Lo scorso 19 marzo 2026, allo Starhotels Metropole di Roma, Go Wine ha presentato il volume Cantine d’Italia 2026 – La Guida per l’enoturista.
La presentazione è stata affiancata da un ampio banco
d’assaggio che ha riunito cantine selezionate nel volume, rappresentative di
diverse zone vitivinicole italiane. Alcune erano presenti direttamente, altre
raccontate attraverso enoteche tematiche allestite per l’occasione.
La Guida Cantine d’Italia 2026 si è confermata
uno strumento prezioso per chi ama viaggiare attraverso il vino. 911 le aziende
selezionate con un repertorio ricco di informazioni, note di degustazione e
riferimenti utili. All’interno del volume Go Wine ha assegnato 270
Impronte d’eccellenza per l’Enoturismo, riconoscimento attribuito alle cantine
che hanno ottenuto i punteggi più alti su sito, accoglienza e vini. La Guida
segnala inoltre oltre 5.140 vini e 1.642 indirizzi per mangiare e dormire.
Le degustazioni
Ho iniziato il mio percorso dal Piemonte con Anna Maria
Abbona di Farigliano, assaggiando l’Alta Langa Extra Brut San Bartolomè
2021 e, a seguire, il Dogliani Superiore San Bernardo 2019. L’Alta
Langa, da Pinot Nero 85% e Chardonnay 15%, ha mostrato finezza dopo una lunga
permanenza sui lieviti. Il Dogliani, Dolcetto in purezza, ha confermato la
tipica immediatezza del vitigno, sostenuta da una vinificazione e un
affinamento in acciaio che ne preservano freschezza e autenticità.
Dalla Langa sono passato alla Toscana con Mormoraia
di San Gimignano e la sua Vernaccia di San Gimignano Riserva Antalis 2022.
Le uve provengono dal vigneto più vecchio dell’azienda e la lavorazione, tra
pressatura soffice, fermentazione in legno e un lungo affinamento sulle fecce,
dà vita a un vino complesso, con note floreali e una struttura equilibrata e
finale persistente.
Il viaggio è proseguito in Alto Adige con Colterenzio
di Appiano, dove ho degustato tre etichette: lo Chardonnay Since 83 2024,
il Sauvignon Lafóa 2023 e il Pinot Nero Riserva St. Daniel 2023.
Lo Chardonnay Since 83 2024, affinato in legno e sulle fecce, si è
presentato luminoso, con note di frutta gialla e un tocco di nocciola. Il Sauvignon
Lafóa 2023, nato da un progetto pionieristico degli anni Ottanta, ha
mostrato intensità aromatica e una struttura elegante. L’etichetta della linea
Lafóa, disegnata dallo studio Guardenti di Lucca e introdotta nel 1993, si
riconosce subito per la scultura in bronzo di Guido Anton Muss che campeggia al
centro. L’opera, collocata all’ingresso della casa colonica di Luis Raifer,
rappresenta lo “spirito” protettore della tenuta e diventa nell’etichetta un
simbolo di radici, energia e luce. Attorno alla figura centrale si intrecciano
elementi che richiamano l’humus e le forze della terra, mentre lo sfondo,
ispirato all’Art Nouveau, evoca il mondo vegetale con linee morbide e naturali.
Non è un caso che ricordi Klimt: l’affinità stilistica è voluta e perfettamente
coerente con l’estetica del progetto. Infine, il Pinot Nero Riserva St.
Daniel 2023 ha offerto un profilo fine, con aromi di ciliegia e spezie e un
finale equilibrato.
Sono tornato poi in Piemonte con Cascina Gilli di
Castelnuovo Don Bosco e la sua Freisa d’Asti Il Forno 2024, un vino in
acciaio dal colore rubino intenso, profumi di lampone e rosa e un sorso fresco
e vellutato.
Sempre in Piemonte ho incontrato Gianni Doglia di
Castagnole delle Lanze con il Ruché di Castagnole Monferrato 2024,
caratterizzato da aromi floreali e fruttati, una trama tannica leggera e una
buona persistenza.
Ho concluso il percorso in Puglia con Masseria L’Astore
di Cutrofiano. Pietro mi ha guidato tra gli Alberelli
di Negroamaro e Primitivo, entrambi in purezza e provenienti da vigne
storiche. Il Negroamaro ha mostrato un profilo balsamico, note di prugna
e tabacco dolce, sostenuto da freschezza e un tannino di grande finezza. Il Primitivo
ha offerto un corredo olfattivo ampio e un sorso ricco ma equilibrato. A
chiudere, il Passito di Malvasia Nera, affinato in legno, con profumi di
fico, gelso e susina e un equilibrio riuscito tra dolcezza, freschezza e
sapidità.
Grazie a Go Wine per l’invito. Il prossimo
appuntamento sarà il 21 aprile, dedicato a Barolo, Barbaresco e Roero: un’altra
occasione per raccontare territori e vini che continuano a emozionare.
By Antonello








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