La sala Cesarini ha ospitato cinquantacinque aziende e centosessanta vini in degustazione, attirando un pubblico numeroso e attento. Nelle sale riservate alle masterclass, invece, ventotto vecchie annate sono state presentate con il supporto di Francesco D’Agostino, direttore di Cucina & Vini, e di Antonio Di Spirito.
Tra le etichette che hanno ottenuto il Premio Berebianco 2026 figurano:
• Luna Mater Frascati Superiore DOCG 2019 – Fontana Candida
• Misco Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC 2023 – Tenuta di Tavignano
• Ronco delle Mele Collio Sauvignon DOC 2024 – Venica & Venica
Inoltre, il Premio Berebianco 2026 Eleganza Sensoriale è andato a LR 2019 di Cantina Colterenzio.
Il percorso di degustazione
Prima di iniziare gli assaggi ho apprezzato la possibilità di avere on line non solo l’elenco delle cantine, ma anche quello dei vini e delle annate: un dettaglio semplice ma utile, che permette di orientarsi meglio e costruire un percorso più consapevole.
Dopo l’ingresso in sala ho iniziato da Cembra Cantina di Montagna, dove i due Zymbra – 2022 e 2019 – hanno mostrato due interpretazioni diverse della montagna: il primo più teso e immediato, il secondo più disteso. I due Riesling, 2023 e 2020, hanno aggiunto un tratto più verticale e fresco.
Da Cantina Terlano ho iniziato con la Cuvée Terlaner 2025, blend di 60% Pinot Bianco, 30% Chardonnay e 10% Sauvignon Blanc, fresca e minerale. Il Vorberg 2023 ha mostrato profumi di pera, mela gialla e fiori bianchi, con una mineralità chiara e pulita.
Il Movado 2025 di Cantina Andriano ha portato un Gewürztraminer equilibrato, con tocchi di rosa e litchi sostenuti da una buona freschezza.
Ho poi degustato San Michele Appiano, dove l’Appius 2021, blend di Chardonnay 73%, Pinot grigio 12%, Pinot bianco 10% e Sauvignon blanc 5%, ha svolto fermentazione alcolica e malolattica, escluso il Sauvignon, e un affinamento in barrique e tonneaux. L’assemblaggio è avvenuto dopo un anno, seguito da tre anni di affinamento sui lieviti in acciaio. Nel calice è risultato paglierino con riflessi verdolini; al naso complesso e armonico, al palato persistente.
Il viaggio è proseguito con Tenuta Sant’Antonio insieme a Tiziano e Valeria: il Monte Ceriani 2023 ha mostrato una freschezza chiara, con note agrumate e una buona sapidità, mentre il Vecchie Vigne 2022 ha rivelato un profilo più ampio, con richiami di frutta matura, erbe e una mineralità più profonda.
Il Pecorino Fosso Cancelli 2022 di Ciavolich ha mostrato un profilo più deciso, con note di frutta matura, agrumi ed erbe mediterranee, sostenute da una mineralità evidente e da una buona freschezza. La vinificazione in anfora ha contribuito a mantenere pulizia aromatica e tensione.
Da Marotti Campi ho affrontato con Giovanni e l’amico sommelier Roberto una piccola verticale di Salmariano: il 2022 è risultato più teso e fresco, il 2020 più ampio e morbido, il 2018 più evoluto e complesso, mentre il 2016 ha offerto una struttura piena e un carattere più maturo.
La tappa successiva è stata in Lunigiana con Cantina Lunae: Francesca ha presentato l’Etichetta Nera 2025, che ha mostrato note fresche e saline; l’Albarola 2025 è risultata più delicata, con profumi leggeri e fini; mentre il Numero Chiuso 2022 ha offerto un carattere più concentrato e profondo.
Da Lungarotti, con Chiara Lungarotti, ho trovato la precisione del Vigna Il Pino 2022, con note fresche e agrumate; il Torre di Giano 62 2025 è risultato più vivace e immediato, con profumi di frutta bianca; mentre l’Aurente 2024 ha offerto un profilo più ampio e morbido, con richiami di frutta matura e una buona rotondità.
Da Antonelli, con Filippo, il Montefalco Grechetto 2025 è arrivato più pieno e solare, il Trebium 2024 più teso e lineare, mentre il Vigna Tonda 2024 ha offerto la versione più completa, con struttura e freschezza ben equilibrate.
Ho poi incontrato Monte del Frà, con due annate di Cà del Magro: il 2023 è risultato più fresco e vibrante, mentre il 2018 ha mostrato un profilo più maturo e complesso.
Ho chiuso con Les Crêtes, dove il Chambave Moscato 2024 ha portato una nota aromatica chiara e luminosa, perfetta come finale di degustazione.
Accanto ai banchi d’assaggio è stato allestito anche uno spazio dedicato all’olio extravergine d’oliva, con la presenza dell’azienda sarda Accademia Olearia. L’abbinamento gastronomico è stato curato da Sfornaio, che ha servito pizza calda farcita con una selezione di salumi italiani.
Uscendo dal Palatino ho avuto la sensazione che anche questa edizione di Berebianco abbia mostrato con chiarezza la forza e la varietà del bianco italiano. Una giornata intensa, fatta di assaggi e incontri, che ha confermato quanto questo mondo sia oggi uno dei più interessanti del panorama nazionale.

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