Tra i vicoli e i palazzi del centro storico di Bussi sul
Tirino, il 29 agosto è tornato Enotirino, il wine festival che
celebra il vino e le eccellenze agroalimentari dell'Abruzzo. Giunto alla sua
terza edizione, l'evento ha trasformato il borgo in un percorso diffuso di
degustazioni, incontri e musica, coinvolgendo cantine, produttori e appassionati
provenienti da tutta la regione.
Oltre 70 cantine e più di 100 espositori hanno animato la
manifestazione, organizzata dall'Associazione Enotirino ETS insieme al Comune
di Bussi sul Tirino. Un appuntamento nato per raccontare il forte
legame tra la Valle del Tirino e la viticoltura abruzzese, attraverso un
viaggio tra tradizioni, produzioni e paesaggi che raccontano la ricchezza del
patrimonio enologico regionale.
Il festival prende ispirazione dalla lunga tradizione
vitivinicola della Valle del Tirino, un territorio strettamente legato
ad alcune delle denominazioni simbolo dell'enologia abruzzese, dal Montepulciano
al Cerasuolo, dal Pecorino al Trebbiano.
Tra le cantine presenti a Enotirino, Rosarubra
ha portato in degustazione alcune delle proprie etichette. La tenuta di Riccardo Iacobone si trova a Pietranico,
nel pescarese, in un contesto collinare circondato da boschi di querce, e
conduce i vigneti secondo i principi dell'agricoltura biologica e biodinamica.
Un progetto profondamente legato al territorio abruzzese e alla valorizzazione
dei suoi vitigni più rappresentativi.
Durante l'incontro, Francesco
Properzi Curti ha raccontato la filosofia produttiva di Rosarubra,
fondata sulla valorizzazione del vitigno e sulla qualità della materia prima.
Nel corso della degustazione è emersa l'attenzione
dell'azienda per l'equilibrio del vino, considerato un elemento essenziale per
la qualità finale. Francesco ha sottolineato
come acidità, tannino e sapidità debbano dialogare armoniosamente con le
componenti più morbide, come alcol, zuccheri e polialcoli, per dare vita a vini
capaci di esprimersi con naturalezza e armonia.
Tra le etichette presentate ho avuto il piacere di degustare
la bollicina Moon Rosé, Brut Metodo Charmat Lungo da Pinot Nero e Petit Verdot.
A seguire Triluna, blend ottenuto da Chardonnay, Sauvignon e Malvasia
Aromatica provenienti da uve raccolte a mano e in leggera surmaturazione.
Tra i rossi figurava un Montepulciano in purezza
caratterizzato da un percorso di affinamento tra acciaio e legno. Dopo una
prima fase in acciaio, il vino passa in botte per poi tornare nuovamente in
acciaio prima dell'imbottigliamento. Una scelta che favorisce una
chiarificazione progressiva e poco invasiva, contribuendo a preservarne
l'integrità espressiva.
Spazio infine all'Intimo, ottenuto da un blend
composto da Montepulciano e Merlot provenienti da uve leggermente surmature. L'Intimo
si è presentato come un rosso particolarmente morbido e avvolgente.
Francesco ha infine
ricordato anche il progetto Rosarubra Zen, situato a Città Sant'Angelo,
uno spazio dedicato all'accoglienza e all'esperienza gastronomica legata ai
vini dell'azienda.
Il percorso è poi proseguito con Tenuta Arabona, che
ha proposto una degustazione dedicata ad alcune delle proprie etichette più
rappresentative. L'azienda, a conduzione familiare, si trova a Manoppello, in
provincia di Pescara, e porta avanti dal 1991 una produzione biologica
profondamente legata al territorio abruzzese e ai suoi vitigni tradizionali.
La cantina, che dispone di circa 25 ettari vitati, ha
portato in degustazione alcune etichette realizzate con fermentazioni condotte
da lieviti indigeni e affinamenti finalizzati a valorizzare l'espressione del
territorio.
A guidare il percorso è stata Jessica
Simone, che ha illustrato sia gli aspetti produttivi sia le
caratteristiche dei vitigni impiegati nelle diverse etichette proposte.
Dopo aver provato lo Spumante Metodo Martinotti da Passerina,
è stata presentata la linea Mia Natura, espressione autentica di Tenuta
Arabona. Si tratta di vini a fermentazione spontanea, ottenuta su pied de
cuve con lieviti indigeni, imbottigliati senza chiarifica e sottoposti soltanto
a una leggera filtrazione.
In degustazione il Pecorino in purezza, ottenuto attraverso
una criomacerazione a 0 °C seguita da fermentazione a temperatura controllata
in assenza di vinacce.
A seguire, il Montepulciano d'Abruzzo in purezza, che dopo
la svinatura effettua una criomacerazione a 0 °C per tre giorni, seguita da
fermentazione a temperatura controllata con macerazione delle vinacce e da un
breve affinamento in acciaio.
Il percorso si è concluso con l'assaggio del Don Pasquale,
un Montepulciano prodotto solo nelle migliori annate e dedicato al fondatore
dell'azienda, il cui profilo è stato stilizzato sull'etichetta dal maestro
Stefano Schiazza, noto pittore teatino. La vinificazione prevede una
fermentazione con lunga macerazione delle vinacce a temperatura controllata,
seguita da affinamento in acciaio, almeno 24 mesi in piccole botti di legno di
terzo e quarto passaggio e infine in bottiglia.
Infine un salto nel Teramano, dove Peppe
Stringini mi ha accompagnato alla scoperta di Torri Cantine. I
vigneti dell'azienda si estendono per 60 ettari nei comuni di Colonnella,
Controguerra e Torano, in provincia di Teramo, tra i 100 e i 300 metri sul
livello del mare.
Ho degustato due Montepulciano d'Abruzzo appartenenti a due
linee diverse, Bakan e Turan.
Il primo, Bakan, nasce da uve Montepulciano d'Abruzzo
in purezza provenienti da agricoltura biologica certificata, selezionate
manualmente in vigneto e vendemmiate intorno alla seconda decade di ottobre.
Dopo la vinificazione in tini di acciaio termocondizionati e la fermentazione
malolattica, il vino riposa per almeno sei mesi in vasche di cemento. Il
percorso prosegue con 18 mesi di maturazione in grandi botti di rovere da 50 hl
e con un ulteriore affinamento in bottiglia di almeno sei mesi.
Il secondo, Turan 2009, è ottenuto anch'esso da uve
Montepulciano d'Abruzzo in purezza raccolte manualmente con vendemmia di fine
ottobre. Alla fermentazione in tini di acciaio termocondizionati seguono la
fermentazione malolattica e una maturazione di sei mesi in vasche di cemento.
Il vino affronta quindi un invecchiamento di almeno 24 mesi in botti grandi,
seguito da ulteriori sei mesi di affinamento in bottiglia, in totale assenza di
ossigeno.
Un grazie all'Associazione Enotirino per la splendida
organizzazione e per l'opportunità di conoscere diverse realtà vitivinicole
abruzzesi nello splendido borgo di Bussi sul Tirino
Antonello






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