Mentre il Vinitaly si avvicina, Verona si accende con Vinitaly and the City, un percorso di eventi che anima il centro storico fin dai giorni precedenti all’apertura ufficiale della fiera.
Tra questi, sabato 11 si è svolta la masterclass Territori
della Campania: unicità e longevità, ospitata nella Sala Lounge degli
Affreschi di Palazzo del Capitanio, trasformata per l’occasione in un vero
“salotto dei vini rari”, con Paolo Massobrio di
Golosaria, Tommaso Luongo, Presidente
AIS Campania, e la presenza di Luciano D’Aponte,
responsabile della promozione agroalimentare per la Regione Campania.
L’incontro ha offerto una panoramica sulle peculiarità dei
diversi territori campani e sul ruolo che tradizione, ambiente e competenze
locali svolgono nella costruzione della longevità. È emersa con forza la
necessità di valorizzare i vini della regione, con l’obiettivo – come ha
sottolineato Tommaso Luongo – di arrivare un giorno a sentire qualcuno dire:
“Questo Mosella mi ricorda un vino campano”.
La degustazione è stata un viaggio nello spazio e nel
tempo, con annate dal 2024 al 2012.
Villa Matilde Avallone ha aperto con il Falerno
del Massico 2024, Falanghina dal paglierino luminoso e un profilo profondo
ed elegante, tra frutta matura tropicale, fiori d’arancio e ginestra, per un
sorso vellutato e persistente.
Antonio Mazzella
ha portato la Biancolella Vigna del Lume 2023, fresca, floreale e
leggermente sapida.
Il Poggio ha presentato la Coda di Volpe 2020.
Giallo paglierino con riflessi verdolini, al naso richiama albicocca, scorza di
pompelmo, lime, mela, fiori di campo, tiglio, finocchietto selvatico e note
minerali. Il sorso è pulito e fresco, segnato da una decisa sapidità e da una
persistenza agrumata molto netta.
Villa Diamante ha mostrato il Fiano Vecchie Vigne
La Congregazione 2020, ampio, minerale, fruttato e speziato, con la tipica
pietra focaia e un gusto avvolgente e persistente.
Fattoria Alois ha proposto il Morrone Pallagrello
Bianco 2018, paglierino riflessi oro, frutta gialla all’olfatto. Fresco,
sapido e persistente.
Rocca del Principe ha portato il Fiano 2018,
paglierino, elegante nei sentori fruttati e floreali, con erbe aromatiche e
richiami di idrocarburi.
Cantine Tora ha presentato la Falanghina Kissos
2019, un bianco dorato e avvolgente, con note di ginestra, frutta esotica e
un sorso caldo e persistente.
Marisa Cuomo ha offerto il Fiorduva 2016, celebre
blend di Ripoli, Fenile e Ginestra. Vino dal colore giallo intenso con riflessi
dorati. All’olfatto sprigiona profumi di albicocca e fiori di ginestra,
arricchiti da note di frutta esotica. Al palato è morbido e avvolgente,
caratterizzato da una importante persistenza aromatica di albicocca secca, uva
passa e canditi.
La Sibilla ha chiuso con la Cruna de Lago 2012,
Falanghina dei Campi Flegrei da una vigna di 65 anni: un bianco strutturato e
complesso, affinato sei mesi sulle fecce fini e un anno in bottiglia.
È stata un’esperienza che ha mostrato quanto la Campania
sappia unire storia e territorio con uno stile tutto suo. Una degustazione che
ha attraversato annate, suoli e interpretazioni diverse, confermando il
carattere autentico di questi vini. Un tassello prezioso di questo Vinitaly,
in attesa del prossimo incontro.
Un grazie sincero a Paolo
Massobrio e Tommaso Luongo e AIS Campania per l’accoglienza
e per aver reso possibile un incontro capace di raccontare, con misura e
profondità, la vera anima dei territori campani.
By Antonello






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