sabato 28 febbraio 2026

I Migliori Vini Italiani 2026: Roma ha celebrato il gotha dell’enologia nazionale

La 25ª edizione de I Migliori Vini Italiani si è svolta a Roma, negli spazi del Salone delle Fontane all’Eur, trasformando dal 20 al 22 febbraio la capitale in un grande palcoscenico dedicato all’eccellenza vitivinicola del Paese. Luca Maroni, analista sensoriale di fama internazionale, insieme a Francesca Romana Maroni, CEO di Sens Eventi, ha guidato appassionati ed esperti in un viaggio sensoriale attraverso le migliori produzioni italiane.

Come da tradizione, il pubblico ha potuto degustare liberamente etichette provenienti da tutte le regioni, isole comprese, costruendo un percorso personalizzato anche grazie al compendio Appunti sul vino, pensato per annotare impressioni e sensazioni.

L’edizione 2026 ha introdotto nuovi laboratori dedicati all’approfondimento tecnico e gastronomico, con focus su prodotti regionali e storie di artigianalità. Tra i temi più discussi, l’analisi dei vini dealcolati, tornata al centro del dibattito dopo il recente decreto interministeriale sulla tassazione.

Accanto alle produzioni italiane, un laboratorio dedicato ai vini sudamericani ha ampliato lo sguardo oltre confine, mentre un approfondimento sui metodi spumantistici ha arricchito ulteriormente il programma.

La manifestazione si è aperta il 19 febbraio con la tradizionale serata di Gala, riservata a istituzioni e produttori, durante la quale sono stati celebrati i risultati dell’Annuario dei Migliori Vini Italiani 2026 e premiate le etichette con i punteggi più alti. Nei giorni successivi si sono alternati laboratori tematici: dai vini sudamericani ai salumi e pani artigianali, dai dealcolati alle sessioni guidate da Luca Maroni dedicate all’analisi sensoriale. Immancabile, ogni giorno, l’appuntamento “Pane, vino e pecorino”, che ha valorizzato alcune eccellenze gastronomiche italiane.

La chiusura della kermesse, domenica 22 febbraio, è stata affidata alle bollicine con un viaggio tra i metodi spumantistici, seguito dall’ultima degustazione guidata e dall’esordio di Aparo Liquori con “L’elisir dell’amore, il liquore di giuggiole”.

La mia degustazione è iniziata con una bollicina campana, il Violante di Terre di Tora: un Aglianico in purezza lavorato con metodo classico e due anni sui lieviti. La spuma fine, la freschezza del sorso e quel piccolo accenno di pasticceria secca hanno aperto la giornata con leggerezza.

Da lì mi sono spostato alla Cantina Bulgarini, dove il XIX 2024, San Martino della Battaglia DOC, ha mostrato un Tocai Friulano luminoso, dorato nei riflessi, elegante nei profumi. Fiori, timo, camomilla, una sfumatura tropicale. In bocca è pieno, sapido, ben strutturato e persistente.

Da Mirizzi Montecappone ho ritrovato Utopia 2022, Verdicchio Riserva dei Castelli di Jesi. Un vino che cresce lentamente: prima il tempo in cemento, poi quello in bottiglia. Nel bicchiere è brillante, al naso tiglio, camomilla, ginestra ed erbe aromatiche. Al sorso è complesso, profondo, persistente.

In Friuli, da Feudi Romans, ho assaggiato l’intera gamma: Ribolla, Friulano, Pinot Grigio e Sauvignon. Una progressione coerente, precisa, che racconta il territorio. Il percorso si è chiuso con il Sontium, un blend di Pinot Grigio, Friulano, Malvasia e Traminer Aromatico che unisce le anime della zona con armonia.

Il viaggio è poi proseguito in Veneto, dove Maculan ha portato il suo Vespaiolo 2024: un bianco chiaro, quasi trasparente, ma vivace nei profumi. Fiori, freschezza, una bella acidità che dà ritmo al sorso e lo rende immediato, diretto.

In Calabria, Tenuta Iuzzolini ha presentato Donna Giovanna, un Greco Bianco di vendemmia tardiva. Il colore è paglierino, i profumi delicati, con un tocco di albicocca secca. Il sorso è ampio e il finale, lungo e agrumato, persistente.

Il Lazio era rappresentato da Divina Provvidenza dove ho provato il Neroniano, Cacchione in purezza. Un omaggio a Nerone che nel bicchiere diventa un giallo dorato, profumi di frutta gialla, ginestra e una vena minerale che tiene tutto in equilibrio. Fresco, morbido, armonico.

La Basilicata ha chiuso il cerchio con Cantine del Notaio, che ha portato due classici intramontabili: La Firma 2020 e Il Rogito 2017, entrambi Aglianico del Vulture DOC. Il primo è profondo, scuro, ricco di frutto e spezie, con un finale balsamico. Il secondo è più immediato ma altrettanto elegante, con note di frutti di bosco, cioccolato e pepe nero. Due interpretazioni diverse, entrambe fedeli all’anima dell’Aglianico lucano.

A completare il percorso, il laboratorio del Salumificio Sorrentino ha portato una selezione di salumi che ha dialogato alla perfezione con i vini: guanciale e vari tagli di salami hanno aggiunto profondità all’esperienza, esaltando tanto la parte aromatica dei vini quanto la loro sapidità.

Un grazie sincero a Luca e Francesca Romana Maroni, a Sens Eventi e a tutto lo staff per l’invito e l’accoglienza. È stato un piacere esserci, e già non vediamo l’ora di tornare.

By Antonello










Nessun commento:

Posta un commento

I Migliori Vini Italiani 2026: Roma ha celebrato il gotha dell’enologia nazionale

La 25ª edizione de I Migliori Vini Italiani si è svolta a Roma, negli spazi del Salone delle Fontane all’Eur, trasformando dal 20 al 22 feb...