giovedì 21 maggio 2026

Pinot Nero vs Nebbiolo: la degustazione alla cieca di Vinitaly 2026

Ci sono degustazioni che cercano la tecnica, altre che cercano la sorpresa. Questa, al Vinitaly 2026, ha scelto entrambe. Mettere uno di fronte all’altro Pinot Nero e Nebbiolo, due vitigni che la storia ha consacrato come longevi, eleganti, capaci di profondità e trasparenza, significa accettare un rischio: quello di scoprire che, alla cieca, possono confondere anche i degustatori più esperti.

La degustazione metteva a confronto due produttori della rete RAW WINE, uno legato al Nebbiolo e l’altro al Pinot Nero, invitando il pubblico a riconoscere alla cieca sei vini e ad abbinarli al produttore corretto.

A guidare il pubblico in questo confronto, Isabelle Legeron MW, fondatrice di RAW WINE. RAW WINE è una fiera internazionale dedicata ai vini artigianali, che riunisce produttori attenti al lavoro in vigna e in cantina. Ha impostato la sessione come un vero “duello gentile”: da una parte per il Nebbiolo Nadia Curto (Azienda Agricola Curto, La Morra), dall’altra per il Pinot Nero Willy Roulendes del Clos du Moulin aux Moines, storico domaine biodinamico della Côte de Beaune.

L’idea era semplice solo in apparenza: degustare sei vini alla cieca, tre per ciascun produttore, e provare ad abbinarli al vitigno e alla mano che li ha creati. Un esercizio che ha mostrato quanto i confini tra Piemonte e Borgogna, quando si parla di finezza, possano diventare sottilissimi.

L’ordine dei vini è stato studiato per confondere, non per rassicurare.

1. Nadia Curto – Langhe Nebbiolo 2023 Giovane, fragrante, luminoso: ciliegia, rosa, un sorso croccante. Un Nebbiolo che gioca sulla finezza più che sulla struttura.

2. Clos du Moulin aux Moines – Clos du Moulin aux Moines 2023 (Monopole) Pinot Nero teso, verticale, sorprendentemente serio per l’annata. Frutto rosso vivo, una freschezza che ha spiazzato più di qualcuno.

3. Clos du Moulin aux Moines – Clos Orgelot 2020 (Monopole) Il Pinot che non ti aspetti: più profondo, con un tannino che richiama il Nebbiolo. È stato il vino più “ingannevole” della serie.

4. Nadia Curto – Barolo Arborina 2020 Precisione, calore, tannino fitto ma elegante.

5. Nadia Curto – La Foia Barolo 2011 Il tempo diventa protagonista: cuoio, sottobosco, spezie, una bocca distesa e armonica. Il Nebbiolo nella sua forma più matura e meditativa.

6. Clos du Moulin aux Moines – Clos Orgelot 2011 (Monopole) Un Pinot Nero evoluto, terroso, profondo. Foglia secca, spezie, una trama tannica sorprendentemente vicina a quella del Nebbiolo maturo. Il vino perfetto per chiudere il cerchio.

La discussione finale, guidata da Isabelle Legeron, ha mostrato quanto i due vitigni, pur lontani geograficamente, possano avvicinarsi nella loro essenza.

In questo gioco di rimandi, il tannino rimane l’indizio più affidabile: nel Nebbiolo è più affilato, più verticale; nel Pinot Nero è più setoso. Ma quando la mano del produttore lavora con finezza, anche questa differenza può assottigliarsi fino a diventare un dettaglio sottile, più percepito che dichiarato.

La differenza, spesso, non è nel vitigno, ma nella mano del produttore e nella lettura del territorio.

Nadia Curto ha portato un Nebbiolo chiaro e diretto, che rispecchia bene La Morra. Vini lineari, immediati, senza forzature.

Willy Roulendes ha presentato un Pinot Nero sobrio, preciso, con uno stile che punta alla pulizia e alla profondità senza cercare effetti. I suoi due monopole mostrano una Borgogna semplice da leggere, concreta.

La forza di questa degustazione è stata proprio questa: non stabilire chi sia “migliore”, ma mostrare quanto sia sottile la linea che separa due vitigni considerati iconici. Alla cieca, il Pinot Nero può sembrare Nebbiolo e il Nebbiolo può sembrare Pinot Nero. E questo non è un limite, ma un invito a guardare oltre le etichette.

La degustazione ha confermato che, al di là delle somiglianze, ogni vitigno conserva un’impronta che non mente.

Un grazie sincero a Isabelle Legeron MW per aver guidato la degustazione con leggerezza e chiarezza, a Nadia e Willy per essersi messi in gioco con disponibilità.

By Antonello








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