
Champagne Experience è tornata a Bologna per due giornate dedicate alla celebre denominazione francese, riunendo produttori, operatori del settore e appassionati. Un'occasione per confrontare stili e interpretazioni diverse, passando dai grandi nomi della regione ai produttori legati al mondo dei vigneron.
L'edizione 2026 ha visto la partecipazione di 125 Maison,
affiancate da un ricco programma di approfondimenti. Accanto alle degustazioni
ai banchi, le masterclass hanno permesso di esplorare temi legati ai territori,
alle tecniche produttive e alle dinamiche del mercato.
Nel corso delle due giornate ho avuto modo di degustare
diverse etichette presenti ai banchi e di partecipare a due masterclass
dedicate ad aspetti differenti del mondo dello Champagne.
Tra le tante degustazioni, ricordo con particolare piacere Encry
Veuve Blanche Estelle, Côte des Blancs, con Nadia
Nicoli ed Enrico Baldin, due italiani
in Francia. Nadia ha spiegato come la
filosofia della maison sia improntata all'essenzialità: vinificazioni
prevalentemente in acciaio, senza ricorso al legno, per preservare
l'espressione del terroir e valorizzare mineralità, sapidità ed eleganza. L'Extra
Brut nasce dall'assemblaggio di uve provenienti da tre villaggi diversi, mantenendo
una comune impronta fatta di verticalità e coerenza. In cantina la malolattica
viene utilizzata solo quando necessario e gli interventi sono ridotti al minimo.
Tra le etichette presentate, Nadia ha illustrato il Rosé Extra Brut,
primo rosé della maison, composto per il 95% da Chardonnay e per il 5% da Pinot
Nero. Particolare attenzione è stata dedicata anche al millesimato 2017 Révélation
du Terroir, nato da un'annata inizialmente non ritenuta adatta a una
versione millesimata ma rivalutata nel tempo grazie agli assaggi. Da qui la
scelta del nome, perché considerato la rivelazione di un terroir, di un momento
e di una vendemmia.
Rimanendo in Côte des Blancs, uno degli incontri più
interessanti è stato quello con Delphine Cazals di
Claude Cazals, maison legata a Mesnil-sur-Oger da generazioni. Nel
raccontare la storia di famiglia, nata dal trasferimento di Ernest Cazals in
Champagne per amore di una ragazza del luogo e del territorio stesso, è emersa
una visione produttiva che punta a esaltare l'identità delle vigne senza inutili
sovrastrutture. Nel calice questa visione prende forma nell’Extra Brut Le
Chapelle du Clos Grand Cru 2018, Blanc de Blancs da Chardonnay in purezza
affinato 72 mesi sui lieviti. Uno
Champagne che ha ben rappresentato la filosofia produttiva della maison.
Tra gli Chardonnay che ho apprezzato maggiormente c'è stato
il Mesnillésime Les Coullemets Blanc de Blancs Grand Cru Extra Brut 2016.
I lunghi affinamenti sui lieviti rappresentano uno degli elementi
caratterizzanti di questa etichetta. A raccontarmi questa realtà è stata Justine Charlemagne di Guy Charlemagne,
maison attiva dalla fine dell'Ottocento e profondamente legata a
Mesnil-sur-Oger, uno dei villaggi simbolo della Côte des Blancs. Un legame con
il territorio che si riflette in vini giocati più sulla freschezza e sulla
sapidità che sulla potenza.
Tra gli incontri più interessanti c'è stato anche quello con
Margoux di Champagne Franck Bonville,
realtà profondamente legata alla Côte des Blancs e ai suoi Chardonnay. Oggi la
proprietà può contare su 15 ettari, tutti classificati Grand Cru, coltivati nel
cuore di questo territorio vocato. In cantina prevalgono le vinificazioni in
acciaio, affiancate dall'utilizzo di alcune tradizionali pièces, mentre
particolare attenzione viene riservata ai lunghi affinamenti sui lieviti. Tra
le etichette degustate, Unisson Brut Grand Cru Blanc de Blancs,
Chardonnay in purezza affinato per almeno 48 mesi sui lieviti.
In Côte des Bar ho avuto modo di conoscere Amélie Morel di Champagne Morel Père & Fils,
maison giunta alla quinta generazione di gestione familiare e profondamente
legata a Les Riceys, nel sud della Côte des Bar. Un territorio meno conosciuto
rispetto ad altre zone della Champagne, ma capace di esprimere una forte
identità, soprattutto attraverso il Pinot Nero, vero protagonista della
produzione aziendale. Tra gli assaggi più convincenti c'è stato Histoire de
Rosé Brut, ottenuto da Pinot Nero in purezza. Un rosé che abbina
freschezza, carattere e personalità, sostenuto da una riserva perpetua avviata
nel 2000, capace di aggiungere complessità senza appesantire il sorso. Una
degustazione che ha confermato il legame della maison con il vitigno simbolo di
Les Riceys.
Restando in Côte des Bar, ho avuto modo di conoscere Letizia di Champagne Cottet-Dubreuil,
affiancata da Mauro dell'importatore
Ceretto. La maison può contare su sei ettari suddivisi in una ventina di
parcelle caratterizzate da suoli marnosi, calcarei e argillosi. Una realtà che
punta a essere espressione autentica del proprio territorio, con una gestione
del vigneto improntata al minimo interventismo e certificata HVE3. Tra le
etichette che ho trovato più interessanti c'è stata Tradition,
assemblaggio di 70% Pinot Noir e 30% Chardonnay affinato 60 mesi sui lieviti.
Tra le degustazioni più interessanti ricordo il Son
Naturel Optimiste, assemblaggio di 90% Pinot Noir e 10% Chardonnay,
affinato per 36 mesi sui lieviti. A presentarlo è stato Maxime Blin,
rappresentante di una maison familiare della Montagne de Reims che affonda le
proprie radici nel secondo dopoguerra. I vigneti sono distribuiti in numerose
parcelle, caratterizzate in gran parte da suoli sabbiosi, mentre dal 2021
l'azienda è certificata biologica.
Dalla Montagne de Reims mi sono poi spostato nella Vallée de
la Marne, fermandomi allo stand di Roulot Fournier, dove ho avuto modo
di confrontarmi con Richard e Nathalie. La
maison ha sede a Festigny e lavora principalmente con il Pinot Meunier, vitigno
simbolo di questa parte della Champagne. Nel corso della chiacchierata è emersa
la volontà di mantenere uno stile il più possibile legato all'espressione del
territorio, con vinificazioni in acciaio e lunghi affinamenti sui lieviti. Tra
le etichette che mi sono rimaste maggiormente impresse c'è il Cuvée Brut
Millésimé 2012, composto da Chardonnay, Pinot Noir e Pinot Meunier. Dopo 120 mesi sui lieviti, è stato uno
degli assaggi che ho apprezzato maggiormente.
Rimanendo nella Vallée de la Marne, ho avuto il piacere di
incontrare nuovamente Olivier Collard di Champagne
Collard-Picard, una maison relativamente giovane, nata nel 1996, che nel
tempo si è ritagliata uno spazio ben riconoscibile grazie a una ricerca
costante della qualità. I vigneti sono distribuiti tra Côte des Blancs e Vallée
de la Marne, mentre in cantina convivono tecniche moderne e pratiche
tradizionali come l'utilizzo del legno per alcune vinificazioni. Tra i vini che
ho trovato più interessanti c'è stato l'ADN Blanc de Noirs Extra Brut,
assemblaggio di Pinot Meunier e Pinot Noir. Degno di nota anche l'Essentiel
Millésimé Zero Dosage 2015, sostenuto da un lunghissimo affinamento sui
lieviti. Un vino che unisce complessità ed energia
senza perdere slancio e freschezza.
A rappresentare al meglio lo stile di Champagne Paul
Goerg è stato l'Absolu Extra Brut, Blanc de Blancs da Chardonnay in
purezza. A guidarmi nella degustazione è stata Alexandra
Liebart, che ha raccontato la storia della maison nata a Vertus negli
anni Cinquanta e fortemente legata allo Chardonnay, vitigno che rappresenta
ancora oggi il cuore della produzione aziendale. Nel tempo l'azienda ha
ampliato il proprio patrimonio viticolo fino a raggiungere numerosi cru della
Champagne, mantenendo però uno stile basato su vinificazioni in acciaio, lunghi
affinamenti e dosaggi contenuti.
In Montagne de Reims ho avuto modo di confrontarmi con Céline di Champagne Jacques Rousseaux,
maison le cui origini risalgono alla fine del Settecento e che ancora oggi
mantiene un forte legame con i vigneti di Verzenay. In questa parte della
Champagne il Pinot Nero trova una delle sue espressioni più riconoscibili, dando
vita a vini capaci di unire struttura, equilibrio e una piacevole vena
speziata. Tra le etichette che meglio hanno espresso il carattere della maison
c'è stato il Noir de Vigne Grand Cru Extra-Brut, Pinot Nero in purezza
affinato per 60 mesi sui lieviti. Un vino intenso e preciso, capace di
esprimere il carattere del territorio senza rinunciare a freschezza ed
equilibrio. Da segnalare anche L'Autre R Grand Cru Extra-Brut, anch'esso
ottenuto da Pinot Nero in purezza. Il lungo affinamento di 84 mesi sui lieviti
rappresenta uno degli elementi distintivi di questa etichetta.
Tra le etichette che hanno attirato maggiormente la mia
attenzione c'è stata Édition n°6 Collection Privée, un assemblaggio di
Pinot Noir e Chardonnay dell'annata 2011. Il lungo affinamento di 103 mesi sui
lieviti e il dosaggio contenuto di 2,8 g/l contribuiscono a delineare uno stile
preciso, fatto di profondità ed equilibrio. Dietro questa cuvée c'è Sylvie
Moreau, che ho avuto il piacere di ritrovare dopo l'incontro dello scorso
anno. L'azienda è particolarmente legata al Pinot Meunier, protagonista di gran
parte del patrimonio vitato, e porta avanti un percorso sempre più orientato alla
sostenibilità, senza rinunciare alla ricerca della complessità, anche
attraverso affinamenti in legno per alcune delle etichette più rappresentative.
Insieme a Karin e Nadia di Maison Masucco ho avuto modo di
conoscere Jean-Philippe Trousset. Dopo l'esperienza con Trousset
Guillemart, Jean-Philippe ha scelto di firmare gli Champagne con il proprio
nome, sviluppando una realtà che oggi conta poco meno di 8 ettari vitati. Alle
uve provenienti dai suoi vigneti è dedicata una cantina moderna, concepita per
unire innovazione e tradizione: le uve vengono pressate con una storica Coquard,
mentre la vinificazione si avvale di serbatoi in acciaio termoregolati e grandi
botti di legno. Il filo conduttore della produzione è la ricerca di precisione
ed equilibrio, accompagnata da dosaggi sempre più contenuti. Tra le cuvée che
ho trovato più convincenti c'è stato il Millésime 2016, assemblaggio
paritario di Pinot Noir e Chardonnay affinato per 48 mesi sui lieviti. Il
dosaggio di appena 1,15 g/l contribuisce a esaltare nitidezza e tensione
gustativa, valorizzando l'equilibrio tra maturità del millesimo e freschezza. Da
segnalare anche Nuit Blanche, Blanc de Noirs ottenuto da Pinot Noir in
purezza. I 30 mesi di affinamento sui lieviti e il dosaggio contenuto di 3,5
g/l danno vita a uno Champagne che punta sulla precisione espressiva e sulla
piacevolezza di beva, mantenendo buona energia fino al finale.
Da Champagne Pierre Mignon sono arrivate due
etichette che meritano una menzione particolare. Année de Madame Grand
Vintage 2016, affinato 120 mesi sui lieviti, e Clos des Graviers 2011,
che raggiunge addirittura i 144 mesi, hanno mostrato profondità, equilibrio e
una notevole capacità di coniugare maturità e freschezza. Dietro queste
etichette c'è una maison che continua a puntare su eleganza, finezza ed
equilibrio, con una crescente attenzione alla sostenibilità e una parte dei
vigneti coltivata secondo i principi della viticoltura biologica. Una filosofia
che ho ritrovato anche nel calice, attraverso vini capaci di coniugare
complessità, freschezza e precisione.
Due giornate intense che hanno confermato quanto il mondo
dello Champagne sia vario e sfaccettato: territori diversi, interpretazioni
produttive spesso lontane tra loro e una straordinaria capacità di raccontare
il proprio luogo d'origine attraverso il vino. Dagli Chardonnay della Côte des
Blancs ai Pinot Noir della Côte des Bar, passando per la Vallée de la Marne e
la Montagne de Reims, Champagne Experience si è confermata un'occasione
preziosa per approfondire denominazione, produttori e stili.
Un ringraziamento a Champagne Experience e Fruitcom
per l'organizzazione dell'evento e a tutti i produttori che hanno dedicato
tempo e disponibilità nel raccontare il proprio lavoro e i propri vini.
Antonello
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