mercoledì 10 giugno 2026

Alta Langa Roma: la degustazione sui Blanc de Blancs guidata da Marco Reitano

All’interno della terza edizione di Alta Langa Roma, tre sono state le masterclass in programma. La prima della giornata, alla quale ho partecipato, è stata guidata da Marco Reitano, sommelier del ristorante Tre Stelle Michelin La Pergola, con un focus sui Blanc de Blancs. In apertura, dopo aver invitato i presenti a lasciare fuori lo stress quotidiano e ad affidarsi ai sensi più che alla tecnica, Reitano ha presentato Giovanni Minetti, presidente del Consorzio Alta Langa, che ha offerto una lettura ampia e profonda del territorio prima di lasciare spazio alla degustazione.

Minetti ha ricordato come le colline più alte di Cuneo, Asti e Alessandria — spesso abbandonate nel dopoguerra e oggi punteggiate da vigneti, boschi e pascoli — abbiano rappresentato un mosaico unico nel panorama del metodo classico italiano. Ha inoltre evidenziato che l’Alta Langa è l’unico disciplinare al mondo a prevedere un’altitudine minima obbligatoria di 250 metri, con una media reale che supera i 400: un fattore decisivo per preservare acidità e profumi, elementi chiave per spumanti eleganti e longevi, soprattutto in un’epoca segnata dal cambiamento climatico.

Dalla sala è arrivata una domanda sul confine geografico tra Langa e Alta Langa. Minetti ha chiarito che non esiste una linea netta: la denominazione si estende su tre province, attraversa comuni storicamente vocati a Barbera, Nebbiolo e Dolcetto e arriva quasi a sfiorare la Liguria. Un territorio ampio, irregolare, che vive di biodiversità naturale e di altitudini che cambiano volto ai vini.

Un altro intervento ha toccato un tema strategico: il Consorzio sta valutando di rivedere l’obbligo del millesimo? Minetti ha spiegato che la scelta è stata fondamentale nella fase di lancio della denominazione, perché ha dato identità e credibilità. Ma dal punto di vista tecnico, introdurre vini di riserva — come in Champagne — permetterebbe maggiore flessibilità e complessità nei blend. «È un’esperienza che ancora non abbiamo» ha ammesso, «ma è una strada che potremmo percorrere». L’Alta Langa, insomma, è una denominazione solida ma in evoluzione.

Prima di entrare nei calici, la masterclass si è aperta con un momento dedicato ai formaggi. È stata l’occasione per presentare Stefano, anima storica della bottega La Tradizione di via Cipro, che da oltre quarantacinque anni porta avanti una selezione accuratissima di formaggi italiani e francesi, diventando un punto di riferimento per appassionati e ristoratori romani. Per la degustazione ha portato quattro formaggi pensati per dialogare con la freschezza e la verticalità degli Alta Langa: prodotti non troppo stagionati, con una sapidità naturale e una dolcezza lattica che non coprono il vino, ma lo accompagnano. Stefano ha spiegato come la giusta umidità delle paste morbide e semidure permetta al perlage di “pulire” la bocca e rilanciare il sorso, creando un equilibrio che valorizza entrambi. Marco Reitano ha confermato la filosofia: l’abbinamento funziona quando il formaggio non sovrasta il vino. «Se è troppo intenso, il vino sparisce» ha osservato, sottolineando come la freschezza degli Alta Langa rimetta ordine al palato e permetta di alternare assaggi senza appesantire.

È poi iniziata la degustazione vera e propria: il primo vino in assaggio, Airali Blanc de Blancs Extra Brut 2022, ha mostrato subito la brillantezza del colore, i riflessi verdi e la finezza del perlage.  Al naso, crosta di pane fresca, lievito vivo e fiori bianchi; al palato, un sorso slanciato sugli agrumi, sapido e vibrante, perfetto per una cucina di mare essenziale. Il secondo vino, Agricola Brandini Blanc de Blanc 655 Brut 2021, ha rivelato un carattere più strutturato: colore più carico, note tostate, miele e agrumi maturi, un palato più ampio e persistente, ideale per paste fatte in casa, funghi e carni bianche. Con il terzo vino, Giulio Cocchi “Espressione Bianca” 2019 Pas Dosé, Reitano ha introdotto una dimensione più verticale e territoriale: profumi minerali, tensione gustativa, vibrazione salina, un’eleganza sottile che richiama altitudine e roccia, perfetta per crudi e crostacei. Il quarto e ultimo assaggio, una magnum di Tenuta Il Falchetto Riserva Blanc de Blanc 2018 (60 mesi, sboccatura 11/2025), ha portato in scena la maturità e la complessità: miele, agrumi canditi, crosta di pane profonda, una struttura ampia ed equilibrata, capace di sostenere piatti ricchi e preparazioni più importanti.

In conclusione, l’Alta Langa, con la sua eleganza naturale, può sostenere un intero pasto: dall’aperitivo ai piatti di mare, fino a preparazioni più strutturate, purché la cucina resti pulita e non coperta da salse pesanti. Quattro interpretazioni diverse, quattro modi di raccontare l’Alta Langa: freschezza, struttura, mineralità e profondità, unite da un filo comune di eleganza e precisione.

Un grazie sentito al presidente Minetti, al Consorzio Alta Langa, a Federica Reitano e alla Reitano Consulting per un’organizzazione attenta e curata, a Stefano de La Tradizione per la selezione di formaggi e a Marco Reitano per una conduzione precisa, appassionata e di grande chiarezza. Una masterclass che ha raccontato un territorio in movimento e un metodo classico che continua a crescere, annata dopo annata.

By Antonello










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