Il vino ha animato per due giorni i vicoli del centro storico di Gessopalena. Il 28 e 29 agosto 2026 il borgo ha ospitato l'ottava edizione di Gessi diVini, manifestazione dedicata ai vini rari, alla biodiversità e alle eccellenze enogastronomiche abruzzesi.
Protagonisti dell'edizione 2026 il Nero Antico di
Pretalucente e la Vedovella Nera, due varietà simbolo del patrimonio
vitivinicolo locale.
Alla presenza di Angelo Radica,
sindaco di Tollo e presidente dell'Associazione Nazionale Città del Vino,
Gessopalena ha celebrato il proprio ingresso nelle Città del Vino. Con
questa adesione il borgo è diventato il 35° comune abruzzese e il 522° in
Italia a farne parte.
Un traguardo che si inserisce nel percorso di valorizzazione
del territorio portato avanti dal borgo attraverso la rete Cervim e le
iniziative dedicate all'area di Pretalucente.
Tra gli appuntamenti in programma ho partecipato alla
masterclass dedicata ai rosati d'Abruzzo, condotta da Fabio Pietrangeli, docente AIS Abruzzo. La
degustazione ha evidenziato stili e personalità differenti, mettendo in luce la
varietà e la ricchezza espressiva dei rosati abruzzesi.
MyVinapp
Tra i partner innovativi della manifestazione figurava anche
MyVinapp, l'app ideata da Claudia Spagnolo,
che ho avuto modo di provare proprio durante l'evento e che continuo a
utilizzare ancora oggi. Confesso che inizialmente l'ho scaricata per curiosità,
pensando al classico strumento dedicato agli appassionati di vino. Dopo averla
provata nel corso della degustazione, però, ho continuato a usarla anche nei
giorni successivi, trovandola semplice e immediata per annotare impressioni,
preferenze e vini degustati.
La filosofia di MyVinapp è piuttosto diversa da
quella di molte altre applicazioni dedicate al mondo del vino. MyVinapp
aiuta ogni appassionato a costruire nel tempo una memoria personale delle
proprie esperienze di degustazione, anche attraverso l'assegnazione di punteggi
che restano esclusivamente privati, raccogliendo vini assaggiati, sensazioni,
occasioni e ricordi legati a ogni calice.
L'app non attribuisce valutazioni ufficiali ai vini, non
suggerisce cosa bere e non propone classifiche.
Come racconta Claudia, MyVinapp
nasce dall'esperienza di una wine lover che, dopo degustazioni, visite in
cantina ed eventi, si è resa conto di quanto fosse facile dimenticare vini
apprezzati e affidarsi sempre al giudizio degli altri. Da qui l'idea di creare
uno strumento capace di valorizzare il gusto personale, senza condizionamenti e
senza indicare cosa sia giusto o sbagliato apprezzare.
In pratica, l'app funziona come un vero e proprio diario
digitale del vino. Tra le funzioni più interessanti figurano la possibilità di
creare una cantina virtuale e una wishlist dei vini preferiti e del cuore, per
poterli ritrovare presso la propria enoteca di fiducia, l'organizzazione di
taccuini personali, la ricerca di eventi e degustazioni filtrabili per regione
e data, e una guida integrata consultabile senza uscire dall'applicazione.
L'aspetto che ho apprezzato maggiormente durante la
masterclass è proprio questo approccio: invece di suggerire cosa pensare di un
vino, MyVinapp invita a registrare le proprie sensazioni e a costruire,
degustazione dopo degustazione, un archivio personale del gusto. Un alleato
discreto che può rivelarsi particolarmente utile per chi frequenta eventi,
degustazioni e cantine e desidera conservare traccia delle esperienze vissute
nel tempo.
Degustazioni
Tra gli stand che ho visitato c'era anche quello di Cantine
Mucci, realtà che affonda le proprie radici nel 1895.Oggi la cantina è
giunta alla quinta generazione e può contare su circa 20 ettari di proprietà,
di cui 16 vitati, sulle colline di Torino di Sangro. La produzione si basa
prevalentemente su uve aziendali e spazia dal Montepulciano d'Abruzzo al
Pecorino, passando per Cabernet Sauvignon, Merlot, Sangiovese, Trebbiano
d'Abruzzo e Falanghina.
A guidare la degustazione è stata Martina,
che ha illustrato alcune delle etichette simbolo dell'azienda e la filosofia
produttiva che le accompagna.
Il percorso è iniziato con il Pecorino della linea
Valentino, vinificato in purezza e caratterizzato da un profilo minerale
accompagnato da una piacevole freschezza.
Si è poi passati alla Falanghina Terre di Chieti
della linea Cantico, ottenuta per il 50% da una vinificazione in acciaio
protetta da gas inerti e per il restante 50% da un affinamento in barrique. Al
termine del bâtonnage le due masse vengono riunite prima dell'imbottigliamento,
dando vita a un vino che unisce freschezza e complessità.
Grande attenzione è stata riservata anche al rosato della
cantina, ottenuto da una breve macerazione sulle bucce di poche ore e
successivamente vinificato in acciaio. Nel bicchiere mostra buona struttura e
una personalità ben definita.
La degustazione è quindi proseguita con il Montepulciano
d'Abruzzo Santo Stefano, prodotto in purezza da vigneti con una resa di
circa 90 quintali per ettaro, ben al di sotto dei limiti previsti dal
disciplinare. Una scelta orientata alla qualità e alla valorizzazione delle
caratteristiche più espressive dell'uva. L'annata proposta in assaggio era la
2018, affinata per sei mesi in barrique dopo la fermentazione malolattica e
successivamente lasciata maturare in bottiglia.
A seguire è stato presentato Kubbadì, termine
dialettale che significa "Che mi vuoi dire?". Si tratta di un
blend prodotto esclusivamente nelle annate ritenute all'altezza degli standard
qualitativi della cantina. L'annata in degustazione era la 2020, caratterizzata
da una predominanza di Montepulciano, accompagnato da Cabernet Sauvignon, Merlot
e Sangiovese in proporzioni che variano in base all'andamento della vendemmia.
L'etichetta raffigura un violino, simbolo dell'armonia ricercata tra le diverse
varietà.
Il vino completa il proprio percorso con un affinamento in
barrique americana, che ne arricchisce il profilo aromatico.
L'incontro si è svolto in un clima informale e conviviale,
fatto di racconti, curiosità e confronti diretti con i visitatori, offrendo
l'opportunità di conoscere più da vicino una realtà che continua a valorizzare
il patrimonio vitivinicolo abruzzese attraverso una produzione attenta sia alla
tradizione sia alla ricerca della qualità.
Dopo la degustazione con Cantine Mucci ho proseguito
il percorso tra gli stand fermandomi presso quello della Famiglia Di Tommaso,
dove Mariano Melchiorre mi ha accompagnato alla scoperta di alcune
etichette della linea Castannove.
Tra le etichette presentate da Mariano
Melchiorre, mi ha colpito il Montepulciano d'Abruzzo Dop Riserva Thamathà
2021, appartenente alla linea Vino È....
Un vino affinato in legno che unisce la ricchezza del frutto
a sfumature speziate e tostate. Nel bicchiere si è rivelato strutturato ed
equilibrato, con tannini morbidi e una lunga persistenza.
Nel corso dell'incontro è emerso il lavoro svolto
dall'azienda nel valorizzare vitigni e territori differenti attraverso linee
che spaziano dall'Abruzzo al Sud Italia. La linea Vino È..., tra le più
rappresentative della produzione aziendale, racconta il territorio attraverso
vini che ne esprimono identità e carattere.
Grazie all'organizzazione per la splendida iniziativa e per
l'impegno nella valorizzazione del patrimonio enogastronomico abruzzese.
Antonello










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