Ci sono degustazioni che cercano la tecnica, altre che cercano la sorpresa. Questa, al Vinitaly 2026, ha scelto entrambe. Mettere uno di fronte all’altro Pinot Nero e Nebbiolo, due vitigni che la storia ha consacrato come longevi, eleganti, capaci di profondità e trasparenza, significa accettare un rischio: quello di scoprire che, alla cieca, possono confondere anche i degustatori più esperti.
La degustazione metteva a confronto due produttori della
rete RAW WINE, uno legato al Nebbiolo e l’altro al Pinot Nero,
invitando il pubblico a riconoscere alla cieca sei vini e ad abbinarli al
produttore corretto.
A guidare il pubblico in questo confronto, Isabelle Legeron MW, fondatrice di RAW WINE. RAW
WINE è una fiera internazionale dedicata ai vini artigianali, che riunisce
produttori attenti al lavoro in vigna e in cantina. Ha impostato la sessione
come un vero “duello gentile”: da una parte per il Nebbiolo Nadia Curto (Azienda Agricola Curto, La
Morra), dall’altra per il Pinot Nero Willy
Roulendes del Clos du Moulin aux Moines, storico domaine
biodinamico della Côte de Beaune.
L’idea era semplice solo in apparenza: degustare sei vini
alla cieca, tre per ciascun produttore, e provare ad abbinarli al vitigno e
alla mano che li ha creati. Un esercizio che ha mostrato quanto i confini tra
Piemonte e Borgogna, quando si parla di finezza, possano diventare
sottilissimi.
L’ordine dei vini è stato studiato per confondere, non per
rassicurare.
1. Nadia Curto – Langhe Nebbiolo 2023 Giovane,
fragrante, luminoso: ciliegia, rosa, un sorso croccante. Un Nebbiolo che gioca
sulla finezza più che sulla struttura.
2. Clos du Moulin aux Moines – Clos du Moulin aux Moines
2023 (Monopole) Pinot Nero teso, verticale, sorprendentemente serio per
l’annata. Frutto rosso vivo, una freschezza che ha spiazzato più di qualcuno.
3. Clos du Moulin aux Moines – Clos Orgelot 2020
(Monopole) Il Pinot che non ti aspetti: più profondo, con un tannino che
richiama il Nebbiolo. È stato il vino più “ingannevole” della serie.
4. Nadia Curto – Barolo Arborina 2020 Precisione,
calore, tannino fitto ma elegante.
5. Nadia Curto – La Foia Barolo 2011 Il tempo diventa
protagonista: cuoio, sottobosco, spezie, una bocca distesa e armonica. Il
Nebbiolo nella sua forma più matura e meditativa.
6. Clos du Moulin aux Moines – Clos Orgelot 2011
(Monopole) Un Pinot Nero evoluto, terroso, profondo. Foglia secca, spezie, una
trama tannica sorprendentemente vicina a quella del Nebbiolo maturo. Il vino
perfetto per chiudere il cerchio.
La discussione finale, guidata da Isabelle
Legeron, ha mostrato quanto i due vitigni, pur lontani geograficamente,
possano avvicinarsi nella loro essenza.
In questo gioco di rimandi, il tannino rimane l’indizio più
affidabile: nel Nebbiolo è più affilato, più verticale; nel Pinot
Nero è più setoso. Ma quando la mano del produttore lavora con finezza,
anche questa differenza può assottigliarsi fino a diventare un dettaglio
sottile, più percepito che dichiarato.
La differenza, spesso, non è nel vitigno, ma nella mano del
produttore e nella lettura del territorio.
Nadia Curto ha portato un
Nebbiolo chiaro e diretto, che rispecchia bene La Morra. Vini lineari,
immediati, senza forzature.
Willy Roulendes ha
presentato un Pinot Nero sobrio, preciso, con uno stile che punta alla
pulizia e alla profondità senza cercare effetti. I suoi due monopole mostrano
una Borgogna semplice da leggere, concreta.
La forza di questa degustazione è stata proprio questa: non
stabilire chi sia “migliore”, ma mostrare quanto sia sottile la linea che
separa due vitigni considerati iconici. Alla cieca, il Pinot Nero può sembrare
Nebbiolo e il Nebbiolo può sembrare Pinot Nero. E questo non è un limite, ma un
invito a guardare oltre le etichette.
La degustazione ha confermato che, al di là delle
somiglianze, ogni vitigno conserva un’impronta che non mente.
Un grazie sincero a Isabelle
Legeron MW per aver guidato la degustazione con leggerezza e chiarezza,
a Nadia e Willy
per essersi messi in gioco con disponibilità.







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