Lo scorso 24 febbraio si è svolto il secondo appuntamento dell’anno a Roma di Sangiovese Purosangue, organizzato da Davide Bonucci di EnoClubSiena, sempre ospitato da Armando al Pantheon. Dopo il primo incontro dedicato al Chianti, il protagonista di questa giornata è stato il Brunello di Montalcino.
Ho iniziato la
degustazione con un bianco di Cupano, il Les Oiseaux d’Oulan-Bator
2022, 70% Procanico e 30% Ansonica a piede franco, un vino segnato da
acidità e persistenza. Sono poi passato al Vino Rosso Cupano 2024, un
rosso dal colore rubino intenso e un naso centrato sui frutti rossi – marasca,
prugna, visciola – con un tocco di viola mammola. In bocca un buon tannino,
fresco e persistente. Ho proseguito con il Rosso Cupano 2023 e ho chiuso
la batteria con il Brunello di Montalcino 2021, fermentazione naturale
in acciaio e un lungo affinamento sulle fecce fini in barriques bourguignonnes
per almeno tre anni, con una quota variabile di rovere nuovo.
Mi sono poi
spostato da Le Ragnaie, dove erano in degustazione cinque vini: i due
Rosso di Montalcino 2022 e 2021, seguiti da tre Brunello 2021. Il Casanova
Montosoli proviene da un vigneto nella zona Nord di Montalcino e affina per
36 mesi in botte grande di rovere di Slavonia. Il Passo del Lume Spento,
il cui nome richiama le carrozze che spegnevano il lume per evitare i briganti,
nasce dal vigneto più alto dell’azienda, a 621 metri, e mantiene la stessa
maturazione in botte grande, con un profilo elegante e fresco. Il Ragnaie
Vigna Vecchia, da un vigneto di 600 metri, è un Brunello profondo ed
elegante, anch’esso affinato per 36 mesi in botte grande.
A Montosoli ho
fatto tappa da Baricci. Il Rosso di Montalcino 2024 si presenta
con un rubino brillante, profumi di piccoli frutti freschi e amarena, e una
bocca asciutta, fresca e persistente. Il Brunello 2021 vira verso un
rubino con riflessi granati, profumi complessi di frutti rossi e una struttura
importante ma elegante. Ho chiuso con il Brunello Riserva Nello 2019,
dedicato a Nello Baricci: nasce dalle uve
migliori della particella più vocata, un vero “cru nel cru”, prodotto solo
nelle annate eccezionali, in tiratura limitata e con etichetta numerata. È un
omaggio alla figura di Nello Baricci, fondatore dell’azienda nel 1955 e
firmatario n.1 del Consorzio del Brunello nel 1967.
Con Col
d’Orcia ho iniziato dal Rosso di Montalcino 2021, seguito dal Banditella,
interpretazione moderna del Sangiovese ottenuta da una selezione speciale e
vinificata con tecniche più attuali. Sono arrivati poi i due Brunello: il Brunello
Col d’Orcia, che affina tre anni in botte grande e un anno in bottiglia, e
il Vigna Nastagio, da un podere storico già presente nelle mappe
Leopoldine. Qui l’affinamento alterna tonneaux e botte grande.
Ho concluso la
giornata con Sesta di Sopra. L’IGT Toscana 2024, proveniente
dalla zona sud‑ovest di Montalcino, matura nove mesi in acciaio e tre in
bottiglia, con un profilo rubino vivace, fruttato e fragrante. Il Rosso di
Montalcino 2023, dalla parte sud del territorio, affina 10–12 mesi in
barrique e sei in bottiglia, con frutta fresca, note vanigliate e un corpo
elegante e austero. I due Brunello 2021 chiudono la serie: il Brunello di
Montalcino, maturato 36 mesi in botte di Slavonia da 30 hl e un anno in
bottiglia, offre frutti di bosco maturi, spezie leggere e un corpo ricco e
vellutato; il Magistra, prodotto per la prima volta nel 2018, nasce da
un vigneto di 30 anni con cloni BBS11 e da una selezione di sole 1000
bottiglie. Affina tre anni in botti da 10 hl con lungo bâtonnage e un anno in
bottiglia, con un bouquet intenso e pienamente riconoscibile come Sangiovese.
Un sentito
ringraziamento a Davide Bonucci per
l’instancabile lavoro di ricerca e divulgazione con Sangiovese Purosangue, al
ristorante Armando al Pantheon per l’ospitalità impeccabile, e a tutte
le cantine presenti, che con dedizione e autenticità continuano a raccontare
l’anima più profonda di Montalcino attraverso i loro vini.
By Antonello






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