È stato
presentato a Firenze, negli spazi della Leopolda, dal 17 al 19 gennaio, il catalogo
2026 di Proposta Vini. Un’opera che oggi raccoglie oltre 3.500 etichette e
circa 300 aziende, un mosaico ampio e coerente capace di restituire la
diversità del panorama enologico contemporaneo.
L’edizione 2026
si articola in due volumi distinti — uno dedicato ai vini e uno ai distillati —
offrendo un quadro completo e ben strutturato. Al loro interno trovano spazio
profili dettagliati delle aziende rappresentate e una selezione curata di
etichette che attraversa le denominazioni più note e quei territori meno
battuti che meritano attenzione. Ne emerge un progetto editoriale solido,
pensato non solo come guida all’acquisto, ma anche come strumento di
approfondimento per avvicinarsi con maggiore consapevolezza al mondo del vino e
dei distillati, italiani e internazionali.
La prima
giornata è stata riservata all’incontro con agenti e fornitori. Il 18 e 19
gennaio, invece, l’evento si è aperto agli operatori del settore ho.re.ca. e
alla stampa, offrendo l’occasione di esplorare da vicino il catalogo:
un’opportunità unica per degustare oltre 1.000 vini, presentati
direttamente dai produttori. Sei le masterclass in programma, a completare un
percorso di approfondimento ricco e ben costruito.
Ad accogliere i
visitatori, all’ingresso, le opere dell’artista Federico
Lanaro, che hanno introdotto con eleganza il percorso espositivo. Poi è
iniziata la mia esplorazione tra i banchi di degustazione.
Il percorso è
iniziato in Franciacorta, passando da Rizzini. Guido
ci ha raccontato la filosofia della cantina: un solo cru, un solo vitigno — lo
chardonnay — e un’unica annata per ogni etichetta. Una scelta netta, quasi
ascetica, che si riflette nelle tre bottiglie in degustazione, tutte
millesimate, ognuna con un carattere diverso.
Si parte dal Brut
2018, 72 mesi sui lieviti: un sorso pulito, diretto, con quella freschezza
che ti mette subito in sintonia con la giornata. Poi arriva il Dosaggio Zero
2016, sempre 72 mesi, più serio e più teso, con una linea più affilata che
invita a tornare al bicchiere. Il viaggio si chiude con il 2010 Extra Brut,
selezione affinata 144 mesi e altri due anni dopo la sboccatura: un vino che
parla piano ma a lungo, con una profondità che resta.
Tre
interpretazioni diverse dello stesso luogo e dello stesso vitigno, tutte
convincenti, tutte da degustare con attenzione.
Da qui il
viaggio prosegue in Francia, dove Ferdinand
ci accoglie con la storia di Virginie T., raccontata direttamente dal
retro di una bottiglia, dove campeggia l’albero genealogico della famiglia. Virginie, sua madre, porta con sé un’eredità
importante: figlia di Claude Taittinger,
storico presidente della Maison Taittinger, e di Catherine de Suarez d’Aulan, già proprietaria di Piper-Heidsieck.
Nel 2006 lascia la Maison dopo ventun anni e decide di creare un proprio
percorso, fondando il marchio Virginie T., che oggi conduce insieme al figlio.
In degustazione
si parte dal Transmission, Grand Millésime Brut (70% Pinot Noir, 20%
Chardonnay, 10% Meunier): un sorso ampio, immediato, che mette insieme
struttura e finezza. Poi l’Extra Brut Blanc de Blancs, più verticale,
più luminoso, con quella purezza tipica dello chardonnay in terra di Champagne.
A chiudere, il Brut Nature Vintage 2009, stessa ripartizione di uve del
primo, ma con un profilo più profondo, più maturo, costruito su una grande
maggioranza di “Premiers e Grands Crus” della Montagne de Reims, della Côte des
Blancs e della Vallée de la Marne.
Poi il viaggio
ci ha portati nelle Marche, a Matelica, dove abbiamo incontrato Bisci e
il suo Verdicchio. Tre i vini in assaggio, ognuno con una sfumatura diversa
dello stesso territorio.
Si parte dal Verdicchio
di Matelica DOC 2024, immediato e limpido, con quella freschezza che ti
rimette in asse. Poi arriva il Vigneto Fogliano 2022, proveniente dal
cru più vecchio dell’azienda: un sorso più profondo, più disteso, con una
maturità che si sente senza mai appesantire. A chiudere, il Senex,
Verdicchio di Matelica DOCG prodotto solo nelle annate migliori, sempre dal
Fogliano: un vino che prende il suo tempo, più meditativo, con una trama che si
allunga e resta.
Tre
interpretazioni coerenti, tre modi diversi di raccontare Matelica attraverso lo
stesso vitigno.
Dopo Matelica
il viaggio prosegue in Germania, nella valle del Nahe, dove Robert ci accoglie con due interpretazioni molto
diverse. Il primo è l’Alte Reben, riesling proveniente da un unico
vigneto in ardesia piantato nel 1987: un sorso nitido, teso, con quella
mineralità che arriva dritta senza fare rumore. Accanto, il Weissburgunder (Pinot
Bianco), vendemmiato esclusivamente a mano e fermentato in rovere, più morbido
e più ampio, con un passo diverso ma ugualmente pulito.
Restiamo in
Germania, spostandoci nel Rheingau da Bibo Runge, dove Markus porta in assaggio il Provokateur,
Rheingau Sekt Brut 2020: il primo Sekt rosato da riesling, 18 mesi sui lieviti
e un tocco di Pinot Nero aggiunto dopo la sboccatura. Un vino giocoso,
immediato, che fa sorridere. Poi arriva il Kleiner Revoluzzer, riesling
in purezza dal nome ironico, perché di rivoluzionario ha poco ma di carattere
ne ha parecchio. A chiudere, l’Hargardun, affinato otto mesi in grandi
botti, più profondo e più disteso, con una trama che si allarga senza perdere
finezza.
Tornato in Francia, il percorso si chiude in Borgogna, dove la
precisione dei bianchi e la profondità dei rossi riportano il viaggio su
coordinate più classiche.
Si riparte da Domaine Seguinot Daniel, con due interpretazioni di
Chablis che raccontano la finezza del territorio. Lo Chablis 2023 è immediato,
teso, con quella salinità che arriva dritta e pulita. Il Chablis Premier Cru 2024 aggiunge un
passo in più: più volume, più stratificazione, una maturità che non
appesantisce ma allunga il sorso.
Poi si passa a Domaine Capuano-Ferreri con il Chassagne-Montrachet 2024, un bianco
più ampio, più avvolgente, dove la sapidità si intreccia alla spinta acida in
un equilibrio che promette evoluzione.
Il capitolo rosso della Borgogna arriva con Domaine Virely-Rougeot
e il Pommard 2022: un Pinot Nero
scuro, compatto, con un tannino presente ma fine, figlio di un’annata solare
che non rinuncia alla verticalità.
Da qui il viaggio si sposta a Bordeaux per un
confronto didattico tra due Saint-Émilion
Grand Cru, utile a leggere come le percentuali di vitigni cambino il profilo del
vino.
Il primo Saint-Émilion
Grand Cru 2020 è di Château
Pontet-Plaisance: 70% Merlot, 15% Cabernet Franc, 15% Cabernet Sauvignon. Un taglio equilibrato, classico,
dove il Merlot porta morbidezza, il Cabernet Franc freschezza aromatica e il
Cabernet Sauvignon struttura.
Il secondo Saint-Émilion
Grand Cru 2014 è di Château Trianon: 80% Merlot, 10% Cabernet Franc, 5%
Cabernet Sauvignon, 5% Carménère. Qui
il Merlot diventa protagonista assoluto, con un frutto più pieno e avvolgente.
Il tocco di Carménère introduce una speziatura diversa, più calda, che cambia
la dinamica aromatica e rende il sorso più morbido e più ampio.
Tra un assaggio e l’altro ho partecipato anche a una masterclass
particolarmente interessante dedicata alle vecchie annate di Müller-Thurgau,
Kerner e Riesling, presentata da Gianpaolo Girardi, fondatore di Proposta Vini, e coadiuvato da Ilaria Lorini (AIS Toscana),
fresca vincitrice del premio Miglior Sommelier d’Italia AIS. Un percorso
raro, costruito su vini che mostrano come questi vitigni, spesso considerati
“semplici”, possano invece evolvere con profondità sorprendente.
In degustazione:
- Pelz Riesling 2016
- Stella Riesling 2019
- Cantina Pelz Kerner 2015
- Cantina Villscheider Kerner 2018
- Cantina Pelz Müller-Thurgau 2013
- Vindimian Rudi Müller-Thurgau 2008
Una sequenza che ha messo in luce tensione, maturità, stratificazione
aromatica e una capacità evolutiva spesso sottovalutata, soprattutto per
Müller-Thurgau e Kerner.
Si chiude così un percorso ricco, vario, costruito come un viaggio
attraverso territori, storie e interpretazioni diverse.
Un ringraziamento va a Proposta Vini, per l’organizzazione
impeccabile e per la capacità — rara — di mettere insieme produttori, territori
e visioni in un contesto che favorisce davvero l’ascolto e la scoperta. Un
appuntamento che, anno dopo anno, continua a offrire strumenti, stimoli e prospettive
nuove a chi lavora nel mondo del vino.
By Antonello