Tredici aziende e tre annate per raccontare un Amarone più attuale, versatile e gastronomico.
Tra i momenti più attesi di Vinitaly 2026, si è svolta l’ormai tradizionale masterclass organizzata dall’Associazione Famiglie Storiche dell’Amarone, un appuntamento che anche quest’anno ha saputo riunire alcune delle voci più autorevoli della Valpolicella.
Fondata nel 2009, l’Associazione Famiglie Storiche ha
riunito tredici aziende – Allegrini, Begali, Bertani, Brigaldara, Guerrieri
Rizzardi, Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Torre
D’Orti e Zenato – accomunate da una tradizione secolare e da un impegno
condiviso verso qualità, autenticità e artigianalità.
La masterclass di quest’anno ha portato un titolo denso e
ambizioso: “Amarone: il tempo, la sala, la scelta – Evoluzione stilistica e
versatilità gastronomica dell’Amarone attraverso il confronto tra annate, tra
equilibrio, precisione e dialogo con la tavola” , anticipando il taglio
dell’incontro, orientato a superare i luoghi comuni e ad aprire nuove
prospettive su uno dei vini simbolo del territorio.
A condurre la degustazione è stato Roberto
Anesi, sommelier trentino e Miglior Sommelier d’Italia AIS 2017,
che ha intrecciato racconto professionale ed esperienza personale. Anesi ha ricordato il suo rapporto con l’Amarone,
nato tra le Dolomiti, dove questo vino ha sempre occupato un ruolo centrale
nelle sue carte, e ha sottolineato la reputazione internazionale conquistata
negli ultimi venticinque anni. Ha quindi introdotto il filo conduttore della
giornata: tre annate, tredici vini, con l’obiettivo di andare oltre il
cliché che lo vuole legato esclusivamente a piatti strutturati.
Le annate in degustazione sono state 2021, 2016 e 2012, che hanno rappresentato il punto di partenza del confronto lungo tutta la masterclass.
Con il 2021 si è aperto il percorso con un vino
fresco e dinamico, capace di segnare quasi uno spartiacque stilistico: un
Amarone che ha puntato su maggiore bevibilità e slancio, mettendo in evidenza
una nuova interpretazione più agile e contemporanea.
Passando al 2016, il racconto ha riportato indietro
nel tempo verso una vendemmia complessa, caratterizzata da un inverno freddo e
secco e da difficoltà nella gestione della vigna. Considerata inizialmente
un’annata difficile, ha poi saputo sorprendere, smentendo le previsioni e dando
vita a vini di grande eleganza. Nel calice si sono ritrovati tratti di finezza,
equilibrio e precisione. Sono emerse freschezza e mineralità, elementi che
hanno mostrato come le valutazioni iniziali possano rivelarsi troppo semplici
rispetto alla complessità reale di un’annata.
Nel passaggio al 2012 è emersa una maggiore
integrazione del tannino, diventato più morbido, meno evidente e meglio fuso
con la struttura del vino, accompagnato da una chiusura lunga e piacevole.
Nel corso della masterclass sono emersi elementi di
discussione molto interessanti nel dialogo tra Anesi
e i rappresentanti delle tredici Famiglie Storiche, che hanno
raccontato le rispettive cantine e i loro vini, rispondendo a domande su temi
diversi ma centrali: dagli abbinamenti al servizio, fino alla tecnica di
lavorazione e all’appassimento. Di seguito, i principali spunti emersi dal
confronto.
Abbinamenti
Innovazione
Nel parlare di abbinamenti è emersa la necessità di superare
un limite culturale ancora diffuso: l’idea che l’Amarone sia un vino difficile
da abbinare. Al contrario, proprio grazie ai suoi tannini eleganti e a una
certa verticalità, si è dimostrato capace di dialogare con piatti anche
insoliti, soprattutto nel confronto con cucine diverse.
Tra gli esempi più sorprendenti è stato citato l’abbinamento con l’anguilla alla griglia, pesce grasso e intenso, capace di trovare equilibrio con un grande rosso, purché accompagnato con attenzione, evitando il pomodoro e valorizzando elementi come la salicornia. Interessanti anche le aperture verso sgombro e tonno speziato, a dimostrazione di una versatilità che può sorprendere anche i palati più abituati.
Tradizione
Accanto a queste interpretazioni più contemporanee,
l’Amarone mantiene un legame fortissimo con la cucina del territorio. I
riferimenti sono quelli della tradizione veronese: il brasato all’Amarone, dove
il vino è protagonista sia in cottura sia nel calice, il risotto all’Amarone e
le preparazioni a base di selvaggina come la lepre.
Completano il quadro i formaggi locali, come il Monte Veronese stravecchio, insieme ad altri non locali, come pecorini stagionati e gorgonzola piccante.
Formaggi
Il rapporto tra Amarone e formaggi è stato indicato come
particolarmente interessante, ribaltando l’idea che i rossi siano difficili in
questo ambito. La chiave sta nell’annata: un Amarone giovane si presta ad
abbinamenti diversi rispetto a uno più evoluto, che trova maggiore sintonia con
formaggi stagionati.
Con il passare del tempo, infatti, il tannino si ammorbidisce e la struttura, unita alla lunghezza, permette di ampliare le possibilità di abbinamento, rendendo l’Amarone un compagno di tavola estremamente versatile anche in questo contesto.
Un percorso gastronomico in Amarone
È stato anche suggerito un percorso di menù interamente
accompagnato dall’Amarone, dall’antipasto fino al secondo, con una possibile
estensione ardita anche al cioccolato fondente.
In questa prospettiva è stato immaginato un vero e proprio
percorso gastronomico: un menù che potrebbe partire da un antipasto a base di
Monte Veronese, seguito da un crostino con lardo, miele e noci. Si prosegue poi
con un primo, come il risotto all’Amarone o delle tagliatelle con la lepre, per
arrivare ai secondi di carne, tra brasati e guancette, sempre accompagnati dal
vino.
Sul finale, il capitolo dolce resta più delicato:
tradizionalmente si lascerebbe spazio al Recioto, ma per chi vuole osare si può
arrivare anche a un tortino al cioccolato fondente, con percentuali dal 70
all’80%.
Servizio
Decanter
Nel corso del confronto è stato affrontato anche il tema del
decanter, sottolineando come non esista una regola assoluta e come questo
strumento debba essere utilizzato con sensibilità. Il decanter ha una doppia
funzione: favorisce l’ossigenazione del vino, aiutandolo ad aprirsi, e permette
di separare eventuali sedimenti. Tuttavia, è emerso un orientamento condiviso:
è più indicato per i vini giovani, mentre per Amarone con maggiore evoluzione
si preferisce evitarlo. In questi casi, infatti, si consiglia piuttosto di
aprire la bottiglia con anticipo e mantenerla verticale, così da gestire i
sedimenti e preservare al meglio la complessità del vino.
Calice
Grande attenzione è stata dedicata anche al calice, elemento
fondamentale nel servizio dell’Amarone. Non esiste un modello unico, ma si
prediligono bicchieri ampi, con fondo largo, capaci di mitigare la componente
alcolica ed esaltare la finezza aromatica. Un calice adeguato permette al vino
di ossigenarsi naturalmente, accompagnandone l’evoluzione direttamente nel
bicchiere, spesso rendendo superfluo l’uso del decanter. Resta inoltre centrale
il tema della temperatura di servizio: anche il miglior calice non può
valorizzare il vino se non viene rispettato questo equilibrio.
Lavorazione
e appassimento
Lavorazione
Nel corso della discussione è emerso con forza il tema della
lavorazione, dove l’artigianalità nella produzione dell’Amarone ha un ruolo
fondamentale, tanto da essere definito come uno dei vini italiani con il più
alto livello di intervento umano. È stato sottolineato come il processo
produttivo sia lungo e complesso, a partire da una vendemmia che prevede più
momenti di selezione: prima in vigneto, poi nuovamente dopo la raccolta. Le uve
vengono quindi poste nei fruttai, dove riposano ancora sulle arele, seguendo un
percorso tradizionale profondamente legato al territorio. Questo lavoro manuale
e attento rafforza la riconoscibilità del vino, rendendolo espressione
autentica del luogo da cui nasce e di un savoir-faire che si tramanda nel
tempo.
Appassimento
Entrando nel dettaglio della tecnica, si è spiegato come
l’appassimento sia determinante nella costruzione dell’Amarone, soprattutto in
relazione a tannini e polifenoli. I tannini, presenti in raspi, bucce e
vinaccioli, aumentano progressivamente fino alla maturazione, evitando però la
surmaturazione per garantire integrità alle uve durante il periodo in fruttaio;
al contrario, quelli dei vinaccioli tendono a diminuire con la maturazione.
Considerando che circa l’85% dell’Amarone è composto da Corvina, Corvinone e
Rondinella, varietà naturalmente povere di polifenoli (tra 1300 e 1500 mg/l
rispetto a valori fino a 3200 mg/l di altre uve), l’appassimento assume un
ruolo chiave: concentra questi composti senza renderli eccessivi, dando vita a
un tannino strutturato ma mai aggressivo. Lo stesso vale per gli antociani, che
nelle uve della Valpolicella si attestano su livelli più contenuti (circa
260–314 mg/l rispetto a valori superiori ai 500 mg/l di altre varietà),
confermando come questa tecnica sia essenziale per definire equilibrio e
identità del vino. Resta però fondamentale considerare le differenze tra
aziende e terroir: ogni produttore interpreta questo processo in modo unico,
rendendo impossibile una generalizzazione assoluta.
In
conclusione
La degustazione ha raccolto tredici vini che hanno
attraversato annate, territori e storie familiari diverse, mettendo in luce la
ricchezza e la varietà dell’Amarone. È emersa chiaramente la sua versatilità,
non più legata soltanto a occasioni o abbinamenti tradizionali, ma capace di
adattarsi a contesti molteplici, coniugando tradizione e modernità.
Il momento finale ha lasciato una parola chiave condivisa: consapevolezza.
Consapevolezza del ruolo delle Famiglie Storiche, della qualità degli Amarone e
della loro attualità. Un vino che si è confermato identitario, attuale e
profondamente vocato alla tavola, capace di mantenere nel tempo la propria
centralità.
Ringraziamenti
Un ringraziamento sentito anche ai colleghi sommelier AIS
per l’ottimo servizio che ha permesso di degustare i vini a temperatura
ottimale.
Un grazie all’Associazione Famiglie Storiche dell’Amarone
per la splendida masterclass, aspettando con curiosità il tema e le annate del
prossimo anno.
By Antonello
I vini degustati
- Tommasi
– Amarone della Valpolicella DOCG Classico (2021)
- Torre
D'Orti – Amarone della Valpolicella DOCG (2021)
- Guerrieri
Rizzardi – Calcarole, Amarone della Valpolicella DOCG Classico Riserva
(2021)
- Bertani
– Amarone della Valpolicella DOCG Classico (2016)
- Brigaldara
– Amarone della Valpolicella DOCG Riserva (2016)
- Allegrini
– Amarone della Valpolicella DOCG Classico (2016)
- Zenato
– Amarone della Valpolicella DOCG Classico (2016)
- Tenuta
Sant’Antonio – Campo dei Gigli, Amarone della Valpolicella DOCG
(2016)
- Speri
– Sant’Urbano, Amarone della Valpolicella DOCG Classico (2012)
- Musella
– Amarone della Valpolicella DOCG Riserva (2012)
- Masi
Agricola SPA – Costasera, Amarone della Valpolicella DOCG Classico
(2012)
- Begali
– Monte Ca Bianca, Amarone della Valpolicella DOCG Classico (2012)
- Tedeschi
– Capitel Monte Olmi, Amarone della Valpolicella DOCG Classico Riserva
(2012)







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