Il 15 marzo 2026 il Mercato Centrale Roma ha ospitato una nuova edizione di Due Passi in Vigna, il format che negli ultimi anni è diventato uno degli appuntamenti più riconoscibili per chi vive il vino nella capitale. L’evento, organizzato in collaborazione con Vinario 4 di Marco, Matteo e Riccardo, ha trasformato gli spazi del mercato in un grande banco d’assaggio diffuso, con l’incontro diretto tra produttori e appassionati. La selezione curata da Vinario 4 ha confermato una forte attenzione alla qualità, alle interpretazioni personali dei territori e agli approcci sostenibili. Accanto ai vini, le botteghe del Mercato Centrale hanno proposto piatti dedicati, rendendo l’esperienza più completa e piacevole. Due Passi in Vigna funziona per la qualità alta e, allo stesso tempo, per l’atmosfera informale che lo caratterizza. Il successo dell’edizione del 15 marzo conferma che l’appuntamento è ormai un punto fermo nel calendario romano.
Di seguito le cantine che abbiamo incontrato. Davide Borselli mi ha raccontato Podere
Borselli, Castel del Piano (GR), un progetto che ha recuperato impianti
abbandonati intorno alla fattoria di famiglia, investendo nella ricerca di
cloni autoctoni sia di antiche viti sia di olivi secolari. Abbiamo degustato Anfiteatro,
Toscana Rosso IGT (85% Sangiovese, 15% Malvasia e Trebbiano): un vino di pronta
beva, fresco, con note leggere di ciliegia e piccoli frutti rossi, ideale anche
come aperitivo. Il nome deriva dalla conformazione dei terreni intorno
all’azienda, disposti ad anfiteatro. A seguire Marracone, Montecucco
Sangiovese DOCG, Sangiovese in purezza: più con sentori di prugna, viola e una
speziatura lieve. Il nome richiama il luogo dove si trovano le viti, un piccolo
cru da sempre vocato al Sangiovese; si narra che Marracone fosse un cavaliere,
a cui è stata dedicata l’etichetta.
Siamo poi passati in Valtellina con Le Strie, cantina
nata nel 2003 per volontà di Stefano, Paolo,
Luciana e Marisa, nessuno originario della valle. Stefano mi ha fatto provare Sassifraga, IGT
Alpi Retiche, Nebbiolo in purezza: vinificazione e affinamento in acciaio,
fermentazione spontanea con lieviti autoctoni. Un vino fragrante, con note di
lampone, rosa e una chiusura fresca. Poi il Valtellina Superiore 2011,
il primo vino della cantina: fermentazione spontanea in acciaio, affinamento di
circa due anni in grandi botti di rovere e successivo riposo in bottiglia per
sei anni. Un Nebbiolo più maturo, con profumi di frutta sotto spirito, erbe
secche e un tannino fine. Infine, lo Sforzato di Valtellina DOCG 2017,
Nebbiolo o meglio Chiavennasca come si chiama in Valtellina: uve raccolte in
cassette da circa cinque chili e sottoposte ad appassimento naturale per tre
mesi. Vinificazione in acciaio con lieviti selezionati e affinamento in grandi
botti di rovere per due anni, seguito da quattro anni di bottiglia. vino di
grande struttura, ma con note di frutta matura, spezie dolci e una bella persistenza.
Nel Lazio, a Genazzano, ho conosciuto Vinicola Schiavella.
Due le bollicine in assaggio: Mio·Nié, uno Charmat lungo (6–9 mesi) da
Cesanese vinificato in bianco, fresco, immediato, con note di fiori bianchi e
agrumi; e un Metodo Classico 2018, sempre da Cesanese, sboccatura 2026,
ancora troppo vicina ma già con una bella impronta di crosta di pane e frutta
fresca.
Infine, un ritorno in Toscana, a Montepulciano, con Montemercurio.
Andrea mi ha illustrato Petaso, Rosso
di Montepulciano 2021, fragrante e diretto, con note di ciliegia e una beva
molto scorrevole; e Messaggero, Vino Nobile di Montepulciano 2018, nato
dalla selezione delle migliori uve Sangiovese della cantina, coltivate in una
delle zone più interessanti della denominazione. Un vino più profondo, con
profumi di frutti rossi maturi, violetta e una speziatura fine.
Ringraziamo Marco, Matteo e
Riccardo di Vinario 4 per l’invito e per l’energia che continuano
a portare in questo format, in attesa del prossimo Due Passi in Vigna.
By Antonello







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