Si è svolta a Città di Castello, dal 25 al 27 aprile, l’edizione XIII di Only Wine, il salone dedicato ai giovani produttori e alle piccole cantine italiane. Negli anni è diventato un appuntamento riconoscibile, un luogo dove scoprire nuove realtà e osservare da vicino come il vino italiano stia cambiando attraverso lo sguardo delle nuove generazioni.
Il borgo ha fatto da cornice a tre giorni intensi di
degustazioni, incontri e masterclass, riempiendosi di un pubblico curioso e
attento. Accanto al cuore della manifestazione, ospitato a Palazzo Vitelli,
il centro storico si è trasformato in un vero contenitore di iniziative grazie
a Extra Wine e alle proposte collaterali di alto livello, permettendo al
pubblico di vivere gli spazi cittadini e ammirare le bellezze artistico‑culturali
e i palazzi rinascimentali che hanno ospitato gli eventi oltre alle splendide
mostre della Fondazione Burri, che ho avuto modo di visitare.
Nella conferenza stampa che ha preceduto l’evento, Pietro Marchi, Presidente di AIS Umbria, ha
definito Only Wine un osservatorio sul presente e sul futuro del vino,
mentre Tiziana Croci, Delegata AIS di
Città di Castello, ha ricordato il lavoro dei sommelier che hanno
accompagnato il pubblico nelle degustazioni. L’ideatore Andrea Castellani ha parlato di una comunità in crescita, e il
selezionatore Francesco Saverio Russo ha
messo l’accento sulla qualità delle realtà scelte: «La selezione è ogni anno
un lavoro complesso e stimolante, che ci permette di individuare realtà
autentiche, capaci di esprimere identità, ricerca e visione. Only Wine è una
vetrina importante perché racconta non solo i vini, ma soprattutto le storie e
le scelte dei produttori.»
Per l’edizione 2026 sono arrivati oltre cento vignaioli
italiani e una presenza internazionale sempre più ampia, con cantine
provenienti da Champagne, Borgogna, Grecia, Spagna e Svizzera. Accanto a loro
erano presenti anche consorzi come Mandrolisai, Collio Bianco da Uve Autoctone
e Giovani Produttori di Gavi DOCG.
Nell’area AIS allestita nel parco di Palazzo
Vitelli sono stati organizzati quattro Speed Wine pensati per far entrare
il pubblico nell’identità dei vini di Only Wine: Wine Vibes – il Sagrantino;
Nobili Effervescenze; L’Equivoco del Nome (il “falso” Gamay); Sospiri
di Vite e di Tabacco, un viaggio nella meditazione pura.
E passiamo alle degustazioni.
Ho iniziato il mio giro con Edoardo
di Montelio, nell’Oltrepò Pavese, con tre Metodo Classico della
linea Classese: il Pinot Nero 2021 (sboccatura 06/25, 36 mesi sui
lieviti, extra brut), il Brut Riserva 2018 blanc de noir (72 mesi sui
lieviti) e il Rosé extra brut, anch’esso 36 mesi sui lieviti. Una
verticale che racconta finezza, profondità e un’idea precisa di territorio.
Poi un salto in Champagne, da Patrick
Bigar di Rilly‑la‑Montagne, Premier Cru al 95% sulla scala di
classificazione. I suoi vini, rotondi e raffinati, portano la firma del terroir
del Montagne de Reims. Il primo assaggio è stato Emile Paris, Brut
dedicato alla nonna: 60% Pinot Nero, 20% Chardonnay e 20% Meunier, fine ed
elegante. Il secondo, dedicato alla figlia Maria, è un 1er Cru (35%
Pinot Nero, 50% Chardonnay, 15% Meunier), 48 mesi sui lieviti: giallo
paglierino, frutta fresca, pesca, bollicina fine, un finale leggermente mielato
e di brioche.
Dalla Francia alla Spagna, con Mariana
di Bodegas José Pariente. Il Las Fincas 2024, Verdejo da vecchi
vigneti su suoli pietrosi e sabbiosi, passato in barrique, è ampio, morbido e
complesso. Il rosato Victoria, omaggio alla fondatrice della cantina”,
nasce da Garnacha, Tempranillo e Viognier: un equilibrio naturale tra
complessità e finezza. Le tre uve vengono vendemmiate insieme, pressate
direttamente mantenendo il raspo nelle varietà rosse; dopo la fermentazione il
vino resta quattro mesi sulle fecce.
Il viaggio è poi tornato in Borgogna, con Marion Denis. Lo Chardonnay Pernand‑Vergelesses
è un bianco vivace e leggero, perfetto per sushi, pesci d’acqua dolce in salsa
bianca, paste e risotti ai frutti di mare, capace di esaltare la doppia
consistenza dei piatti grazie alla sua freschezza. Il Pinot Nero Pernand‑Vergelesses
dell’appellation è invece solido e polposo, con tannini delicati e una naturale
vocazione per carni saporite.
In Liguria ho incontrato Marco
e Barbara de Il Mulino di Barry,
viticoltura eroica a Castiglione Chiavarese. Il Beppin, Bianchetta
genovese in purezza, è un bianco d’acciaio: paglierino con riflessi verdognoli,
mela verde, fiori bianchi, freschezza e un finale sapido. Il Risseu, dal
nome dei mosaici dei sagrati genovesi, è un blend di autoctoni della Riviera
Ligure: fermentazione che parte in acciaio a 16–18 °C e si chiude in barrique,
poi 20% di ritorno in acciaio e il resto in affinamento sulle fecce fini in
barrique per sei mesi.
Il percorso si è concluso in Friuli, con Alessia e Francesco
di Ronco dei Pini. Il Merlot Limes 2022, 600 bottiglie, nasce al
confine tra collina e pianura: 21 mesi in barrique nuove di rovere francese,
poi tre mesi in acciaio e tre in bottiglia. Rubino impenetrabile, frutti neri
maturi, note balsamiche, cacao, tabacco, spezie dolci; in bocca è vellutato,
tannini avvolgenti e un finale lunghissimo e minerale. Lo Schioppettino Hasos
2022, 380 bottiglie, prende il nome dall’incisione “H‑AS OS” sulla spada
del Davide con la testa di Golia di Caravaggio: “L’umiltà uccise la
superbia”. Affina 24 mesi in barrique nuove e sei in bottiglia. Rubino intenso,
frutti di bosco maturi, visciola, prugna, spezie fini, cenni balsamici, cacao e
tabacco; al palato è strutturato e avvolgente, con tannini setosi, freschezza
che allunga il sorso e una chiusura sapida e persistente.
Un ringraziamento sincero va ai produttori, agli
organizzatori, ai sommelier AIS e a tutti coloro che hanno reso questa edizione
di Only Wine un luogo di incontro, ascolto e scoperta. Portiamo a casa
vini, volti e storie: il patrimonio più prezioso di una manifestazione che
continua a crescere senza perdere autenticità.
By Antonello



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