Lo scorso 15 marzo è tornato a Roma IOVINO 2026, l’evento dedicato ai vitigni autoctoni di Marche e Campania, giunto ormai alla sua nona edizione e organizzato, come sempre in modo impeccabile, da Manilo Frattari insieme alla moglie Romina Lombardi. Anche quest’anno la manifestazione si è svolta nella suggestiva cornice del Courtyard by Marriott Roma Central Park.
IoVino è sempre un’occasione unica per incontrare da
vicino i produttori delle due regioni, ascoltare i loro racconti e ritrovare
quei territori che hanno reso Marche e Campania areali ancora autentici, spesso
inesplorati, ricchi di un’ampelografia viva e intatta. Come ricorda Manilo nel sito ufficiale: “Spesso ci chiedono
perché scegliamo da sempre, senza mai cambiare, Campania e Marche come uniche
regioni presenti a Io Vino. A nostro avviso, sono due regioni che hanno
sicuramente sempre tanto da raccontare e da far scoprire, a partire dai
produttori, dai vignaioli appassionati, che confermano la presenza all’evento e
alle nuove generazioni che di questo lavoro stanno scoprendo difficoltà, sudore
e soddisfazione. Sono territori che amiamo particolarmente e di cui ogni anno
scopriamo cose nuove attraverso un’indagine sempre più ricca e profonda”.
Di seguito alcuni degli assaggi che hanno segnato la
giornata, un piccolo viaggio tra Marche e Campania.
Il percorso è iniziato con Belisario e il suo Cambrugiano
2022, 92 punti in Guida AIS: un Verdicchio che ribadisce la solidità
stilistica della cantina. È un vino luminoso e equilibrato. Prima avevo
assaggiato anche Vigneti B (Biologico) e il Verdicchio base,
entrambi coerenti nello stile e piacevoli nella loro immediatezza.
Da Podere Mattioli è arrivata poi la bolla Dosaggio
Zero 2020, 93 punti in Guida AIS: una versione asciutta e scolpita,
dove la mineralità resta a lungo sul palato e costruisce quella progressione
che invita naturalmente al sorso successivo. Della stessa cantina ho degustato
anche Ylice, dal vigneto “La Spina”, un piccolo cru che unisce
profondità e finezza aromatica, e Lauro, altro Verdicchio di casa, più
ampio e avvolgente, capace di mostrare il lato maturo e mediterraneo del
vitigno senza perdere precisione.
Ritrovare La Follonica con Lorenzo
e Leonardo, dopo la visita della scorsa estate, ha aggiunto una nota
personale alla degustazione. Deltogno, un blend di 60% Verdicchio, 25%
Trebbiano e 15% Biancame, e Disinvolto, Verdicchio in purezza, si
confermano vini sinceri e puliti, con quella trasparenza stilistica che
caratterizza l’azienda. Il nome Deltogno è un omaggio al precedente
proprietario, Costantino Togni, che piantò la vigna e ne custodì l’identità. A
completare il quadro c’era il Barbarosa, un frizzante vivace e immediato
ottenuto da Sangiovese (55%) e Montepulciano (45%), vinificato in bianco e
rifermentato in bottiglia con mosto di Trebbiano: un vino agile, fresco, dal
carattere schietto.
Anche Campanelli ci ha riportati alle atmosfere
estive. Francesco ha presentato il nuovo La
Follonica 2025, e rivedere le etichette già conosciute ha dato la
sensazione di un percorso che si sta consolidando con naturalezza. In
particolare, i tre cru di Verdicchio – San Nicolò, San Michele (92
punti guida AIS) e Palombare – provenienti rispettivamente da San
Paolo di Jesi, Cupramontana e Sasso di Serra San Quirico, mostrano tre anime
diverse del vitigno, ognuna con la propria personalità e una peculiare lettura
del territorio.
Molto coinvolgente anche l’incontro con Alessandra di Cantina Gagliardi, che ha
portato la nuova Selezione Verdicchio e soprattutto il Maccagnano
Trentennale. È il vino simbolo dell’azienda, nato nel 1993 da un unico
vigneto delimitato da pietre di arenaria affiorate durante le lavorazioni. Il
nome richiama uno dei personaggi della fontana di Piazza Mattei a Matelica, un
legame diretto con il territorio che si ritrova anche nel bicchiere.
Dalla Campania, Agnanum ha presentato una Falanghina
vendemmia tardiva 2024 equilibrio e dolcezza naturale, insieme a un Piedirosso
– Per’e Palumm – che racconta la natura vulcanica dei Campi Flegrei.
Da Cantine di Marzo è arrivata un’orizzontale
affascinante dei Greco di Tufo 2023: Vigna Ortale, Vigna Serrone e Vigna
Laure, tre interpretazioni diverse di un territorio rigoroso e vibrante. A
chiudere, il Mulino Giardino 2022, elegante e misurato.
L’ultimo assaggio è stato il Griseo 2022 di Dryas,
presentato da Stefano: un Fiano che unisce
finezza aromatica e profondità, lasciando una scia lunga e pulita, perfetta
come conclusione del percorso.
Anche quest’anno Io Vino si è confermato un appuntamento
capace di unire territori, persone e sensibilità diverse, mantenendo intatto
quello spirito di autenticità che lo contraddistingue fin dalla prima edizione.
Un evento che cresce senza perdere la sua anima, grazie alla cura, alla
passione e alla visione di chi lo rende possibile.
Un ringraziamento sincero va a Manilo
Frattari e Romina Lombardi, che con
dedizione e misura riescono ogni anno a costruire un luogo d’incontro vero,
dove il vino torna a essere racconto, ascolto e condivisione. Un lavoro
prezioso, che si percepisce in ogni dettaglio e che rende Io Vino un momento
atteso e sempre speciale.







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