Lo scorso 2 maggio si è svolto il Mevania Wine Festival, ospitato nell’antica Mevania – la Bevagna romana, bellissimo borgo umbro. Organizzato dall’Associazione Culturale Share, nel suggestivo Chiostro di San Domenico, 56 cantine hanno animato una giornata di degustazioni libere, permettendo ai visitatori di scoprire la storia enologica del territorio e il dialogo con altre realtà umbre e italiane, nel segno della filosofia Slow Wine, che promuove un approccio etico e sostenibile alla produzione.
La quarta edizione del festival è stata dedicata, grazie
alla collaborazione con l’Associazione Donne del Vino dell’Umbria, a Marisa Leo e Donatella Briosi, due figure simbolo
del mondo del vino tragicamente scomparse. Non sono mancati momenti di
approfondimento, con due masterclass organizzate insieme ai partner Slow
Wine Coalition e Donne del Vino: la prima, Ciliegiolo: la
rivincita di un vitigno, condotta da Loredana
Sarpe, Sommelier e Assaggiatrice ONAV; la seconda, Slow Wine
Coalition: comunicare il vino oltre il calice, guidata da Stefano Tonanni e Alessandro
Marra.
Nel chiostro ho avuto modo di fare varie degustazioni,
spesso di vini naturali. Di seguito il racconto di alcune di queste esperienze.
Ho iniziato il mio percorso di assaggi lasciandomi guidare
più dall’istinto che da una scaletta. La prima sosta è stata da Cantina
Cocco, dove Ilaria Cocco ha raccontato
la sua storia con la stessa naturalezza con cui ha versato il vino. Il metodo
ancestrale, alla prima uscita, L’attacca bottoni 2024 ha aperto la
degustazione con una freschezza immediata, seguito da L’Avventata 2024,
un Trebbiano Spoletino giallo paglierino, con note agrumate e tropicali: un
vino fresco e sapido che promette una bella capacità evolutiva. Il viaggio si è
chiuso con Camorata 2010, un rosso complesso che unisce Sangiovese,
Merlot e Sagrantino.
Da lì sono passato a un progetto che sembra più un manifesto
che una cantina: Viticoltori Anonimi. Francesca
racconta il recupero di un vecchio vigneto come un atto di resistenza
culturale, un modo per restituire identità a un paesaggio. Qui il vino nasce
senza lieviti e senza solfiti aggiunti. Ho assaggiato Trespolo 2023, un
Trebbiano Spoletino macerato quindici giorni; Decoccio 2022, affinato in
terracotta; e Descoccio 2021, nato da un imprevisto trasformato in
opportunità. Quest’ultimo è ottenuto da uve Sagrantino con piccole parti di
Sangiovese, Merlot e Montepulciano, fermentate spontaneamente e lasciate
macerare 38 giorni, poi affinate 12 mesi in giara di terracotta. Tre vini
diversi, accomunati da un’identità forte e da un approccio che mette al centro
natura e autenticità.
Il viaggio è proseguito con Alma Raminga, il progetto
di Andrea Pesaresi, dove ogni etichetta
sembra avere un carattere proprio. Arbolle (“rifermenta”), un
rifermentato da Trebbiano Spoletino, è un’esplosione di agrumi ed erbe di
campo; Compà (“compagno, amico”), Trebbiano in purezza, è dorato e quasi
mediterraneo nei profumi; Armischiu (“miscuglio”), ottenuto dall’unione
di due tipologie di vino – Sangiovese 75% e un rosso autoctono umbro 25% –
unisce freschezza, spezie e una vena balsamica che lo rende sorprendentemente
dinamico.
Da Sapentia Wine, Tania
mi ha accolto con un Metodo Charmat Brut da Falanghina in purezza. Nel
calice è luminoso, con riflessi verdognoli e un perlage fine e persistente. Al
naso emergono fiori bianchi, agrumi e una delicata nota di lievito. Al sorso è
fresco, sapido e ben strutturato. Ho proseguito con la Falanghina del Sannio
DOC 2025, più tenue nel colore ma vivace nei riflessi. Il profilo olfattivo
è pulito e ampio: fiori d’arancio, biancospino, mela verde e leggere sfumature
esotiche. In bocca domina un’acidità equilibrata che slancia il sorso e chiude
in modo pulito e armonico, confermandone la grande versatilità.
Ho chiuso con Alfaprivativo, un progetto giovane ma già
molto consapevole di Alex Calisti e Simone Manci.
Chiara mi ha offerto Château Freccô, un
rosso leggero, trasparente, quasi un bianco travestito, perfetto nella sua
immediatezza. Tascaioso, invece, è un vino più profondo, nato da vecchi
cloni di Sangiovese e arricchito da una nota inaspettata di visciola, dovuta ai
lieviti degli alberi che circondano il vigneto. Un dettaglio che racconta
quanto il territorio possa entrare nel bicchiere in modi imprevedibili.
Un bel percorso tra vini molto interessanti e conversazioni
piacevoli con i produttori.
Ricordo infine che l’Associazione Culturale Share
organizza La Sagrantina, un progetto che declina al femminile
l’eccellenza del Sagrantino, valorizzando un modo di vivere il territorio più
lento, consapevole e vicino alla natura.
Il 4 luglio si terrà il prossimo appuntamento: Sagrantino
Slowalk, una passeggiata enogastronomica al tramonto tra borghi, vigne,
cantine, ulivi e frantoi. Il percorso, di circa 10 km, partirà da Piazza
Silvestri a Bevagna e prevede soste nelle cantine con degustazioni guidate
da accompagnatori, sommelier e Presìdi Slow Food. La serata si concluderà con musica
e festa in piazza.
Grazie a La Sagrantina per l’invito e per l’accoglienza. È
sempre un piacere tornare a Bevagna. Alla prossima.
By Antonello









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