Roma ha inaugurato la nuova stagione delle Notti del Vino con una conferenza stampa nella Sala Stampa della Camera. A guidare l’incontro è stata Serena Specchi, di Decanter Wine Academy e organizzatrice della tappa romana, affiancata da istituzioni, sindaci, produttori e associazioni. È stato presentato un progetto che, già lo scorso anno, ha attraversato l’Italia con oltre 150 eventi e 75.000 visitatori, trasformando piazze, borghi e luoghi simbolo in palcoscenici dedicati al vino e ai suoi racconti.
La tappa romana ha avuto il ruolo di ouverture nazionale:
tre serate, il 5, 6 e 7 giugno, sul Ponte della Musica Armando Trovajoli.
Qui le cantine, insieme ai consorzi regionali e alle Donne del Vino,
hanno portato i loro calici tra le arcate illuminate.
Quest’anno il Lazio ha avuto un ruolo centrale nel racconto.
È stato sottolineato come la regione stia vivendo una fase di crescita
importante nella definizione della propria identità vitivinicola, e la presenza
numerosa di cantine e consorzi sul ponte ne è stata la conferma più evidente.
Accanto a loro, le Donne del Vino Lazio, rappresentate dalla delegata
regionale Serena Scarpel, hanno proposto una
masterclass dedicata alle loro storie e ai loro percorsi.
Dopo l’introduzione di Serena
Specchi, dalle voci dei relatori è emerso un messaggio comune: le Notti
del Vino non sono solo degustazioni, ma un progetto culturale che unisce
territorio, turismo, arte, gastronomia e comunità. Lo ha ricordato anche il
vicepresidente nazionale Tiziano Venturini,
spiegando come il format, nato tre anni fa in Friuli-Venezia Giulia, abbia
rapidamente conquistato l’intero Paese. I numeri lo confermano: oltre 1500
cantine coinvolte e un enoturismo che, secondo le stime, nel 2025 supererà i 3
miliardi di euro.
Il sindaco di Nemi, Alberto
Bertucci, ha portato un esempio concreto di innovazione radicata nel
territorio: la maturazione dei vini sul fondo del Lago di Nemi, un progetto che
unisce tradizione, ricerca e narrazione. Ha ricordato anche l’importanza del
bere consapevole, della moderazione e del vino come parte integrante della
dieta mediterranea e del patrimonio culturale italiano.
Un ruolo decisivo è stato attribuito alle Pro Loco,
rappresentate dal presidente nazionale Antonino La
Spina, che ha sottolineato come la collaborazione con Città del Vino
sia nata “dal basso”, nei territori, e proprio per questo sia solida e
autentica. Grazie alla loro presenza capillare, le Pro Loco saranno
protagoniste nel portare l’evento anche nei piccoli borghi, dove il vino
diventa occasione di incontro, scoperta e accoglienza.
A chiudere l’incontro è stato Angelo
Radica, presidente nazionale di Città del Vino, ricordando che
l’associazione è una rete di sindaci che lavorano insieme, come una squadra. È
questo spirito collettivo che ha permesso al progetto di crescere così
rapidamente, trasformando le Notti del Vino in un appuntamento atteso,
capace di unire degustazioni, cultura e turismo in un’unica grande narrazione.
E sul Ponte della Musica, questa narrazione ha preso forma:
il ponte si è trasformato in un elegante salotto en plein air, dove il vino è
diventato il filo conduttore di tre serate dedicate alla città e ai suoi
territori.
Il percorso di degustazione
La prima tappa è stata in Veneto con Enrico, della cantina Dieci Prese, un nome che affonda
le radici nella storia delle terre di bonifica e nelle loro antiche “Prese”. Ho
iniziato con Longhignola 2019, un taglio di Friularo, Merlot e Cabernet
Sauvignon. La rifermentazione sulle uve appassite di Friularo e l’affinamento
in tonneau gli donano un profilo rotondo e caldo, con una buona struttura e una
vena acida ben integrata che sostiene il sorso. Al naso si apre su note di
frutta rossa matura, leggere spezie e un accenno balsamico. È un vino che trova
il suo equilibrio tra morbidezza e freschezza, ideale con carni brasate, pasta
all’uovo e formaggi stagionati. Ho poi assaggiato Maresana, Raboso
Passito 2020. Nasce da un appassimento lento in fruttaio e da una fermentazione
invernale altrettanto paziente. Nel calice si presenta con un rubino fitto e
luminoso
Dalle terre venete sono passato alla Romagna, dove Gabriele di Cantina Costa Archi mi ha fatto
conoscere Assiolo, Romagna DOC Sangiovese “Serra” 2021. Un Sangiovese
che nasce da una vigna unica, con cloni romagnoli e toscani, vinificato in
piccoli tini e affinato tra tonneaux, acciaio e bottiglia. Nel bicchiere è
preciso, pulito, con un frutto nitido e un tannino fine e ben integrato.
Il viaggio è poi sceso in Puglia, in provincia di Foggia,
dove Maria di Terre di Maria mi ha
accolto con un sorprendente Rosé Metodo Classico da Primitivo 100% Trionpho,
affinato 60 mesi sui lieviti. Il colore è un rosa salmone dai riflessi ramati;
il profumo intreccia fragoline, lampone, ciliegia e crosta di pane. In bocca è
pieno, cremoso, persistente, con una bollicina fine che accompagna il sorso. A
seguire, il Bianco Puglia IGP Neolitico da Verdeca e Chardonnay, tre
mesi in barrique: un bianco fresco ma strutturato, con una tensione minerale
che gli dà slancio.
In Campania, con Dario e
le Cantine del Maresciallo, ho assaggiato Lucia Est, Taburno
Falanghina del Sannio 2024. Fermentazione con lieviti naturali, maturazione in
acciaio, poi bottiglia: una Falanghina nitida, fresca, luminosa, con profumi di
frutta bianca e fiori e un sorso teso, pulito, molto coerente con il vitigno.
Il percorso si è chiuso in Liguria, sulla Riviera di
Ponente, con Cantine Lupi, guidato dall’amico sommelier Gigi. Qui la storia del Pigato e del Vermentino si
intreccia con quella di Tommaso Lupi, tra i pionieri che negli anni Sessanta
iniziarono a imbottigliare e commercializzare questi vitigni, contribuendo alla
nascita della DOC Riviera Ligure di Ponente. Ho assaggiato proprio Pigato e
Vermentino, entrambi vinificati in acciaio: profumi salmastri, agrumi, erbe
mediterranee, e quella vena marina che arriva netta al naso e poi in bocca.
Ognuna di queste cantine ha portato un frammento del proprio
territorio, tra vitigni autoctoni, interpretazioni moderne e vini capaci di
sorprendere per freschezza, struttura o personalità.
Tre sere di degustazioni, incontri e racconti che celebrano
il vino non solo come prodotto, ma come patrimonio vivo, fatto di territori,
persone e tradizioni che continuano a rinnovarsi.
Un grazie ai produttori e ai sommelier per le chiare
spiegazioni, a Decanter Academy, a Serena,
Daniele e Massimo per l’ospitalità e la perfetta organizzazione, all’Associazione
Nazionale Città del Vino e al presidente Angelo
Radica per l’iniziativa in giro per l’Italia, e alle Donne del Vino
del Lazio per la loro partecipazione.












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