Nell’ambito di “A Montefalco” 2026 ho raggiunto la cantina Perticaia con la curiosità di degustare la verticale del Trebbiano Spoletino e quella del Montefalco Sagrantino DOCG.
Perticaia vive immersa nelle colline morbide
dell’Umbria, a pochi passi da Montefalco, in un paesaggio che sembra fatto
apposta per il vino. La famiglia Becca,
imprenditori che da anni lavorano all’estero ma con le radici ben piantate
nella loro terra d’origine, nel 2018 ha scelto di riportare a nuova vita una
piccola realtà locale, trasformandola in un progetto che unisce tradizione,
identità e visione.
Oggi la cantina coltiva 34 ettari di vigneto e si distingue
per uno stile che privilegia eleganza e finezza, soprattutto nelle
denominazioni simbolo del territorio: Montefalco Sagrantino DOCG, anche nella
versione Passito, Montefalco Rosso DOC e Montefalco Rosso Riserva. Accanto a
questi, un ruolo speciale è affidato al Trebbiano Spoletino, vitigno antico e
montano che Perticaia ha contribuito a riportare al centro
dell’attenzione, facendone una vera firma della casa.
Il nome stesso racconta molto: Perticaia era l’antico
termine umbro per indicare l’aratro, simbolo del legame profondo tra l’uomo e
la terra.
Sono stato accolto da Federica
e Gabriele.
La parte dedicata ai vini l’ho vissuta interamente con Federica, che mi ha guidato con precisione e
passione. Abbiamo iniziato dai bianchi, assaggiando l’annata 2025 del
Trebbiano Spoletino direttamente dalla vasca: un vino ancora in formazione,
vibrante, che lasciava intuire la struttura e la complessità che avrebbe
acquisito con il tempo.
Da lì siamo passati al Trebbiano Spoletino DOC Del
Posto, degustato in due annate molto diverse tra loro, la 2018 e la 2023. Federica mi ha raccontato come questo vino abbia
un potenziale di affinamento di 8–10 anni e come ogni annata esprima una
sfumatura diversa. La 2018 mostrava una maturità piena, con aromi e struttura
evoluti; la 2023, invece, era più tesa e luminosa, con quella energia tipica
dei vini giovani che promettono un’evoluzione interessante.
Federica ha sintetizzato
il processo produttivo spiegandomi come il Trebbiano nasca da una lavorazione
attenta: una breve fase di refrigerazione, una diraspatura che lascia l’acino
integro, una macerazione a freddo per ampliare il profilo aromatico e una
fermentazione in acciaio a temperatura controllata. L’affinamento prosegue poi
tra acciaio e tonneaux per dodici mesi, con bâtonnage sulle fecce fini. Il
risultato è un vino dal colore paglierino con riflessi dorati, all’olfatto un
insieme di vaniglia, resina, salvia, menta, pesca gialla, cedro e fiori gialli,
e che con il tempo sviluppa anche note di idrocarburi. Al palato è corposo,
intenso, sapido e persistente, con richiami al miele d’acacia e alla resina.
Siamo poi passati ai rossi, iniziando dall’annata
2022 direttamente dalla vasca. È stato interessante cogliere il Sagrantino
nella sua fase più giovane, quando i tannini ancora giovani e la struttura sta
prendendo forma. Le annate 2013 e 2019 hanno mostrato invece l’evoluzione
naturale del vitigno: il colore rubino intenso, gli aromi di frutti maturi e
spezie, le note terziarie eleganti, la profondità del sorso, la persistenza e i
tannini ormai vellutati.
Federica mi ha raccontato
anche il lavoro che precede tutto questo: la raccolta manuale in cassette, la
selezione dei grappoli tra settembre e inizio ottobre, la vinificazione a
temperatura controllata con macerazioni fino a quindici giorni e l’affinamento
in rovere francese per trenta–trentasei mesi, prima del lungo riposo in
bottiglia. Un vino capace di evolvere per venticinque–trenta anni, ideale con
carni rosse, cacciagione e piatti a base di tartufo.
In entrambi i percorsi – bianchi e rossi – è stato
affascinante osservare come il vino cambi volto nelle diverse fasi della sua
vita. Il tutto è stato accompagnato da un tagliere di salumi e formaggi locali,
semplice ma perfetto per la degustazione.
La visita si è conclusa all’esterno, tra i filari, insieme a
Gabriele. È stato lui a raccontarmi il
lavoro quotidiano in vigna, l’organizzazione necessaria, le scelte agronomiche
e la cura costante che richiede ogni stagione. Un passaggio che ha completato
il quadro, riportando l’attenzione alle radici del vino, alla terra e al gesto
agricolo.
Un grazie a Federica, Gabriele e alla cantina Perticaia per la
splendida visita.
By Antonello








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