lunedì 26 ottobre 2026

Derthona e Barbera a Roma: viaggio nei Colli Tortonesi

Identità, territorio e futuro dei Colli Tortonesi sono stati il filo conduttore dell'incontro ospitato da Villa White a Roma e organizzato da Momenti Divini e Derthona Vini. Guidata da Fabio Turchetti, la degustazione ha riunito i rappresentanti di Vigneti Massa, Vigneti Repetto, Azienda Agricola Luigi Boveri e Vigneti Giacomo Boveri per un confronto che ha spaziato dai vini alle sfide che attendono il territorio.

La prima parte dell'incontro è stata dedicata al Derthona, vino ottenuto da uve Timorasso, offrendo l'occasione per ripercorrere la storia e l'evoluzione di un vitigno che, dopo un lungo periodo di declino nel Novecento, è tornato a essere uno dei simboli dell'enologia piemontese. Determinante in questo percorso di riscoperta e valorizzazione è stato il lavoro di Walter Massa, figura centrale nella rinascita del Timorasso a partire dagli anni Ottanta.

Uno dei temi affrontati fin dall'inizio della degustazione è stato il significato stesso del nome Derthona. Come è stato ricordato nel corso della serata, il Timorasso è il vitigno, mentre Derthona è il nome del vino e richiama l'antico nome romano di Tortona. Una distinzione che i produttori stanno cercando di comunicare con sempre maggiore chiarezza per rafforzare il legame tra il vino e la sua origine geografica.

L'annata 2024 è stata al centro di molte riflessioni durante l'incontro. Luigi Boveri ha parlato di una stagione segnata dalle abbondanti precipitazioni primaverili e dalla forte pressione delle malattie fungine, arrivando a definire quasi un miracolo il risultato ottenuto in vigneto. Anche Gian Paolo Repetto ha ricordato le difficoltà affrontate durante la stagione, sottolineando come in alcuni casi si siano registrate importanti perdite produttive. Nonostante questo, gli assaggi hanno permesso di confrontarsi con vini che hanno evidenziato equilibrio e personalità, offrendo uno spaccato significativo del lavoro svolto dai produttori in una vendemmia particolarmente impegnativa.

La capacità del Timorasso di evolvere nel tempo è stata un altro argomento ricorrente della degustazione. Giacomo Boveri ha ricordato come il Timorasso abbia dimostrato negli anni una notevole capacità di invecchiamento, mantenendo freschezza e vitalità anche dopo dieci o dodici anni dalla vendemmia. La longevità è stata indicata come una delle caratteristiche distintive del vitigno, insieme alla struttura, alla sapidità e alla capacità di conservare un'identità riconoscibile nel tempo. Proprio il confronto tra annate differenti ha permesso di osservare come l'evoluzione in bottiglia rappresenti uno degli aspetti più affascinanti del Derthona.

Nel corso della serata è emerso anche il valore della diversità interna ai Colli Tortonesi. Giacomo Boveri ha spiegato come le vigne aziendali siano distribuite in aree differenti del territorio, una caratteristica che in passato poteva apparire come un limite organizzativo ma che oggi viene considerata una risorsa. La presenza di suoli e microclimi diversi consente infatti di ottenere espressioni differenti dello stesso vitigno pur mantenendo criteri di vinificazione simili. Anche Luigi Boveri ha sottolineato il valore di questa pluralità, evidenziando come l'assemblaggio di uve provenienti da vigneti diversi permetta di valorizzare le peculiarità dei singoli appezzamenti.

Uno degli interventi più interessanti ha riguardato il rapporto tra cambiamento climatico e gestione del vigneto. Proprio da questa riflessione è nato il racconto del progetto Bourg, sviluppato da Luigi Boveri a partire da una vigna esposta a nord. Fino a pochi decenni fa esposizioni di questo tipo erano generalmente considerate poco adatte alla produzione di vini di qualità, poiché faticavano a garantire una maturazione ottimale delle uve. L'aumento delle temperature e la diversa distribuzione delle precipitazioni hanno però modificato profondamente questo scenario.

Secondo Boveri, una vigna rivolta a nord beneficia di temperature più contenute e di una minore pressione dello stress idrico nelle fasi più calde della stagione. Da qui la scelta di trasformare quella che un tempo era considerata una posizione marginale in un progetto capace di offrire una lettura diversa del Timorasso. Sul tema è intervenuto anche Walter Massa, osservando come il cambiamento climatico stia portando molti produttori a rivalutare aree e impostazioni agronomiche che in passato sarebbero state considerate poco interessanti. La sfida odierna, secondo entrambi, non è più raggiungere la maturazione delle uve, ma preservare equilibrio, freschezza e identità territoriale.

Particolarmente significativo è stato anche l'intervento di Gian Paolo Repetto, che ha allargato la riflessione oltre gli aspetti strettamente produttivi. Il presidente del Consorzio Colli Tortonesi ha ricordato la forte crescita vissuta dal territorio negli ultimi anni: da circa quaranta aziende associate si è passati a oltre cento. A suo giudizio, il successo del Derthona non si misura soltanto nel riconoscimento ottenuto dal vino, ma soprattutto nella capacità di creare opportunità e favorire il ritorno di giovani che hanno scelto di investire nuovamente nell'agricoltura e nelle attività legate ai Colli Tortonesi. Una crescita che riguarda quindi il territorio nel suo complesso e non soltanto la denominazione.

Ampio spazio è stato dedicato anche al lavoro in vigneto e al ruolo del produttore. Walter Massa ha ricordato come la vendemmia rappresenti soltanto l'ultimo passaggio di un percorso molto più lungo, che inizia mesi prima attraverso le decisioni prese in campagna. Da qui una delle affermazioni più nette emerse durante la giornata: il vino si fa in cantina, ma la qualità si costruisce prima di tutto in vigna.

Lo stesso Massa ha affrontato il tema della tecnologia, prendendo le distanze da alcune letture romantiche della viticoltura contemporanea. Secondo il produttore, strumenti tecnici, ricerca scientifica e innovazione hanno contribuito in modo decisivo al miglioramento qualitativo dei vini. Per questo motivo il rispetto della natura non dovrebbe coincidere con il rifiuto della tecnologia, ma con il suo utilizzo consapevole al servizio del vigneto e del territorio.

La riflessione è poi proseguita sul tema dei solfiti e della sostenibilità. Massa ha sostenuto che la discussione debba essere affrontata con un approccio tecnico e non ideologico. La possibilità di ridurre gli interventi in cantina dipende anzitutto dalla qualità e dalla sanità delle uve raccolte. Allo stesso tempo la sostenibilità non può essere ricondotta a un unico aspetto produttivo, ma deve comprendere l'intera filiera, dalle lavorazioni agronomiche ai materiali utilizzati per il confezionamento fino al peso delle bottiglie.

La seconda parte della degustazione è stata dedicata alla Barbera dei Colli Tortonesi, offrendo lo spunto per una riflessione su un altro vitigno profondamente legato al territorio. I produttori hanno ricordato il ruolo storico della Barbera e l'evoluzione della sua immagine negli ultimi decenni. Se in passato era spesso associata a produzioni popolari e al consumo quotidiano, oggi viene considerata capace di esprimere vini di notevole qualità e longevità grazie a una maggiore attenzione alla gestione delle vigne, al controllo delle rese e a un uso più equilibrato del legno.

Particolare attenzione è stata dedicata al tema delle vecchie vigne. Con il passare degli anni la pianta tende naturalmente a ridurre la produzione e a concentrare le proprie energie su un numero inferiore di grappoli. Questa minore produttività viene considerata un elemento favorevole alla qualità, poiché consente di ottenere uve più concentrate e complesse. Allo stesso modo è stato evidenziato il ruolo del tempo negli affinamenti e nella maturazione dei vini, fattore fondamentale sia per il Timorasso sia per la Barbera.

Nella parte conclusiva dell'incontro Walter Massa è tornato su un argomento emerso più volte durante la giornata: il rapporto tra vitigno e territorio. Secondo il produttore, i grandi vini vengono riconosciuti soprattutto attraverso il luogo da cui provengono e non soltanto attraverso il nome dell'uva utilizzata. In questa prospettiva, nomi come Derthona o Monleale rappresentano molto più di semplici denominazioni commerciali: raccontano una storia, una comunità e un'identità geografica precisa.

Sempre in quest'ottica è stato richiamato anche il progetto del Piccolo Derthona, nato per offrire una lettura più immediata e accessibile del Timorasso e avvicinare nuovi consumatori alla denominazione senza perdere il legame con il territorio.

Uno degli ultimi interventi ha visto protagonista Derthona Giovani, associazione presentata da Francesco Boveri, che riunisce ragazzi impegnati nella promozione dei Colli Tortonesi. Il progetto coinvolge non soltanto il mondo del vino, ma anche altre produzioni simbolo dell'area e realtà legate all'accoglienza, alla ristorazione e alla valorizzazione del territorio. L'obiettivo è costruire una rete capace di coinvolgere nuove energie e contribuire alla crescita della comunità locale.

Un intervento che ha riportato l'attenzione su uno dei temi emersi più volte nel corso della degustazione: la volontà di costruire il futuro dei Colli Tortonesi senza perdere il legame con la propria storia.

Un ringraziamento a Catia Minghi e a Momenti Divini per l'organizzazione e l'accoglienza, a Fabio Turchetti per la conduzione della degustazione e ai produttori intervenuti per aver condiviso esperienze e riflessioni che hanno arricchito la serata. E naturalmente grazie per i vini che hanno accompagnato l'incontro.

Antonello









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