martedì 23 giugno 2026

Terraviva 2026: un viaggio tra territori e persone

Terraviva in degustazione è tornato ai Casali di Capobianco per la sua ottava edizione, il 24 e 25 maggio: due giornate di assaggi e incontri che hanno riunito produttori, operatori e appassionati. Un appuntamento biennale che mette al centro il lavoro delle aziende rappresentate e il loro modo di interpretare la terra.

Terraviva è un’agenzia di rappresentanza che da più di vent’anni lavora con vini e prodotti enogastronomici scelti con cura, privilegiando realtà che rispettano il territorio e le persone. L’idea è semplice: raccontare vini che siano espressione autentica della loro origine, senza logiche industriali. Nel tempo questo approccio ha portato l’agenzia a crescere, a consolidarsi a Roma e nel Lazio e ad aprire nuovi mercati anche in Australia, Asia e Spagna.

L’evento nasce proprio da questa filosofia: creare un luogo dove incontrare i produttori, assaggiare, confrontarsi, capire il loro lavoro. Una giornata professionale ma anche conviviale, fatta di bicchieri, storie e relazioni. Un’occasione per ascoltare chi il vino lo fa e per scoprire, attraverso ogni banco d’assaggio, un pezzo di territorio.

Ho iniziato il mio percorso in Provenza, fermandomi da Margaux di Château de Roquefort. Le vigne, adagiate sulle colline calcaree di Roquefort-la-Bédoule, respirano luce e vento a pochi chilometri dal mare. È una Provenza essenziale, diretta, che ritrovi subito nel bicchiere.

Il primo assaggio è stato il Petit Salé, un assemblaggio di Clairette – chiamata localmente “le salé” – Vermentino e una piccola parte di Ugni Blanc, con vigne che vanno dagli anni Cinquanta al 2012. Nel calice appare limpido e brillante. Al naso è fine, con un profilo floreale e minerale, note di pesca bianca e limone. In bocca è vivo, teso, con una freschezza marcata e una precisione che richiama il calcare e la selce. La persistenza è pulita, coerente, di buona lunghezza.

Sono passato poi al Corail, un rosato che unisce Grenache Noir, Syrah, Cinsault, Carignan, Mourvèdre, Clairette e Vermentino. Il colore è rosa chiaro, luminoso. Il naso è delicato, giocato su agrumi, spezie leggere e fiori bianchi. Il sorso è scorrevole, sapido, con richiami di frutta bianca, agrumi e un accenno di finocchietto. Un rosé equilibrato e molto versatile.

Ho chiuso con Les Mures, un blend di Grenache Noir, Carignan, Syrah e Cinsault proveniente da vigne di 35–60 anni. Il colore è viola profondo, fitto. Il naso è intenso, con frutti rossi croccanti. In bocca è nitido, armonico, con tannini fini e ben integrati. La persistenza è lunga, con ritorni di frutto e macchia mediterranea. Un rosso elegante, godibile subito ma capace di evolvere.

Dalla Provenza sono arrivato in Toscana, a Carmignano, dove ho incontrato Rossella di Fattoria di Bacchereto. È una realtà che incarna in pieno l’identità della denominazione: vigne storiche, biodinamica, un modo di fare vino che custodisce una tradizione più che inseguire tendenze. Abbiamo iniziato dai rossi, per poi passare ai bianchi.

Il Carmignano 2021, Sangiovese con Cabernet Sauvignon e Canaiolo, si presenta subito come un vino di struttura. Al naso è intenso e profondo. In bocca è voluminoso, con un tannino ben definito e una concentrazione che non appesantisce. È un rosso che chiede tempo e che, col tempo, restituisce la finezza del Sangiovese.

Siamo poi passati al Sassocarlo 2023, Malvasia e Trebbiano, un bianco che avevo già incontrato al Wine Tasting Tour. Nel calice è morbido, ampio, con una materia importante. Il sorso è pieno, quasi cremoso, ma resta sempre equilibrato e sorprendentemente scorrevole. La persistenza è lunga, tesa, con un finale che si allunga senza perdere pulizia.

Il terzo vino è stato il Pian de’ Sorbi Rosso Vendemmia Tardiva 2017, Sangiovese in purezza. Qui la vendemmia tardiva si sente: il vino è avvolgente e denso. L’ingresso è morbido, quasi carezzevole, ma subito sostenuto da una freschezza e da una buona sapidità. Un equilibrio molto ben riuscito.

A chiudere, il Vin Santo di Carmignano 2015: un vino dolce di grande carattere, ricco di sfumature di frutta secca ma mai pesante. La spalla acida tiene tutto in asse, dando bevibilità e una persistenza che rimane impressa.

Il viaggio è poi proseguito in Mosella, tra le vigne ripidissime di Enkirch e Immich-Batterieberg, dove una delle cantine più antiche della zona unisce rigore e sensibilità. La storia documentata risale al 908 d.C. e, dal 2009, la guida ha impresso una svolta verso una viticoltura rispettosa dell’ambiente. Le viti ultracentenarie a piede franco, i terreni scistosi ricchi di quarziti e ferro, le fermentazioni spontanee e gli affinamenti in barrique vecchie danno vita a Riesling di grande carattere. Tra le etichette più rappresentative spiccano il Kabinett C.A.I., il Trocken Enkircher Batterieberg e l’Ellergrub.

Dalla Mosella alla Catalogna, a pochi chilometri da Barcellona, dove Alta Alella, con Marta, lavora in biologico da sempre, con un’attenzione maniacale alla trasparenza del frutto. Il Mirgin Reserva è un cava elegante, affinato almeno 35 mesi sui lieviti. Il Cau d’en Genís, Pansa Blanca in purezza, nasce dalla parcella più antica della tenuta: un bianco fresco, salino, con note di frutta bianca, finocchio e richiami marini, persistente.

Il percorso è poi salito in Alto Piemonte, tra le vigne recuperate di Boca, dove Giacomo di Le Piane racconta un territorio unico, fatto di suoli vulcanici che danno al Nebbiolo un profilo più sottile. Il Boca DOC richiede anni di affinamento per esprimere il suo carattere: violetta, frutti di bosco maturi, melograno, liquirizia e tabacco, con un sorso che unisce potenza ed eleganza. Il Mimmo, invece, nasce come vino di approccio, immediato e vellutato, con profumi di fiori e frutti.

In Piemonte, a San Marzano Oliveto, Luigi Carussin vive la vigna come un ecosistema fatto di animali, biodiversità e agricoltura naturale. L’Asinoi, Barbera d’Asti, è un rosso rubino intenso, con profumi di frutta cotta, ribes, ciliegia e prugna, energico ma fine. Il bianco Tra l’Altro, Moscato bianco di Canelli e Cortese, è giallo paglierino dorato, aromatico, con note di camomilla e miele, pieno e ricco al palato, affinato in piccole botti di rovere e tonneau.

L’ultima tappa è stata nelle Langhe, dove Paolo Veglio, con la sua Cascina Roccalini, lavora esclusivamente Nebbiolo su marne calcaree. Fermentazioni lente, lieviti indigeni, cappello sommerso per circa sessanta giorni e affinamento in botti grandi di rovere di Slavonia. La produzione è limitata e, dal 2010, il cru Roccalini è riconosciuto come MGA. Il Barbaresco è complesso e fine: piccoli frutti di bosco, violetta, poi cuoio, sottobosco e liquirizia. Il sorso è già equilibrato, con tannino e acidità integrati, e un potenziale evolutivo evidente. È un vino da condividere: una bottiglia da bere subito e una da dimenticare in cantina.

Terraviva in degustazione si conferma un appuntamento che va oltre il semplice assaggio: è un luogo dove il vino torna a essere racconto e relazione. Ogni produttore porta con sé una parte di territorio e una storia.

Un grazie a Terraviva e a Giovanni per la splendida manifestazione, per la cura nell’organizzazione e per la scelta di cantine che raccontano davvero il territorio. Ci rivediamo tra due anni, con la stessa curiosità e la stessa voglia di ascoltare.

By Antonello










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