venerdì 19 giugno 2026

Le Notti del Vino: Roma apre la nuova stagione

Roma ha inaugurato la nuova stagione delle Notti del Vino con una conferenza stampa nella Sala Stampa della Camera. A guidare l’incontro è stata Serena Specchi, di Decanter Wine Academy e organizzatrice della tappa romana, affiancata da istituzioni, sindaci, produttori e associazioni. È stato presentato un progetto che, già lo scorso anno, ha attraversato l’Italia con oltre 150 eventi e 75.000 visitatori, trasformando piazze, borghi e luoghi simbolo in palcoscenici dedicati al vino e ai suoi racconti.

La tappa romana ha avuto il ruolo di ouverture nazionale: tre serate, il 5, 6 e 7 giugno, sul Ponte della Musica Armando Trovajoli. Qui le cantine, insieme ai consorzi regionali e alle Donne del Vino, hanno portato i loro calici tra le arcate illuminate.

Quest’anno il Lazio ha avuto un ruolo centrale nel racconto. È stato sottolineato come la regione stia vivendo una fase di crescita importante nella definizione della propria identità vitivinicola, e la presenza numerosa di cantine e consorzi sul ponte ne è stata la conferma più evidente. Accanto a loro, le Donne del Vino Lazio, rappresentate dalla delegata regionale Serena Scarpel, hanno proposto una masterclass dedicata alle loro storie e ai loro percorsi.

Dopo l’introduzione di Serena Specchi, dalle voci dei relatori è emerso un messaggio comune: le Notti del Vino non sono solo degustazioni, ma un progetto culturale che unisce territorio, turismo, arte, gastronomia e comunità. Lo ha ricordato anche il vicepresidente nazionale Tiziano Venturini, spiegando come il format, nato tre anni fa in Friuli-Venezia Giulia, abbia rapidamente conquistato l’intero Paese. I numeri lo confermano: oltre 1500 cantine coinvolte e un enoturismo che, secondo le stime, nel 2025 supererà i 3 miliardi di euro.

Il sindaco di Nemi, Alberto Bertucci, ha portato un esempio concreto di innovazione radicata nel territorio: la maturazione dei vini sul fondo del Lago di Nemi, un progetto che unisce tradizione, ricerca e narrazione. Ha ricordato anche l’importanza del bere consapevole, della moderazione e del vino come parte integrante della dieta mediterranea e del patrimonio culturale italiano.

Un ruolo decisivo è stato attribuito alle Pro Loco, rappresentate dal presidente nazionale Antonino La Spina, che ha sottolineato come la collaborazione con Città del Vino sia nata “dal basso”, nei territori, e proprio per questo sia solida e autentica. Grazie alla loro presenza capillare, le Pro Loco saranno protagoniste nel portare l’evento anche nei piccoli borghi, dove il vino diventa occasione di incontro, scoperta e accoglienza.

A chiudere l’incontro è stato Angelo Radica, presidente nazionale di Città del Vino, ricordando che l’associazione è una rete di sindaci che lavorano insieme, come una squadra. È questo spirito collettivo che ha permesso al progetto di crescere così rapidamente, trasformando le Notti del Vino in un appuntamento atteso, capace di unire degustazioni, cultura e turismo in un’unica grande narrazione.

E sul Ponte della Musica, questa narrazione ha preso forma: il ponte si è trasformato in un elegante salotto en plein air, dove il vino è diventato il filo conduttore di tre serate dedicate alla città e ai suoi territori.

Il percorso di degustazione

La prima tappa è stata in Veneto con Enrico, della cantina Dieci Prese, un nome che affonda le radici nella storia delle terre di bonifica e nelle loro antiche “Prese”. Ho iniziato con Longhignola 2019, un taglio di Friularo, Merlot e Cabernet Sauvignon. La rifermentazione sulle uve appassite di Friularo e l’affinamento in tonneau gli donano un profilo rotondo e caldo, con una buona struttura e una vena acida ben integrata che sostiene il sorso. Al naso si apre su note di frutta rossa matura, leggere spezie e un accenno balsamico. È un vino che trova il suo equilibrio tra morbidezza e freschezza, ideale con carni brasate, pasta all’uovo e formaggi stagionati. Ho poi assaggiato Maresana, Raboso Passito 2020. Nasce da un appassimento lento in fruttaio e da una fermentazione invernale altrettanto paziente. Nel calice si presenta con un rubino fitto e luminoso

Dalle terre venete sono passato alla Romagna, dove Gabriele di Cantina Costa Archi mi ha fatto conoscere Assiolo, Romagna DOC Sangiovese “Serra” 2021. Un Sangiovese che nasce da una vigna unica, con cloni romagnoli e toscani, vinificato in piccoli tini e affinato tra tonneaux, acciaio e bottiglia. Nel bicchiere è preciso, pulito, con un frutto nitido e un tannino fine e ben integrato.

Il viaggio è poi sceso in Puglia, in provincia di Foggia, dove Maria di Terre di Maria mi ha accolto con un sorprendente Rosé Metodo Classico da Primitivo 100% Trionpho, affinato 60 mesi sui lieviti. Il colore è un rosa salmone dai riflessi ramati; il profumo intreccia fragoline, lampone, ciliegia e crosta di pane. In bocca è pieno, cremoso, persistente, con una bollicina fine che accompagna il sorso. A seguire, il Bianco Puglia IGP Neolitico da Verdeca e Chardonnay, tre mesi in barrique: un bianco fresco ma strutturato, con una tensione minerale che gli dà slancio.

In Campania, con Dario e le Cantine del Maresciallo, ho assaggiato Lucia Est, Taburno Falanghina del Sannio 2024. Fermentazione con lieviti naturali, maturazione in acciaio, poi bottiglia: una Falanghina nitida, fresca, luminosa, con profumi di frutta bianca e fiori e un sorso teso, pulito, molto coerente con il vitigno.

Il percorso si è chiuso in Liguria, sulla Riviera di Ponente, con Cantine Lupi, guidato dall’amico sommelier Gigi. Qui la storia del Pigato e del Vermentino si intreccia con quella di Tommaso Lupi, tra i pionieri che negli anni Sessanta iniziarono a imbottigliare e commercializzare questi vitigni, contribuendo alla nascita della DOC Riviera Ligure di Ponente. Ho assaggiato proprio Pigato e Vermentino, entrambi vinificati in acciaio: profumi salmastri, agrumi, erbe mediterranee, e quella vena marina che arriva netta al naso e poi in bocca.

Ognuna di queste cantine ha portato un frammento del proprio territorio, tra vitigni autoctoni, interpretazioni moderne e vini capaci di sorprendere per freschezza, struttura o personalità.

Tre sere di degustazioni, incontri e racconti che celebrano il vino non solo come prodotto, ma come patrimonio vivo, fatto di territori, persone e tradizioni che continuano a rinnovarsi.

Un grazie ai produttori e ai sommelier per le chiare spiegazioni, a Decanter Academy, a Serena, Daniele e Massimo per l’ospitalità e la perfetta organizzazione, all’Associazione Nazionale Città del Vino e al presidente Angelo Radica per l’iniziativa in giro per l’Italia, e alle Donne del Vino del Lazio per la loro partecipazione.

By Antonello















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