mercoledì 5 agosto 2026

Bosco DiVino 2026: tra vino, musica e territorio

La terza edizione di Bosco DiVino ha raddoppiato con due settimane di appuntamenti: la prima dal 17 al 20 luglio 2026, la seconda dal 23 al 26 luglio. Alla Fonte Ontanese, nel cuore del Parco dei Castelli Romani a Lariano, il festival si è confermato come un evento immersivo, gratuito e aperto a tutti — anche agli amici a quattro zampe. Organizzato dall’Associazione Ricreativa Culturale Lariano DOC, ha trasformato il bosco in un percorso sensoriale tra calici, sapori, note e natura.

Ogni sera, accanto ai banchi d’assaggio, la musica ha creato l’atmosfera: dal jazz al pop, le band live hanno accompagnato il tramonto, rendendo ogni serata diversa, vibrante, incantata.

L’offerta gastronomica è stata ampia e coinvolgente: dalla pizza romana agli arrosticini, dai taglieri di salumi e formaggi alla frittura di pesce fresco proposta dalla Pescheria da Pesciolino. Tutto pensato per dialogare con le oltre 80 cantine presenti, protagoniste di degustazioni che spaziavano dalle bollicine ai bianchi, dai rosati ai rossi di carattere.

Tra i banchi di assaggio ho conosciuto Emanuela della Cantina Spallotta, supportata dal Sommelier Roberto De Saverio. Propone di iniziare con la Malvasia Puntinata White Light, spiegando che la sua è del 2025, mentre il Bellone Ianus è 2024. Parla delle Malvasie con passione e invita ad assaggiarne più di una, così da confrontarle.

Si passa poi al rosato Rosè, un progetto che sta avendo molto successo: 90% Syrah e 10% Sauvignon Blanc, una percentuale minima ma ben percepibile. Mi racconta che il vino è stato apprezzato già prima dell’uscita ufficiale e che rientra tra i migliori rosati d’Italia. Parlando della cantina, spiega che producono diversi vini in purezza: Syrah, Cabernet Sauvignon, Cesanese, Bellone. È una scelta precisa: valorizzare il singolo vitigno, anche se esiste un blend — Verdone–Montepulciano — che completa la gamma.

Dalla Cantina F.lli Ceracchi, con l’amica Sommelier Candida e il produttore Gianni, ho provato il Pecorino del Lazio 2023. Gianni spiega che nel Lazio questo Pecorino è diverso da quello abruzzese e marchigiano: manca la parte amaricante tipica del vitigno. Racconta che negli anni hanno estirpato i vecchi vigneti e piantato Pecorino, Chardonnay e Pinot Nero, rinnovando completamente l’impianto. La cantina lavora con grande attenzione: le uve vengono raccolte quando il grado Babo è intorno a 23, senza superarlo per evitare ossidazioni. La vendemmia è notturna, scelta che preserva profumi e freschezza. Il risultato è un Pecorino dal carattere erbaceo, fresco, con un colore limpido e una bocca pulita e coerente, senza sbavature.

Bosco DiVino 2026 ha regalato quattro serate in cui il vino ha saputo raccontare territori, storie e visioni. Nel fresco dei castagni, tra musica e tramonti, ogni calice diventava un dialogo. E Roma, distante solo pochi chilometri, sembrava lontana come un ricordo d’afa.

Un festival che cresce, coinvolge e sa emozionare. Un brindisi al bosco, al vino e alla bellezza condivisa.

By Antonello








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