Si è svolto il 14 e 15 giugno 2026 presso l’Holiday Inn Rome – Eur Parco dei Medici l’ottava edizione di Incontriamoci a Roma, che ha celebrato il Centenario della nascita di Luigi Veronelli, riunendo oltre sessanta produttori enogastronomici italiani con un’attenzione particolare agli operatori del settore. Ideato e organizzato da Paolo Tamberlani e Roberto Santopietro della Cooperativa Artigiana Mongetto, l’evento ha reso omaggio alla figura di Veronelli attraverso incontri, degustazioni e racconti di territorio. Tra gli ospiti presenti si è visto anche Giorgione, che ha contribuito a rendere l’atmosfera ancora più familiare e curiosa.
Gli incontri si sono rivelati uno dei momenti più
interessanti della manifestazione. Il primo è stato dedicato a Giorgia, di La Perla di Torino, che ha
portato una testimonianza personale e tecnica insieme. Giorgia
ha raccontato come il cioccolato sia diventato il suo mondo dopo aver scoperto
un’intolleranza al glutine: da quel momento ha concentrato tutta la sua
maestria nella lavorazione del cacao, riprendendo la ricerca sui tartufi
piemontesi e reinterpretandoli con una sensibilità nuova. Ha spiegato come
abbia rivisto le ricette tradizionali per dare maggiore espressione al
cioccolato, presentando il loro tartufo classico, realizzato con cioccolato
fondente senza zuccheri aggiunti, pensato per esprimere l’essenza pura del
cacao. Mi ha raccontato anche della linea di creme spalmabili, delle barrette e
della scelta rigorosa delle materie prime: la nocciola utilizzata è
esclusivamente la Tonda Gentile Trilobata IGP, considerata l’eccellenza
delle Langhe. Durante l’incontro ha proposto anche un assaggio più curioso,
l’arachide salata, molto apprezzata a Roma: una combinazione di cioccolato
bianco, arachide in pezzi e un tocco di sale che bilancia la dolcezza e crea un
gusto immediato e moderno. Giorgia ha
sottolineato come tutti i prodotti siano realizzati con ingredienti naturali,
senza aromi artificiali, e quanto apprezzi chi si avvicina al cioccolato con
attenzione, iniziando dall’analisi e dal piacere dell’assaggio.
Il secondo incontro ha visto protagonista Jerome Felici, socio di Sapori di Gaeta,
che ha presentato la loro interpretazione della tiella gaetana e le diverse
varianti prodotte dal laboratorio. Jerome ha
spiegato che la base della tiella è un impasto di pane lievitato molto poco,
che rimane morbido e non somiglia né a una focaccia né a una pizza. Ha
illustrato le farciture classiche con olive di Gaeta, quelle vegetariane con
cipolle, zucchine, melanzane, cicoria e spinaci, e quelle di pesce, tra cui la
più famosa con polpo. Ha ricordato che la tiella, per tradizione, era la torta
che i marinai portavano con sé durante le uscite in mare: si conservava bene e
bastavano pochi minuti in forno per riportarla alla sua fragranza. Le loro
tielle si riattivano facilmente con cinque minuti a 150 gradi e reggono fino a
cinque giorni. Il negozio è nato a Roma diciotto anni fa grazie a un ex socio
originario di Gaeta; oggi il laboratorio è stato ampliato con un’enoteca e una
proposta di ristorazione a pranzo. La sede si trova a Porta Portese.
Un saluto da Valentina di
Umani Ronchi, cantina di riferimento nelle Marche, da più di
sessant’anni presente sul mercato. Ho degustato una loro icona, Historical,
Verdicchio Classico Superiore, 96 punti guida AIS. Paglierino alla vista,
all’olfatto complesso con note che vanno dal floreale — gelsomino e sambuco —
al fruttato degli agrumi. Sapido, fresco, molto persistente.
Poi ho incontrato Monica Neri di
Legù, che, come dice il nome, rimanda ai legumi. «Quando ho avuto il
diabete in gravidanza mi sono riavvicinata ai legumi, per consumare meno
carboidrati e più fibre». Mi ha raccontato di sua nonna Ida, di origine
mantovana, che mangiava legumi ogni giorno e diceva sempre che erano “la carne
dei poveri”. I prodotti spaziano dalla pasta di legumi alle zuppe. Ho provato i
loro snack, davvero deliziosi: otto tipi, dal rosmarino alla pizzaiola fino ad
arrivare al tartufo.
Il quinto incontro è stato dedicato al Salumificio
Artigianale Thogan Porri, dove Giuseppe
ha guidato un approfondimento sulle loro produzioni più caratteristiche,
concentrandosi sulle tecniche di stagionatura e sulle tradizioni contadine che
ancora oggi definiscono questi salumi. Ha presentato diversi assaggi, iniziando
dal salame di Varzi, spiegando le differenze tra le stagionature più
brevi e quelle più lunghe. Ha poi illustrato il salame di Varzi nella versione
più stagionata, chiamato il cucito: un salame ottenuto unendo due budelli
tramite una cucitura che permette una stagionatura più lenta e profonda. Ha
descritto il budello gentile, un budello naturale molto spesso, ricavato dalla
parte finale dell’intestino del maiale: proprio grazie allo spessore, permette
stagionature lunghissime. Poiché ogni maiale ne fornisce solo uno, i contadini
cucivano insieme due budelli per ottenere più pezzi, dando origine alla
tradizione del al cusìd ad l’an passà, il “cucito dell’anno prima”. Ha
presentato anche altri prodotti, come il salame ottenuto dall’impasto del
cotechino, privo di cotenna e consumabile anche freddo, molto succoso e adatto
a tutte le stagioni. Infine ha mostrato la coppa Bonarda, una coppa stagionata
7–8 mesi e poi immersa per due settimane in una vasca di vino Bonarda: il vino
la rende morbida, ne arricchisce il profumo e soprattutto elimina completamente
il sale in eccesso.
Il sesto incontro è stato dedicato a Caccia e Corte,
una realtà giovane che ha rilevato l’azienda nel 2023, ereditando ricette e
metodi dai precedenti proprietari e ampliando poi la gamma dei prodotti.
Durante la conversazione sono stato guidato in diversi assaggi e mi sono state
raccontate le caratteristiche delle preparazioni, soffermandosi soprattutto
sulle varianti più particolari. Mi è stato presentato il crostino toscano,
considerato il loro biglietto da visita, e mi è stata descritta una versione
alla lavanda, nata quasi per caso durante una fiera natalizia in Toscana. La
collaborazione con un produttore di lavanda della Val d’Orcia ha richiesto
tempo per trovare il giusto equilibrio: prima l’essenza risultava troppo
intensa o troppo debole, poi si è passati ai fiori officinali, lavorando a
lungo per evitare note saponose e ottenere un profilo aromatico delicato e
bilanciato. Mi è stato proposto anche un tortino rivisitato, nato anch’esso per
caso, e mi è stato descritto un piatto a base di maiale, preparato con birra e
alloro. Infine mi è stato presentato il Tre Becchi e due Agrumi, una
preparazione composta da anatra, pollo e tacchino, sfumata con Marsala, arancia
e limone: un piatto dal profilo aromatico complesso, dove il Marsala e gli
agrumi si integrano con la carne senza sovrastarla. Durante l’incontro mi è
stato raccontato che l’azienda si trova nell’ultimo comune della provincia di
Firenze, in una posizione che permette di raggiungere facilmente Pisa, Siena e
San Gimignano. È stato ribadito l’approccio artigianale che guida il loro
lavoro e la volontà di proporre piatti che uniscono tradizione e creatività,
mantenendo sempre un equilibrio preciso nei sapori.
Infine ho incontrato Davide
della Cantina Claudio Mariotto, una realtà che conosco già bene e che
ritrovo sempre con piacere. Anche questa volta la degustazione si è rivelata
interessante, con due vini che raccontano in modo chiaro la filosofia della
cantina e la capacità di valorizzare il territorio dei Colli Tortonesi. Ho
assaggiato il Derthona Bricco San Michele 2024, Timorasso in purezza,
dal colore dorato e dal profilo aromatico floreale e fruttato. Le note finali
di pietra focaia e i sentori minerali che sfumano verso la camomilla ne hanno
messo in evidenza la complessità e il potenziale di invecchiamento. A seguire, Davide mi ha proposto il Montemirano 2019,
Croatina in purezza, affinata per almeno 12 mesi in botti da 500 litri — nuove
e di primo passaggio — e ulteriori 6 mesi in bottiglia. Nel calice si è
presentato con un bel rosso rubino, leggermente tannico e persistente, un vino
che unisce struttura e bevibilità, mostrando una maturità espressiva che
racconta bene la mano della cantina.
Un grazie a Incontriamoci a Roma, a Paolo Tamberlani e Roberto
Santopietro della Cooperativa Artigiana Mongetto per l’organizzazione e…
al prossimo incontro!


.jpg)

.jpg)






.jpg)
Nessun commento:
Posta un commento