La Sardegna è un’isola che sembra un continente: ogni zona ha un carattere diverso, un vino diverso, un modo diverso di raccontarsi. Da quattro anni Vinodabere porta tutto questo a Roma con La Sardegna di Vinodabere, un evento che mette insieme produttori, appassionati e curiosi. Il lavoro della redazione guidata da Maurizio Valeriani, che ogni anno pubblica la Guida ai Migliori Vini della Sardegna (oltre 500 mila letture nell’edizione 2025), è il motore di questa manifestazione. Il 13 e 14 dicembre, all’Hotel Belstay, più di 40 cantine e oltre 200 vini hanno portato a Roma un pezzo d’isola, con il supporto del Consorzio del Pecorino Romano.
Il nostro giro tra i produttori
Il viaggio è iniziato con Sardus Pater, dove ho
incontrato il presidente Raffaele De Matteis.
Il primo calice è stato l’AD 49 2022, un Vermentino Metodo
Classico affinato 36 mesi sui lieviti, elegante e preciso. Subito dopo è
arrivato il Lugore, un Vermentino più diretto e solare, con
quella nota salmastra che racconta il Sulcis senza bisogno di parole.
Da lì sono volato idealmente a Mamoiada, dove Gian Piero Tramaloni dell’omonima cantina mi ha
fatto assaggiare un vino davvero particolare: Arrazza e Granazza, un
blend che unisce un vitigno a bacca bianca e uno a bacca nera, entrambi
autoctoni. Un sorso che parla di vigne antiche e di una Barbagia meno
conosciuta, ma ricchissima di identità.
Il percorso è proseguito in Gallura con Tenute Campianatu,
dove ho degustato una piccola verticale che racconta bene l’evoluzione del
progetto: l’anteprima del Campianatu Junior 2023, poi le annate
2022 e 2021, fino alla Magnum 2019, una bottiglia rara che mostra
quanto il Vermentino possa crescere nel tempo quando nasce da vigne sabbiose e
da un lavoro fatto con cura.
Dalla Gallura mi sono spostato in Romangia, dove Antonio Marogna di Vini TraMonti mi ha
guidati tra vini che portano il mare nel bicchiere anche se le vigne sono a un
chilometro e mezzo dalla costa. Il Rosato Cannonau 2024, con una
macerazione brevissima, è fresco e immediato; il Bianco 2024,
raccolto a mano in agosto e vinificato solo in acciaio, punta tutto sulla
sapidità. Poi il Cannonau 2023 e il Cagnulari 2023,
due rossi che confermano la forza del territorio, e infine il Passito di
Moscato da uve appassite in pianta, dolce ma mai pesante, con quella
vena salina che arriva dal vento.
Poi sono passato a Badesi, dove Giovanni
di Cantina Li Seddi mi ha accompagnato tra sabbie bianche e vigne che
quasi toccano il mare. Ho iniziato con Aria di Mari 2023, un
rosato Cannonau Metodo Classico Pas Dosé fresco e pulito, poi Lagrimedda
2024 da vigne giovani e Li Pastini 2024, più maturo. A chiudere,
il Pa’Zia 2023, un Passito di Moscato da uve appassite in pianta:
vigne di 90 anni e un sorso che sa di memoria e territorio.
L’ultima tappa mi ha portato a Oristano con Contini 1898, dove Giovanni Dettori mi ha illustrato il Karmis 2021, blend di Vernaccia (30%) e Vermentino (70%). Un bianco immediato, morbido e salino, con una beva molto scorrevole. Sono poi passato a I Giganti 2023, altro blend di Vernaccia (50%) e Vermentino (50%), con un passaggio in barrique e tonneau: più ampio, con una nota di frutta matura che resta elegante. Infine, la Vernaccia di Oristano. I colori e i sapori mi hanno conquistato. Tre le etichette degustate: Flor, più tesa e asciutta; Riserva 1998, profonda e complessa; Antico Gregori 1991, un sorso unico, ricco ma sempre equilibrato.
La quarta edizione de La Sardegna di Vinodabere
si chiude così: con un viaggio tra vini che continuano a sorprendere e da
scoprire. Un grazie sincero a Vinodabere e a Maurizio
Valeriani per aver portato ancora una volta un pezzo di Sardegna a Roma,
con tutta la sua autenticità.
By Antonello









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