sabato 11 luglio 2026

Il Centenario di Veronelli tra degustazioni e incontri: la mia giornata a Incontriamoci a Roma

Si è svolto il 14 e 15 giugno 2026 presso l’Holiday Inn Rome – Eur Parco dei Medici l’ottava edizione di Incontriamoci a Roma, che ha celebrato il Centenario della nascita di Luigi Veronelli, riunendo oltre sessanta produttori enogastronomici italiani con un’attenzione particolare agli operatori del settore. Ideato e organizzato da Paolo Tamberlani e Roberto Santopietro della Cooperativa Artigiana Mongetto, l’evento ha reso omaggio alla figura di Veronelli attraverso incontri, degustazioni e racconti di territorio. Tra gli ospiti presenti si è visto anche Giorgione, che ha contribuito a rendere l’atmosfera ancora più familiare e curiosa.

Gli incontri si sono rivelati uno dei momenti più interessanti della manifestazione. Il primo è stato dedicato a Giorgia, di La Perla di Torino, che ha portato una testimonianza personale e tecnica insieme. Giorgia ha raccontato come il cioccolato sia diventato il suo mondo dopo aver scoperto un’intolleranza al glutine: da quel momento ha concentrato tutta la sua maestria nella lavorazione del cacao, riprendendo la ricerca sui tartufi piemontesi e reinterpretandoli con una sensibilità nuova. Ha spiegato come abbia rivisto le ricette tradizionali per dare maggiore espressione al cioccolato, presentando il loro tartufo classico, realizzato con cioccolato fondente senza zuccheri aggiunti, pensato per esprimere l’essenza pura del cacao. Mi ha raccontato anche della linea di creme spalmabili, delle barrette e della scelta rigorosa delle materie prime: la nocciola utilizzata è esclusivamente la Tonda Gentile Trilobata IGP, considerata l’eccellenza delle Langhe. Durante l’incontro ha proposto anche un assaggio più curioso, l’arachide salata, molto apprezzata a Roma: una combinazione di cioccolato bianco, arachide in pezzi e un tocco di sale che bilancia la dolcezza e crea un gusto immediato e moderno. Giorgia ha sottolineato come tutti i prodotti siano realizzati con ingredienti naturali, senza aromi artificiali, e quanto apprezzi chi si avvicina al cioccolato con attenzione, iniziando dall’analisi e dal piacere dell’assaggio.

Il secondo incontro ha visto protagonista Jerome Felici, socio di Sapori di Gaeta, che ha presentato la loro interpretazione della tiella gaetana e le diverse varianti prodotte dal laboratorio. Jerome ha spiegato che la base della tiella è un impasto di pane lievitato molto poco, che rimane morbido e non somiglia né a una focaccia né a una pizza. Ha illustrato le farciture classiche con olive di Gaeta, quelle vegetariane con cipolle, zucchine, melanzane, cicoria e spinaci, e quelle di pesce, tra cui la più famosa con polpo. Ha ricordato che la tiella, per tradizione, era la torta che i marinai portavano con sé durante le uscite in mare: si conservava bene e bastavano pochi minuti in forno per riportarla alla sua fragranza. Le loro tielle si riattivano facilmente con cinque minuti a 150 gradi e reggono fino a cinque giorni. Il negozio è nato a Roma diciotto anni fa grazie a un ex socio originario di Gaeta; oggi il laboratorio è stato ampliato con un’enoteca e una proposta di ristorazione a pranzo. La sede si trova a Porta Portese.

Un saluto da Valentina di Umani Ronchi, cantina di riferimento nelle Marche, da più di sessant’anni presente sul mercato. Ho degustato una loro icona, Historical, Verdicchio Classico Superiore, 96 punti guida AIS. Paglierino alla vista, all’olfatto complesso con note che vanno dal floreale — gelsomino e sambuco — al fruttato degli agrumi. Sapido, fresco, molto persistente.

Poi ho incontrato Monica Neri di Legù, che, come dice il nome, rimanda ai legumi. «Quando ho avuto il diabete in gravidanza mi sono riavvicinata ai legumi, per consumare meno carboidrati e più fibre». Mi ha raccontato di sua nonna Ida, di origine mantovana, che mangiava legumi ogni giorno e diceva sempre che erano “la carne dei poveri”. I prodotti spaziano dalla pasta di legumi alle zuppe. Ho provato i loro snack, davvero deliziosi: otto tipi, dal rosmarino alla pizzaiola fino ad arrivare al tartufo.

Il quinto incontro è stato dedicato al Salumificio Artigianale Thogan Porri, dove Giuseppe ha guidato un approfondimento sulle loro produzioni più caratteristiche, concentrandosi sulle tecniche di stagionatura e sulle tradizioni contadine che ancora oggi definiscono questi salumi. Ha presentato diversi assaggi, iniziando dal salame di Varzi, spiegando le differenze tra le stagionature più brevi e quelle più lunghe. Ha poi illustrato il salame di Varzi nella versione più stagionata, chiamato il cucito: un salame ottenuto unendo due budelli tramite una cucitura che permette una stagionatura più lenta e profonda. Ha descritto il budello gentile, un budello naturale molto spesso, ricavato dalla parte finale dell’intestino del maiale: proprio grazie allo spessore, permette stagionature lunghissime. Poiché ogni maiale ne fornisce solo uno, i contadini cucivano insieme due budelli per ottenere più pezzi, dando origine alla tradizione del al cusìd ad l’an passà, il “cucito dell’anno prima”. Ha presentato anche altri prodotti, come il salame ottenuto dall’impasto del cotechino, privo di cotenna e consumabile anche freddo, molto succoso e adatto a tutte le stagioni. Infine ha mostrato la coppa Bonarda, una coppa stagionata 7–8 mesi e poi immersa per due settimane in una vasca di vino Bonarda: il vino la rende morbida, ne arricchisce il profumo e soprattutto elimina completamente il sale in eccesso.

Il sesto incontro è stato dedicato a Caccia e Corte, una realtà giovane che ha rilevato l’azienda nel 2023, ereditando ricette e metodi dai precedenti proprietari e ampliando poi la gamma dei prodotti. Durante la conversazione sono stato guidato in diversi assaggi e mi sono state raccontate le caratteristiche delle preparazioni, soffermandosi soprattutto sulle varianti più particolari. Mi è stato presentato il crostino toscano, considerato il loro biglietto da visita, e mi è stata descritta una versione alla lavanda, nata quasi per caso durante una fiera natalizia in Toscana. La collaborazione con un produttore di lavanda della Val d’Orcia ha richiesto tempo per trovare il giusto equilibrio: prima l’essenza risultava troppo intensa o troppo debole, poi si è passati ai fiori officinali, lavorando a lungo per evitare note saponose e ottenere un profilo aromatico delicato e bilanciato. Mi è stato proposto anche un tortino rivisitato, nato anch’esso per caso, e mi è stato descritto un piatto a base di maiale, preparato con birra e alloro. Infine mi è stato presentato il Tre Becchi e due Agrumi, una preparazione composta da anatra, pollo e tacchino, sfumata con Marsala, arancia e limone: un piatto dal profilo aromatico complesso, dove il Marsala e gli agrumi si integrano con la carne senza sovrastarla. Durante l’incontro mi è stato raccontato che l’azienda si trova nell’ultimo comune della provincia di Firenze, in una posizione che permette di raggiungere facilmente Pisa, Siena e San Gimignano. È stato ribadito l’approccio artigianale che guida il loro lavoro e la volontà di proporre piatti che uniscono tradizione e creatività, mantenendo sempre un equilibrio preciso nei sapori.

Infine ho incontrato Davide della Cantina Claudio Mariotto, una realtà che conosco già bene e che ritrovo sempre con piacere. Anche questa volta la degustazione si è rivelata interessante, con due vini che raccontano in modo chiaro la filosofia della cantina e la capacità di valorizzare il territorio dei Colli Tortonesi. Ho assaggiato il Derthona Bricco San Michele 2024, Timorasso in purezza, dal colore dorato e dal profilo aromatico floreale e fruttato. Le note finali di pietra focaia e i sentori minerali che sfumano verso la camomilla ne hanno messo in evidenza la complessità e il potenziale di invecchiamento. A seguire, Davide mi ha proposto il Montemirano 2019, Croatina in purezza, affinata per almeno 12 mesi in botti da 500 litri — nuove e di primo passaggio — e ulteriori 6 mesi in bottiglia. Nel calice si è presentato con un bel rosso rubino, leggermente tannico e persistente, un vino che unisce struttura e bevibilità, mostrando una maturità espressiva che racconta bene la mano della cantina.

Un grazie a Incontriamoci a Roma, a Paolo Tamberlani e Roberto Santopietro della Cooperativa Artigiana Mongetto per l’organizzazione e… al prossimo incontro!

By Antonello













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