e Olivier. Già nel 1964, André avvia la conservazione di riserve di vino: una scelta lungimirante che oggi ritroviamo nelle cuvée d’ingresso e nelle Edizioni numerate.

La Maison ha scelto una viticoltura ragionata, attenta al clima e ai suoli—argillosi, calcarei, spesso in forte pendenza—con vigne distribuite in sei villaggi della Vallée de la Marne.

Oggi è Alexandre Couillet, figlio di Sylvie, a guidare la parte tecnica, spingendo verso la conversione biologica, con certificazione ottenura nel 2023, e una produzione sempre più focalizzata su parcellari e monovitigni. Una nuova era per la Maison. I nuovi Champagne parcellari riportano la scritta “vinificati da Alexandre Moreau” e nei prossimi anni avverrà anche il cambio di nome della Maison, “Champagne Alexandre Moreau”.

Accanto a Chiara, Alexandre ha presentato con competenza e visione i nuovi orizzonti della Maison.

Il primo Champagne degustato è stato “La Noue”, un Meunier 2020 proveniente da una vigna piantata nel 1973 nella Montagne de Reims, su portainnesto 41B, uno dei portainnesti più storici e diffusi in viticoltura, selezionato in Francia nel 1882. Si tratta di un Extra-Brut affinato in botti da 500 litri, non filtrato, che si distingue per la sua acidità vibrante e una sapidità incisiva. La persistenza è notevole, e il vino lascia una traccia netta e precisa.

A seguire, “Le Poteau de Coulmmes”, anch’esso Meunier 2020, proveniente da una parcella piantata nel 1965, sempre nella Montagne de Reims e con lo stesso portainnesto 41B. Anche qui troviamo un Extra-Brut affinato in legno, non chiarificato né filtrato. L’equilibrio tra struttura e freschezza è calibrato, con una tensione gustativa che invita alla riflessione.

Il terzo vino, “Meunier Élevage Long”, nasce da un’idea iniziale di vinificazione in barrique come vino fermo. Dopo un anno, il progetto è stato rimandato, poi rimandato ancora un anno e infine si è scelto di spumantizzare. Il risultato è sorprendente: uno Champagne che si apre con note speziate di zenzero, curcuma e zafferano, per poi virare su sentori agrumati di arancia e chinotto. La profondità aromatica e il potenziale di invecchiamento lo rendono un vino di grande personalità.

Il quarto Champagne, “Édition n°12” annata 2017, è un Extra-Brut composto da 70% Chardonnay e 30% Meunier, vinificato in acciaio con minimo intervento. Al naso si percepiscono fiori di acacia e delicate sfumature di frutta bianca, mentre al palato si rivela fine e diretto, con una bella pulizia.

Chiude la degustazione in Master Class il monovitigno “Pinot Noir” 2019, Extra-Brut, proveniente da terreni esposti a nord e soggetti a gelate primaverili. La tensione minerale e la freschezza lo rendono austero ma intrigante, con una struttura che promette evoluzione.

Al termine della degustazione, abbiamo incontrato Sylvie presso lo stand, dove abbiamo avuto modo di assaggiare tre ulteriori cuvée non presentate in Master Class.

Il “Racines Extra Brut Riserva” è un assemblaggio di Meunier (50%), Chardonnay (30%) e Pinot Noir (20%), con il 40% di vin de réserve perpetuo dal 1964. Dopo almeno 36 mesi sui lieviti, si presenta con sentori di crosta di pane, nocciola e mela cotogna, in un equilibrio tra profondità e freschezza.

Con lo stesso assemblaggio, il “Carré Or Extra Brut Riserva” segue il metodo Solera dal 1964, ma con un affinamento minimo di 140 mesi sui lieviti. Il profilo aromatico è più evoluto, con note di frutta secca, spezie dolci, tabacco, che raccontano il tempo con eleganza.

Infine, “Emeraude Extra Brut”, composto in parti uguali da Pinot Noir e Chardonnay, affina per 60 mesi sui lieviti. Al naso si apre con agrumi canditi e fiori bianchi, mentre al palato rivela una mineralità salina che ne esalta la finezza.

Ringraziamo ancora Passion France e il Dr. Viganò per l’invito, e la Maison Sylvie Moreau per averci dato la possibilità di degustare Champagne che meritano attenzione e memoria.

By Mario








giovedì 6 novembre 2025

Degustazione FIS a Roma: Poggio Antico incanta con la sua verticale di Brunello

Hotel Hilton Rome Eur – In una serata all’insegna dell’eccellenza enologica, la Fondazione Italiana Sommelier ha ospitato una prestigiosa degustazione dedicata ai vini di Poggio Antico, storica cantina di Montalcino. L’evento ha riunito appassionati e professionisti per un viaggio sensoriale tra le diverse annate del Brunello, con un focus sulla profondità e l’evoluzione del Sangiovese in uno dei suoi territori più vocati.

La serata si è aperta con il Rosso di Montalcino dell’ultima annata, fresco e vibrante, perfetto per introdurre lo stile Poggio Antico: eleganza, precisione e rispetto del territorio.

A seguire, una verticale di Brunello di Montalcino DOCG che ha permesso di cogliere le sfumature delle annate:

  • 2019 – giovane, energico, con note di frutti rossi e spezie dolci
  • 2020 – più strutturato, con tannini setosi e grande equilibrio
  • 2021 – ancora in fase embrionale, ma già promettente per finezza e profondità

La degustazione si è conclusa con tre annate di Brunello Riserva, espressione massima della filosofia aziendale:

  • 2018 – austero e complesso, con note terrose e balsamiche
  • 2019 – elegante e persistente, con grande potenziale evolutivo
  • 2021 – anteprima assoluta, che ha stupito per freschezza e tensione

Guidata da esperti sommelier FIS, la degustazione ha offerto spunti tecnici e culturali, con approfondimenti sulla vinificazione, l’affinamento e le scelte agronomiche di Poggio Antico. L’intervento del team aziendale ha arricchito l’esperienza, sottolineando l’importanza dell’altitudine, dell’esposizione e della selezione clonale nel definire il profilo dei vini.

L’evento ha confermato Poggio Antico come uno dei riferimenti assoluti per il Brunello di Montalcino, capace di coniugare tradizione e innovazione. Una serata memorabile, che ha lasciato il segno nel cuore e nel palato dei partecipanti.

by Mario








martedì 4 novembre 2025

Formaggi svizzeri protagonisti a Roma: degustazioni, miele e food design

Organizzato da Formaggio Svizzero, il 2 e 3 ottobre scorso, Stay – in via dei Falegnami a Roma – si è trasformato in una piccola enclave elvetica, regalando agli appassionati di cucina un’esperienza memorabile incentrata sulle eccellenze casearie della Svizzera. L’atmosfera era quella conviviale delle migliori degustazioni: racconti, curiosità e la gioia di condividere nuovi sapori.

Prima serata: Workshop – Incontro con l’Apicoltore

Protagonista della prima serata è stato un apicoltore, che ha introdotto il pubblico nel mondo affascinante delle api e della produzione di miele, svelando aneddoti e segreti su questi preziosi insetti. La degustazione è poi entrata nel vivo, anche con la partecipazione di Valeria Margherita Mosca, con raffinati abbinamenti tra mieli selezionati e formaggi svizzeri, esaltando le rispettive note aromatiche in un gioco di contrasti e armonie.

Seconda serata: “Bouquet di sapori chez” e creatività

La seconda serata, intitolata “Bouquet di sapori chez”, ha visto la food creator Diletta Secco guidare gli ospiti nella creazione di piatti originali a base di formaggi svizzeri e ingredienti selezionati. Dopo una breve introduzione sulle possibili combinazioni di sapori e colori, i partecipanti si sono cimentati nella preparazione di tre piatti, lasciando spazio alla fantasia e alla convivialità.

I formaggi protagonisti di entrambe le serate e disponibili nei tavoli per l’assaggio

  • Le Gruyère DOP Iconico dal 1115, prodotto nella Svizzera occidentale. Stagiona dai 5 ai 18 mesi e le forme vengono lavate con acqua e sale. Gusto sapido e raffinato.
  • Sbrinz DOP Il più antico tra i formaggi svizzeri, prodotto in cinque Cantoni. Stagionatura da 16 a 36 mesi. Sapore intenso, deciso e persistente.
  • Emmentaler DOP Prodotto nella Svizzera centrale, stagiona dai 4 ai 12 mesi. Durante la fermentazione propionica si formano i suoi caratteristici grandi buchi. Pasta elastica e gusto delicatamente dolce.
  • Appenzeller Il più saporito, prodotto nella Svizzera orientale in tre Cantoni. Stagiona almeno 3 mesi. Sapore speziato e aromatico, frutto di una stagionatura in cui la crosta viene spazzolata con una miscela segreta di erbe. Ogni assaggio è una scoperta.
  • Tête de Moine DOP Prodotto nella Svizzera occidentale, stagiona dai 3 ai 4 mesi. Unico nel suo genere, viene raschiato a rosetta con lo strumento Girolle, sprigionando un profumo intenso e una consistenza morbida.
  • Raclette Suisse Prodotto nella Svizzera centrale, stagiona dai 3 ai 5 mesi. Formaggio da sciogliere, perfetto per piatti conviviali. Pasta fondente, con note lattiche e avvolgenti.

Esperienze come queste sono il cuore pulsante di ogni blog dedicato alla cucina: raccontano di sapori, di storie e di persone, unendo tradizione e creatività. I formaggi svizzeri e i mieli pregiati hanno dimostrato come la semplicità possa trasformarsi in eccellenza.

By Antonello








Secret del Priorat 2022, l'eleganza autentica del Priorat firmata Familia Torres

Ci sono vini che colpiscono per la potenza e altri che conquistano con la loro capacità di raccontare un territorio. Il Secret del Priorat 2...