A Piazza di Siena, Vinòforum 2026 ha accolto produttori, operatori e appassionati del vino in un fitto programma di degustazioni, masterclass e incontri. Con oltre 96.000 presenze, la manifestazione ha proposto un ampio panorama di vini, prodotti e territori. Nel corso delle giornate ho avuto l'opportunità di partecipare ad alcune degustazioni particolarmente interessanti e di confrontarmi direttamente con produttori e realtà provenienti da diverse regioni italiane.
Tra gli incontri più interessanti della manifestazione c'è
stato quello con Massimo Iafrate, relatore
AIS Abruzzo, che mi ha accompagnato alla scoperta dei vini di Tenuta Secolo
IX.
Il percorso è iniziato con il Moscatello Fonte Grotta,
versione secca ottenuta da una vendemmia precoce, capace di esprimere una
freschezza immediata, sostenuta da una marcata sapidità e una vivace acidità
che raccontano con immediatezza il carattere del territorio.
A seguire, il Passito 2019, che Massimo definisce senza esitazioni «il nostro
DNA». Un vino che racchiude identità, storia e memoria, profondamente legato
alla tradizione di Tocco da Casauria, dove il Moscatello rappresenta ancora
oggi uno dei simboli più riconoscibili del territorio. Non a caso, il paese si
presenta con una definizione che lascia poco spazio ai dubbi: "il paese
del Moscatello e della Ciambella".
La particolarità del vino emerge soprattutto all'assaggio.
Nonostante un importante residuo zuccherino, la dolcezza non risulta mai
dominante grazie a una sorprendente acidità e a una marcata sapidità che
mantengono il sorso dinamico e invitante. Un equilibrio che ha stupito molti
dei presenti e che rende il Passito 2019 particolarmente interessante
anche in abbinamento ai formaggi erborinati, suggeriti durante la degustazione.
Una delle soste più piacevoli di Vinòforum è stata quella da
Tenuta Stella, nel cuore del Collio goriziano. Ad aprire la degustazione
è stata una Ribolla Gialla Metodo Classico 2021, affinata 36 mesi sui
lieviti: fresca, tesa e precisa, capace di introdurre immediatamente il dialogo
sul territorio e sulle scelte produttive della cantina.
Da lì il percorso è proseguito con il Tanni, un Pas
Dosé Blanc de Blancs che riposa 60 mesi sui lieviti e nasce da una prima
fermentazione in legno. Un vino di maggiore complessità e profondità, il cui
nome richiama il soprannome della nipote del socio fondatore.
Il racconto si è poi spostato sul territorio. Qui la Ribolla
cresce vicino ai boschi e viene raccolta prima della piena maturazione, una
scelta che contribuisce a preservarne freschezza e acidità, caratteristiche
particolarmente adatte alla produzione di spumanti.
Anche lo Chardonnay trova spazio nella produzione
spumantistica della cantina, con volumi contenuti.
Nello stesso spazio era presente anche il Salumificio De
Pascalis, realtà dei Monti Iblei specializzata nella lavorazione di carni
di suino siciliano e cinghiale. Guidato nel percorso di degustazione da Luigi De Pascalis, ho avuto il piacere di provare
una selezione dei loro salumi, un assaggio che mi ha permesso di conoscere più
da vicino una produzione fortemente legata al territorio e alla tradizione
norcina siciliana.
Molto interessante anche lo spazio dedicato alla Calabria
e alle sue produzioni d'eccellenza. Ho avuto il piacere di partecipare a uno
showcooking durante il quale ho potuto apprezzare prodotti della cucina locale
abbinati ai vini del territorio, dal tagliere fino al dolce. Nel calice si sono
alternati un Cirò Rosato da Gaglioppo, diversi rossi calabresi e, in chiusura,
il Greco di Bianco Passito 2019.
Presente anche la Delegazione Lazio delle Donne del Vino,
dove ho incontrato Serena Scarpel, delegata
regionale, e ho avuto modo di assaggiare alcuni interessanti vini del
territorio. L'associazione è molto attiva nella promozione delle produzioni al
femminile e nella valorizzazione della cultura del vino attraverso eventi,
degustazioni e progetti dedicati a realtà simbolo della regione come il
Cesanese e il Frascati.
È stato inoltre un piacere ritrovare il Consorzio
Parmigiano Reggiano e l'amico Alessandro
Stocchi, presenza ormai familiare nelle grandi manifestazioni dedicate
al gusto. Anche a Vinòforum il Parmigiano Reggiano è stato
protagonista di diverse masterclass che hanno permesso al pubblico di
approfondire differenze tra stagionature, territori e tecniche produttive,
mettendo il formaggio a confronto con diverse tipologie di vino per
comprenderne le potenzialità di abbinamento. Grande partecipazione anche al
banco degustazione, dove il pubblico ha potuto confrontare direttamente le
diverse stagionature attraverso l'assaggio.
Per chi desidera approfondire ulteriormente l'universo del Parmigiano Reggiano, sono in arrivo anche a Roma i corsi per Assaggiatore Parmigiano Reggiano, un percorso formativo che negli ultimi anni ha già coinvolto numerosi appassionati in città come Milano, Parma, Modena e Reggio Emilia, portandoli alla scoperta delle tecniche di assaggio e delle molte sfaccettature del celebre formaggio DOP.
Un grazie a Vinòforum e a tutto lo staff di MGLogos
per l'organizzazione di un'edizione che ha confermato ancora una volta il
grande interesse del pubblico per il mondo del vino e della gastronomia.












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