La 25ª edizione de I Migliori Vini Italiani si è svolta a Roma, negli spazi del Salone delle Fontane all’Eur, trasformando dal 20 al 22 febbraio la capitale in un grande palcoscenico dedicato all’eccellenza vitivinicola del Paese. Luca Maroni, analista sensoriale di fama internazionale, insieme a Francesca Romana Maroni, CEO di Sens Eventi, ha guidato appassionati ed esperti in un viaggio sensoriale attraverso le migliori produzioni italiane.
Come da tradizione, il pubblico ha potuto degustare
liberamente etichette provenienti da tutte le regioni, isole comprese,
costruendo un percorso personalizzato anche grazie al compendio Appunti sul
vino, pensato per annotare impressioni e sensazioni.
L’edizione 2026 ha introdotto nuovi laboratori dedicati
all’approfondimento tecnico e gastronomico, con focus su prodotti regionali e
storie di artigianalità. Tra i temi più discussi, l’analisi dei vini
dealcolati, tornata al centro del dibattito dopo il recente decreto
interministeriale sulla tassazione.
Accanto alle produzioni italiane, un laboratorio dedicato ai
vini sudamericani ha ampliato lo sguardo oltre confine, mentre un
approfondimento sui metodi spumantistici ha arricchito ulteriormente il
programma.
La manifestazione si è aperta il 19 febbraio con la
tradizionale serata di Gala, riservata a istituzioni e produttori, durante la
quale sono stati celebrati i risultati dell’Annuario dei Migliori Vini
Italiani 2026 e premiate le etichette con i punteggi più alti. Nei giorni
successivi si sono alternati laboratori tematici: dai vini sudamericani ai
salumi e pani artigianali, dai dealcolati alle sessioni guidate da Luca Maroni dedicate all’analisi sensoriale.
Immancabile, ogni giorno, l’appuntamento “Pane, vino e pecorino”, che ha
valorizzato alcune eccellenze gastronomiche italiane.
La chiusura della kermesse, domenica 22 febbraio, è stata
affidata alle bollicine con un viaggio tra i metodi spumantistici, seguito
dall’ultima degustazione guidata e dall’esordio di Aparo Liquori con “L’elisir
dell’amore, il liquore di giuggiole”.
La mia degustazione è iniziata con una bollicina campana, il
Violante di Terre di Tora: un Aglianico in purezza lavorato con
metodo classico e due anni sui lieviti. La spuma fine, la freschezza del sorso
e quel piccolo accenno di pasticceria secca hanno aperto la giornata con
leggerezza.
Da lì mi sono spostato alla Cantina Bulgarini, dove
il XIX 2024, San Martino della Battaglia DOC, ha mostrato un Tocai
Friulano luminoso, dorato nei riflessi, elegante nei profumi. Fiori, timo,
camomilla, una sfumatura tropicale. In bocca è pieno, sapido, ben strutturato e
persistente.
Da Mirizzi Montecappone ho ritrovato Utopia 2022,
Verdicchio Riserva dei Castelli di Jesi. Un vino che cresce lentamente: prima
il tempo in cemento, poi quello in bottiglia. Nel bicchiere è brillante, al
naso tiglio, camomilla, ginestra ed erbe aromatiche. Al sorso è complesso,
profondo, persistente.
In Friuli, da Feudi Romans, ho assaggiato l’intera
gamma: Ribolla, Friulano, Pinot Grigio e Sauvignon. Una progressione coerente,
precisa, che racconta il territorio. Il percorso si è chiuso con il Sontium,
un blend di Pinot Grigio, Friulano, Malvasia e Traminer Aromatico che unisce le
anime della zona con armonia.
Il viaggio è poi proseguito in Veneto, dove Maculan
ha portato il suo Vespaiolo 2024: un bianco chiaro, quasi trasparente,
ma vivace nei profumi. Fiori, freschezza, una bella acidità che dà ritmo al
sorso e lo rende immediato, diretto.
In Calabria, Tenuta Iuzzolini ha presentato Donna
Giovanna, un Greco Bianco di vendemmia tardiva. Il colore è paglierino, i
profumi delicati, con un tocco di albicocca secca. Il sorso è ampio e il
finale, lungo e agrumato, persistente.
Il Lazio era rappresentato da Divina Provvidenza dove
ho provato il Neroniano, Cacchione in purezza. Un omaggio a Nerone che
nel bicchiere diventa un giallo dorato, profumi di frutta gialla, ginestra e
una vena minerale che tiene tutto in equilibrio. Fresco, morbido, armonico.
La Basilicata ha chiuso il cerchio con Cantine del Notaio,
che ha portato due classici intramontabili: La Firma 2020 e Il Rogito
2017, entrambi Aglianico del Vulture DOC. Il primo è profondo, scuro, ricco
di frutto e spezie, con un finale balsamico. Il secondo è più immediato ma
altrettanto elegante, con note di frutti di bosco, cioccolato e pepe nero. Due
interpretazioni diverse, entrambe fedeli all’anima dell’Aglianico lucano.
A completare il percorso, il laboratorio del Salumificio
Sorrentino ha portato una selezione di salumi che ha dialogato alla
perfezione con i vini: guanciale e vari tagli di salami hanno aggiunto
profondità all’esperienza, esaltando tanto la parte aromatica dei vini quanto
la loro sapidità.
Un grazie sincero a Luca e
Francesca Romana Maroni, a Sens Eventi e a tutto lo staff per l’invito e
l’accoglienza. È stato un piacere esserci, e già non vediamo l’ora di tornare.
By Antonello









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