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martedì 2 dicembre 2025

Rosé in Francia: quando l’eleganza si fa bottiglia

Tra le colline assolate della Valle del Rodano nasce un rosé che incarna la grazia e la forza del suo territorio: il Belleruche Rosé Côtes-du-Rhône firmato M. Chapoutier. Un vino che non cerca di stupire con eccessi, ma conquista con equilibrio, freschezza e autenticità.

Note delicate di frutti rossi – lampone, fragolina di bosco – si intrecciano a sfumature floreali e leggere erbe mediterranee. Un bouquet pulito, elegante, che invita al primo sorso.

La bocca è vivace e tesa, con una bella acidità che sostiene il frutto. Il finale è asciutto, minerale, con un tocco salino che richiama la pietra e il sole del Rodano. Un rosé gastronomico, perfetto per accompagnare antipasti, piatti di pesce, insalate estive o semplicemente un tramonto.

Minimalista e raffinata, con il motto latino “Fac et Spera” – Agisci e spera – che racchiude la filosofia produttiva di Chapoutier: rispetto per la terra, per il tempo e per il vino.

Un rosé che non è solo da bere, ma da raccontare. Per chi cerca autenticità, eleganza e versatilità, il Belleruche Rosé è una scelta che parla francese ma seduce ogni palato.

By Mario





giovedì 27 novembre 2025

(UM + BS) × T² = Orgasmotic Wine! Vi sveliamo la formula dell’Einstein del Timorasso, Walter Massa



Lo scorso 19 ottobre, nell’ambito dell’evento “Simposio – Trionfo del gusto”, abbiamo avuto l’onore di partecipare alla Master Class “Le enoconvergenze parallele di Walter Massa”, cogliendo così l’occasione di conoscere personalmente il celebre vignaiolo. Walter ha “narrato” sette vini che raccontano il territorio dei Colli Tortonesi. La masterclass è stata presentata da Guido Stecchi, giornalista, naturalista e gastronomo italiano, noto per il suo impegno nella promozione della biodiversità agroalimentare e per essere il presidente dell’Accademia delle 5T, autore di libri su cucina e micologia, e docente di giornalismo gastronomico.

Prima di passare alla degustazione, Walter ci ha rivelato la formula dell’Orgasmotic Wine.

(UM + BS) × T² = Orgasmotic Wine

UM= Uva Matura, e non è scontato

BS= Buon Senso, e non lo vendono al supermercato e non lo insegnano a scuola

T2= Time al quadrato, il tempo!!

Ha sottolineato che nulla è garantito: né l’uva matura, né il buon senso — che non si compra né si insegna — e che tutto si gioca nel tempo, il vero ingrediente segreto del vino. Ha raccontato di quando, insieme alla mamma, hanno nascosto l’annata 1995 per un anno, circa 6.000 bottiglie. Poi dopo un anno è diventato Orgasmotic Wine!! Il fattore tempo decisivo per l’evoluzione.

Da vero ambasciatore del territorio, ha anche presentato vari prodotti dei Colli Tortonesi, tra i quali i formaggi di Agata Marchesotti con il suo “Montebore”, Marco Ravazzano dell’azienda agricola La Montemarzina con le sue   “Pesche di Volpedo sciroppate”, poi cianta “Giarolo” salume (in dialetto piemontese, “cianta” significa celebrare, i tartufi e infine Lorenzo Camerino con il suo “Romanzo di Vino” fondata nel 2024. È poi iniziata la degustazione.

La masterclass dedicata ai vini di Vigneti Massa ha offerto un viaggio sensoriale attraverso alcune delle etichette più emblematiche dei Colli Tortonesi, con un focus particolare sul vitigno autoctono Timorasso, ma anche Barbera e Croatina con finale a sorpresa.

Il Derthona 2023 è un bianco da uve Timorasso in purezza, vitigno simbolo del territorio, recuperato e valorizzato proprio da Walter. Fresco e minerale, si distingue per la sua struttura e un finale lungo e persistente. Al naso regala note floreali e agrumate, mentre al palato mostra una sapidità vibrante.

Il Derthona Montecitorio 2018, anch’esso da Timorasso, rappresenta una selezione più raffinata e profonda. Vinificato in acciaio e affinato sulle fecce fini, si apre con sentori di agrumi canditi, burro di cacao e pane grigliato. Al palato è strutturato, sapido e persistente.

Il Derthona Costa del Vento 2013, sempre Timorasso, è un vino di grande personalità. Dopo un lungo affinamento su fecce, si presenta con profumi avvolgenti di vaniglia, pesca e caramello, arricchiti da sfumature balsamiche. Al palato è profondo, fresco e persistente, con una mineralità elegante che ne esalta la finezza.

Il Monleale 2017 è un rosso di grande struttura, espressione matura del territorio. Barbera vinificata con attenzione per esprimere potenza e longevità. Il vino mostra note di frutta rossa matura, spezie e un buon tannino.

Il Monleale Bigolla 2005 è una rarità. Barbera prodotto solo in annate eccezionali, è il frutto di una selezione estrema e di un lungo affinamento, barrique circa 22 mesi e poi 12 in bottiglia. Il profilo aromatico è variegato con sentori di prugna secca, tabacco, cacao e spezie dolci. La bocca è un bel tannino e persistenza.

La Pertichetta 2015, Croatina in purezza, vitigno spesso sottovalutato, qui interpretato con rigore e ambizione. 12 mesi legno e 24 in bottiglia, il vino è intenso, con note di mora, pepe nero e violetta, tannini decisi. 

Infine, l’Anarchia Costituzionale 2024 è un vino fuori dagli schemi, classificato come mosto d’uva parzialmente fermentato. È un Moscato giallo paglierino, leggermente effervescente, è fresco e morbido, con un bouquet ampio di frutta gialla matura, erbe aromatiche e una spiccata mineralità. Un vino giocoso e provocatorio, che incarna lo spirito libero e creativo di Walter Massa. Una particolarità sul font: Anarchia ha il font della Repubblica Italiana, mentre Costituzionale ha il font di Lotta Continua

Questa selezione ha mostrato che le scelte coraggiose ripagano, unendo tradizione, innovazione e profondo rispetto per il territorio. Una masterclass che ha lasciato il segno.

By Antonello









lunedì 24 novembre 2025

Orvieto celebra l’eccellenza: premiato il Miglior Sommelier dell’Orvieto DOC

Lo scorso 18 ottobre, presso il Palazzo del Capitano del Popolo a Orvieto, si è svolta la prima edizione del concorso “Miglior Sommelier dell’Orvieto DOC”, organizzato dal Consorzio Tutela dei Vini di Orvieto, AIS Umbria e AIS Lazio. A seguire, si è tenuto un banco d’assaggio con i produttori del Consorzio presso il Palazzo del Vino.

Il concorso si è articolato in due fasi: al mattino una prova scritta con questionario e relazione, nel pomeriggio una degustazione pubblica tra i tre sommelier con il punteggio più alto. Sul palco erano presenti la Sindaca di Orvieto Roberta Tardani, il Presidente nazionale AIS Sandro Camilli, la giuria tecnica AIS (Francesco Guarcilena, Pietro Marchi, Gianluca Grimani, Maurizio Zanolla e Sandro Camilli) e la giuria del Consorzio (Giulia Di Cosimo, Chiara Giorleo, Francesca Granelli, Maurilio Chioccia e Marco Sabene).

Il vincitore è stato Filippo Lazzerini (AIS Firenze), seguito da Rebecca Pinsaglia (AIS Umbria) e Claudio Baldinelli (AIS Umbria). I premi sono stati delle ceramiche artistiche realizzate da Silvana Ceramiche di Orvieto.

La degustazione successiva è stata curata con professionalità dai sommelier AIS. Tra le etichette proposte, segnaliamo: Mare Antico 2023 della Decugnano dei Barbi Società Agricola Srl Orvieto Classico Superiore DOC. Un blend di Grechetto (55%), Vermentino (20%), Chardonnay (20%) e Procanico (5%) che viene vinificato in acciaio, con una piccola parte (5%) in barrique dove svolge la malolattica. Le uve sono selezionate con cura per ottenere un vino fresco, equilibrato e strutturato. Barberani Società Agricola Srl ha offerto il Calcaia Muffa Nobile 2022, Orvieto Doc Classico Superiore, vino dolce da muffa nobile. La raccolta avviene in più passaggi tra ottobre e dicembre, scegliendo solo i grappoli colpiti dalla Botrytis Cinerea. Colore giallo oro, profumo i miele d’acacia e zafferano. Al palato è morbido, dolce e persistente. L’ Azienda Agricola Custodi si è presentata con Pertusa Vendemmia Tardiva, Orvieto Classico Superiore DOC. La raccolta avviene a fine ottobre, la vinificazione in acciaio con fermentazione controllata. Affinamento di sei mesi in bottiglia. Colore giallo paglierino intenso, profumo di frutta matura e spezie dolci. Gusto amabile, morbido ed elegante. Produzione limitata a 3.000 bottiglie. Spes 2022 è l’Orvieto Classico Superiore DOC della Tenuta di Freddano Società Agricola Srl. Un blend di Grechetto, Malvasia e Procanico vinificato in acciaio. Al naso note di frutta matura e fiori bianchi. Al palato è fresco, aromatico. Panata, di Argillae Società Agricola Srl, Orvieto Classico Superiore DOC, è una selezione di Grechetto e Procanico, prodotto in quantità limitate. Colore giallo paglierino, profumo di pompelmo, frutti esotici, pasta di mandorla e frutta gialla. Al gusto è sapido, fresco e persistente. Il nome richiama l’antico boccale medievale “panata”, simbolo della tradizione orvietana.

Aspettando la seconda edizione di “Miglior Sommelier dell’Orvieto DOC”, vi invitiamo a visitare questa splendida cittadina e, con l’occasione, a scoprire la sua eccellente offerta vinicola e gastronomica.

By Antonello









giovedì 20 novembre 2025

Tienimenti Leone: un viaggio sensoriale tra vigneti, storia e sapori autentici

Nel cuore della campagna laziale, a pochi chilometri da Roma e da Latina, e immersa nel paesaggio verdeggiante di Lanuvio, si trova Tienimenti Leone, una tenuta vitivinicola che incarna la passione per il vino, la sostenibilità e la valorizzazione del territorio. La visita guidata con degustazione è molto più di un semplice tour: è un’esperienza che coinvolge tutti i sensi e lascia il segno.

Un territorio ricco di storia e natura

Tienimenti Leone si estende su 72 ettari, di cui 34 coltivati a vigneto, in un terreno vulcanico che dona caratteristiche uniche ai suoi vini. La filosofia dell’azienda è chiara: produrre vini biologici nel rispetto dell’ambiente, con impianti fotovoltaici e sistemi di irrigazione sotterranei che riducono gli sprechi.

Durante la visita, si viene accolti con calore e professionalità. La passeggiata tra i filari è un ritorno alle origini, un modo per riscoprire il legame profondo tra uomo e terra. Si attraversano le grotte scavate nella roccia vulcanica, si esplora la cantina e si respira la storia che permea ogni angolo della tenuta.

La Torre medievale e le grotte vulcaniche

Uno degli angoli più suggestivi di Tienimenti Leone è la torre medievale, che domina il paesaggio con la sua imponenza e racconta secoli di storia locale. Restaurata con cura, oggi accoglie i visitatori come simbolo dell’identità della tenuta. Ai suoi piedi si aprono le grotte vulcaniche, antichi rifugi scavati nella roccia, anch’esse sapientemente recuperate. Questi ambienti freschi e silenziosi ospitano parte della cantina e offrono un’atmosfera unica durante la visita, dove il passato e il presente si incontrano in un abbraccio di pietra e vino.

La degustazione: un viaggio nei profumi e sapori

La parte più attesa è la degustazione di 3 vini abbinati a prodotti locali come salumi, formaggi e pane ed olio. Ogni etichetta racconta una storia, spesso con nomi ispirati al dialetto romano, per rompere con la formalità e avvicinare il vino alla quotidianità.

I vini spaziano da bianchi freschi e aromatici a rossi strutturati e intensi, tutti espressione autentica del territorio. La guida spiega con passione le tecniche di vinificazione, le peculiarità di ogni vitigno e le scelte sostenibili che rendono Tienimenti Leone un esempio virtuoso.

Originale la scelta di servirli “a tappe” nella successione delle varie location della tenuta.

Sommelier AIS: guida esperta tra i calici del vino

Durante la visita guidata a Tienimenti Leone, l’esperienza di degustazione è impreziosita dalla presenza di una delegazione dei sommelier AIS (Associazione Italiana Sommelier), veri e propri ambasciatori del vino. Con competenza e passione, accompagnano gli ospiti nella scoperta delle etichette della tenuta, spiegando le caratteristiche organolettiche, le tecniche di abbinamento e le peculiarità del territorio. Il loro racconto trasforma ogni sorso in un momento di conoscenza, rendendo la degustazione non solo piacevole, ma anche formativa. Un valore aggiunto che rende l’esperienza ancora più memorabile.

Un’esperienza da ricordare

La cura dei dettagli, l’atmosfera rilassata e l’attenzione al visitatore rendono la visita un momento speciale, ideale per coppie, gruppi di amici o appassionati di enogastronomia.

Tienimenti Leone non è solo una cantina, ma un luogo dove si celebra la bellezza della terra, il valore della tradizione e l’innovazione sostenibile. Se cercate un’esperienza autentica, lontana dai circuiti turistici convenzionali, questo angolo di Lazio saprà conquistarvi.

By Mario









domenica 16 novembre 2025

Champagne Monopole Heidsieck & Co Blue Top Brut: bollicine con stile

Se hai voglia di stappare qualcosa di speciale, il Champagne Monopole Blue Top è una scelta che non delude. Elegante, fresco e con quel tocco classico che fa subito festa, è il tipo di bollicina che si adatta bene sia a un brindisi improvvisato che a una cena più curata.

Appena versato, colpisce per il suo colore giallo paglierino brillante e per le bollicine fini e persistenti. Al naso arrivano profumi di frutta fresca, agrumi e un leggero sentore tostato, mentre in bocca è vivace, equilibrato e piacevolmente secco. Non è troppo aggressivo, ma ha abbastanza carattere da farsi notare.

È ottenuto da una miscela ben bilanciata di Pinot Nero (70%), Chardonnay (20%) e Pinot Meunier (10%). Questo blend gli conferisce struttura, freschezza e una bella complessità aromatica.

Ottimo come aperitivo, ma anche perfetto con piatti di pesce, crostacei o finger food eleganti. In poche parole: è uno champagne che fa bella figura, senza bisogno di troppe presentazioni. Se lo trovi in enoteca o online a un buon prezzo, vale la pena provarlo.

By Mario






 

lunedì 10 novembre 2025

Champagne Experience Bologna 2025 Masterclass Parcellari e Monovitigni: i nuovi orizzonti di Alexandre Moreau

Nell’ambito dell’ottava edizione di Champagne Experience, il principale evento italiano dedicato allo Champagne, organizzato da Excellence SIDI, abbiamo avuto l’onore di partecipare alla Masterclass “Parcellari e Monovitigni: i nuovi orizzonti di Alexandre Moreau”, grazie all’invito del Dr. Viganò di Passion France, che cogliamo l’occasione per ringraziare.

La Master Class ha messo a confronto i nuovi Champagne parcellari a base Meunier e i monovitigni da Chardonnay, Pinot Noir e Pinot Meunier della Maison Sylvie Moreau.

L’evento è stato brillantemente condotto da Chiara Giovoni, Wine Expert, Sommelier professionista e Ambassadeur du Champagne per l’Italia, che ha raccontato con competenza e passione l’evoluzione dello Champagne negli ultimi decenni e della Maison.

In particolare, per la Maison Sylvie Moreau tutto ha inizio nel 1962, quando André Moreau pianta le prime vigne a Saint-Euphraise-et-Clairizet. Le prime bottiglie arrivano nel 1973, e dal 1991 la guida passa a Sylvie e Olivier. Già nel 1964, André avvia la conservazione di riserve di vino: una scelta lungimirante che oggi ritroviamo nelle cuvée d’ingresso e nelle Edizioni numerate.

La Maison ha scelto una viticoltura ragionata, attenta al clima e ai suoli—argillosi, calcarei, spesso in forte pendenza—con vigne distribuite in sei villaggi della Vallée de la Marne.

Oggi è Alexandre Couillet, figlio di Sylvie, a guidare la parte tecnica, spingendo verso la conversione biologica, con certificazione ottenura nel 2023, e una produzione sempre più focalizzata su parcellari e monovitigni. Una nuova era per la Maison. I nuovi Champagne parcellari riportano la scritta “vinificati da Alexandre Moreau” e nei prossimi anni avverrà anche il cambio di nome della Maison, “Champagne Alexandre Moreau”.

Accanto a Chiara, Alexandre ha presentato con competenza e visione i nuovi orizzonti della Maison.

Il primo Champagne degustato è stato “La Noue”, un Meunier 2020 proveniente da una vigna piantata nel 1973 nella Montagne de Reims, su portainnesto 41B, uno dei portainnesti più storici e diffusi in viticoltura, selezionato in Francia nel 1882. Si tratta di un Extra-Brut affinato in botti da 500 litri, non filtrato, che si distingue per la sua acidità vibrante e una sapidità incisiva. La persistenza è notevole, e il vino lascia una traccia netta e precisa.

A seguire, “Le Poteau de Coulmmes”, anch’esso Meunier 2020, proveniente da una parcella piantata nel 1965, sempre nella Montagne de Reims e con lo stesso portainnesto 41B. Anche qui troviamo un Extra-Brut affinato in legno, non chiarificato né filtrato. L’equilibrio tra struttura e freschezza è calibrato, con una tensione gustativa che invita alla riflessione.

Il terzo vino, “Meunier Élevage Long”, nasce da un’idea iniziale di vinificazione in barrique come vino fermo. Dopo un anno, il progetto è stato rimandato, poi rimandato ancora un anno e infine si è scelto di spumantizzare. Il risultato è sorprendente: uno Champagne che si apre con note speziate di zenzero, curcuma e zafferano, per poi virare su sentori agrumati di arancia e chinotto. La profondità aromatica e il potenziale di invecchiamento lo rendono un vino di grande personalità.

Il quarto Champagne, “Édition n°12” annata 2017, è un Extra-Brut composto da 70% Chardonnay e 30% Meunier, vinificato in acciaio con minimo intervento. Al naso si percepiscono fiori di acacia e delicate sfumature di frutta bianca, mentre al palato si rivela fine e diretto, con una bella pulizia.

Chiude la degustazione in Master Class il monovitigno “Pinot Noir” 2019, Extra-Brut, proveniente da terreni esposti a nord e soggetti a gelate primaverili. La tensione minerale e la freschezza lo rendono austero ma intrigante, con una struttura che promette evoluzione.

Al termine della degustazione, abbiamo incontrato Sylvie presso lo stand, dove abbiamo avuto modo di assaggiare tre ulteriori cuvée non presentate in Master Class.

Il “Racines Extra Brut Riserva” è un assemblaggio di Meunier (50%), Chardonnay (30%) e Pinot Noir (20%), con il 40% di vin de réserve perpetuo dal 1964. Dopo almeno 36 mesi sui lieviti, si presenta con sentori di crosta di pane, nocciola e mela cotogna, in un equilibrio tra profondità e freschezza.

Con lo stesso assemblaggio, il “Carré Or Extra Brut Riserva” segue il metodo Solera dal 1964, ma con un affinamento minimo di 140 mesi sui lieviti. Il profilo aromatico è più evoluto, con note di frutta secca, spezie dolci, tabacco, che raccontano il tempo con eleganza.

Infine, “Emeraude Extra Brut”, composto in parti uguali da Pinot Noir e Chardonnay, affina per 60 mesi sui lieviti. Al naso si apre con agrumi canditi e fiori bianchi, mentre al palato rivela una mineralità salina che ne esalta la finezza.

Ringraziamo ancora Passion France e il Dr. Viganò per l’invito, e la Maison Sylvie Moreau per averci dato la possibilità di degustare Champagne che meritano attenzione e memoria.

By Mario








sabato 8 novembre 2025

Lo Zoccolaio Baccanera: eleganza e carattere in bottiglia

Se siete alla ricerca di un rosso piemontese che sappia coniugare eleganza, struttura e personalità, il Baccanera Langhe 2021 della cantina Lo Zoccolaio merita assolutamente un posto nella vostra cantina — e nel vostro calice.

Prodotto nelle Langhe, una delle zone vitivinicole più prestigiose d’Italia, questo vino porta con sé tutta la ricchezza del terroir piemontese. La denominazione Langhe DOC garantisce qualità e autenticità, mentre il millesimo 2021 si distingue per un’annata calda e generosa, che ha regalato uve mature e intense.

Al naso si apre con note avvolgenti di frutti rossi maturi — ciliegia, mora e prugna — accompagnate da sfumature speziate di pepe nero, liquirizia e un tocco di vaniglia. L’affinamento in legno è ben dosato, arricchendo il bouquet senza sovrastarlo.

Al palato è pieno, rotondo e armonico. I tannini sono presenti ma vellutati, segno di una vinificazione attenta e rispettosa. La persistenza è lunga, con un finale che richiama le note fruttate e speziate percepite al naso. Un vino che sa essere potente senza perdere finezza.

Perfetto con piatti strutturati come brasati, arrosti, formaggi stagionati o primi al ragù di selvaggina. Ma può anche essere gustato da solo, per apprezzarne ogni sfumatura in un momento di relax.

Il Lo Zoccolaio Baccanera Langhe 2021 è un vino che racconta il territorio con autenticità e stile. Ideale per chi ama i rossi intensi ma equilibrati, è una scelta sicura per arricchire una cena speciale o per sorprendere gli ospiti con un’etichetta meno nota ma di grande valore

by Mario




 

lunedì 3 novembre 2025

Bollinger Brut: L’eleganza che danza in ogni bollicina

Fondata nel 1829, la Maison Bollinger è una delle più antiche e rispettate case produttrici di Champagne nella regione francese omonima. Conosciuta per il suo stile ricco e strutturato, Bollinger ha conquistato un posto d’onore tra gli intenditori e persino tra gli agenti segreti: è lo Champagne preferito di James Bond sin dal romanzo “Diamonds Are Forever”.

Il Bollinger Special Cuvée Brut si presenta con un colore giallo dorato brillante, che anticipa un bouquet olfattivo intenso e complesso. Al naso si percepiscono note di frutta fresca come pesca, mela e agrumi, accompagnate da fiori bianchi (tiglio, gelsomino) e sentori di crosta di pane, spezie e tostatura. In bocca è cremoso, armonico e strutturato, con un finale lungo e persistente.

La versatilità di questo Champagne lo rende ideale per una vasta gamma di piatti. Si abbina splendidamente con: Antipasti delicati come ostriche e carpacci di pesce; Primi piatti a base di crostacei o risotti cremosi; Secondi di carne bianca o pesce al forno; Dessert leggeri come crostate alla frutta o mousse al limone.

Questo Champagne è considerato uno dei migliori della sua categoria. La sua qualità costante e il profilo aromatico lo rendono una scelta sicura per chi cerca un’esperienza autentica e memorabile.

Se stai cercando uno Champagne che unisca tradizione, eleganza e complessità, il Bollinger Special Cuvée Brut è una scelta eccellente. Perfetto per un brindisi importante o per arricchire una cena gourmet, è un vero ambasciatore dell’arte dello Champagne.

By Mario






 

giovedì 30 ottobre 2025

Nel cuore dell’Umbria: racconti di vino, cucina e passione

Nel cuore della verde e bella Umbria (si sente che sono umbro e sono di parte?) [IM1]  dal 19 al 21 settembre 2025, a Montefalco, culla del Sagrantino, si è svolta “Enologica – Abbinamenti”, rassegna organizzata dal “Consorzio Tutela Vini Montefalco” in collaborazione con “Miriade & Partners srl”. Ringraziamo entrambi per l’invito. L’evento era[IM2]  dedicato ai vitigni tutelati dal Consorzio e alla cucina locale, il tutto arricchito da arte e musica.

Leggi Montefalco e pensi subito Sagrantino vinificato in rosso nella sua versione secca, dimenticando invece che il Sagrantino nasce come vino passito. Per secoli, infatti, è stato usato esclusivamente come vino passito da messa. Da qui il nome che richiama il “sacro”. Solo negli anni ’70 del secolo scorso si è iniziato a vinificare in versione secca, intuendone il potenziale.

Però l’evento non si limita ad esplorare il Sagrantino nelle varie declinazioni offerte dai produttori, ma esalta e mette in rilievo anche altri vitigni coltivati nella zona, per esempio Grechetto e Trebbiano Spoletino.

Abbiamo partecipato con entusiasmo ai banchi d’assaggio e a uno show cooking ospitato presso il suggestivo complesso di San Francesco.

Tra le cantine protagoniste, Colle Ciocco ha saputo distinguersi con una selezione che intreccia tradizione e sperimentazione. Il Tempestivo in Bolla – Ancestrale, prima annata per questo intrigante metodo ancestrale, ottenuto da Trebbiano Spoletino. Fresco, vibrante e leggermente torbido, esprime il carattere più autentico del vitigno con note agrumate, floreali e una bollicina gentile. Il Montefalco Sagrantino 2019 è un vino di grande struttura e profondità, con tanniniben integrati. Il bouquet è ampio: mora selvatica, ciliegia nera, erbe aromatiche e spezie. Un rosso che promette longevità e si presta a meditazione o abbinamenti decisi. Infine, il Montefalco Sagrantino Passito 2019 che, come descritto in precedenza, è Il più tradizionale tra i vini dolci umbri, ottenuto da uve appassite per oltre tre mesi. Intenso, profondo, con un ottimo equilibrio. Note di frutta scura, cioccolato e spezie lo rendono perfetto con formaggi stagionati o dolci a base di frutta secca.

Un altro momento particolarmente piacevole è stato l’incontro con la Cantina Le Cimate, guidati dalla cortese e preparata Signora Alessandra, che ci ha accompagnato in un racconto appassionato della tenuta e dei suoi vini. Tra le etichette presentate, segnaliamo il Brut Nature “Giovanni Bartoloni – Dedicato a te” Metodo Classico da Trebbiano Spoletino, elegante e verticale, con perlage fine e note agrumate, di crosta di pane e frutta secca. Un omaggio al papà dell’attuale titolare che racchiude memoria e modernità.  Il Trebbiano Spoletino, vino bianco di grande personalità, dalla splendida etichetta che raffigura il caratteristico grappolo allungato. Al palato è teso, sapido, con una bella progressione aromatica che ne sottolinea l’identità territoriale. Infine, il Sagrantino “Donna Giulia” 2019, dedicato alla figlia dell’attuale titolare. Questo Sagrantino nasce da un piccolo appezzamento e viene prodotto in sole 1.333 bottiglie numerate. Noi abbiamo avuto il piacere di degustare la n. 683. Le uve, raccolte e selezionate a mano, danno vita a un rosso potente ma fine, con tannini ben cesellati e un profilo aromatico che spazia dalla frutta scura alle spezie dolci. Anche questa bottiglia ha una splendida etichetta disegnata dall’artista Beatrice Fedeli. Dulcis in fundo, due passiti, entrambi prodotti in tiratura limitata di circa 1.000 bottiglie, hanno chiuso la degustazione presso il banco Le Cimate con grazia e profondità, offrendo due interpretazioni opposte ma complementari della dolcezza umbra. Il Passito da Sagrantino si presenta come un vino potente e meditativo, figlio di un vitigno naturalmente ricco di tannino e struttura. Le uve, appassite a lungo, regalano un sorso denso, profondo, con note di frutta scura, cioccolato fondente e spezie. Perfetto con formaggi stagionati, cioccolato o da solo, in silenzio. Il Passito da Trebbiano Spoletino, invece, è dorato nel colore e fruttato al naso, con sentori di albicocca disidratata, miele e fiori secchi. Al palato è  fresco, con una dolcezza più gentile e una spalla acido-sapida che lo rende sorprendentemente versatile. È il vino che accompagna con leggerezza una crostata di frutta, un pecorino erborinato, o una conversazione serena. Due anime diverse. Entrambe raccontano l’Umbria con autenticità e carattere.

A seguire, anche Scacciadiavoli ha saputo sorprenderci con una selezione di Metodo Classico che interpreta con personalità il territorio umbro. Tre le bollicine in degustazione: Il Brut Rosé, vivace e floreale, con note di agrumi e frutti rossi, perfetto come aperitivo o in abbinamento a piatti delicati. Il Pas Dosé da blend paritario di uve bianche e rosse tradizionali del territorio, un incontro tra struttura e freschezza. Sorso deciso, asciutto e minerale. Infine, il Pas Dosé da Trebbiano Spoletino, più verticale e salino, con una spinta acida che ne esalta la vocazione gastronomica.

Tra i vini fermi, si confermano due grandi classici della denominazione: Il Trebbiano Spoletino Spoleto DOC, bianco di grande tensione e profondità, capace di raccontare il territorio con eleganza e precisione. Il Montefalco Sagrantino DOCG, rosso potente e austero, che esprime al meglio la forza tannica e la vocazione meditativa del vitigno.

Tra un banco d’assaggio e un altro abbiamo partecipato allo show cooking, intitolato “La cucina incontra il vino”, curato dal progetto Chef in Case, ideato da Alessandro Lestini e Arcadio J. Chiappini. Presentato da Claudio Ciotti, delegato AIS Umbria per la zona Montefalco-Spoleto, l’evento ha proposto una visione moderna e dinamica della cucina, giocando con il concetto di “case” come contenitore di esperienze preziose.

Attraverso ricette esclusive e originali, lo show ha celebrato la riscoperta dei sapori più autentici del territorio, in un dialogo armonico tra gastronomia e vino.

Abbiamo avuto il piacere di degustare due piatti che incarnano l’anima più autentica della cucina umbra, reinterpretati con creatività e rispetto per la materia prima.

Il cotechino di cinghiale, sapido e avvolgente, ha offerto una lettura rustica ma raffinata della tradizione norcina, con una consistenza morbida e un profilo aromatico intenso. In abbinamento, il Montefalco Rosso “Volo del Falco” di Tenute Baldo ha accompagnato con discrezione e finezza, valorizzando le sfumature speziate e la succulenza del piatto.

Ancora più sorprendente la salsiccia di cinghiale con uva Sagrantino e pane Antonucci, un incontro tra dolcezza e forza, dove la frutta e il pane artigianale creano un contrappunto gustativo che amplifica la profondità della carne. A sostenere questa sinfonia, il Sagrantino 2018 di Terre dei Nappi, vino di grande struttura e carattere, ha saputo esaltare le note più complesse e persistenti della preparazione.

Aspettiamo con trepidazione la prossima edizione nella splendida Umbria!!

By Antonello








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