domenica 1 febbraio 2026

Proposta Vini: il nuovo catalogo 2026 e un percorso tra oltre 1.000 assaggi

È stato presentato a Firenze, negli spazi della Leopolda, dal 17 al 19 gennaio, il catalogo 2026 di Proposta Vini. Un’opera che oggi raccoglie oltre 3.500 etichette e circa 300 aziende, un mosaico ampio e coerente capace di restituire la diversità del panorama enologico contemporaneo.

L’edizione 2026 si articola in due volumi distinti — uno dedicato ai vini e uno ai distillati — offrendo un quadro completo e ben strutturato. Al loro interno trovano spazio profili dettagliati delle aziende rappresentate e una selezione curata di etichette che attraversa le denominazioni più note e quei territori meno battuti che meritano attenzione. Ne emerge un progetto editoriale solido, pensato non solo come guida all’acquisto, ma anche come strumento di approfondimento per avvicinarsi con maggiore consapevolezza al mondo del vino e dei distillati, italiani e internazionali.

La prima giornata è stata riservata all’incontro con agenti e fornitori. Il 18 e 19 gennaio, invece, l’evento si è aperto agli operatori del settore ho.re.ca. e alla stampa, offrendo l’occasione di esplorare da vicino il catalogo: un’opportunità unica per degustare oltre 1.000 vini, presentati direttamente dai produttori. Sei le masterclass in programma, a completare un percorso di approfondimento ricco e ben costruito.

Ad accogliere i visitatori, all’ingresso, le opere dell’artista Federico Lanaro, che hanno introdotto con eleganza il percorso espositivo. Poi è iniziata la mia esplorazione tra i banchi di degustazione.

Il percorso è iniziato in Franciacorta, passando da Rizzini. Guido ci ha raccontato la filosofia della cantina: un solo cru, un solo vitigno — lo chardonnay — e un’unica annata per ogni etichetta. Una scelta netta, quasi ascetica, che si riflette nelle tre bottiglie in degustazione, tutte millesimate, ognuna con un carattere diverso.

Si parte dal Brut 2018, 72 mesi sui lieviti: un sorso pulito, diretto, con quella freschezza che ti mette subito in sintonia con la giornata. Poi arriva il Dosaggio Zero 2016, sempre 72 mesi, più serio e più teso, con una linea più affilata che invita a tornare al bicchiere. Il viaggio si chiude con il 2010 Extra Brut, selezione affinata 144 mesi e altri due anni dopo la sboccatura: un vino che parla piano ma a lungo, con una profondità che resta.

Tre interpretazioni diverse dello stesso luogo e dello stesso vitigno, tutte convincenti, tutte da degustare con attenzione.

Da qui il viaggio prosegue in Francia, dove Ferdinand ci accoglie con la storia di Virginie T., raccontata direttamente dal retro di una bottiglia, dove campeggia l’albero genealogico della famiglia. Virginie, sua madre, porta con sé un’eredità importante: figlia di Claude Taittinger, storico presidente della Maison Taittinger, e di Catherine de Suarez d’Aulan, già proprietaria di Piper-Heidsieck. Nel 2006 lascia la Maison dopo ventun anni e decide di creare un proprio percorso, fondando il marchio Virginie T., che oggi conduce insieme al figlio.

In degustazione si parte dal Transmission, Grand Millésime Brut (70% Pinot Noir, 20% Chardonnay, 10% Meunier): un sorso ampio, immediato, che mette insieme struttura e finezza. Poi l’Extra Brut Blanc de Blancs, più verticale, più luminoso, con quella purezza tipica dello chardonnay in terra di Champagne. A chiudere, il Brut Nature Vintage 2009, stessa ripartizione di uve del primo, ma con un profilo più profondo, più maturo, costruito su una grande maggioranza di “Premiers e Grands Crus” della Montagne de Reims, della Côte des Blancs e della Vallée de la Marne.

Poi il viaggio ci ha portati nelle Marche, a Matelica, dove abbiamo incontrato Bisci e il suo Verdicchio. Tre i vini in assaggio, ognuno con una sfumatura diversa dello stesso territorio.

Si parte dal Verdicchio di Matelica DOC 2024, immediato e limpido, con quella freschezza che ti rimette in asse. Poi arriva il Vigneto Fogliano 2022, proveniente dal cru più vecchio dell’azienda: un sorso più profondo, più disteso, con una maturità che si sente senza mai appesantire. A chiudere, il Senex, Verdicchio di Matelica DOCG prodotto solo nelle annate migliori, sempre dal Fogliano: un vino che prende il suo tempo, più meditativo, con una trama che si allunga e resta.

Tre interpretazioni coerenti, tre modi diversi di raccontare Matelica attraverso lo stesso vitigno.

Dopo Matelica il viaggio prosegue in Germania, nella valle del Nahe, dove Robert ci accoglie con due interpretazioni molto diverse. Il primo è l’Alte Reben, riesling proveniente da un unico vigneto in ardesia piantato nel 1987: un sorso nitido, teso, con quella mineralità che arriva dritta senza fare rumore. Accanto, il Weissburgunder (Pinot Bianco), vendemmiato esclusivamente a mano e fermentato in rovere, più morbido e più ampio, con un passo diverso ma ugualmente pulito.

Restiamo in Germania, spostandoci nel Rheingau da Bibo Runge, dove Markus porta in assaggio il Provokateur, Rheingau Sekt Brut 2020: il primo Sekt rosato da riesling, 18 mesi sui lieviti e un tocco di Pinot Nero aggiunto dopo la sboccatura. Un vino giocoso, immediato, che fa sorridere. Poi arriva il Kleiner Revoluzzer, riesling in purezza dal nome ironico, perché di rivoluzionario ha poco ma di carattere ne ha parecchio. A chiudere, l’Hargardun, affinato otto mesi in grandi botti, più profondo e più disteso, con una trama che si allarga senza perdere finezza.

 

Tornato in Francia, il percorso si chiude in Borgogna, dove la precisione dei bianchi e la profondità dei rossi riportano il viaggio su coordinate più classiche.

Si riparte da Domaine Seguinot Daniel, con due interpretazioni di Chablis che raccontano la finezza del territorio. Lo Chablis 2023 è immediato, teso, con quella salinità che arriva dritta e pulita. Il Chablis Premier Cru 2024 aggiunge un passo in più: più volume, più stratificazione, una maturità che non appesantisce ma allunga il sorso.

Poi si passa a Domaine Capuano-Ferreri con il Chassagne-Montrachet 2024, un bianco più ampio, più avvolgente, dove la sapidità si intreccia alla spinta acida in un equilibrio che promette evoluzione.

Il capitolo rosso della Borgogna arriva con Domaine Virely-Rougeot e il Pommard 2022: un Pinot Nero scuro, compatto, con un tannino presente ma fine, figlio di un’annata solare che non rinuncia alla verticalità.

Da qui il viaggio si sposta a Bordeaux per un confronto didattico tra due Saint-Émilion Grand Cru, utile a leggere come le percentuali di vitigni cambino il profilo del vino.

Il primo Saint-Émilion Grand Cru 2020 è di Château Pontet-Plaisance: 70% Merlot, 15% Cabernet Franc, 15% Cabernet Sauvignon. Un taglio equilibrato, classico, dove il Merlot porta morbidezza, il Cabernet Franc freschezza aromatica e il Cabernet Sauvignon struttura.

Il secondo Saint-Émilion Grand Cru 2014 è di Château Trianon: 80% Merlot, 10% Cabernet Franc, 5% Cabernet Sauvignon, 5% Carménère. Qui il Merlot diventa protagonista assoluto, con un frutto più pieno e avvolgente. Il tocco di Carménère introduce una speziatura diversa, più calda, che cambia la dinamica aromatica e rende il sorso più morbido e più ampio.

Tra un assaggio e l’altro ho partecipato anche a una masterclass particolarmente interessante dedicata alle vecchie annate di Müller-Thurgau, Kerner e Riesling, presentata da Gianpaolo Girardi, fondatore di Proposta Vini, e coadiuvato da Ilaria Lorini (AIS Toscana), fresca vincitrice del premio Miglior Sommelier d’Italia AIS. Un percorso raro, costruito su vini che mostrano come questi vitigni, spesso considerati “semplici”, possano invece evolvere con profondità sorprendente.

In degustazione:

  • Pelz Riesling 2016
  • Stella Riesling 2019
  • Cantina Pelz Kerner 2015
  • Cantina Villscheider Kerner 2018
  • Cantina Pelz Müller-Thurgau 2013
  • Vindimian Rudi Müller-Thurgau 2008

Una sequenza che ha messo in luce tensione, maturità, stratificazione aromatica e una capacità evolutiva spesso sottovalutata, soprattutto per Müller-Thurgau e Kerner.

 

Si chiude così un percorso ricco, vario, costruito come un viaggio attraverso territori, storie e interpretazioni diverse.

Un ringraziamento va a Proposta Vini, per l’organizzazione impeccabile e per la capacità — rara — di mettere insieme produttori, territori e visioni in un contesto che favorisce davvero l’ascolto e la scoperta. Un appuntamento che, anno dopo anno, continua a offrire strumenti, stimoli e prospettive nuove a chi lavora nel mondo del vino.

By Antonello











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