mercoledì 21 ottobre 2026

Il Mulino di Sermoneta, il ricordo di un ristorante che manca ancora

Questo articolo nasce dal ricordo di Il Mulino di Sermoneta, un ristorante che ho frequentato più volte tra il 2016 e il 2018, durante la prima gestione successiva alla chiusura degli storici proprietari.

Entrare al Mulino significava immergersi in una dimensione sospesa tra storia e quiete. Le mura in pietra e quella luce calda che filtrava dalle finestre creavano un ambiente che profumava di tradizione autentica. Il servizio era uno dei suoi punti di forza: accogliente, sorridente, mai invadente. Ti facevano sentire come se stessi tornando in un luogo familiare, uno di quelli che non si dimenticano.

La proposta gastronomica era un omaggio alla cucina laziale e campana, con piatti che rispettavano la materia prima e l’esaltavano senza forzature. La mano dello chef era sincera: sapori puliti, cotture precise, equilibrio.

Gli antipasti erano un trionfo di salumi, formaggi locali e piccole preparazioni calde che raccontavano il territorio. A volte, però, il Mulino amava “emigrare” con scelte più audaci: formaggi francesi, salumi spagnoli, piccoli viaggi gastronomici che non stonavano mai.

I primi rappresentavano uno dei punti di forza della cucina. Come non ricordare il profumatissimo risotto cacio e pepe con tartufo o la celebre Carbonara Affumicata, un piatto che riusciva sempre a sorprendere senza tradire la tradizione.

I secondi confermavano la stessa cura: selezione eccellente, cotture perfette, profumi irresistibili. Lo stracotto di manzo al Nero Buono di Cori, il Coniglio alla cacciatora e l’Anatra con scalogno e riduzione di balsamico erano tra i più memorabili, piatti che rimanevano impressi per equilibrio e profondità.

I dolci erano semplici, genuini, con quella dolcezza che non stancava. La Caprese con panna e la Sant’Honoré crema e amarene erano due ricordi indelebili, chiusure perfette per un pasto che sapeva coccolare.

La selezione dei vini era ben curata, con etichette laziali e qualche incursione nazionale e internazionale. Prezzi corretti, servizio attento, calici sempre perfetti. Il Mulino sapeva valorizzare il vino senza ostentazione, con naturalezza.

I prezzi erano onesti e proporzionati alla qualità. Si usciva sempre con la sensazione di aver speso bene e, soprattutto, di aver mangiato bene.

Ci si andava perché Il Mulino non cercava di stupire, ma riusciva a farlo comunque grazie all'autenticità dei suoi piatti e alla cura riservata a ogni dettaglio.

Era la scelta perfetta per una cena romantica, una domenica in famiglia o un pranzo fuori porta nel borgo di Sermoneta.

Oggi Il Mulino non c'è più, ma il ricordo di quelle cene resta vivo. Restano alcuni piatti diventati simbolo della casa, l'atmosfera raccolta delle sue sale e quella sensazione, sempre più rara, di trovarsi in un luogo dove si andava volentieri e dal quale si usciva con il desiderio di tornare.

Antonello









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