All’interno della terza edizione di Alta Langa Roma, tre sono state le masterclass in programma. La prima della giornata, alla quale ho partecipato, è stata guidata da Marco Reitano, sommelier del ristorante Tre Stelle Michelin La Pergola, con un focus sui Blanc de Blancs. In apertura, dopo aver invitato i presenti a lasciare fuori lo stress quotidiano e ad affidarsi ai sensi più che alla tecnica, Reitano ha presentato Giovanni Minetti, presidente del Consorzio Alta Langa, che ha offerto una lettura ampia e profonda del territorio prima di lasciare spazio alla degustazione.
Minetti ha ricordato come
le colline più alte di Cuneo, Asti e Alessandria — spesso abbandonate nel
dopoguerra e oggi punteggiate da vigneti, boschi e pascoli — abbiano
rappresentato un mosaico unico nel panorama del metodo classico italiano. Ha
inoltre evidenziato che l’Alta Langa è l’unico disciplinare al mondo a
prevedere un’altitudine minima obbligatoria di 250 metri, con una media reale
che supera i 400: un fattore decisivo per preservare acidità e profumi,
elementi chiave per spumanti eleganti e longevi, soprattutto in un’epoca
segnata dal cambiamento climatico.
Dalla sala è arrivata una domanda sul confine geografico
tra Langa e Alta Langa. Minetti ha
chiarito che non esiste una linea netta: la denominazione si estende su tre
province, attraversa comuni storicamente vocati a Barbera, Nebbiolo e Dolcetto
e arriva quasi a sfiorare la Liguria. Un territorio ampio, irregolare, che vive
di biodiversità naturale e di altitudini che cambiano volto ai vini.
Un altro intervento ha toccato un tema strategico: il
Consorzio sta valutando di rivedere l’obbligo del millesimo? Minetti ha spiegato che la scelta è stata
fondamentale nella fase di lancio della denominazione, perché ha dato identità
e credibilità. Ma dal punto di vista tecnico, introdurre vini di riserva — come
in Champagne — permetterebbe maggiore flessibilità e complessità nei blend. «È
un’esperienza che ancora non abbiamo» ha ammesso, «ma è una strada che potremmo
percorrere». L’Alta Langa, insomma, è una denominazione solida ma in
evoluzione.
Prima di entrare nei calici, la masterclass si è aperta con
un momento dedicato ai formaggi. È stata l’occasione per presentare Stefano, anima storica della bottega La
Tradizione di via Cipro, che da oltre quarantacinque anni porta avanti una
selezione accuratissima di formaggi italiani e francesi, diventando un punto di
riferimento per appassionati e ristoratori romani. Per la degustazione ha
portato quattro formaggi pensati per dialogare con la freschezza e la
verticalità degli Alta Langa: prodotti non troppo stagionati, con una sapidità
naturale e una dolcezza lattica che non coprono il vino, ma lo accompagnano. Stefano ha spiegato come la giusta umidità delle
paste morbide e semidure permetta al perlage di “pulire” la bocca e rilanciare
il sorso, creando un equilibrio che valorizza entrambi. Marco Reitano ha confermato la filosofia: l’abbinamento
funziona quando il formaggio non sovrasta il vino. «Se è troppo intenso, il
vino sparisce» ha osservato, sottolineando come la freschezza degli Alta Langa
rimetta ordine al palato e permetta di alternare assaggi senza appesantire.
È poi iniziata la degustazione vera e propria: il primo vino
in assaggio, Airali Blanc de Blancs Extra Brut 2022, ha mostrato
subito la brillantezza del colore, i riflessi verdi e la finezza del perlage. Al naso, crosta di pane fresca, lievito vivo e
fiori bianchi; al palato, un sorso slanciato sugli agrumi, sapido e vibrante,
perfetto per una cucina di mare essenziale. Il secondo vino, Agricola
Brandini Blanc de Blanc 655 Brut 2021, ha rivelato un carattere più
strutturato: colore più carico, note tostate, miele e agrumi maturi, un palato
più ampio e persistente, ideale per paste fatte in casa, funghi e carni bianche.
Con il terzo vino, Giulio Cocchi “Espressione Bianca” 2019 Pas Dosé,
Reitano ha introdotto una dimensione più
verticale e territoriale: profumi minerali, tensione gustativa, vibrazione
salina, un’eleganza sottile che richiama altitudine e roccia, perfetta per
crudi e crostacei. Il quarto e ultimo assaggio, una magnum di Tenuta
Il Falchetto Riserva Blanc de Blanc 2018 (60 mesi, sboccatura
11/2025), ha portato in scena la maturità e la complessità: miele, agrumi
canditi, crosta di pane profonda, una struttura ampia ed equilibrata, capace di
sostenere piatti ricchi e preparazioni più importanti.
In conclusione, l’Alta Langa, con la sua eleganza naturale,
può sostenere un intero pasto: dall’aperitivo ai piatti di mare, fino a
preparazioni più strutturate, purché la cucina resti pulita e non coperta da
salse pesanti. Quattro interpretazioni diverse, quattro modi di raccontare
l’Alta Langa: freschezza, struttura, mineralità e profondità, unite da un filo
comune di eleganza e precisione.
Un grazie sentito al presidente Minetti,
al Consorzio Alta Langa, a Federica Reitano e
alla Reitano Consulting per un’organizzazione attenta e curata, a Stefano de La Tradizione per la selezione
di formaggi e a Marco Reitano per una
conduzione precisa, appassionata e di grande chiarezza. Una masterclass che ha
raccontato un territorio in movimento e un metodo classico che continua a
crescere, annata dopo annata.
By Antonello





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