...tra i vagiti
di bimbi appena nati, l’alcol bullizzato e un Dr. Jekyll & Mr. Wine, metà
toscano e metà sangiovese, approdato a Roma nella sede AIS per raccontarcele…”
Nella sede AIS di Roma è arrivato Dr. Jekyll_Mr. Wine (aka Luca
Radicchi), metà toscano, metà sangiovese, innamorato del Verdicchio,
per raccontarci la versione Castelli di Jesi Riserva. Con lui, sul
palco, Valerio Canestrari della Fattoria
Coroncino, in rappresentanza del Comitato Castelli di Jesi Verdicchio Riserva.
Fin da subito è emerso un concetto che ha fatto sorridere e
riflettere: se le Marche si trovassero a sud, a nord, a est o a ovest della
Borgogna, le bottiglie partirebbero da 180-200 euro. Per fortuna dei portafogli
— e per sfortuna della denominazione — si trovano in Italia. Come ha ricordato Luca: “La differenza fondamentale tra la capacità
che hanno i francesi di promuovere, di spingere e di far apprezzare, e la —
soprattutto in passato — quasi totale incapacità di noi italiani di riuscire a
trasmettere e far comprendere le straordinarie qualità dei nostri prodotti”.
È quindi un vino da comprare in cassa: una bottiglia ogni
tre anni, l’ultima dopo diciotto. Sulla cassa ci scrivi gli appunti: com’era
dopo 3, 6, 9 anni… e così via. Anche un investimento: tra 18 anni quei soldi
varranno molto meno. Questo perché il Verdicchio, come è emerso nel corso della
masterclass, è un vino da invecchiamento.
L’assaggio è stato dedicato “a bimbetti appena nati”, cioè
annate fino alla 2021. Ma il tema dell’invecchiamento è tornato più volte. Luca ha raccontato una verticale arrivata oltre i
vent’anni: “Il vino di 5 anni era considerato maturo, il vino di 9 anni era
considerato maturo, il vino di 15 anni era considerato maturo e a 20 anni sono
partite le bestemmie. Perché quando sbagli quattro volte di fila, la quinta
parte con la parolaccia. A 20 anni il vino appariva maturo, ma noi non sappiamo
quello di 30 perché non c’era”. Il Verdicchio, insomma, è un vitigno che vive
nel tempo e del tempo. “Se Dio un giorno avesse deciso dove si faceva il vino
buono, mettendo a caso, ha detto lì, perché qui c’è tutto”, dice Luca.
Durante la degustazione ha insistito sulla compostezza e
sull’eleganza del Verdicchio, “che quasi ti guarda dall’alto come un gatto che
ti disprezza”. È un vino che non teme nulla. Anche quando arriva a 14,5 gradi,
sembra averne 10,5. E allora si è scherzato sull’alcol che chiede: “Qual è il
numero antibullismo?”. Telefona e dice: “Io vorrei fare la mia parte, ma non me
la fa fare nessuno. Tutti mi danno schiaffi e mi dicono zitto”. Il Verdicchio
riesce a gestire l’alcol grazie a struttura, acidità, sapidità e capacità di
evolvere nel tempo. È un vino che apre a mille abbinamenti e, sognando, anche
all’idea di berlo insieme a Nicole Kidman.
Passando alla parte tecnica, si è iniziato con la
descrizione dal territorio.
Le Marche offrono cinque gradienti termici diversi e
altrettante zone climatiche in una regione piccola, un mosaico di suoli,
esposizioni e altitudini che cambia passo ogni pochi chilometri. Per anni si è
parlato semplicemente di riva sinistra e riva destra dell’Esino, una
distinzione che ancora oggi può avere un senso, ma che non basta più a
raccontare la ricchezza del territorio. Oggi si ragiona su quattro aree
principali, ognuna con una propria voce.
Il “Margine Appenninico”, con le sue sabbie
litificate, le marne, le argille rosse e una buona presenza di scheletro, è la
zona delle altitudini più elevate e delle escursioni termiche più marcate. Qui
nascono vini complessi, acidi, sapidi, capaci di invecchiare a lungo e di sviluppare
aromi erbacei e una fine eleganza. Scendendo verso i “Colli Alti”,
l’argilla diventa più presente, insieme a marna e calcare. I vini che ne
derivano sono freschi, sapidi, naturalmente longevi, con quella nota
ammandorlata che qui si esprime con particolare nettezza. La “Collina Centrale”,
invece, è fatta di suoli argillo‑calcarei e argillo‑limosi, più profondi e più
ricchi di argilla man mano che ci si avvicina al fiume. È la zona dei vini più
maturi e meno acidi rispetto alle precedenti: strutturati, immediati, piacevoli
già da giovani, con un ammandorlato più smorzato. Infine, il “Pedemontano”,
vicino al mare e alle altitudini più basse, dove l’argilla quasi scompare
lasciando spazio a sabbia e limo. Il clima è più caldo e stabile, e i vini
risultano fruttati, floreali, morbidi, accessibili fin da subito, con acidità
più contenuta e una rotondità che li rende immediatamente godibili.
Questa suddivisione aiuta a orientarsi, ma non basta. Perché
poi arriva l’uomo, con le sue scelte in vigna e in cantina, e lì lo stile
cambia ancora. Il Verdicchio è un vitigno che si presta a molte
interpretazioni: l’acciaio che esalta la purezza varietale, l’acciaio con le
fecce fini che aggiunge rotondità, il legno grande che porta struttura e
longevità, le barrique che spingono verso espressioni più internazionali, il
cemento che privilegia mineralità e tattilità, le macerazioni sulle bucce che
danno vita a orange wine complessi, fino al metodo classico che dimostra quanto
il Verdicchio sappia essere fine e fragrante anche in versione spumante.
Dopo la teoria, la conferma nel bicchiere.
Il percorso è iniziato con Venturi e il Qudi
Riserva 2022, elegante e misurato, un’apertura gentile. Santa
Barbara, con il Tardivo ma non Tardo 2021, ha portato
profondità e calore, un riferimento della denominazione. La Staffa, con
il Rincrocca 2022, ha portato energia e tensione: un vino
vibrante e preciso. Vignamato, con l’Ambrosia 2022, ha
offerto ricchezza e morbidezza, frutto maturo e complessità. Sparapani –
Frati Bianchi, con la Donna Cloe 2022, ha riportato
freschezza e immediatezza, con un tocco floreale luminoso. Umani Ronchi,
con il Plenio 2022, ha mostrato eleganza e verticalità, con
freschezza minerale e agrumi. Fattoria Coroncino, con il Gaiospino
2022, ha introdotto potenza e intensità. L’annata precedente era la
2019: non viene prodotto tutti gli anni, ma solo quando — come dice il
proprietario Valerio — “Devo avere il vino e
deve essere buono”. Pievalta, con il San Paolo 2021, ha
portato equilibrio e armonia, un biodinamico che unisce struttura e finezza. Casalfarneto,
con il Crisio 2021, ha chiuso con complessità, struttura,
mineralità e lunga persistenza.
La Masterclass ha dimostrato come il Verdicchio dei
Castelli di Jesi Riserva sia un vino capace di raccontare tempo e
territorio con voce autorevole. Ogni etichetta ha portato una sfumatura
diversa, ma tutte hanno confermato la straordinaria versatilità e longevità del
vitigno.
Un grazie a Luca Radicchi per
la conduzione precisa e appassionata, all’AIS Roma per l’organizzazione
e il servizio Sommelier, e all’Istituto Marchigiano di Tutela Vini per
aver reso possibile un viaggio così ricco dentro l’anima del Verdicchio.
Grazie a Luca T. e Lola O. per l’aiuto.
By Antonello
Vini in degustazione
- Venturi –
Castelli di Jesi Verdicchio Riserva DOCG Qudi Riserva 2022
- Santa
Barbara – Castelli di Jesi Verdicchio Riserva DOCG Classico
Tardivo ma non Tardo 2021
- La
Staffa – Castelli di Jesi Verdicchio Riserva DOCG Classico
Rincrocca 2022
- Vignamato –
Castelli di Jesi Verdicchio Riserva DOCG Classico Ambrosia 2022
- Sparapani –
Frati Bianchi Castelli di Jesi Verdicchio Riserva DOCG Classico Donna Cloe
2022
- Umani
Ronchi – Castelli di Jesi Verdicchio Riserva DOCG Classico Plenio
2022
- Fattoria
Coroncino – Castelli di Jesi Verdicchio Riserva DOCG Classico
Gaiospino 2022
- Pievalta –
Castelli di Jesi Verdicchio Riserva DOCG Classico San Paolo 2021
- Casalfarneto –
Castelli di Jesi Verdicchio Riserva DOCG Classico Crisio 2021