venerdì 27 marzo 2026

IoVino 2026: un viaggio tra Marche e Campania

Lo scorso 15 marzo è tornato a Roma IOVINO 2026, l’evento dedicato ai vitigni autoctoni di Marche e Campania, giunto ormai alla sua nona edizione e organizzato, come sempre in modo impeccabile, da Manilo Frattari insieme alla moglie Romina Lombardi. Anche quest’anno la manifestazione si è svolta nella suggestiva cornice del Courtyard by Marriott Roma Central Park.

IoVino è sempre un’occasione unica per incontrare da vicino i produttori delle due regioni, ascoltare i loro racconti e ritrovare quei territori che hanno reso Marche e Campania areali ancora autentici, spesso inesplorati, ricchi di un’ampelografia viva e intatta. Come ricorda Manilo nel sito ufficiale: “Spesso ci chiedono perché scegliamo da sempre, senza mai cambiare, Campania e Marche come uniche regioni presenti a Io Vino. A nostro avviso, sono due regioni che hanno sicuramente sempre tanto da raccontare e da far scoprire, a partire dai produttori, dai vignaioli appassionati, che confermano la presenza all’evento e alle nuove generazioni che di questo lavoro stanno scoprendo difficoltà, sudore e soddisfazione. Sono territori che amiamo particolarmente e di cui ogni anno scopriamo cose nuove attraverso un’indagine sempre più ricca e profonda”.

Di seguito alcuni degli assaggi che hanno segnato la giornata, un piccolo viaggio tra Marche e Campania.

Il percorso è iniziato con Belisario e il suo Cambrugiano 2022, 92 punti in Guida AIS: un Verdicchio che ribadisce la solidità stilistica della cantina. È un vino luminoso e equilibrato. Prima avevo assaggiato anche Vigneti B (Biologico) e il Verdicchio base, entrambi coerenti nello stile e piacevoli nella loro immediatezza.

Da Podere Mattioli è arrivata poi la bolla Dosaggio Zero 2020, 93 punti in Guida AIS: una versione asciutta e scolpita, dove la mineralità resta a lungo sul palato e costruisce quella progressione che invita naturalmente al sorso successivo. Della stessa cantina ho degustato anche Ylice, dal vigneto “La Spina”, un piccolo cru che unisce profondità e finezza aromatica, e Lauro, altro Verdicchio di casa, più ampio e avvolgente, capace di mostrare il lato maturo e mediterraneo del vitigno senza perdere precisione.

 

Ritrovare La Follonica con Lorenzo e Leonardo, dopo la visita della scorsa estate, ha aggiunto una nota personale alla degustazione. Deltogno, un blend di 60% Verdicchio, 25% Trebbiano e 15% Biancame, e Disinvolto, Verdicchio in purezza, si confermano vini sinceri e puliti, con quella trasparenza stilistica che caratterizza l’azienda. Il nome Deltogno è un omaggio al precedente proprietario, Costantino Togni, che piantò la vigna e ne custodì l’identità. A completare il quadro c’era il Barbarosa, un frizzante vivace e immediato ottenuto da Sangiovese (55%) e Montepulciano (45%), vinificato in bianco e rifermentato in bottiglia con mosto di Trebbiano: un vino agile, fresco, dal carattere schietto.

Anche Campanelli ci ha riportati alle atmosfere estive. Francesco ha presentato il nuovo La Follonica 2025, e rivedere le etichette già conosciute ha dato la sensazione di un percorso che si sta consolidando con naturalezza. In particolare, i tre cru di Verdicchio – San Nicolò, San Michele (92 punti guida AIS) e Palombare – provenienti rispettivamente da San Paolo di Jesi, Cupramontana e Sasso di Serra San Quirico, mostrano tre anime diverse del vitigno, ognuna con la propria personalità e una peculiare lettura del territorio.

Molto coinvolgente anche l’incontro con Alessandra di Cantina Gagliardi, che ha portato la nuova Selezione Verdicchio e soprattutto il Maccagnano Trentennale. È il vino simbolo dell’azienda, nato nel 1993 da un unico vigneto delimitato da pietre di arenaria affiorate durante le lavorazioni. Il nome richiama uno dei personaggi della fontana di Piazza Mattei a Matelica, un legame diretto con il territorio che si ritrova anche nel bicchiere.

Dalla Campania, Agnanum ha presentato una Falanghina vendemmia tardiva 2024 equilibrio e dolcezza naturale, insieme a un Piedirosso – Per’e Palumm – che racconta la natura vulcanica dei Campi Flegrei.

Da Cantine di Marzo è arrivata un’orizzontale affascinante dei Greco di Tufo 2023: Vigna Ortale, Vigna Serrone e Vigna Laure, tre interpretazioni diverse di un territorio rigoroso e vibrante. A chiudere, il Mulino Giardino 2022, elegante e misurato.

L’ultimo assaggio è stato il Griseo 2022 di Dryas, presentato da Stefano: un Fiano che unisce finezza aromatica e profondità, lasciando una scia lunga e pulita, perfetta come conclusione del percorso.

Anche quest’anno Io Vino si è confermato un appuntamento capace di unire territori, persone e sensibilità diverse, mantenendo intatto quello spirito di autenticità che lo contraddistingue fin dalla prima edizione. Un evento che cresce senza perdere la sua anima, grazie alla cura, alla passione e alla visione di chi lo rende possibile.

Un ringraziamento sincero va a Manilo Frattari e Romina Lombardi, che con dedizione e misura riescono ogni anno a costruire un luogo d’incontro vero, dove il vino torna a essere racconto, ascolto e condivisione. Un lavoro prezioso, che si percepisce in ogni dettaglio e che rende Io Vino un momento atteso e sempre speciale.

By Antonello










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